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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Manuel
    Ospite

    Predefinito C'è un uomo che vuole la vita e desidera giorni felici?

    Si presenta con questa frase il meeting di Rimini 2003




    C'è un uomo che vuole la vita e desidera giorni felici?

    «C’è un uomo che vuole la vita e desidera giorni felici?». Il titolo del Meeting di quest’anno si ispira a un versetto del Salmo 33, salmo che si attribuisce al re Davide e che contiene una serie di domande - ma forse è meglio dire di esortazioni - di Dio agli uomini. Dio chiede all’uomo se vuole vedere lunghi giorni e se vuole vivere felicemente, perché la risposta, che tutti crederebbero affermativa, non è per nulla scontata. Non lo era ai tempi di Davide; non lo è oggi, in questo tempo in cui l’uomo chiude gli occhi davanti al positivo dell’esistenza e non ha la certezza di poter essere veramente felice, ma tutt’al più si accontenta - o addirittura vuole - “provare un effimero piacere”, un godimento sfuggente; in tal modo riduce la grandezza del proprio desiderio. I Salmi descrivono il perenne dialogo del Dio di Israele che entra in contatto con il suo popolo. Nel Salmo 33 sprona questo suo figlio distratto e, in tempi che anche allora dovevano essere tristi, difficili e luttuosi, lo chiama.
    Dio si preoccupa di chiamare e lascia all’uomo di rispondere secondo la sua piena libertà. Il versetto ammette una duplice traduzione: «Qual è l’uomo che… », oppure: «C’è un uomo che vuole la vita e desidera giorni felici?». La seconda pone un accento più drammatico sulla domanda, perché è come se si cercasse nel deserto un uomo desideroso di essere felice e di vivere lunghi giorni pieni di gioia; Dio pre-sente negli uomini un’ombra di scetticismo e di incredulità, proprio perché la felicità, secondo il pensiero corrente, è ridotta ad un’immagine nostra: mondanità, soldi, potere. Ma la felicità è, in verità, altro: il cristiano, chiamato e capace di rispondere affermativamente all’appello di positività, vive l’esperienza di tale vocazione non come meccanica volontà di autoconvincersi che la vita è bella. L’essere chiamati equivale ad accogliere qualcosa che porta a compimento e soddisfa il nostro più profondo desiderio; anzi, rivela quello che più intensamente desideriamo, pur non cancellando la dimensione inevitabile del dolore.

    È indubbio che il mondo ha una scarsa stima di tale vocazione, che giudica scandalosamente irrazionale. Sempre di più, infatti, si sta radicando la convinzione che tutto è di breve durata, perché esiste solo qualcosa che finisce, e per cui si dice: «Non c’è speranza». Come sostiene Heidegger, filosofo tra i più citati nelle pagine culturali: «Sorge la questione: a che servono i valori supremi se non garantiscono con certezza la via e i mezzi di realizzazione dei fini che portano con sé?».

    Ma allora, a cosa serve quello che l’uomo fa? A che vale, per esempio nel lavoro, che l’uomo si adoperi oltre l’indispensabile? La mentalità comune dà una risposta di stampo puritano e moraleggiante: perché serve alla società. È come se fossimo semplici ingranaggi di un meccanismo, servi senza dignità: l’agricoltore serve all’agricoltura; l’ingegnere all’ingegneria; l’insegnante alla scuola.

    L’esperienza della felicità la può vivere solo l’uomo che, nella propria vita, lascia spazio all’infinito, della cui esigenza è costituito il suo cuore. L’esperienza della felicità la può vivere solo l’uomo che sente l’infinito nella propria vita, si sente chiamato non a fare per morire, ma a fare per continuare a vivere. Non per nulla il richiamo a un rapporto con l’Infinito si trova, con il giusto accento, nella Regola di san Benedetto, ovvero in un’esperienza nella quale fisico e metafisico, naturale e soprannaturale sono portati a una oggettiva possibilità di vita.

    «Chi è quell’uomo che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene?». Nella Bibbia la figura di Giacobbe è quella che descrive chi è costui: Giacobbe è la personificazione dell’uomo forte, di quell’uomo cioè, che fortemente vuole essere felice. È colui che vede il compimento della promessa, ma con quanta sofferenza: gli viene ordinato di partire per cercar moglie; in sogno, gli viene promessa una discendenza che invaderà il mondo. Una volta sposato e ricco, gli si ordina di tornare nella casa di suo padre, ma Giacobbe ha paura della vendetta del fratello Esaù. Ancora gli appare Dio, che lotta con lui tutta la notte e, prima di benedirlo, lo colpisce al femore e lo lascia zoppo.

    Il Meeting di quest’anno vuole annunciare che si può essere uomini come Giacobbe, segnati dal Mistero, ma sorprendentemente vivi e operanti nel mondo. Vivi e attivi, perché pronti a rispondere «Io» a quella domanda





    Meeting

    •   Alt 

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  2. #2
    Cattolico Resiliente
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    05 Mar 2002
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    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
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    Predefinito

    Magari se l'intitolavano: "c'è un uomo che vuole la vita eterna e desidera sapere come?"
    Forse era un tantino meno immanente e più cattolico.

  3. #3
    Manuel
    Ospite

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    Originally posted by AngelodiCentro
    Bravi gli amici di CL! Equilibrati, liberali, attenti ai valori della fede ma aperti al dialogo con tutti. li sostengo in pieno, alla faccia dei cattointegralisti quest'anno vorrei farci una capatina a Rimini, visto che conosco da tempo qualcuno del movimento.
    Manuel, anche tu andrai a curiosare?
    Veramente comunemente come integralisti vengono indicati propio gli appartenenti a CL, quelli che ci sono in questo forum non esistono nemmeno per la stragrande maggioranza perchè sconosciuti. Anche quest'anno i ragazzi di Comunione e Liberazione stanno preprando un grandissimo meeting e questa volta nei locali della nuova fiera anche se per la verità io preferivo la vecchia sede perchè più vicina al centro.

  4. #4
    Manuel
    Ospite

    Predefinito

    RIMINI Da domenica nei nuovi spazi della fiera
    Via al Meeting di Cl


    Rimini
    Duemilaquattrocento volontari (200 in più dell'anno passato), 80mila metri quadrati nel nuovo quartiere fieristico di Rimini ed un bilancio di previsione di 5,1 milioni di euro. Sono alcuni dei numeri della 24. edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli che si apre domenica a Rimini.La vera novità logistica dell'edizione 2003 è il trasferimento nei nuovi e più confortevoli spazi della nuova fiera dove gli organizzatori avranno a disposizione 40 mila mq in più oltre a 10 mila di piscine attrezzate con passerelle.Sono 10 le sale e gli spazi destinati agli incontri (130 in sette giorni) ed agli spettacoli (29).Il bilancio di previsione che comprende anche i costi della Mostra «La Sistina e Michelangelo» allestita nelle sale di Castel Sismondo nel centro di Rimini (fino al 19 novembre) è già coperto per 4,95 milioni da sponsorizzazioni, pubblicità, attività commerciali e ristorazione, introiti da spettacoli oltre ai contributi di privati e pubblici ed il Meeting - ha precisato il direttore Sandro Ricci - conta di coprire la differenza attraverso la raccoltà pubblicitaria. Nel 2002 il consuntivo si chiuse con una spesa di 4,5 milioni di euro.

  5. #5
    Manuel
    Ospite

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    Oggi ci sono stato per un paio d'ore e devo dire che quest'anno è veramente grandioso, ho fatto appena il tempo a visitare alcune mostre, molto bella quella dedicata agli uomini di scienza

  6. #6
    Cattolico Resiliente
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    Predefinito

    Originally posted by Manuel
    Oggi ci sono stato per un paio d'ore e devo dire che quest'anno è veramente grandioso, ho fatto appena il tempo a visitare alcune mostre, molto bella quella dedicata agli uomini di scienza
    Hai applaudito Andreotti?

  7. #7
    Manuel
    Ospite

    Predefinito

    L'ARRIVEDERCI ALL'ANNO PROSSIMO
    L'ultima parola al fondatore del Movimento, collegato via web: «Auguriamoci di vivere questo mistero di rapporto con la Madonna il più possibile nella nostra vita, anche se abbiamo girovagato. Come faccio io adesso...»

    «Ciao»: il Gius cala il sipario sul Meeting




    Anche questa volta l'ultima parola tocca a lui. A don Giussani. E l'ultima, proprio l'ultima parola, è un tenero e paterno "ciao". L'immagine arriva al Meeting portata dalla magia del web. Don Giussani è molto stanco. Prega la Madonna. Si affida a Lei e affida i suoi giovani. «Vi auguro, auguriamoci - prega il fondatore di Cl - di vivere questo mistero di rapporto con la Madonna il più possibile nella nostra vita, anche se abbiamo girovagato, come faccio io adesso». Poi quel "ciao" tenero come il bacio di un padre sulla guancia del figlio.
    Il Meeting è davvero finito. Il titolo del prossimo (a Rimini, ovviamente, dal 22 al 28 agosto) è «Il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati, ma nel tendere continuamente alla meta». Provate a ripeterlo. Ma senza leggere. Se siete capaci. Finirà col chiamarsi il "Meeting del nostro progresso". La frase di Bernardo di Chiaravalle è presa per celebrare, l'anno prossimo, i 50 anni di Comunione e liberazione.
    Ultimo giorno, giorno di bilanci (non quello economico però): «Il Meeting - dicono gli organizzatori - ha cercato di esplicitare la vera origine della felicità, testimoniata dal contenuto degli incontri cosiddetti religiosi e di testimonianza, che hanno visto una larghissima partecipazione». Più che soddisfatti, da questo punto di vista. Il Meeting ha sforato il tetto delle 700mila presenze, grazie anche agli spazi più accoglienti, funzionali e, soprattutto, freschi del contenitore: la nuova Fiera. Ogni sera si è respirata aria di festa intorno alle fontane, alle piscine e ai tavolini dei ristori. Come una festa patronale, quando tutti si ritrovano in piazza, si riconoscono o fanno conoscenza.
    Insomma, una comunità che si ritrova in una grande e accogliente piazza. A parlare di felicità, a desiderarla, a cercare la via per giungere a essa. Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting, spiega: «Questa settimana ci ha detto che ci sono persone che desiderano essere felici, accogliendo ci ò che il mistero di Dio consegna nelle loro mani». Il Meeting ha insistito su questo: «La felicità come conseguenza della scoperta di un senso e di uno scopo della vita, scopo che - recita il comunicato conclusivo della kermesse - sussiste solo legato all'infinito Mistero che fa tutte le cose». Per spiegare tutto questo, conferenze, mostre, dibattiti, incontri e scontri, e, come sempre, tanti personaggi. Poi i politici nel solco di una tradizione tormentosa e tormentata.
    I distrutti, stanchi ma felici giovani del Meeting oggi tornano a casa. Anche loro hanno contribuito - mangiando, comprando e divertendosi - a far quadrare i conti che ancora non tornano, e bisognerà attendere la fine dell'anno per chiudere il bilancio. Per adesso, il disavanzo è di 150mila euro. Ma non diciamolo per non rovinare la felicità. Tanto più che si aspettano i contributi già promessi da vari imprenditori. L'ultimo giorno i vari stand fanno i primi bilanci approssimativi. Nicola, studente di Varese, impegnato da volontario nel bar del padiglione B2 («il più sfigato», dice lui), hanno servito non meno di 400 caffè al giorno: «Da questo - dice - capisco che la gente è quasi il doppio dell'anno scorso». Lo shopping più frequentato è proprio quello all'ingresso. Sono andati a ruba occhiali e infradito (di gran moda quest'anno), oltre a vari gadget provenienti dall'Amazzonia. A Manaus, un gruppo di sacerdoti legati a Cl (iniziò don Massimo Cenci) hanno fondato una scuola di agricoltura. I ragazzi imparano a coltivare la terra, e poi tornano nei loro villaggi.
    Poi tutti a casa. E andando via ognuno stacca un manifesto o una foto dai muri della Fiera. Reliquie di Meeting.





    avvenire

 

 

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