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In is logus pòberus e dipaçaus e in is tzitadis puru, aundi d'at aministradoris trasseris, aundi is topònimus funt in sardu jai... nòminis in sardu!
NOMI IN SARDO!
Anche nelle zone povere e con tanta disoccupazione, anche nelle città, anche laddove ci siano amministratori corrotti, anche dove alcuni toponimi siano già in sardo.
Solo un popolo che odia se stesso (complice una classe giornalistica, intellettuale e accademica, italianizzata e unionista) può riuscire a sfornare continuamente così tante argomentazioni stereotipiche contro una possibilità assolutamente ovvia e legittima. ( vedi: http://www.unionesarda.it/unione/200...prims/A06.html )
Tutto questo spreco di energia e di tempo per produrre tutte queste censure mentali quasi suscita pena.
Perché tanti nostri connazionali (che ovviamente non credono di essere tali) sono arrivati fino a questo punto?
Perché pensano che sia inutile avere un toponimo sardo su un cartello quando non lo pensano affatto per i nomi italiani già presenti?
Perché pensano che siano tanti 60mila euro dati una tantum (parliamo in generale e in via di principio, non sul singolo caso) quando davanti a loro hanno centinaia di anni e centinaia di miliardi spesi dallo stato italiano anche durante le recessioni economiche per difendere, promuovere e istituzionalizzare la sua identità e i suoi toponimi?
A volte, dietro questi articoli o argomentazioni pseudoironiche si nascondono ragionamenti, schemi di pensiero più o meno consci che hanno però sempre come fondo comune una repulsione e un distacco verso tutto ciò che rappresenta la cultura sarda.
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Lo speciale sul bilinguismo toponomastico all'indirizzo www.repubricadesardigna.net/bilinguismo
- comunicato di iRS
- rassegna fotografica sulla situazione del bilinguismo toponomastico in europa.
www.indipendentzia.net / www.repubricadesardigna.net
irs@indipendentzia.net





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