dal Riformista
8 Agosto 2003
PARALLELI
Lula non è Silvio e riforma le pensioni
L'Italia non è il Brasile. E Silvio Berlusconi non è Luis Inácio Lula da Silva. Infatti quest'ultimo ha fatto la riforma delle pensioni dopo solo sette mesi dal suo insediamento. Lula ha sfidato la piazza e le organizzazioni sindacali. Ha fatto anche intervenire la polizia - pentendosene - per disperdere i manifestanti che tentavano di impedire il normale funzionamento del parlamento. Lui, l'ex operaio, tra i fondatori del Partido dos Trabalhadores. Lo ha fatto perché era al primo punto del suo programma di governo. E la sua popolarità non è affatto diminuita: il 77% dei brasiliani continua ad esprimergli fiducia. Eppure la sua riforma - approvata in prima lettura alla Camera dei deputati con 358 voti, 126 contrari e 9 astenuti - è radicale. Non poteva essere altrimenti visto che il deficit previdenziale viaggia, in quel paese, intorno ai 24 miliardi di dollari l'anno, e che solo attraverso il risanamento delle finanze pubbliche si possono attrarre capitali esteri per gli investimenti. L'obiettivo è quello di risparmiare circa 20 miliardi di dollari nei prossimi trent'anni.
Lula ha innalzato l'età della pensione che passa da 48 a 55 per le donne e da 53 a 60 per gli uomini, con 35 anni (30 per le donne) di versamenti contributivi. Il piano-Lula colpisce in particolare gli enormi privilegi dei funzionari statali. Basti pensare che in Brasile la metà della spesa previdenziale è destinata ad una minoranza di dipendenti pubblici: non oltre il 10%. E' stato fissato un limite massimo ai trattamenti pensionistici dei funzionari: non più di 800 euro mensili. In un paese nel quale il salario minimo non supera i 150 euro mensili. Lula da Silva continua ad interpretare il ruolo di innovatore.
Anche Silvio Berlusconi era apparso ai suoi elettori un «leader innovatore», come ricordava martedì scorso sul Corriere Angelo Panebianco. Per questo lo scelsero. Dal 13 maggio del 2001 sono passati oltre due anni. La riforma delle pensioni è stata più volte annunciata dal governo. Che di leggi, però, ha preferito farne altre, non sempre di primario interesse pubblico. La riforma delle pensioni, timida e insufficiente, è ferma in parlamento da 18 mesi. Eppure anche il nostro sistema previdenziale in senso stretto è in deficit (circa lo 0,8% del pil) e anche ricco di privilegi, a cominciare dalle pensioni di anzianità. In più - diversamente dal Brasile - siamo un paese di anziani. Ma Berlusconi - appunto - non è Lula.


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