"Non luogo a procedere" è il giudizio emesso da un tribunale di Linz nei confronti di un agente di polizia che aveva offeso un rifugiato africano.
Dire "negro di merda" al ragazzone africano che è appena sceso dalla propria auto, e che ora vi sta davanti in attesa che controlliate i suoi documenti, quelli della vettura, e la sua licenza di guida, non è un insulto a sfondo razzista. Questo, almeno, se siete in Austria. E, soprattutto se, insinuano i maligni, indossate la sfavillante divisa del locale corpo di polizia, già più volte condotto alla sbarra proprio per atteggiamenti razzistici.
Eppure a Linz, forse la più ordinata e pittoresca cittadina di quella "seconda Svizzera" che è l’Austria, nonostante il paese sia tuttora scosso dall’ultimo inquietante fatto di cronaca che a fine luglio aveva registrato la morte di un cittadino mauritano durante un interrogatorio della polizia viennese, e nonostante proprio su quella vicenda resti aperta un’inchiesta contro ignoti per omicidio involontario, la frase "negro di m...." pronunciata da un agente della stradale all’indirizzo di un cittadino di colore, non ha suscitato dubbi. E’ insulto, certamente, hanno sancito i magistrati, ma non a sfondo razzistico. ...
Il motivo? Secondo i giudici, che lo spiegano nelle proprie motivazioni, la frase "negro di m..." non è lesiva della dignità umana, ma solo "dell’onore della persona". L’offesa della dignità umana, infatti, che giustificherebbe l’accusa di razzismo, si ha, almeno secondo la dottrina invocata dai magistrati austriaci, quando "viene direttamente o indirettamente contestato il diritto all’esistenza in quanto essere umano". Nella frase in questione, invece, con la parola "merda" si sarebbe espresso solo "un malumore verso una persona o un suo comportamento". ...
(da IL NUOVO 10/08/2003)




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