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    Predefinito Il Governo trucca i conti

    14.08.2003
    Il governo trucca i conti: i reati aumentano, ma il Ministero dice il contrario
    di Eduardo Di Blasi

    Ma voi che avete fatto nel 2001? No, perché, secondo il ministero dell’Interno, il 2001 non è mai esistito. Nell’anticipazione del «Rapporto sulla sicurezza in Italia», presentata da Berlusconi e Pisanu, infatti, l’anno in questione non compare. Simpatico escamotage per commentare dati («elaborati» dal ministero dell’Interno) sulla situazione del crimine nel nostro Paese, che non rispecchiano la realtà delle cose.

    Dal 2000 al 2002, si evince, gli omicidi sono diminuiti del 14,3%, i furti del 5%, gli scippi del 4,9%. Tutto è stupendo, rispetto al 2000.

    L’intera anticipazione del rapporto, scaricabile sul sito Internet del ministero dell’Interno (www.mininterno.it), è però a dir poco omissiva, fornendo solo i dati che fanno comodo alla «causa». La realtà, dimostrano le statistiche già rese pubbliche e relative agli anni 2001 e 2002, è cambiata di poco, col risultato che molti reati (furti, rapine, violenze sessuali, truffe) sono aumentati. E che ha fatto il ministero davanti a questa evidenza? Semplice: ha omesso dal rapporto le statistiche su questi reati.

    Tra le omissioni, quella dell’intero anno 2001, è la più vistosa. Le tabelle, è spiegato nella premessa, prendono «in considerazione periodi temporali omogenei». In tal modo, ci dicono, si riesce a capire il «trend». Risultato della «premessa metodologica» sono questi grafici paradossali che prendono in considerazione gli anni 1997, 1998, 1999 e 2002, con in mezzo il buco di un biennio. Invece di condurre un raffronto con gli anni «vicini», si fanno paragoni col 1997: 6 anni fa. Buona parte delle tabelle sono organizzate così: ‘97, ‘98, ‘99 e 2002. E tant’è.

    Eppure i dati dell’anno scorso non sono secretati. Basta andare sul sito Internet della Polizia di Stato (www.poliziadistato.it). Si scoprirebbe che nel 2001, l’anno reietto, i tentati omicidi sono aumentati del 3,93%, le lesioni dolose del 5,59%, le violenze sessuali del 4,75%, le truffe del 16%, le estorsioni dell’8,92%. E si scoprirebbe anche che le percentuali di questi reati non sono confrontabili con quelle fornite dal ministero, per il semplice motivo che di questi reati, nel rapporto Pisanu, non c’è traccia. Nella sezione «criminalità violenta» del rapporto, ad esempio, è illustrato il solo dato degli «omicidi volontari», che, come detto, sono diminuiti, sempre rispetto all’anno 2000, del 14,3%.

    Ma i capitoli nei quali i novelli «elaboratori» hanno dato il meglio di sé riguardano il settore «stupefacenti» e quello «immigrazione clandestina».

    Il dato sui primi riguarda infatti i «sequestri»: si è sequestrata, ci informano, molta più eroina (2584 chili, rispetto ai 1011 dell’anno 2000), molta più cocaina (4039 kg rispetto ai 2367 del 2000), molto Lsd e molto hashish. Ma che senso ha adoperare il dato della quantità di droga sequestrata? Vuol dire che sul mercato ne gira di meno o di più?

    Deliziosa anche l’ingenuità sui numeri dell’immigrazione clandestina, che partono dal positivo dato pugliese: nel 2000 sono sbarcati sul tacco d’Italia 18990 clandestini; nel 2002 solo 3372. Peccato che quelli che non sono sbarcati in Puglia sono arrivati in Sicilia: nel 2000 ne arrivarono 2782, nel 2002 18225.

    Dopo le omissioni, passiamo alle incongruenze. La prima: secondo un’elaborazione della Svimez su dati Istat (notare che la Svimez, a differenza del ministero, cita la fonte che ha fornito i dati da «elaborare», e definisce anche il metodo di raccolta, basato sui reati denunciati all’autorità giudiziaria), nel 2002 le violenze sessuali sono aumentate del 3,9%, i furti dello 0,1%, le rapine del 5,1, la produzione e il commercio degli stupefacenti del 5,3%. Davanti a questi dati Il Sole 24 Ore, giornale della Confindustria, titolava appena lunedì scorso: «I reati tornano a crescere».

    Un dato è positivo: gli omicidi volontari, segnalano, sono diminuiti del 9,2% nel 2002 rispetto al 2001. Allo stesso tempo, però, consultando le statistiche della Polizia, si apprende anche che nel 2001 rispetto al 2000, nel periodo cioè del governo dell’Ulivo, già erano diminuiti furti (del 4,67%) e scippi (del 3,65%), quelli che oggi il ministero dell’Interno si vende come nuove conquiste di legalità.

    «I numeri forniti dal ministero dell’Interno non mi appassionano - commenta Claudio Giardullo segretario del Sindacato dei lavoratori di Polizia - l’impegno di Pisanu è encomiabile, ma la politica del governo Berlusconi nel settore della sicurezza è fallimentare. Come si fa a dire che i reati sono diminuiti per merito delle forze dell’ordine e poi tagliare fondi anche per le risorse dell’attività ordinaria?».

    Anche i soldi per le forze dell’ordine, come quelli per la sanità, e per tutti i ministeri dotati di portafogli, sono infatti nelle mani del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, con il risultato che l’intera politica di sicurezza interna è basata sull’unico precetto di «stringere la cinghia».

    «Non solo hanno distolto dall’attività investigativa buona parte del personale, a tutto vantaggio delle organizzazioni criminose, - commenta Giardullo - ma adesso dobbiamo anche fare attenzione a quanta strada percorriamo con le volanti, per paura di rimanere a secco con la benzina».

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    «Statistiche ingarbugliate, è solo propaganda»

    ROMA «Dopo la finanza creativa di Tremonti è il momento delle statistiche creative del ministero dell’Interno. È il prezzo che viene pagato alla impostazione propagandistica voluta da Berlusconi. Spero che a ferragosto ci vengano risparmiate le chiacchiere retoriche sull’”esercito del bene contro quello del male”, quando all’esercito del bene, le forze dell’ordine, non vengono corrisposte le indennità dovute e i loro mezzi non sono utilizzabili perché senza benzina».
    Massimo Brutti,Ds, sottosegretario alla Difesa e agli Interni nei governi dell’Ulivo, stenta a credere che quello stesso ministero abbia potuto fornire statistiche così «ingarbugliate e incomplete» come quelle nel sito del Viminale e che a farlo sia stata una «persona ragionevole come Pisanu».
    Senatore Brutti, il primo rapporto sulla sicurezza in Italia descrive un paese idilliaco, dove i reati sono in forte diminuzione. Peccato che le cifre prese per il raffronto siano scelte ad hoc e non prendano in considerazione il 2001.
    «Non si capisce quale sia l’origine dei dati forniti dal ministero e quali i criteri di elaborazione. Dovrebbero essere resi noti i dati della Criminalpol e quelli dell’arma dei Carabinieri. Se avessimo potuto leggerli avremmo innanzitutto verificato se c’è corrispondenza fra gli uni e gli altri ed avremmo anche meglio compreso i criteri di catalogazione. Le statistiche consegnate dal ministero sono lacunose non solo per i reati che prendono in considerazione, manca qualsiasi riferimento alla produzione, traffico e spaccio di stupefacenti; ma anche per i raffronti che sono di volta in volta tra 2002 e 2000, o rispetto ad anni precedenti, e sempre esibendo presunti risultati positivi. Da una parte i dati dell’Istat dicono che i reati rispetto al 2001 sono aumentati del 3,1 per cento, le rapine del 5,1 e i reati riguardanti gli stupefacenti del 5,3 per cento. Dall’altra il ministero, senza dire qual è la fonte e quale l’elaborazione, confronta le rapine del 2002 con gli anni ‘90, tace sugli stupefacenti, non fornisce il numero complessivo dei reati. Su queste basi io non posso considerare attendibili le notizie messe in circolazione dal governo. Invece per quel che riguarda la sicurezza dei cittadini, l’esecutivo dovrebbe adempiere al dovere assoluto di verità».
    Come è possibile che ci siano dati diversi su un tema così importante per il governo come la sicurezza dei cittadini?
    «Non devo essere io a spiegarlo, deve essere il ministro o quelli che gli hanno preparato queste carte».
    Berlusconi ha commentato queste statistiche sostenendo che «si tratta di risultati ampiamente positivi in linea con gli impegni assunti davanti agli elettori» e che «l’ordine pubblico e la sicurezza risultano al di sopra dei livelli medi europei». Che cosa gliene ne pare?
    «Il governo nel suo complesso è prigioniero di questa ossessione propagandistica che viene direttamente dal presidente del Consiglio. La realtà è ben diversa, noi oggi abbiamo 10 mila agenti di Polizia che non hanno ricevuto indennità per 15 milioni di euro, sono stati tagliati presidi anti incendio perché non ci sono più soldi. Questo è il livello di rendimento ed efficacia del governo nella politica della sicurezza».
    Il presidente Ciampi invece ha parlato della necessità di «potenziare le attività di prevenzione». Cosa ha fatto il governo in questo campo?
    «Ha fatto poco. Una politica di prevenzione seria si basa su un impegno costante per rafforzare il controllo del territorio e nel potenziare l’aspetto investigativo. L’esecutivo Berlusconi invece si è concentrato su azioni ad effetto come le maxi retate contro la prostituzione e su misure di modesta entità come l’istituzione di una manciata di poliziotti di quartiere. Si continua ad inseguire a parole il miraggio di sale operative interconnesse o comuni alle forze di polizia su tutto il territorio nazionale, ma siamo ben lontani da una loro piena e compiuta realizzazione».
    Anche sul capitolo immigrazione clandestina, i dati del ministero fanno cantare vittoria a Pisanu che sostiene come il numero di clandestini sia drasticamente calato.
    «Anche qui i dati sono troppo vaghi e carenti per essere presi sul serio. Noi sappiamo che tutti i farneticanti discorsi che ci è toccato sentire dai leghisti sull’uso della forza contro le carrette del mare sono irresponsabili e del tutto irrealistici perché non è quella la via per frenare il traffico di clandestini. La via vera è quella degli accordi con i paesi di provenienza e della cooperazione internazionale fra le forze di polizia. L’abbiamo fatto noi dell’Ulivo con i paesi del sud-est europeo ed ha funzionato, tanto che gli sbarchi in Puglia sono diminuiti moltissimo».
    E la criminalità organizzata?
    «La sua pressione è in aumento come conferma l’omicidio di due giorni fa a Favara in provincia di Agrigento».

 

 

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