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    Predefinito L'Italia e' in recessione!

    Il Prodotto interno lordo scende per il secondo trimestre. Non accadeva dal 1992. L'Istat prudente: "Solo stagnazione"
    ll Pil cala ancora. l'Italia è in recessione

    ROMA - L'Italia è in recessione. Per il secondo trimestre consecutivo il Prodotto interno lordo è in calo. Non accadeva dal 1992. Il Pil ha segnato -0,1% come nel primo trimestre, con una crescita dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2002. Il dato acquisito per il Pil di quest'anno dopo i risultati dei due trimestri è dunque dello 0,2 tendenziale. Un dato che entra in conflitto con le previsioni del governo che nel Documento di programmazione economico finanzairia 2004-2007 ha indicato un pil allo 0,8% su anno.

    Anche se tecnicamente, secondo le regole degli analisti, si può parlare di recessione, i tecnici dell'Istat si mostrano prudenti. Per l'istituto si tratta più che altro di una stagnazione. Il dato sarà infatti rivisto dal 10 settembre in poi perché quello di oggi è un indicatore preliminare.

    Secondo i tecnici dell'Istituto di statistica, è preferibile parlare di stagnazione piuttosto che di recessione anche perché, oltre ai successivi aggiustamenti del dato, si tratta di un'oscillazione minima, di un decimo di punto, e va quindi interpretata con una certa cautela.

    La cautela dell'Istat dipende anche dal fatto che il dato del secondo trimestre sconta una giornata lavorativa in meno per le ferie pasquali che hanno inciso sulla formazione del prodotto interno lordo.

    La diminuzione congiunturale del Pil - spiega ancora l'Istat - è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'agricoltura e dell'industria e di un aumento del valore aggiunto dei servizi.

    L'Istituto ricorda che ancora non sono disponibili i dati sul Pil tedesco e francese che arriveranno dopo Ferragosto, ma nel frattempo gli Usa nel primo trimestre hanno messo a segno un +0,6% e il Regno Unito un +0,3%.

    (8 agosto 2003)

  2. #2
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    Predefinito

    Corriere
    L'indice del Pil italiano cala dello 0,1% nel secondo trimestre
    Istat, produzione ferma: è stagnazione

    Giugno segna il secondo calo consecutivo. La crescita, rispetto al 2002, è dello 0,3%. Gli analisti: si può parlare di recessione
    ROMA - Secondo trimestre consecutivo di calo per il Pil italiano, come nel 1992: ha segnato -0,1% (come nel primo trimestre), con una crescita dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2002. Tecnicamente dunque, secondo le regole degli analisti, si può parlare di recessione, ma per i tecnici Istat si tratta più che altro di una stagnazione. Il dato sarà infatti rivisto dal 10 settembre in poi perchè quello di oggi è un indicatore preliminare.

    TECNICI - Secondo i tecnici dell'Istituto di statistica è preferibile parlare di stagnazione piuttosto che di recessione anche perché, oltre ai successivi aggiustamenti del dato, si tratta di un'oscillazione minima, di un decimo di punto, e va quindi interpretata con una certa cautela. Non si tratterebbe dunque di una situazione recessiva in senso proprio, anche se, secondo le regole degli analisti, due trimestri di seguito in calo danno origine a una recessione. La cautela dell'Istat dipende anche dal fatto che il dato del secondo trimestre sconta una giornata lavorativa in meno per le ferie pasquali che hanno inciso sulla formazione del prodotto interno lordo. L'Istituto ricorda che ancora non sono disponibili i dati sul Pil tedesco e francese che arriveranno dopo Ferragosto, ma nel frattempo gli Usa nel primo trimestre hanno messo a segno un +0,6% e il Regno Unito un +0,3%. La diminuzione congiunturale del Pil - spiega infine - è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'agricoltura e dell'industria e di un aumento del valore aggiunto dei servizi.

    8 agosto 2003

  3. #3
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    Il Sole
    Produzione industriale: -1,7%

    L'Istat registra una stabilità nel mese di giugno e una flessione nel secondo trimestre del 2,6%. Continua la fase di lenta discesa in atto dall'estate scorsa. Le difficoltà del made in Italy sui mercati esteri. L'attuale tendenza negativa nell'analisi di Michele De Gaspari.

    La produzione industriale ha registrato a giugno un calo dell'1,7% tendenziale, mentre è rimasta stabile sul mese. Lo comunica Istat, aggiungendo che, a parità di giorni lavorativi rispetto al 2002, la variazione tendenziale corretta per i giorni lavorativi è stata pari a -2,1%. Nei primi sei mesi la produzione industriale è diminuita dell'1,7% su base annua e dell'1% se si considerano i giorni lavorativi. Nel secondo trimestre ha registrato una flessione del 2,6% contro un calo dello 0,9% nel primo.

    Industria, e' sempre retromarcia Ulteriori dati e approfondimenti nell'analisi dell'Osservatorio congiunturale curato da Michele De Gaspari

    8 agosto 2003

  4. #4
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    Il Sole
    Pmi ancora in frenata

    Nel secondo trimestre migliora il fatturato ma il confronto con il 2002 resta negativo. In difficoltà export e piccole aziende. Buone prospettive per commercio e servizi nel terzo trimestre.

    Una conferma della difficile stagione congiunturale viene dalla preziosa indagine periodica redatta dal centro studi di Unioncamere sulle piccole e medie imprese. Il consuntivo del secondo trimestre segnala una difficile situazione, in particolare per le piccole imprese e l'export. In particolare, sottolinea Unioncamere, nel trimestre aprile - giugno 2003 si registra una flessione del fatturato rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente: il 23% delle imprese indica crescita, il 32% indica diminuzione, mentre il 45% segnala stabilità (il saldo risulta a -9). Le difficoltà maggiori vengono segnalate dalle imprese con meno di 50 dipendenti e, nel commercio, dalla piccola e media distribuzione. Non migliori le prospettive. Le imprese di tutti i settori segnalano infatti una situazione di incertezza per i prossimi tre mesi: il 24% delle aziende prevede una crescita del fatturato già a partire dai prossimi tre mesi, valore analogo a quello registrato dalle imprese che si attendono una ulteriore diminuzione (con un saldo, quindi, pari a 0).

    Le tabelle di Unioncamere Andamento del volume d'affari per industria e servizi - Andamento della produzione e del fatturato per industria manifatturiera e artigianato - Andamento delle vendite del commercio - Andamento del volume d'affari dei servizi

    Industria manifatturiera La produzione delle piccole e medie aziende industriali (1-500 dipendenti) ha mostrato nel periodo aprile-giugno 2003 una flessione del -2,7% rispetto al corrispondente trimestre 2002. I segnali meno positivi arrivano dalle imprese al di sotto dei 50 dipendenti: in particolare, la variazione tendenziale è del -4,5% nella fascia 10-49 dipendenti e del -5,2% nella fascia 1-9 dipendenti. Più contenuto il rallentamento nelle medie aziende con 50-500 dipendenti, che registrano una diminuzione della produzione del -0,2% rispetto al II trimestre 2002. A livello territoriale, il rallentamento della produzione industriale è generalizzato in tutte le aree geografiche, con la punta massima nel Centro (-4,5%); seguono il Nord-Est (-3,0%), il Sud e Isole (-2,3%) e il Nord-Ovest (-1,8%). Più colpiti i settori della moda e del tessile e abbigliamento in generale. Poco incoraggiante anche il dato sugli ordinativi: la variazione tendenziale segna complessivamente un -2,8%, spiegata in particolare dall'andamento non brillante delle imprese del Centro (-5,5%) e, in generale, dalle piccole e medie imprese (1-9 e 10-49 dipendenti), che registrano rispettivamente -5,4% e -3,9%. Per quanto riguarda l'export, si registra una flessione tendenziale pari al -1,0% rispetto al II trimestre 2002, dovuta principalmente alle imprese fino a 9 dipendenti (-5,4%) e al Centro e Mezzogioro (rispettivamente -2,8% e -2,3%). Si segnala invece una contrazione leggermente superiore alla media Italia nel Nord-Est (-1,1%) e una sostanziale stabilità nel Nord-Ovest. Le prospettive: l'incertezza è determinata da una diffusa diminuzione del portafoglio ordini, specialmente nelle imprese del sistema moda. Positive, invece, le attese di crescita delle industrie alimentari e delle bevande e delle macchine elettriche ed elettroniche.

    Commercio al dettaglio Tra aprile e giugno le vendite al dettaglio hanno registrato complessivamente una flessione tendenziale pari a -0,6% rispetto allo stesso trimestre del 2002. In particolare, le imprese commerciali di piccola dimensione (cioè gli esercizi con meno di 6 addetti) dichiarano una flessione pari a -2,5%. Una maggiore capacità di tenuta è evidenziata dagli esercizi specializzati nei beni alimentari, in particolare da quelli di maggiori dimensioni (+2,5% nella grande distribuzione alimentare). Si conferma ancora una volta la crescita delle vendite dei supermercati, degli ipermercati e dei grandi magazzini (+6,6% rispetto a 12 mesi fa. %). Il dettaglio territoriale conferma anche per questo trimestre vendite ancora deboli nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est (tra -0,6 e -0,7% la variazione tendenziale) e del Sud (-1,4%), mentre si notano segnali di ripresa nelle imprese commerciali del Centro (+0,7%).

    Costruzioni Il comparto delle costruzioni nel II trimestre 2003 ha segnalato una diminuzione del fatturato rispetto al II trimestre 2002 pari a -1,3%. Le imprese di medie dimensioni (con 10-49 dipendenti) dichiarano la contrazione più consistente (-2,0%). Positivo, invece, l'andamento delle imprese con oltre 50 dipendenti (+2,1%).

    Servizi Nel II trimestre 2003 sono state le imprese del settore turistico a segnalare la contrazione più consistente (-3,9%). Segni di ripresa, però, si stanno manifestando nei mesi di luglio e agosto. Seguono il settore dei servizi alle persone (-2,2%) e il commercio all'ingrosso (-1,5%). Sostanzialmente stabili, o con incrementi non superiori allo 0,5% (registrato nelle imprese dell'informatica e telecomunicazioni), tutti gli altri settori.

    7 agosto 2003

  5. #5
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    Il Sole

    Nel 2002 le imprese hanno distrutto valore

    L'esame riguarda i conti di 1941 società. Sono risultate migliori le pubbliche delle private. Aziende energetiche e terziarie le più brillanti.

    I bilanci delle imprese italiane chiudono il 2002 in perdita: è la prima volta dal 1993. Secondo il rapporto «Dati cumulativi di 1941 società italiane» di Mediobanca, i conti economici aggregati mostrano una perdita di 7,72 miliardi contro 9,26 di utili del 2001. Le società private hanno perso 10,7 miliardi, mentre quelle pubbliche ne hanno guadagnati 3. L'influenza delle congiuntura negativa si avverte, ma sono le svalutazioni di bilancio a pesare per effetto di passate politiche aziendali di natura finanziaria e il venire meno della bolla speculativa di Borsa.

    LE TABELLE DELL'INDAGINE (file .pdf)
    Il conto economico
    l risultati d'esercizio
    Il valore distrutto
    Gli impieghi e le risorse
    Il peso della finanza

    Il risultato corrente, che non risente delle partite straordinarie, ha registrato una flessione di appena il 4% con un calo per la sola industria del 13,5 per cento. Rispetto al 1999, annata record per i profitti, il peggioramento degli utili delle società sotto la lente di Mediobanca è di quasi 28 miliardi. Il risultato 2002 è comunque influenzato da oneri e proventi che riprendono risultati di partecipate e che quindi hanno natura di duplicazione: se si escludono le partite infrasocietarie, limitatamente ai grandi gruppi, il coacervo dei conti economici salderebbe nel 2002 in sostanziale pareggio (369 milioni).

    Sul fronte delle partite straordinarie, per il secondo anno consecutivo, a causa del calo dei mercati, sono stati contabilizzati oneri che, al netto dei proventi, hanno pesato per oltre 19 miliardi (11 nel 2001). Il calo dei risultati ha prodotto una riduzione del 60% delle imposte. L'aliquota fiscale media è al 26,6% (11,9% quella delle società quotate per i crediti d'imposta da dividendi), quella nominale (Irpeg e Irap) sarebbe pari al 44,7 per cento.

    Il margine operativo netto delle imprese industriali è sceso dal 5,1% al 3,9% del fatturato dopo una minore quota di valore aggiunto (quasi un punto percentuale in meno del fatturato). Nel 2002 il terziario ha registrato un andamento opposto con un miglioramento sia del margine operativo, sia del risultato corrente a causa principalmente del miglioramento del valore aggiunto passato dal 38 al 39,3% dei ricavi. Il Roi delle società è sceso dal 10% del 2000-2001 al 9,5% nel 2002: senza le imposte l'indice si riduce al 7%, invariato.

    Per l'aggregato delle 1941 società, il livello del rendimento netto del capitale è sempre inferiore al costo medio del capitale: solo le imprese energetiche e quelle terziarie creano valore.

    7 agosto 2003

  6. #6
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    Ecco la reazione, smarrita e preoccupata, del Governo:

    Economia

    08 ago 11:17 Pil in calo: Baldassarri, "Serve una strategia di rilancio"


    ROMA - Il secondo trimestre in calo per il Pil allarma il governo. Mario Baldassarri, vice ministro dell'Economia, ha commentato: "Siamo in una situazione difficile, ma lo sapevamo. Bisogna pensare a come costruire una strategia di rilancio dello sviluppo". (Agr)


    Pensare? Ancora pensare? E quando agire? La stagnazione dura dall'inizio del 2002!!!

  7. #7
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    In origine postato da Curioso
    Ecco la reazione, smarrita e preoccupata, del Governo:

    Economia

    08 ago 11:17 Pil in calo: Baldassarri, "Serve una strategia di rilancio"


    ROMA - Il secondo trimestre in calo per il Pil allarma il governo. Mario Baldassarri, vice ministro dell'Economia, ha commentato: "Siamo in una situazione difficile, ma lo sapevamo. Bisogna pensare a come costruire una strategia di rilancio dello sviluppo". (Agr)
    Probabilmente intendeva dire che occorre una strategia di lancio...
    Ovvero defenestrare qualche incompetente che sta ai piani alti...

  8. #8
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    Predefinito Re: L'Italia e' in recessione!

    In origine postato da Ago
    Il Prodotto interno lordo scende per il secondo trimestre. Non accadeva dal 1992. L'Istat prudente: "Solo stagnazione"
    ll Pil cala ancora. l'Italia è in recessione

    ROMA - L'Italia è in recessione. Per il secondo trimestre consecutivo il Prodotto interno lordo è in calo. Non accadeva dal 1992. Il Pil ha segnato -0,1% come nel primo trimestre, con una crescita dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2002. Il dato acquisito per il Pil di quest'anno dopo i risultati dei due trimestri è dunque dello 0,2 tendenziale. Un dato che entra in conflitto con le previsioni del governo che nel Documento di programmazione economico finanzairia 2004-2007 ha indicato un pil allo 0,8% su anno.

    Anche se tecnicamente, secondo le regole degli analisti, si può parlare di recessione, i tecnici dell'Istat si mostrano prudenti. Per l'istituto si tratta più che altro di una stagnazione. Il dato sarà infatti rivisto dal 10 settembre in poi perché quello di oggi è un indicatore preliminare.

    Secondo i tecnici dell'Istituto di statistica, è preferibile parlare di stagnazione piuttosto che di recessione anche perché, oltre ai successivi aggiustamenti del dato, si tratta di un'oscillazione minima, di un decimo di punto, e va quindi interpretata con una certa cautela.

    La cautela dell'Istat dipende anche dal fatto che il dato del secondo trimestre sconta una giornata lavorativa in meno per le ferie pasquali che hanno inciso sulla formazione del prodotto interno lordo.

    La diminuzione congiunturale del Pil - spiega ancora l'Istat - è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'agricoltura e dell'industria e di un aumento del valore aggiunto dei servizi.

    L'Istituto ricorda che ancora non sono disponibili i dati sul Pil tedesco e francese che arriveranno dopo Ferragosto, ma nel frattempo gli Usa nel primo trimestre hanno messo a segno un +0,6% e il Regno Unito un +0,3%.

    (8 agosto 2003)
    Con tanti saluti al neonatologo moderatore di questo forum che vaticinava "vagiti di ripresa"...

  9. #9
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    Predefinito Forumisti della CdL, dove siete?

    Sono veramente stupito dell'assenza di forumisti simpatizzanti della CdL in questo thread. Siamo nel forum della CdL, accidenti!. E poi si sta parlando di un argomento che riguarda tutti, riportando notizie e commenti di agenzia, senza inventarsi nulla.

    Cari forumisti simpatizzanti della CdL, dedicate a ragionare sulle vostre tasche un po' del tempo che impiegate a parlare e sparlare di Mortadella, Ranocchio, di Igor Marini, dei crimini del comunismo e di altri argomenti similari.
    Se è vero, come ho letto in qualche thread, che questo sito è frequentato pure da uomini politici, far leggere loro le nostre impressioni, le critiche, le nostre preoccupazioni sarà di certo un utile spunto per loro.

    Se non partecipate, me lo spiego solo in due modi: o siete tutti ricchi e dotati di consistenti rendite, ben protette in qualche paradiso fiscale, oppure avete una fiducia smisurata (e ormai ingiustificata) nelle capacità di questo Governo di contribuire davvero a riavviare l'economia, ormai pressochè ferma almeno da un anno e mezzo.

    Dando per scontato che non siate tutti dei fessi all'ennesima potenza, escludo la seconda ipotesi. Quindi, beati voi che siete pieni di soldi e non avete i problemi di noi poveri lavoratori comunisti (e illiberali)

  10. #10
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    Ocse: cresce Eurolandia, Italia al palo

    L'organizzazione con sede a Parigi registra a giugno una crescita nei Paesi che hanno adottato l'euro: unica eccezione l'Italia, che retrocede. Maggiore dinamismo negli Usa e in Giappone
    PARIGI – Moderata crescita a giugno in Eurolandia, ma non Italia, unico tra i Paesi che hanno adottato la moneta unica a essere in flessione (-0,2 punti con una flessione a livello semestrale di 0,6). Dai dati dell’Ocse risulta inoltre che cresce anche il Giappone e gli Usa. L'indice composto dei paesi dell'area Ocse sale così di 1,1 punti a giugno, passando da 121 punti a quota 122,1.
    Complessivamente il rapporto dell'organizzazione di Parigi evidenzia a giugno una forte crescita negli Stati Uniti e un più moderato avanzamento nell'eurozona e in Giappone. L'indicatore relativo agli Usa segna infatti un rialzo di 1,7 punti; l'incremento è pari a 5,2 punti nel semestre. L'indice relativo all'eurozona avanza di 0,4 punti a giugno, mentre nel semestre avanza di 1,4 punti (l'indice semestrale è al suo secondo rialzo consecutivo, dopo ben 11 mesi in declino).
    L'indice relativo al Giappone e' cresciuto di 1,1 punti nel mese; l'incremento semestrale e' di 2 punti (si tratta del secondo rialzo, dopo una lunga serie negativa iniziata nel maggio 2002). L'indice relativo alla Gran Betagna ha registrato un incremento di 0,7 punti, mentre l'indice per il semestre e' rimasto invariato per il terzo mese consecutivo dopo una serie negativa iniziata dal giugno 2002. Crescono anche la Francia (+0,4 nel mese; -0,1 semestrale) e la Germania (+0,6 nel mese; +1,8 semestrale.)

    IlNuovo - O8 AGOSTO 2003, ORE 12.15

 

 
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