Pergine (pag.42)
«Il Corano? Meglio dell´ignoranza»
Nessun insegnamento
a scuola, ma nelle case sì
In Marocco non c´è contrapposizione tra testi sacri. Il professor Eccher: «Difficile insegnare anche la Bibbia»
Di ALBERTO PICCIONI
PERGINE – Vengono dal Marocco Milouda e Ahmed Ettala, e il Corano hanno iniziato a leggerlo già prima di andare a scuola: dai quattro anni di età entravano in moschea a Temara dove ascoltavano le sure del profeta. Ora vivono a Pergine, Ahmed dal 1989, Milouda dal 1998, grazie al ricongiungimento famigliare. Milouda in Marocco ha studiato filosofia. Islam e Aristotele, Corano e Vangelo per lei non sono due dimensioni inconciliabili.
«Ai nostri figli insegneremo a leggere il Corano in casa - dice Milouda - non ci sono altre possibilità. Dovremmo andare nella moschea a Trento, dove si riuniscono gli altri la domenica».
Gli Ettala fanno riferimento alla risposta negativa del mondo politico trentino alla richiesta dell´imam Breigheche di far insegnare la religione islamica nelle scuole per gli studenti musulmani (che sono già il 2% del totale) accanto all´ora di religione cattolica prevista per gli studenti trentini.
A Pergine non c´è una comunità organizzata: tra i 535 immigrati residenti, meno della metà sono di religione mussulmana. «Se si potesse avere un insegnamento del Corano nelle scuole italiane, saremmo di certo contenti - spiega Ahmed - di sicuro la conoscenza è meglio dell´ignoranza. Per questo da noi in Marocco non esiste una contrapposizione tra Bibbia, Corano e Vangelo. Ci hanno insegnato che Cristo e Maria sua madre sono santi e venerabili ed io rispetto profondamente la religione cristiana. Non mi sembra che tutti gli italiani lo facciano: qui sento bestemmiare in continuazione, da noi in Marocco non succede».
Lavora come muratore e si è guadagnato da vivere degnamente insieme alla sua famiglia, non sempre aiutato. «La cosa più importante di cui parla il Corano è la pace, forse l´unica - conclude Ahmed che non viene da un paese integralista, ma da mussulmano riesce a guardare con rispetto la nostra cultura - mi dispiace però quando sento che in Italia molti pensano all´Islam come alla religione di un popolo violento».
«Ma forse dovremmo cominciare a riflettere se è ancora possibile insegnare la Bibbia in Italia, prima di domandarci se possiamo permettere l´insegnamento del Corano» dice a proposito Bruno Eccher, perginese, insegnante di religione e da anni vicino alle situazioni di disagio degli stranieri a Pergine.
«È diventato sempre più difficile aprire una Bibbia con i nostri ragazzi a scuola e c´è chi si difende dietro un dito dicendo che dobbiamo tutelare la nostra identità culturale con la religione - prosegue Eccher -. Venite a vedere cosa esattamente pensano i vostri figli sui banchi di scuola. Solo chi ha una fede fragile e approssimativa si può sentire attaccato dalla proposta di insegnare il Corano nelle scuole».
Per Eccher, che in passato ha anche cercato di poter fare delle lezioni di Corano con dei bambini mussulmani, ma ha incontrato troppe difficolta, le affinità tra il testo sacro dell´Islam e il Vangelo sono solo apparenti. «Chi vuole semplificare le cose lo fa anch´esso per paura, non per convinzione. Non è vero che siamo uguali, ma è proprio in questa diversità che possiamo nutrirci».
E rincara la dose il professore, contro chi ha avuto subito paura della «colonizzazione» islamica: «È il complesso di inferiorità unito ad una fede fatta solo di false sicurezze che blocca la conoscenza del diverso, di chi arriva qui straniero e ricco di esperienze nuove. Noi però ci rifugiamo nella finta superiorità della nostra cultura, che Berlusconi ha sintetizzato nella sua famosa gaffe sull´Islam medievale».
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