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Discussione: Fisichella...

  1. #1
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    Post Fisichella...

    An: dico no a Berlusconi, pretende poteri esorbitanti

    ROMA È contrario ad ogni voce dell’ipotetico «pacchetto» di Riforme costituzionali e istituzionali del centrodestra, Domenico Fisichella, vicepresidente del Senato, padre politico e ideale di Alleanza nazionale, nonché docente di Dottrina dello Stato e di Scienza della politica alla Sapienza di Roma e all'Università di Firenze. In più di un’occasione il senatore di An ha manifestato il suo dissenso sui provvedimenti della maggioranza: da quelli sulla giustizia, compresa la Legge Cirami, al voto contrario sulla Devolution; il 22 luglio era in aula a Palazzo Madama, ma non ha votato la legge Gasparri.
    Una voce critica anche nei confronti del suo partito, quella di Fisichella. «Le mie valutazioni nascono da una lunga coerenza, anche personale, in linea con la tradizione di una destra consapevole del suo ruolo».
    Così il professore spiega a proposito del suo rapporto con An, «che fonda il suo impegno politico sull’importanza dello Stato nazionale, sul principio della legalità, sull’equilibrio fra i poteri dello Stato». Si sente di rappresentare «la linea che «la destra dovrebbe avere». Altra cosa, sembra di capire, da quella che Alleanza Nazionale ha nel governo Berlusconi. Le stesse obiezioni che ora muove alle riforme che i quattro cosiddetti «saggi» della Cdl studieranno nel ritiro montano, Fisichella le ha sempre sostenute, racconta, dai tempi della Bicamerale.
    Il punto centrale di queste riforme è il presidenzialismo. Ritiene che ci sia un modello praticabile, oggi in Italia?
    «In questa fase sono contrario ad ogni prospettiva. Sul presidenzialismo nel dibattito politico corrente ci sono due alternative: l’elezione a suffragio universale del Capo dello Stato con funzioni governanti; oppure l’elezione diretta del capo del governo, in un quadro che vede già rafforzate le funzioni del premier».
    Eppure An tiene molto al presidenzialismo.
    «Storicamente sono sempre stato contrario all’elezione a suffragio universale del Capo dello Stato con funzioni governanti, perché è il rappresentante dell’unità nazionale, quindi non può essere il capo di una maggioranza. In una fase precedente pensavo che si potesse eleggere direttamente il capo del governo nel contesto di un governo di legislatura, ovvero quando, in caso di sfiducia, si scioglievano le Camere. Diversamente, oggi ritengo che non dobbiamo affrontare questi temi, perché stiamo registrando, di fatto, una forte concentrazione di potere politico, mediatico ed economico-finanziario. Aggiungere anche l’elezione diretta, con la connessa legittimazione popolare, rischierebbe di conferire al capo del governo una somma di poteri esorbitante. Personalmente, in questa fase politica e all’interno di questa legislatura, sono contrario a ogni riforma presidenziale».
    Da quello che dice sembra aver fatto l’identikit di Berlusconi? È così?
    «È un problema che si può presentare, o si presenta già, nel momento in cui non abbiamo chiarezza sul conflitto di interessi, sul sistema pubblico delle comunicazioni di massa, né sugli equilibri tra sistema privato e pubblico dei media. Quindi, essendoci queste incognite di diritto, è bene che non si creino situazioni che danno luogo ad eccessi di concentrazione di potere».
    Nelle riforme hanno molto peso quelle federaliste volute dalla Lega. Come valuta l’elezione su base regionale dei giudici della Corte Costituzionale?
    «Il discorso è chiaro. Ora la Corte, per la sua costituzione, si affida alla volontà di tre soggetti: il Parlamento elegge cinque membri; il presidente della Repubblica ne nomina cinque; la magistratura ne elegge altri cinque. Il capo dello Stato rappresenta l’unità nazionale, il Parlamento la volontà nazionale, la magistratura la sovranità del diritto. Ecco, questi tre soggetti hanno tutti una vocazione generalistica, di interesse generale. Le Regioni no.
    Quindi non possono eleggere i giudici della Consulta?
    «Le Regioni rappresentano le diversificazioni sul territorio, quindi hanno una vocazione particolaristica, del tutto legittima, ma non generalistica. Per questo sono contrario al fatto che eleggano dei giudici della Corte, organo che difende la Costituzione della Repubblica. Così come sono contrario anche alla creazione di una Camera federale».
    Perché?
    «Sono d’accordo sulla possibilità di distinguere alcune funzioni fra i due rami del Parlamento. Ma sia la Camera che il Senato devono conservare la loro funzione politica: entrambi conferiscono la fiducia e comminano la sfiducia al governo. Solo potendo mandare a casa un governo, il Parlamento resta organo politico. Ora i diversi progetti sulla Camera federale prevedono che solo uno dei due rami del Parlamento mantenga un rapporto fiduciario con l’esecutivo, penso che questo sia un errore».
    Lei è contrario anche alla devolution.
    «Al Senato ho espresso il mio parere negativo sulla devoluzione e ho votato contro. Resto della mia idea».
    La Lega vorrebbe anche che i pubblici ministeri siano eletti dal popolo. Che ne pensa?
    «Sarebbe un elemento aberrante ed estraneo alla nostra tradizione giuridica. Credo ci si debba opporre, perché la magistratura perderebbe la sua funzione di neutralità. Perché un magistrato, due o cinque, possono sbagliare, e questo è un fatto sul quale ci sono delle norme per intervenire. Se un pm viene eletto dal popolo non è un fatto, ma un errore che investe tutta l’organizzazione giudiziaria, quindi la situazione diventerebbe più pesante di quella attuale».
    Che ne pensa di un ritorno al sistema elettorale proporzionale?
    «Sarebbe un errore gravissimo, perché il sistema sta cercando faticosamente di trovare una sua stabilità, e qualche risultato l’ha ottenuto: il principio dell’alternanza ha avuto una sua realizzazione, pur con tanti limiti. Se dovessimo tornare indietro destabilizzeremmo il sistema politico. Si potrebbe semmai completare la logica maggioritaria, eliminando la quota proporzionale, ma i tempi non sono maturi. Quindi è bene che anche la prossima legislatura sia eletta con il sistema attuale».
    Qual è il fine politico di queste riforme, secondo lei?
    «Quello di mantenere la Lega nella coalizione. Il grosso delle riforme, infatti, ha a che vedere con le richieste di Bossi. Io credo che l’Italia non abbia bisogno di federalismo; ho già considerato negativamente la riforma del Titolo V varata dall’Ulivo e oggi le riforme del centrodestra ne accentuerebbero gli aspetti negativi».
    An insiste sul richiamo all’interesse nazionale, è uno dei maggiori punti di attrito con la Lega.
    «Il tema dell’interesse nazionale l’ho sollecitato io nella scorsa legislatura, quando il centrosinistra ne aveva cancellato il riferimento nella riforma federalista. Tanto ho insistito, che An si è decisa a recuperare questo concetto, però vedo che si dice disponibile a varare le riforme proposte da Bossi, mentre io sono fortemente critico».
    In una relazione ai Lincei lei ha lamentato una perdita di ruolo del Parlamento, perché?
    «Il Parlamento ha ormai perduto la funzione di promotore del processo legislativo, che avviene ormai a cura del governo; le Camere ne prendono atto e votano le leggi del governo, quelle di iniziativa parlamentare sono poche e, indirettamente, ispirate dall’esecutivo. Il Parlamento sta perdendo la sua autonomia legislativa, quindi dovrebbe mantenere la sua funzione di controllo politico sul governo, altrimenti a cosa serve?».
    Anche il dibattito in aula è ridotto al minimo?
    «È sempre più limitato dal contingentamento dei tempi e da altri meccanismi. Rischiamo un deperimento massiccio della funzione parlamentare, una mortificazione. Allo stesso tempo, paradossalmente, stiamo assistendo all’incapacità del governo di muoversi con pienezza nella sua iniziativa».
    Da cosa dipende?
    «La responsabilità è delle varie forze della coalizione, che spesso hanno idee diverse sui vari argomenti. Ma questo non cambierebbe dando più potere al premier. Gli ultimi risultati elettorali, non buoni, hanno portato un’insicurezza nella Cdl, e si sono accentuati i conflitti. Si sta creando un circolo vizioso che si tenta di spezzare con le Riforme, ma credo che su queste si aprirà una battaglia decisiva».

  2. #2
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    Predefinito Nonostante l'opinione di Fisichella...

    Brescia, 191
    Bossi: non esiste alternativa a Berlusconi

    Il ministro delle Riforme Umberto Bossi ha ribadito oggi che a suo parere "l'alternativa a Berlusconi non esiste, la vedono solo i centristi. Io dico che il dopo Berlusconi è più lontano della luna". Bossi ha tuttavia annunciato che questa sera nel comizio di chiusura della festa della Lega a Ponte di Legno ribadirà che "o si fanno le riforme o la Lega trarrà le sue conseguenze". (red)

    http://www.repubblica.it/news/ired/u..._n_452335.html

  3. #3
    email non funzionante
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    Fisichella c'ha il dente avvelenato da 2 anni perchè non l' hanno fatto presidente del senato

  4. #4
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    In origine postato da Oasis
    Fisichella c'ha il dente avvelenato da 2 anni perchè non l' hanno fatto presidente del senato
    Non era affidabile...

  5. #5
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    Predefinito Sia come sia; la "coesione" è un miraggio

    In origine postato da valentino
    Il poveretto , vero caso umano , vede complotti e tradimenti dapertutto - Eppure gli basterebbe rileggersi quello che ha scritto e detto di Berlusconi per capire che se un traditore ci sarà , e io credo che da tempo lui lavori a disgregare la CDL , non deve cercare lontano.

    Devolution, Fisichella stoppa Bossi


    L'esponente di An: "Le priorità sono sull'economia, il cantiere delle riforme istituzionali può attendere". La Lega insorge: "Ha nostalgie stataliste".


    CORTINA - "Le priorità sono sull'economia, il cantiere delle riforme istituzionali può attendere". Domenico Fisichella, senatore di An e vicepresidente di Palazzo Madama che viaggia da un po' contromano (rispetto alla maggioranza), schiaccia il pedale del freno. Abbastanza per provocare la piccata replica della Lega, che nel comizio di ferragosto di Bossi ha rilanciato la necessita dell'accelerazione sulle riforme. "Fisichella - obietta il senatore lumbard, Ettore Pirovano - ha nostalgia dell'Italia statalista e dell'epoca del tutto al centro".

    Schermaglie ormai abituali tra aennini e leghisti che sul terreno minato della devolution la pensano all'opposto. Fini e soci insistono sulla difesa della clausola di interesse nazionale, ma il Carroccio da quell'orecchio non ci vuol sentire.

    "Per il governo e per la maggioranza è il momento di dare il colpo d'ala in direzione delle riforme senza pensare ad interessi elettorali o di bottega. Il comizio di Bossi - spiega Roberto Calderoli, anch'egli come Fisichella vicepresidente del Senato - ha rappresentato un vero test dello stato di salute del governo e della maggioranza. E al di là di qualche distinguo all'interno delle forze di maggioranza sembrano prevalere il buon senso e la volontà attorno al programma della Cdl, e quindi alle riforme".

    Fisichella invece è molto più cauto. "Io ritengo - dice da Cortina, dove partecipa ad un incontro pubblico - che finché non si sono chiarite certe questioni politiche interne alla coalizione, sul tema delle riforme istituzionali bisogna stare attentii". Uno dei nodi da sciogliere secondo Fisichella è "la capacità condizionante della Lega all'interno della coalizione di centrodestra". Un problema che, prima o poi, anche An dovrà affrontare se non vuole correre il rischio di perdere faccia, identità ed elettori.

    "Bisognerebbe valutare con molta serietà la coerenza di una forza politica che si chiama Alleanza Nazionale- avverte Fisichella - e che ha nei principi di nazione e unità istituzionale un richiamo cogente".

    Sulle prossime riforme, Fisichella non ha dubbi: "Se sbagliamo le riforme istituzionali indeboliamo il ruolo dell' Italia nell' Unione Europea. Mentre i problemi da risolvere sono quelli legati alle pensioni e alla competitività delle nostre imprese. Ma non con i dazi proposti da Bossi, ma con l'innovazione. Sono queste le grandi questioni su cui intervenire, anche se i tempi non saranno brevi".

    (17 AGOSTO 2003, ORE 160)


    http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...186139,00.html

  6. #6
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    In origine postato da valentino
    Fisichella ha parlato di cose concrete e in maniera saggia -
    Fa molto senso sentire qualcuno che accusa gli alleati di £" centralismo " perchè si chiede di fare le riforme con chiarezza e non da scalcinati devoluzionisti e poi sentire parlare quegli stessi personaggi di barriere doganali.

    Dovrebbero leggersi quello che scriveva Einaudi oltre 100 anni fa . ....
    Ognuno ha gli alleati che si merita...
    (e rispondo anche per dove NON posso rispondere)

  7. #7
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    In origine postato da valentino
    Questo vale per tutti. Mi ricordo di un tizio che in maniera trionfante ci ha portato in Italia un certo Ocalan . Invece di cacciarlo a calci nel sedere per mesi lo hanno portato in televisione . E il povero baffetto ha dovuto ricorrere agli americani per liberarsene .
    E tu; come pensi di liberarti dai tuoi?

  8. #8
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    In origine postato da valentino
    Questo vale per tutti. Mi ricordo di un tizio che in maniera trionfante ci ha portato in Italia un certo Ocalan . Invece di cacciarlo a calci nel sedere per mesi lo hanno portato in televisione . E il povero baffetto ha dovuto ricorrere agli americani per liberarsene .
    La "coalizione infrangibile" in pezzi

    di Dario Migliucci

    Solo pochi mesi fa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi spegneva le speranze di elezioni anticipate della sinistra sentenziando: "la nostra coalizione è infrangibile". Oggi quella frase, che aveva tanto il sapore di una certezza, sembra destinata a diventare una delle tantissime promesse mancate del premier.
    Ormai il centrodestra non riesce a trovare un accordo su quasi nulla, voto unanime ed unico pensiero solo quando si tratta di salvare il leader della coalizione dai processi nei quali è imputato.
    Per il resto solo caos e veleni.

    Proprio oggi un rassegnato Ignazio La Russa, intervistato da Radio 24, ha ridimensionato la posizione della Lega all'interno della Casa delle Libertà: "Nella coalizione ciascuno deve avere un eguale peso e a nessuno sarà consentito di dare aut-aut. Noi abbiamo già dato alla Lega un premio per il suo ritorno nella coalizione. Ora ognuno deve contare nella Casa delle Libertà con pari dignità. A nessuno può essere dato un vantaggio".
    E, per essere ancora più chiari: "Se qualcuno se ne va (il Carroccio, ndd), certo nessuno lo inseguirà".
    Insomma, una risposta diretta alle ultime esternazioni del leader del Carroccio, che solo pochi giorni fa aveva minacciato gli alleati "o le riforme, oppure torniamo a casa".
    E, a quanto pare, sembra ormai sempre più probabile la seconda possibilità.

    Ma la Lega non è l'unica a creare problemi di ordine all'interno della coalizione. Anche i centristi sembrano decisi ad ottenere più peso e dettano le proprie condizioni. Tra i punti fondamentali uno è destinato a creare non pochi problemi: "il rifiuto di un presidenzialismo personalizzato e non di coalizione".
    Una posizione destinata a scontrarsi con i "progetti napoleonici" del Capo del Governo, che però trova l'appoggio di un importante esponente di Alleanza Nazionale.
    Condivide infatti il proposito Domenico Fisichella che ha recentemente ribadito che "in questa fase politica e all'interno di questa legislatura" non è in nessun modo pensabile una riforma che preveda "l'elezione a suffragio universale del capo dello Stato".

    Nel centrodestra, dunque, nessun programma comune, ognuno continua a dire e a fare ciò che vuole.
    Insomma, a settembre la coalizione infrangibile potrebbe andare in pezzi, autoaffossandosi tra ripicche interne e litigi.

    (14 Agosto 2003)

  9. #9
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    In origine postato da valentino
    Come vedi Bossi non minaccia più di andarsene . Anzi , i militonti non si stancano di scrivere " che loro resteranno per fare dispetto a chi li vule buttare fuori per non fare le riforme " E balle varie-

    E' bastato ricordare a Bossi quanto pesa. E a ricordargli che nuove elezioni possono equivalere a nuovo Friuli ( per lui )

    Ora lo lasciano sfogare con le teorie economiche studiate nelle dispense della Scuola Radio Elettro , visto che come riformatore è fallito .
    Un fior di coalizione, eh?
    Cementata da sani valori etici e sociali....


  10. #10
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    In origine postato da valentino
    ...Ora lo lasciano sfogare con le teorie economiche studiate nelle dispense della Scuola Radio Elettro , visto che come riformatore è fallito .
    Attenzione: sembra che in Forza Italia ci sia già un gruppo di studiosi per valutare vantaggi e svantaggi del "neo-protezionismo" di Bossi.

    Comincio a credere che nella CdL qualsiasi cosa si dica viene suggerita dall'ALTO. Tanto per vedere l'effetto che fa.
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

 

 
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