User Tag List

Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    a mia insaputa
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Casa mia
    Messaggi
    2,342
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dura lex (longobarda) sed lex

    In tempi di indultini e cialtronerie italiche varie,riporto un vecchio articolo della Percivaldi...



    Il diritto Longobardo, "barbaro" o "civile"?
    Elena Percivaldi, da Terra Insubre n 18, 2001

    --------------------------------------------------------------------------------

    Uno degli aspetti forse meno noti ma senza dubbio più importanti della civiltà longobarda è il diritto. E' ormai fatto risaputo, soprattutto dopo gli studi che sono stati condotti nel secolo ormai trascorso dal grande medievista Gian Piero Bognetti, che per quanto concerne le questioni giuridiche i Longobardi scrissero un capitolo decisivo nella storia del diritto europeo. Negli ultimi anni chi si è occupato della questione non ha potuto fare a meno di sottolineare come il diritto longobardo fosse in realtà assai meno barbaro di quanto comunemente - complici una certa storiografia paludata e sempre poco generosa nei confronti di tutto quanto non sia ascrivibile al mondo romano, e un certo malcostume diffuso presso gli estensori dei libri scolastici - si creda. Lo dimostrano alcune norme in vigore presso questa "perfida e nefandissima stirpe" (l'espressione, datata anno Domini 774, è di papa Stefano III ed è contenuta in una celebre lettera che il pontefice spedì a Carlo Magno suo alleato), norme in alcuni casi assai più illuminate di quelle introdotte da regimi che ebbero più fortuna e forse anche per questo passarono alla storia come dispensatori di civiltà.
    Come vedremo, il diritto longobardo ebbe vita lunga, anzi lunghissima. Sopravvisse ai suoi ideatori per molti secoli, e ciò malgrado le forze messe in campo da quanti - Federico Barbarossa in primis - si diedero da fare per riportare in auge il cosiddetto diritto romano, richiamandosi cioè a quella serie di norme codificate nel VI secolo dall'imperatore Giustiniano e universalmente note con il nome di Corpus Iuris Civilis.
    Studiare il diritto longobardo e i suoi princìpi fondamentali diventa quindi cosa necessaria e imprescindibile per chiunque abbia a cuore la storia delle genti che abitarono, tanti secoli fa, la "Langobardia" - e quindi, in ultima analisi, l'area che ebbe il suo epicentro nella zona padano-alpina. In questo breve articolo cercheremo di descrivere dunque del diritto longobardo i suoi aspetti fondamentali, ripromettendoci di approfondire le singole questioni magari in altri interventi successivi.
    Le norme giuridiche furono per i Longobardi, una volta conquistata la Pianura Padana, un fondamentale fattore di differenziazione rispetto alle popolazioni dei territori occupati. A tal proposito, conviene rimarcare che essendo un popolo nomade, i Longobardi non conoscevano (o non applicavano) il principio della "territorialità del diritto" ma si basavano sul concetto di "personalità del diritto": le norme da seguire erano cioè applicate non in base allo stanziamento geografico (come nell'Impero romano: tutti i popoli governati da Roma erano soggetti alla stessa legge), ma all'appartenenza etnica. La giustizia (che veniva amministrata tramite l'assemblea dei guerrieri - il gairethinx) e le norme giuridiche, quindi, seguivano i Longobardi nel corso dei loro vari spostamenti. La distinzione che abbiamo fatto poc'anzi è fondamentale perché sarà alla base del modo di amministrare la giustizia non solo durante il periodo immediatamente successivo alla conquista longobarda dell'Italia, e non solo durante l'esistenza del Regnum longobardo (dal 568-69, quando Alboino invase la penisola, al 774, quando il regno cadde nelle mani di Carlo Magno), ma per molti secoli a venire.
    Gli istituti giuridici più diffusi presso i Longobardi erano la faida (cioè il diritto di vendicarsi da parte dell'offeso o della sua famiglia), l'ordalia o giudizio divino, che consisteva in una serie di prove fisiche che gli accusati o i contendenti dovevano superare per stabilire la verità, e il guidrigildo o composizione pecuniaria (in denaro o in beni) per riparare a un danno alla persona o ai beni, stabilita secondo il rango dell'offeso.
    Fu re Rotari (che visse nella prima metà del VII secolo) a mettere per iscritto nel 643 (il 22 novembre, secondo la tradizione) l'intero patrimonio giuridico longobardo. Ma fino ad allora, la sua diffusione avvenne sempre e solo in via consuetudinaria e verbale. Tale Editto, che si rivolgeva ai soli Longobardi, era in sostanza la trasposizione scritta delle consuetudini (in lingua longobarda, cawarfide) le origini delle quali si perdevano nella notte dei tempi e che erano state tramandate di generazione in generazione, per via orale.
    In esso solo gli uomini liberi avevano piena personalità giuridica e diritto di portare le armi, mentre i non liberi erano sottoposti al potere del loro signore (detto mundio) e non potevano agire autonomamente. Diversa era la condizione degli aldii, o semiliberi, che, pur avendo pochissimi diritti, tuttavia almeno potevano agire seppur in modo limitato. Era possibile comunque per un servo acquisire la libertà grazie al padrone, che lo poteva renderlo libero. I matrimoni tra liberi e schiave erano di norma proibiti, ma si poteva aggirare l'ostacolo rendendo la donna libera. I matrimoni misti tra Longobardi e Romani invece non erano espressamente proibiti, anche se dovettero essere piuttosto rari. Proibite sotto pena di morte erano però le unioni tra donne longobarde libere e schiavi, sia longobardi sia italici. Queste restrizioni furono tolte quasi un secolo dopo - sotto l'influsso del Papato - dal cattolico Liutprando, che riconobbe formalmente i matrimoni tra donne longobarde libere e uomini italici liberi, stabilendo anche che i figli nati da queste unioni fossero "romani": in tal modo Liutprando sancì di fatto l'equiparazione giuridica tra Longobardi e Italici.

    Come abbiamo sottolineato poc'anzi, l'Editto di Rotari poneva molta attenzione alla "composizione pecuniaria" (guidrigildo), cioè alla multa che doveva essere pagata dal colpevole come risarcimento in seguito a danni da lui provocati a persone, animali o cose, beni mobili e armi. La quantità di denaro da versare variava in base allo status sociale e giuridico dell'offeso, e naturalmente era più alta se a subire il danno era stato un uomo libero piuttosto che un semilibero o uno schiavo.
    Si è spesso - e a torto - insistito sul carattere sanguinario e violento di questa popolazione, ignorando che invece i Longobardi preferivano sempre la composizione pecuniaria alla pena capitale, anche per reati piuttosto gravi. Erano puniti con multe più o meno pesanti crimini quali la profanazione della tomba, la spoliazione e l'occultamento di cadavere, l'oltraggio o lo sbarramento della via, il disarcionamento di un cavaliere, la violenza gratuita e ingiusta - soprattutto se perpetrata ai danni di una donna (nel qual caso si pagava una multa specifica) -, l'irruzione con la forza in casa altrui. La pena di morte agli uomini liberi veniva riservata solo per casi estremi (attentato alla vita o congiura contro il sovrano, sedizione, tradimento e abbandono del compagno in battaglia).
    Di certo, quindi - e anche considerando i tempi - non si trattava certo di un diritto barbaro come finora si è cercato di far credere. Notevole da questo punto di vista è anche la presa di posizione di Rotari nei confronti della stregoneria e della superstizione: punizioni assai severe erano previste infatti per chi catturasse e ammazzasse una donna accusandola di essere una strega (striga o masca). Il sistema di pensiero dei Longobardi era di certo - e per tante ragioni - assai lontano da quello illuminista, è vero, ma anche se distante cronologicamente mille anni dall'enunciazione dei diritti fondamentali dell'uomo (e dalla lotta alle famigerate "superstizioni" medievali), era tuttavia più prossimo a tali conquiste di quanto non lo fosse l'assai più moderna Inquisizione…

    E' interessante I Longobardi, come tutti i popoli germanici, non concepivano la concessione a titolo gratuito di beni o diritti senza in cambio una controprestazione, anche simbolica: essi adottarono perciò in questi casi il launechild o launegild, cioè un oggetto che il ricevente consegnava al donatore come corrispettivo. Tale abitudine, propria di genti pratiche, perdurò a lungo: lo si ritrova ad esempio ancora in un documento del Comune di Milano datato 1097. Per tutto il Medioevo e anche oltre rimase diffusa l'usanza di dare in pegno (wadia, termine che nei documenti privati si trova in latino come guadia) i propri beni per garantire il rispetto delle condizioni imposte dall'azione giuridica.
    Non furono solo questi istituti giuridici a sopravvivere per tanti secoli, ben oltre quel fatidico 774 che sancì la caduta del Regno longobardo ad opera di Carlo Magno. Tra le usanze in vigore fino quasi all'età moderna, bisogna infatti annoverare, nel campo del diritto matrimoniale, il faderfio (il dono di nozze che il padre dava alla figlia che si maritava), la meta (cioè la somma data dal marito alla moglie in occasione del matrimonio) e il morgengrab (dono fatto dal marito alla sposa la mattina dopo la prima notte di nozze).
    Del resto, ancora nel 1200 secolo l'80% della popolazione bergamasca dichiara nei documenti privati di seguire la legge longobarda (e non, quindi, quella romana). Il dato è a grandi linee estensibile al resto della Lombardia, con punte più elevate - naturalmente - nelle zone più periferiche rispetto ai grossi centri.
    Un fatto clamoroso si registrò nel 1427 quando, passando la città di Bergamo e il suo territorio dalla Signoria dei Visconti di Milano al dominio di Venezia, le nuove autorità furono costrette a mettere fuori legge, per decreto, le norme longobarde, alle quali la popolazione si richiamava ancora correntemente. Tale imposizione a quanto pare non ebbe completo successo, se in un documento bergamasco del 1552 si ritrova ancora la presenza (forse un po' ingombrante) del morgengrab.
    Questa persistenza - a quasi ottocento anni dalla caduta del Regno longobardo - ha dell'incredibile. Paradossalmente, sarebbe (mutatis mutandis) come se oggi qualcuno di noi, andando a stipulare un rogito o un qualunque altro atto privato, facesse riferimento a istituti giuridici e a norme che avevano validità ai tempi di Federico Barbarossa, della Lega Lombarda e dei Comuni.

    L'Editto di Rotari e le leggi tramandate oralmente di cui esso è la trascrizione e il completamento, era breve, chiaro e di semplice interpretazione. Non abbiamo infatti notizia di "azzeccagarbugli" che a quei tempi ebbero particolare fortuna. Azzeccagarbugli che invece proliferavano (con tutto ciò che ne conseguiva) ai tempi dell'antica Roma, e che proliferano anche ai giorni nostri, sguazzando tra le migliaia di leggi e di interpretazioni che rendono possibile, spesso, tutto e il contrario di tutto. Segno che i tempi (cronologicamente) cambiano, ma che non sempre - forse - quello che viene dopo è sempre e comunque meglio - in toto - di ciò che è stato prima.
    Se vedòm!

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Homo faber fortunae suae
    Data Registrazione
    03 Mar 2003
    Località
    Gussago
    Messaggi
    4,237
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    gli statuti del comune di brescia sono in parte di chiara ispirazione rothariana...

  3. #3
    Simply...cat!
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Brescia,Lombardia,Padania
    Messaggi
    17,080
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Elendil
    gli statuti del comune di brescia sono in parte di chiara ispirazione rothariana...
    Forse è un po' off topic...ma anche tu noti una forte terronizzazione di Brescia negli ultimi tempi?

  4. #4
    Homo faber fortunae suae
    Data Registrazione
    03 Mar 2003
    Località
    Gussago
    Messaggi
    4,237
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    quella c'è da tanto ormai , noto una pakistaizzazione...

  5. #5
    Simply...cat!
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Brescia,Lombardia,Padania
    Messaggi
    17,080
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Elendil
    quella c'è da tanto ormai , noto una pakistaizzazione...
    I meridios sono + pericolosi...perchè si mimetizzano.

 

 

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226