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    Predefinito 15 Agosto 1977 La Fuga Di Herbert Kappler, Fu Vera Fuga O Una Grazia Non Concessa Ma

    15 AGOSTO 1977 LA FUGA DI HERBERT KAPPLER, FU VERA FUGA O UNA GRAZIA NON CONCESSA MA ATTUATA?…

    Kappler Herbert
    Colonnello delle SS, inviato in Italia nel 1939 come consulente della polizia fascista e dell'ambasciata tedesca, ebbe poi, nel 1943, poteri assoluti nella Roma occupata dai Tedeschi. Pretese 50 kg d'oro dagli Ebrei romani, che poi deportò ugualmente. Nel 1944, come rappresaglia per l'attentato di via Rasella, fece giustiziare 335 prigionieri italiani. Fu condannato all'ergastolo, dopo la guerra, da un tribunale italiano. Vecchio, ammalato di cancro, K. aveva ottenuto di essere ricoverato all'ospedale militare del Celio, a Roma. Aiutato dalla moglie Annalise Walther-Wenger, riuscì clamorosamente ad evadere nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 1977 e a riparare in Germania. La fuga suscitò grande scalpore. Morì il 9 febbraio 1978 a Soltau nella casa della moglie. Era nato nel 1907 a Stoccarda.
    In una cava adiacente la via Ardeatina, a Roma, il 24 marzo 1944 i nazisti fucilarono 335 ostaggi, partigiani, ebrei, detenuti politici, semplici civili, prelevati per rappresaglia dopo che il giorno precedente un attentato dei GAP in via Rasella aveva provocato la morte di 32 soldati e durante la notte ne morì un 33esimo. Voluto da Hitler, organizzato dal comandante delle SS a Roma Herbert Kappler, l'eccidio ebbe tra gli esecutori l'ufficiale nazista Erich Priebke, che nel 1997 è stato condannato da un tribunale italiano per crimine contro l'umanità.


    Il boia delle Fosse Ardeatine, la strage eseguita in rappresaglia di altra strage, è Herbet Kappler. Al momento ha 70 anni, trenta dei quali passati nella Fortezza Militare di Gaeta. E' sofferente di artrosi; inoltre durante gli ultimi anni della detenzione a Gaeta gli è stato riscontrato un cancro al retto. Per farlo curare dalla Fortezza era stato trasferito all'Ospedale Militare del Celio a Roma. Da prigioniero, il 19 aprile 1972, si era sposato con frau Annelise Wengler che nel 1977 aveva 64 anni. Dopo il matrimonio Ella si era impegnata con lui di farlo tornare in patria: "Vedrai ti riporterò a vedere i posti che ti sono stati più cari" gli aveva promesso. A tale fine svolgeva una attivissima quanto inconcludente attività di promozione sia con le autorità italiane che tedesche. Aveva sollecitato l'appoggio dei cittadini tedeschi che per la sua liberazione si erano mossi migliaia. Inoltre in Germania 400 deputati del Bundestag l'avevano chiesta per iscritto al Governo italiano. La medesima cosa aveva fatto il cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt ed il presidente della Repubblica Walter Scheel. Schmidt l'aveva sollecitata personalmente ad Andreotti nell'incontro di giugno a Londra. Essendo previsto per il 19 agosto a Verona un ulteriore incontro, il cancelliere si apprestava a reiterare con maggiore forza la stessa richiesta.
    Stante così le cose, un governo normale non avrebbe avuto nessuna remora a compiere un atto di clemenza umanitaria se, d'altronde, la stessa cultura del maggior partito di governo poggiava sul perdono, e entrambi rifiutavano ideologicamente la vendetta al posto della giustizia. Ma al presidente del Consiglio Giulio Andreotti era impedito dalla opportunità politica un atto umanitario di concessione della grazia a Herbert Kappler e lasciarlo andare a finire i giorni nel paese natale. Ma nell'Italia 'nata dalla Resistenza' e basata sul presupposto dell'antifascismo quella strada non era percorribile. Impossibile ad un governo che gode dei voti del PCI graziare un criminale nazista ancorché vecchio, malato, con 31 anni di galera già scontati. Ma siccome Andreotti e l'altra Italia volevano togliersi la scabrosa vertenza col paese amico, ricorsero al sotterfugio della 'grazia all'italiana' cioè liberando il prigioniero fuori dalle procedure giuridiche istituzionali. Così tra il 14 ed il 15 agosto del 1977, alle ore una di notte precise, Herbert Kappler taglia la corda dal nostro paese. Racconterà frau Annelise di averlo liberato lei facendolo scendere dalla finestra con una corda da alpinista. Fuori attendeva una autovettura di grossa cilindrata, colore rosso, che ella stessa aveva parcheggiato all'arrivo.

    KAPPLER….SAREBBE STATO GIUSTO LIBERARLO O LASCIARLO MARCIRE IN PRIGIONE PER IL RESTO DEI SUOI GIORNI?…
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    Predefinito

    Dalla pagina Web http://digilander.libero.it/infoprc/kappler1.html

    Gli italiani erano tutti al mare; i fantasiosi minimi particolari della fuga, degna di un Rocambole, li tenne tutti avvinti sotto gli ombrelloni a leggere il "giallo". La storiella iniziò così: con il "nazista nella valigia", divertendo non poco gli italiani, che dovettero sorbirsi in vacanza la grande ipocrita "sceneggiata".

    Ma quello che raccontano i giornali e i notiziari radiotelevisivi sulla fantomatica fuga non ci crede nessuno. La "fuga", è la più grande turlupinatura fatta agli italiani in vacanza, che i politici non sanno nemmeno contenere. Prendono per i fondelli tutti gli italiani.
    Giulio Andreotti, va in Tv addolorato e perde il senso della misura, tratta gli italiani tutti da creduloni: "Alla umanità del trattamento che gli abbiamo riservato, si è risposto con la fuga. Ai responsabili occorre ora una punizione esemplare".
    Scattò infatti una punizione collettiva, dal ministro Lattanzio costretto a dimettersi, al generale dei carabinieri Casarico, al colonnello Oresta, al comandante la legione di Roma, al capitano Capozzella che comandava la zona del Celio, e i due carabinieri che prestavano servizio al Celio furono perfino arrestati. Una messa in scena con i fiocchi.

    Dimentica Andreotti che 1) tutti i partiti (perfino il Pci, Arrigo Boldrini, quindi ex partigiani) l'anno prima il 12 marzo avevano acconsentito a sospendere la pena e a scarcerare Kappler, quindi l'ex ufficiale tedesco era un uomo libero ma essendo malato (di tumore) preferì rimanere al Celio piuttosto che rientrare in Germania, quindi non era un prigioniero; 2) che non era una fuga, perché si era allontanato pacificamente su una Opel bianca con targa tedesca FB-CT-66, scortato fino al Brennero da un auto Fiat 132 rossa targata Roma S97790 (noleggiata all'aeroporto di Fiumicino, provate a immaginare da chi. A spese del governo! Perchè era suo dovere).
    "Cioè Kappler "fuggì"...per decreto ministeriale. E per un motivo molto semplice. Da anni l'Italia si era sempre opposta all'estradizione; questo fino a quando arrivò da Bonn qualche mese prima della "fuga" un bel no a un prestito chiesto dall'Italia, e contemporaneamente un appello firmato da 232 deputati tedeschi, e da Willy Brandt. Una bella ipocrisia delle autorità italiane, perché erano ovviamente a conoscenza che Kappler era stato scarcerato ed era stato reso "libero" fin dal 12 marzo 1976 con un decreto dell'allora ministro della difesa Arnaldo Forlani.
    Tutto questo fu poi confermato molto, ma molto più tardi dal generale Ambrogio Viviani (Il giornale 28 agosto 1997)."

    Fece ridere, chi sapeva (compreso chi scrive) anche lo storico Guido Gerosa (non era fra gli altri che cita Sergio Lepri; e purtroppo i libri rimangono stampati per sempre; e così vanno nelle biblioteche, per gli storici successivi) che nello scrivere subito dopo la fuga il libro Il caso Kappler (ed. Sonsogno, 1977) a pagina 39 scrisse "la più raccapricciante scoperta fu che sulla porta di Kappler non esisteva lo spioncino".
    Ma perchè doveva esserci lo spioncino o il controllo se Kappler era già libero cittadino dal 12 marzo dell'anno precedente? Bastava informarsi no? Da Forlani e da tutti i rappresentanti dei partiti che avevano firmato. Vai a capire gli storici!
    "Quello che accadde in Italia, con la fantasiosa "storiella dell'estate", Franco Accame, presidente della commissione difesa della camera dei deputati, venne efficacemente descritto in poche parole "Sembra di assistere a una comica di Ridolini". Cioè "ridicolo". Questo perchè l'ambasciatore italiano Corrado Orlando Contucci (nulla sapendo del decreto del 12 marzo) si presentò al Ministero degli Esteri tedesco per ottenere l'estradizione dell'evaso e si vide ridere in faccia" (vedi sopra il titolo all'occhiello, dell'Unità)

    Insomma Kappler non fuggì, perchè era libero, ed essendo prigioniero di guerra, aveva perfino il diritto di rientrare nel suo paese, addirittura a spese del governo italiano. E questo fu, infatti, fatto.

    "Il giorno di ferragosto del 1977 venne definita da Guido Gerosa "la fuga del più importante prigioniero detenuto in Italia" (ib).
    "Di pessimo gusto l'insinuazione di alcuni "esperti di omeopatia", rispettosamente citati da Guido Gerosa, secondo i quali quel tumore (che poi nella realtà portò rapidamente Kappler alla morte) "poteva essere una simulazione". (ib. citato a pag 45)."

    Come avranno fatto gli esperti a visitare Kappler in un
    ospedale militare, non si sa, Gerosa non lo dice.

    Sappiamo invece che "Nel 1976 un apposita commissione medica presieduta dal generale Salvatore Polistena che aveva attentamente visitato il detenuto e, sempre nel 1976, un'altra commissione presieduta dal professor Gianfranco Fegiz aveva effettuato una perizia medico legale. E si era avuta conferma, in ambedue i casi, della gravità della malattia e della certezza della prossima morte".
    La malattia non era una simulazione, ma l'ospite al Celio, aveva il cancro, ed era proprio per questo motivo che non era rientrato in Germania.

    "Una pagliacciata insomma la fuga di Kappler. Anche i carabinieri di guardia al Celio, allora ingiustamente puniti, confermarono alla stampa che Kappler non era un detenuto ma un "ospite di lusso", tanto che a loro era stato vietato di entrare nella stanza" (Cfr. Il Giornale del 20 Agosto 1997)"
    "L'ex ministro della difesa Arnaldo Forlani, a sua volta intervistato da Pierangelo Maurizio, confermò quasi ogni particolare il resoconto di Mellini che aveva affermato "Per oltre un anno il decreto di sospensione della pena fu tenuto nascosto all'opinione pubblica e persino agli addetti ai lavori. Ma prima di firmarlo, il governo aveva ottenuto il parere favorevole di tutti i partiti. - il 12 marzo 1976 - Il placet del PCI arrivò alle ore 23.00 del giorno prima della firma dell'allora ministro della difesa Arnaldo Forlani. Nel novembre sempre del 1976 arrivò anche dal tribunale militare la libertà condizionata."

    Insomma la storia de la fuga del più importante prigioniero detenuto in Italia , era una storiella, non era una fuga seria.
    Questo non per difendere Kappler, ma per difendere le storie serie; e non prendere per i fondelli i lettori con la favola della fuga in valigia. Io non farò storia, ma nemmeno scrivo gialli. Mi attengo ai giornali, che almeno questi cambiano ogni giorno con rivelazioni sempre nuove, che annullano le precedenti.
    E così internet. Così questo sito. Ogni giorno ricevo precisazioni, che mi permettono di correggere. Purtroppo invece i libri con le "favole", restano.

    "Per Amos Spiazzi (allora ricoverato al Celio, in una stanza vicina) nessuna incertezza: i due, marito e moglie, se ne andarono per la porta principale, tranquillamente" Il Giornale 14 agosto 1997"

    Tutti i virgolettati sono di Mario Spataro, in "Dal caso Priebke al nazi gold" ed. Settimo Sigillo, Roma 1999. pp. 335-336-337. (in corrispondenza con chi scrive). Spataro in quei giorni dopo la "fuga" si trovava a Monaco di Baviera.

  3. #3
    Manuel
    Ospite

    Predefinito

    Non c'era a quei tempi nessuno che ha bevuto la la tesi della fuga, la signora Kappler portò a casa comodamente suo marito nella valigia si evitò così l'inutile tiritera delle domande di grazia, una soluzione all'Italiana che alla fine accontentò tutti.

 

 

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