Di fatto il movimento neoconservatore è fondato da un gruppo di intellettuali provenienti da ambienti "liberal" - in qualche caso persino dall'estrema sinistra - che però si sono allontati dal progressismo negli anni '60 a seguito della "radicalizzazione a sinistra" a cui si assisteva con l'affermazione della New Left, della ribellione studentesca, del movimento pacifista, etc.
Molti futuri neocons avevano sostenuto Roosevelt ed il New Deal ma ora la sinistra stava diventando sempre più antiamericana ed antiisraeliana e portava avanti un'aperta politica di pacificazione con i paesi totalitari. La sinistra stava rinnegando l'America - cioè il paese dei diritti ed il paese che rendeva possibili anche "conquiste sociali" che mai sarebbero possibili nei paesi comunisti.
La guida dei neoconservatori fu assunta da due intellettuali ebrei, Irving Kristol e Norman Podhoretz. I punti fondamentali del programma neoconservatore erano all'interno la contrapposizione culturale alle tendenze progressiste e disgreganti della società americana ed all'esterno la netta contrapposizione al comunismo. Il modello occidentale di democrazia doveva essere difeso in tutti i modi ed il più possibile esportato nel mondo. In questo senso diveniva importantissimo il sostegno politico e militare americano allo Stato di Israele, unico presidio occidentale in mediooriente.
I neoconservatori sostenevano la crescita della spesa militare e l'utilizzo dell'embargo contro i paesi comunisti. Accusavano i libertarians che si opponevano agli embarghi di essere commercianti senza scrupoli che preferiscono l'interesse economico alla lotta contro il comunismo.
Gli obiettivi della politica estera americana devono essere quelli di proteggere gli interessi dell'America e di promuovere la libertà nel mondo. L'America è la più grande democrazia ed ha la missione morale di estendere il modello occidentale di libertà in tutto il globo e quindi di fare indietreggiare il totalitarismo.
In economia i neocons non sono dei liberisti accesissimi - se confrontati con i libertarians o con altri conservatori - ma sono comunque in generale favorevole ad una riduzione abbastanza marcata del ruolo dello Stato. In generale l'opinione dominante è che il welfare state quando fu creato non fosse sbagliato in sé ma purtoppo si è andati troppo oltre e lo si è reso un baraccone che incoraggia forme di parassitismo e che sul piano pratico finisce per ottenere risultati opposti a quelli che si è prefisso (crea cioè più povertà anziché combattere la povertà).
Il fatto che il liberismo non sia la prima preoccupazione dei neocons viene dal fatto che secondo loro ancor più importante di abbassare dell'1% le tasse in Texas è vincere la battaglia delle idee. Questo vuol dire sul fronte esterno sconfiggere ideologie quali il comunismo e l'integralismo islamico - sul fronte interno opporsi al dilagare della cultura progressista (femminismo radicale, multiculturalismo, ambientalismo, pacifismo, etc.) sempre più potente nei media, nelle scuole, nelle università che mina i valori fondamentali della società americana e quindi rende il sistema America sempre più debole. Una delle maggiori contraddizioni dell'America è, secondo i necons, il fatto che più il suo sistema ha successo più al suo interno hanno successo coloro che contestano tale sistema. Occoore dunque prendere chiaramente posizione a favore delle virtù dell'America e della società borghese.
I neoconservatori sono in generale ben disposti nei confronti dell'immigrazione. L'identità americana secondo loro non è fondata dall'etnia ma sulla condivisione di determinati valori fondamentali di libertà. In questo senso tutti possono essere o divenire americani. Non stupisce tra l'altro che tra i neocons più prominenti vi siano un alto numero di ebrei, di neri e di ispanici. I neocons si oppongono peraltro alle affirmative actions ed anzi la critica alle politiche progressiste di "classificazione razziale" è una loro battaglia storica.
Negli ultimi anni è stato coniato il termine paleoconservatore per designare la fazione del conservatorismo che maggiormente si contrapposizione ai neocons.
I paleoconservatori si oppongono ad una politica estera interventista che anzi considerano la causa dell'odio antiamericano nel mondo. Come scrive Buchanan gli USA dovrebbero essere una repubblica, non un impero.
In particolare si oppongono alla politica di aiuto ad Israele. Ancora Buchanan descrive il Congresso degli Stati Uniti come uno dei "territori occupati" da Israele.
I paleo considerano inoltre i neocons degli statalisti e dei centralisti. Con l'accusa di combattere il comunismo (ed oggi il terrorismo) nel mondo stanno accumulando sempre più poteri nelle mani del governo di Washington e limitando dunque le libertà degli americani. In altre parole per liberare gli irakeni stanno schiavizzando sempre di più i cittadini USA.
Meglio - per i paleo - togliere potere a Washington e darlo ai singoli Stati ed alle comunità locali.
Anche l'immigrazione è un terreno di scontro. I paleo sono quasi sempre per limiti ferrei.
Per di più una delle accuse che i paleo rivolgono ai cons è quella di essere "usurpatori" - di essersi impossessati indebitamente del movimento conservatore tradendone i principi isolazionisti, federalisti e cristiani per sostituirli con ideali di democrazia globale.
I neoconservatori hanno acquisito importanza a partire dagli anni '70, in particolare attraverso la rivista Commentary che fu diretta da Podhoretz.
E' però durante l'amministrazione Reagan che i neocons vengono ad avere una vera influenza nel Partito Repubblicano.
I fatti dell'11 settembre 2001 hanno rilanciato fortemente la prospettiva neoconservatrice, facendo recedere George Bush dal moderato isolazionismo con cui aveva cominciato la sua presidenza. Sul fronte opposto un grosso scacco per i paleoconservatori è stato il risultato miserrimo ottenuto da Pat Buchanan alle elezioni presidenziali.
Continuerò nei prossimi giorni (prendetela pure come una minaccia).
Suggerisco in particolare due libri. Sul neoconervatorismo Mark Gerson, "The Neoconservative Vision". Sul dibattito conservatore George Nash, "The Conservative Intellectual Movement in America".




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