Matteo Federici, ex poliziotto, esonerato per mobbing: "Sei un comunista"...
Aveva detto che non tutti i manifestanti di Genova erano violenti
TORINO - Lo chiamavano zecca: "Perché sono romano, tifo Roma e non disprezzo chi manifesta in piazza le sue idee". Lui giura che sia più che sufficiente per creare un pregiudizio definitivo: "Per essere bollato come comunista, nemico, agente inaffidabile". Matteo Federici, vent'anni, voleva fare il poliziotto. Dopo aver partecipato alla scuola allievi di Piacenza era stato mandato in missione al V reparto mobile di Torino come agente ausiliario di leva. Poi, l'episodio: "Ho detto che al G8 di Genova c'erano vari tipi di manifestanti. Persone con motivazioni e modi ben diversi. Per questo hanno fatto rapporto al capo. Ma loro hanno completamente distorto il mio pensiero". Loro sono i compagni di Matteo Federici, altri ragazzi in divisa. In cinque hanno firmato una relazione di servizio che ha innescato un procedimento disciplinare. Sono state lettere, deplorazioni, carte bollate del Ministero dell'Interno, udienze, ricorsi. Ora il ragazzo è fuori. Senza appello: "Perché era già stato richiamato due volte e aveva dimostrato un comportamento non adatto alla professione di poliziotto"., è la motivazione ufficiale.
Era la sera del 9 febbraio. Un contingente del Reparto Mobile di Torinostava tornando dal servizio d'ordine per la partita Inter-Reggina. Chiacchiere sul pullman che sono finite in un verbale di difesa: "Ognuno ha parlato della sua squadra del cuore. E lì hannoincominciato a chiamarmi zecca. Poi si è discusso degli stadi. Io ho detto: 'Non tutti i tifosi che scelgono la curva sono per forza teppisti. A quelli che spaccano i seggiolini non importa niente della partita'. E' intrvenuto un collega: 'Ma allora chi era a Genova solo a sputare in faccia ai poliziotti e fare danni?'. Io ho risposto pacatamente: 'Bisogna fare delle distinzioni'. Ma sono stato interrotto da un altro collega: 'E tu che ne sai? C'eri?'. Forse è in quel preciso momento che ho compromesso il mio futuro". Perché Matteo Federici ha risposto: "E anche se fosse?".
Allora si sono messi a litigare: "Ecco un altro comunista al reparto. Ma cosa vieni a fare in polizia? Il sindacalista? Oppure a Genova sputavi anche tu?". L'ultima risposta di Federici è stata: "A Genova non c'ero. Non sono d'accordo con chi sputava addosso ai poliziotti, ma se lo fanno non è per un fatto personale, ma per quello che rappresentiamo". In fondo al pullman verniciato d'azzurro, un vecchio Fiat 370, qualcuno ha alzato la voce: "Ecco un altro squatter. Per quelli come te ci vorrebbe Mussolini...". Dopo due giorni, cinque poliziotti hanno riferito al dirigente del reparto "per doverosa conoscenza".
Nella sua difesa, Matteo Federici ha sostenuto che quattro dei cinque ragazzi che hanno firmato il rapporto contro di lui non erano presenti al momento della discussione. Un particolare che non è servito a salvarlo dall'esonero: "Per mancanza dei requisiti morali e delle attitudini necessarie per esercitare con la dovuta affidabilità i compiti istituzionali".
L'articolo è di Nicolò Zancan, tratto dalla Repubblica del 6 settembre 2003.




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