Nel seguito di «Mein Kampf» scriveva: i tedeschi sono una minoranza
di Mirco Marchiodi
BOLZANO. Adolf Hitler era disposto a sacrificare la questione altoatesina sull'altare dell'alleanza con Benito Mussolini. E' quanto emerge dal «Secondo libro di Hitler», testo del 1928 che viene considerato il seguito di «Mein Kampf». La cui traduzione integrale viene ora pubblicata negli Usa a cura del professor Gerhard Weinberg.
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BOLZANO. «Hitler's second book - Il secondo libro di Hitler». Si intitola così l'inedito testo scoperto tra gli archivi tedeschi trasferiti in Usa dalle forze armate americane. A farlo venire alla luce era stato il professore emerito della North Carolina Gerhard L. Weinberg nel 1958.
L'edizione tedesca uscì nel 1961, la traduzione in inglese anche, ma incompleta. Ora il testo è stato ripubblicato interamente da Weinberg (che lo considera ancora più importante di «Mein Kampf», di cui lo definisce il seguito) e il Corriere della Sera ne ha pubblicato alcuni stralci nelle edizioni di ieri e di oggi. Stralci in cui si parla dell'Italia e del Sud Tirolo in particolare. Con Hitler che ribadisce senza tanti giri di parole che il confine è quello col Brennero. Perché? Hitler scrive che la terra è popolata a maggioranza da italiani, forse pensando già (siamo nel 1928) alla possibile alleanza con Mussolini. Il Führer considera infatti Sud Tirolo l'odierno Alto Adige, ma anche il Trentino. E tra gli italiani erano compresi anche i ladini. La zona a maggioranza tedesca era valutata poco importante e quella completamente tedesca si restringeva a una popolazione di 160.000 abitanti. Delle rivelazioni contenute in queste pagine abbiamo parlato con Giorgio Delle Donne, storico bolzanino.
Delle Donne, qual è l'importanza di queste pagine sull'Alto Adige?
A dire il vero non ci sono grosse novità. Per Hitler la questione altoatesina poteva essere tranquillamente sacrificata in nome dell'alleanza con Mussolini. Lo aveva già teorizzato nello scritto «La questione sudtirolese e il problema tedesco delle alleanze» che scrisse prima di «Mein Kampf».
Eppure questa posizione sembra mal conciliarsi con il suo nazionalismo...
Si tratta effettivamente di un elemento di contraddizione e Hitler lo sapeva, ma bisogna anche considerare che all'epoca Mussolini era già al potere e per Hitler costituiva l'esempio da imitare.
E quando anche Hitler arrivò a guidare il proprio Paese, la sua posizione cambiò oppure no?
Nel marzo del 1938, dopo l'annessione dell'Austria alla Germania, ribadì a Mussolini che la frontiera con l'Italia era quella del Brennero. E lo dichiarò solennemente anche nel suo discorso del 7 maggio 1938, a Palazzo Venezia.
Nonostante queste prese di posizione ufficiali e non, in Alto Adige c'è sempre stato chi sperava in una "liberazione" da parte della Germania. Come mai?
La posizione di Hitler era contraddittoria. Basti pensare che se negli anni Venti era la chiesa cattolica che finanziava la resistenza - ad esempio attraverso le "Katakombenschulen" - negli anni Trenta l'egemonia della resistenza al fascismo era nazista. In molti sognavano la "grande annessione".
E la Germania come la pensava? Hitler dice che dopo un primo momento di calma, dovette «subire attacchi aperti circa la mia politica verso l'Italia».
L'annessione dell'Alto Adige all'Italia aveva scatenato diverse proteste. Anche in Italia, dove la sinistra di Salvemini si era detta contraria a questa operazione. Ma l'inasprimento arrivò dopo il 1922, con l'avvento del fascismo. Fu allora che la situazione cambiò radicalmente.
L'argomentazione di Hitler si basa su una «proporzionale etnica» favorevole agli italiani. Come mai?
Perché Hitler considerava l'intera Regione, quella che allora era la Venezia Tridentina che assieme al Veneto e al Friuli costituiva il regno delle Tre Venezie. Ma c'è anche un altro elemento di interesse nei dati citati dal libro.
Quale?
Quando Hitler parla dell'area circoscritta del Tirolo del Sud a maggioranza tedesca, mette di fronte 190.000 tedeschi e 64.000 italiani e ladini. Il fatto di accomunare italiani e ladini all'epoca era una consuetudine sia politica che linguistica, visto che il ladino veniva considerato un dialetto italiano.
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