In America dove la stampa coonserva un barlume di decenza, stanno imputando a Bush di non aver tenuto in alcun conto uno studio governativo in cui si evidenziava lo stato delle centrali elettriche e della rete di trasmissione del tutto obsolete. Pare che le grandi compagnie private e le lobbies che ci sono in quel Parlamento (come da noi ma in modo più mistificato) abbiano osteggiato e nascosto in tutti i modi quel dossier per privilegiare i propri interessi (il "Paradiso" delle privatizzazioni tanto tenecemente perseguito soprattutto durante il Governo dalemiano e dal decreto Bersani cui si oppose di fatto solo rifondazione comunista).
Ora, tenendo conto che la tesi conclusiva di Fassino al congresso dei DS di Pesaro fu che tutti gli errori precedenti dei governi di centro-sinistra erano da imputarsi alle titubanze ed alle incertezze nell'applicazione del riformismo di stampo socialdemocratico/dalemiano (il quale non a caso ha appoggiato la scelta di Fassino a segretario dei DS), in futuro si sarebbero riproposte con più decisione ed applicate quelle scelte dove possibile senza tentennamenti. Difatti nel suo staff Bersani è stato confermato a responsabile economico dei DS e quella domanda che Sansonetti ha fatto a Cofferati alla festa dell'Unità di Roma agli ex mercati generali: come possiamo fidarci che scelte sbagliate compiute dai governi di centro-sinistra non siano ripetute? non trova ovviamente alcuna soddisfazione da questa linea diessina (per esempio sulle privatizzazioni di beni pubblici essenziali) e della coalizione visto che su un'argomento di tale rilevanza proprio in questi ultimi mesi si registra da quel fronte un'assordante silenzio.
Eppure anche in Italia accadde qualcosa di simile che in America. Si ignorarono tutte le esortazioni e gli allarmi della Authority dell'energia che invitavano i vertici di allora dell'ENEL (soprattutto Tatò, visto che Testa contava meno del due di coppe) a non trascurare troppo il core business elettrico e non utilizzare, per esempio per la dispendiosissima acquisizione di Omnitel le bollette che gli italiani pagavano per la fornitura di energia elettrica e, presumibilmente, anche per la manutenzione della rete distributiva e per aumentarne semmai l'efficienza.
Quel vertice, all'atto del suo insediamento, dichiarò al contrario che avendo (udite, udite!) l'ENEL (la cui rete è notoriamente un colabrodo) esaurito la sua funzione storica di fornitrice e produttrice di energia, questa per aumentare e creare valore doveva "diversificarsi". Di qui la sciagurata politica della multi utility che all'interno dell'ENEL era più nota come "spezzatino Carpi" dal nome del sottosegretario diessino al Ministero dell'Industria. Un'agglomerato di oltre 300 società (non le sole circa trenta "ufficiali") di cui gli stessi dipendenti ENEL sanno poco o nulla.
Eppure la stampa (che da noi è assai più assoggettata ai poteri economici, non a caso i De Benedetti proprietari di Repubblica, sono in pieno lanciati nel "business" dell'energia elettrica con una società che mi pare si chiami appunto Energia ed hanno gareggiato per l'acquisto di una o più delle tre Genco messe in vendita dall'ENEL in questi anni come il decreto Bersani imponeva).
Ebbene tutto tace. Chi sbaglia? I giornali americani che stanno mettendo in croce Bush per aver "trascurato" tanto colpevolmente il tema dell'ammodernamento delle centrali? (Ma ciò investe in pieno la scelta delle privcatizzazioni, come in Italia, perché non è remunerativo ammodernare ciò che si deve svendere...), quelli Italiani che su questo tema e sulle precedenti gestioni dell'ENEL tacciono pudicamente, Fassino che continua a tenersi il buon Bersani, con la sua fissa del capitalismo "pragmatista" in salsa emiliana che tanti danni ha fatto e continuerà a fare?
Nulla di nulla, appunto silenzio assordante.
E' vero, come qualcuno ha fatto notare che questa è una "fissa" per vari motivi. Perché ho "sempre" pensato che fosse delinquenziale privatizzare i beni pubblici essenziali (sanità, istruzione, acqua ed energia), perché un tema di questa rilevanza sta velocissimamente "spostando" in America i temi politici sui quali si dovranno confrontare i prossimi candidati alla Casa Bianca (cosa che accadrà fatalmente anche da noi alle prossime scadenze elettorali ed alle prossime politiche in una impreparazione ed in un silenzio veramente omertosi, e posso capire visti i danni compiuti in merito). Che la stessa guerra in Irak viene imputata a Bush (non tutti i temi umanitari, di opportunità e quant'altro ha occupato i giornali di questo mondo in questi mesi, ma una "banale" questione di politica energetica che rischia di bloccare un continente non si sa quante volte ancora) perché ha fatto trascurato i temi della politica interna.
In America è bastato un blackout di poche ore in una grande metropoli per capovolgere le urgenze della politica americana ed in qualche modo mondiale e da noi si continua a discettare di caldo, acquazzoni e processi (sui quali peraltro perde più tempo il giornalismo anglosassone con un dossier di 150 pagine ritenendo giustamente impensabile e pericolosissimo il conflitto di interessi berlusconiano che la nostra accaldata piccola stampa nostrana più impegnata a descrivere gli amori estivi del calciatore e della velina di Striscia...).
Io invece continuo a considerare ESSENZIALE questo tema anche perché voglio che qualcuno si ricordi anche nel prossimo futuro quanto questa sia stata una mia "fissa". Quando cioè, tra poco tanti, quelli che seguono sempre la scia, gli oopportunisti di sempre, i mistificatori di ogni stagione, su questo tema si faranno folla, dopo avere attaccato per anni chi della coerenza ha fatto una regola propria di vita. Sempre, anche pagando certe scelte a caro prezzo.




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