Una discarica di rifiuti pericolosi a meno di cento metri dal mare. Davanti al premier, in parata a Olbia, avevano promesso di mostrare le «prove» del traffico di rifiuti speciali in Sardegna. Quel traffico e deposito illegale che il ministro Giovanardi, riferendo al Parlamento, aveva escluso. Lunedì mattina, con un vero e proprio blitz e l'utilizzo di una pala meccanica e un escavatore i rappresentanti del movimento indipendentista Indipendentzia Repubblica de Sardigna hanno riportato alla luce i sacchi e i bidoni in plastica gialla, che dovevano contenere rifiuti speciali. Veleni che vengono classificati come R45 che contengono sostanze cancerogene come arsenico, amianto, benzene e cadmio. Accompagnati dal parlamentare dei verdi Mauro Bulgarelli e da una deputata di Forza Italia, (Gabriella Pinto, componente della commissione Ecomafie), i rappresentanti del movimento indipendentista, lo stesso che aveva manifestato meno di un mese fa davanti alla villa Certosa a Porto Rotondo, hanno raggiunto una zona paludosa tra Fiumesanto e il petrolchimico vasta 35 ettari. Un'area abbandonata ricoperta da poca vegetazione e molto simile a una sorta di tappeto gommoso. Ai militanti del movimento indipendentista sono bastati pochi colpi di benna per riportare alla luce i sacchi e i fusti utilizzati per contenere e far «sparire» i veleni. Che, almeno per il momento, non è detto provengano dallo stabilimento. Rifiuti sotterrati a una profondità variabile tra i 5 e i 15 metri. Una vera e propria bomba ecologica che, come hanno rimarcato anche gli autori del blitz, potrebbe avere ripercussioni sugli abitanti del vicino centro di Porto Torres.
«C'è il rischio di un inquinamento atmosferico - denuncia Gavino Sale - e il pericolo è che tutto il sistema biologico sia stato compromesso». Dopo la denuncia degli indipendentisti che, per contrastare lo smaltimento illegale e quello legalizzato di veleni e scorie nucleari in Sardegna hanno fatto una vera e propria battaglia, la procura della repubblica di Sassari ha aperto un'inchiesta. Gli inquirenti, sul posto sono intervenuti i Noe dei carabinieri che hanno provveduto a transennare e sequestrare l'area, dovranno, adesso, accertare la provenienza dei rifiuti e inoltre stabilire le eventuali responsabilità.
Dopo il ritrovamento della bomba ecologica arrivano anche le polemiche. Una su tutte, quella delle organizzazioni sindacali che da tempo, chiedono l'intervento delle istituzioni per controllare le zone inquinate.
«Questa è la dimostrazione chiara di come le ecomafie esistano da tempo in Sardegna - denuncia Salvatore Corveddu, segretario regionale della Filcea Cgil - abbiamo appreso questo fatto all'ultimo momento, ma non è altro che la conclusione di una lunga protesta che proprio i sindacati hanno portato avanti da tempo». Ossia, quella delle bonifiche ambientali e, soprattutto, la mancanza di un vero e proprio progetto per il monitoraggio ambientale. «La magistratura a questo punto deve andare sino in fondo per individuare i responsabili - aggiunge il sindacalista - . C'è da ricordare che questi fatti sono la conseguenza di una carenza istituzionale vera e propria». Subito spiega. «In Sardegna mancano i piani di caratterizzazione, inoltre non esiste e non funziona l'Arpa, l'agenzia per la protezione ambientale». La storia non finisce qui. Anzi la scoperta fa scoppiare anche la polemica all'interno di Forza Italia. Non è certo un caso che proprio Gabriella Pinto, sarda ma eletta in Lombardia, perché scaricata dagli azzurri sardi, abbia presentato una interrogazione parlamentare in cui chiedeva delucidazioni su un eventuale stoccaggio illegale di sostanze velenose nella zona di Porto Torres. Dubbi però fugati dal ministro Giovanardi che, esprimendo la posizione del governo, aveva che escluse la presenza di queste sostanze. La vicenda "veleni" approderà in Parlamento. «La commissione bicamerale sulle ecomafie - fa sapere invece il presidente Paolo Russo - si attiverà immediatamente per far luce sull'intera vicenda chiedendo conto perché nessuno si sia mai accorto di nulla, nonostante le ripetute sollecitazioni giunte da mass media e dal mondo politico. Qui non si tratta di spazzatura nascosta sotto il tappeto». Peccato però che a escludere la presenza di rifiuti e veleni sia stato proprio il rappresentante del governo




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