Nonostante il veto di Berlusconi, il Senatùr torna alla carica: "Il problema è padano non romano. Il protezionismo salverà le industrie del Nord". Speroni contro il Wto: "Non è un dogma".


ROMA - Se la maggioranza ne ha preso nettamente le distanze e il premier Berlusconi ha stroncato la sortita in poche battute: “Il Wto è contrario, io non ci posso fare nulla”, Umberto Bossi resta convinto che reintrodurre dazi doganali per fermare l’ondata di prodotti a prezzi stracciati che giungono dall’Oriente sia giusto oltre che conveniente. Nonostante il coro di no, che la svolta protezionista della Lega ha attirato su di sè, il Senatùr insomma tira dritto per la sua strada.

E in una breve intervista sulla Padania, il ministro per le riforme Istituzionali replica con durezza a chi ha criticato la sua proposta di innalzare barriere sulle merci provenienti dalla Cina. Contro la quale, a dire il vero, in questi giorni sono arrivate altre bocciature autorevoli: tra cui quella di Confindustria e quella del commissarrio Ue per l'agricoltura Franz Fischler, che ha evocato tra l'altro il pericolo di sanzioni.

Per tutti, il leader del Carroccio ha un'unica risposta: "si tratta di un problema padano, non romano. C'é gente più esperta a proteggere l'assistenzialismo che il lavoro".

"Le fabbriche sono al Nord - continua il leader della Lega - e noi abbiamo l'interesse vitale di democratizzare la globalizzazione difendendo il nostro lavoro e le nostre fabbriche con il protezionismo. Occorrono scelte più hard come i dazi doganali, oppure saremo sempre nei pasticci".

Alla domanda "alcuni sostengono che questo tema non fa parte degli accordi elettorali" Bossi risponde: "Beh, la devoluzione faceva parte degli accordi elettorali eppure non ce l'hanno fatta passare inventandosi l'interesse nazionale per dare alla Corte Costituzionale la possibilità di inattivare le leggi delle Regioni. Il tema del protezionismo non farà parte del programma elettorale ma se non lo affrontiamo, continua a saltare l'economia reale, saltano le nostre imprese e naturalmente salta anche l'assistenzialismo di tanti chiacchieroni che vedono il Nord come terra di schiavi".

Nel mirino degli strali leghisti ci finisce anche il Wto, l'organizzazione mondiale del commercio. E' Francesco Speroni, uno dei numeri due del Carroccio, a puntare i piedi: "Dicono che non si può fare? Per qualcuno il Wto è Dio, e le sue regole fissate sulla pietra come i 10 comandamenti. I lavoratori che finiranno disoccupati sapranno a tempo debito chi ringraziare". Ma il capo gabinetto del Senatùr si fa poche illusioni circa l'effettiva realizzazione del protezionismo in salsa bossiana. "Se le cose stanno così, vorrà dire che non se ne farà niente - chiosa Speroni -. Ma è un grosso errore. Le regole del commercio non è che sono state scritte una volta per tutte. Si possono cambiare, contrattare. Basta vedere come si sono comportati gli Stati Uniti, che i propri interessi li sanno fare".

(19 AGOSTO 2003, ORE 10:45)