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    Predefinito Andreotti: fino all'80 rapporti con mafia

    Palermo 135, 138
    Sentenza Andreotti: fino all'80 rapporti con mafia

    La sentenza di appello che ha mandato assolto GiulioAndreotti per associazione mafiosa, riconosce tuttavia che fino alla primavera del 1980 l'ex presidente del Consiglio aveva dimostrato "una autentica, stabile e amichevole disponibilità verso i mafiosi". Lo si legge nelle motivazioni della sentenza che sono state depositate oggi. La ragione dell'assoluzione va ricercata nel fatto che dopo il 1980 il senatore a vita non ha "concretamente agito per agevolare il sodalizio criminale". Per i fatti precedenti, cioè, si applica la prescrizione, mentre per quelli succesivi l'uomo politico deve essere assolto.

    Le motivazioni della sentenza del 2 maggio sono contenute in tre volumi di complessive 1.520 pagine. In esse i giudici distinguono con chiarezza ciò che avvenne prima e dopo lo spartiacque del 1982, quando venne definito il reato di "associazione mafiosa".

    Secondo i giudici, "manifestazioni di disponibilità personale del sen. Andreotti successive a tale periodo sono state semplicemente strumentali e fittizie, comunque non assistite dalla effettiva volontà di interagire con i mafiosi anche a tutela degli interessi della organizzazione criminale: anzi, in termini oggettivi è emerso un, sempre più incisivo, impegno antimafia, condotto dall'imputato nella sede sua propria della attività politica". (red)

  2. #2
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    Ed ora non mi venite piu' parlare di luride calunnie ed accuse infamanti, capito bene PFB?

  3. #3
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    Predefinito

    Rese note le motivazioni dell'assoluzione in appello
    "Dei suoi comportamenti risponderà davanti alla storia"
    I giudici: "Fino al 1980 Andreotti trattò con la mafia"
    "Dopo quella data l'atteggiamento cambiò"


    PALERMO - Giulio Andreotti ha dimostrato
    "un'autentica, stabile ed amichevole disponibilità verso i mafiosi" fino alla primavera del 1980. Da quella data in poi, invece, l'atteggiamento del senatore a vita cambia. Per questo, per i fatti antecedenti quell'anno, va applicata la prescrizione, per quelli successivi va pronunciata l'assoluzione.
    Eccole le motivazioni della sentenza che il 2 maggio ha assolto Andreotti dall'accusa di associazione mafiosa. Ben 1.520 pagine suddivise in 6 volumi e 45 capitoli per spiegare che la la Corte "ritiene che una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi non si sia protratta oltre la primavera del 1980". Dopo tutto cambia. Secondo la Corte, "manifestazioni di disponibilità personale di Andreotti successive a tale periodo sono state semplicemente strumentali e fittizie, comunque non assistite dalla effettiva volontà di interagire con i mafiosi anche a tutela degli interessi della organizzazione criminale: anzi, in termini oggettivi è emerso un, sempre più incisivo, impegno antimafia, condotto dall'imputato nella sede sua propria della attività politica".

    Fino agli anni '80 però il giudizio dei giudici è durissimo. "Il senatore Andreotti ha avuto piena consapevolezza che i suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi, ha, quindi, - scrivono i giudici - a sua volta coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss, ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ha loro chiesto favori, li ha incontrati".

    Le motivazioni raccontano di un intreccio di rapporti tra Andreotti e gli esponenti di Cosa Nostra, Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti. Rievocano il ruolo dei cugini Antonino ed Ignazio Salvo.
    Non ci fu invece nessun faccia a faccia con Totò Riina. E nemmeno il famoso "bacio" tra i due di cui parlarano i pentiti. Ed ancora. Parlando dell'omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, il presidente democristiano della Regione Sicilia assassinato dalla mafia il 6 gennaio del 1980, dopo aver intrapreso una decisa azione riformatrice dell'amministrazione siciliana, i giudici scrivono che Andreotti avrebbe indicato agli esponenti di Cosa Nostra "il comportamento" da tenere, li avrebbe indotti "a fidarsi di lui" e a parlargli anche "di fatti gravissimi nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati". In quell'occasione, secondo i giudici, Andreotti cercò di gestire la situazione, ma non vi riuscì e ci fu, anzi, un "drammatico fallimento del disegno di mettere sotto il suo controllo l'azione dei suoi interlocutori". Tentativo che fallì per l'atteggiamento intransigente di Bontade.

    Rapporti, azioni e giudizi di cui Andreotti, si legge nelle motivazioni, risponderà "dinanzi alla storia comunque si opini sulla configurabilità del reato".


    (25 luglio 2003)

  4. #4
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    Il Nuovo
    "Andreotti disponibile verso i boss fino agli anni '80"

    Depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione in Appello. "Andreotti disponibile verso i boss fino agli anni '80". "Nessun bacio con Riina".

    ROMA - Giulio Andreotti avrebbe dimostrato ''un'autentica, stabile ed amichevole disponibilità verso i mafiosi" fino alla primavera del 1980. Lo scrivono nelle conclusioni della sentenza, i giudici della corte d'appello di Palermo i quali, invece, escludono che dopo il 1980 il senatore abbia "concretamente agito per agevolare il sodalizio criminale". Il giudizio del 2 maggio scorso l'aveva assolto dall'accusa di associazione mafiosa.Andreotti, in quell'occasione commentò: "Io so benissimo che non c'entro niente con la mafia, ma dopo la singolare sentenza di Perugia (riguardo la condanna in secondo grado per il delitto Pecorelli) qualche preoccupazione poteva anche esserci". E poi aggiunse, con la consueta ironia: "Il tempo è galantuomo, magari se andasse un po' più veloce sarebbe meglio...".

    Nel documento presentato dai magistrati Andreotti nella primavera dell'80 avrebbe incontrato il boss Stefano Bontade, ucciso a Palermo nell'aprile del 1981, come ha rivelato Marino Mannoia, sedicente testimone oculare dell'incontro, e come hanno ripetuto Nino Giuffré e Pino Lipari, ma non il capo di Cosa Nostra, Salvatore Riina, come ha detto il pentito Baldassarre Di Maggio. "Appare legittimo considerare le indicazioni del Giuffré e del Lipari alla stregua di, sia pure indiretti, elementi di prova convergenti, idonei a confermare i personali contatti fra il Bontate ed Andreotti di cui ha parlato il Marino Mannoia". Secondo i giudici, invece, "può dirsi che le risultanze acquisite non consentono di ritenere processualmente provato l'incontro fra Andreotti e Riina in casa di Ignazio Salvò, quello del bacio, descritto da Baldassarre Di Maggio.

    Il retroscena. La corte ha giudicato "sussistenti" la gran parte degli elementi prodotti dall'accusa (altro che calunnie quindi n.d.r.) sui rapporti tra Andreotti ed esponenti di Cosa nostra nel periodo precedente alla primavera del 1980. La sentenza parla di "amichevoli ed anche dirette relazioni" con l'ala moderata di Cosa Nostra e in particolare con Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti. Questi rapporti sarebbero stati propiziati dal legame che lo stesso Andreotti aveva con Salvo Lima e con i cugini Nino ed Ignazio Salvo. Proprio con questa componente di Cosa nostra il senatore avrebbe avuto "rapporti di scambio" dai quali avrebbe ricavato un "generico appoggio elettorale" e un solerte impegno dei boss a soddisfare le sue esigenze e quelle dei suoi amici.

    Il quadro delineato dai giudici attribuisce all'ex presidente del Consiglio un "interesse personale a mantenere buone relazioni" con la mafia e una "effettiva sottovalutazione del fenomeno mafioso"
    . Solo in un secondo momento Andreotti si sarebbe reso conto della reale pericolosità di Cosa nostra per le istituzioni. E questo sarebbe accaduto dopo un incontro con Bontade che Andreotti avrebbe accettato nel tentativo di evitare l'uccisione del presidente della Regione, Piersanti Mattarella. L'incontro dunque si sarebbe effettivamente svolto ma le buone intenzioni di Andreotti non solo non salvarono la vita a Mattarella ma vengono giudicate negativamente dalla corte. Come uomo delle istituzioni, è scritto, il senatore avrebbe dovuto denunciare i boss e fornire poi tutti gli elementi di cui era a conoscenza. Ma di questi fatti, osservano i giudici, "il senatore Andreotti risponde, in ogni caso, dinanzi alla storia, così come la storia gli dovrà riconoscere il successivo, progressivo ed autentico impegno nella lotta contro la mafia".

    Il processo. La vicenda processuale palermitana dell'ex leader democristiano era iniziata il 20 ottobre del 1992 quando, per la prima volta, due pentiti (Gaspare Mutolo e Leonardo Messina) avevano fatto il nome del senatore a vita nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio dell'eurodeputato Salvo Lima, avvenuto il 12 marzo dello stesso anno. Nel marzo del '93 la Procura, diretta da Giancarlo Caselli, aveva inviato al Senato la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Andreotti. Il 2 marzo del '95 infine, il gup di Palermo, aveva deciso il rinvio a giudizio. Il processo era iniziato il 26 settembre dello stesso anno nell'aula bunker del carcere Ucciardone, davanti a centinaia di giornalisti arrivati da tutto il mondo. Dopo sei anni di dibattimento, il 23 ottobre 1999 il processo di primo grado si era chiuso con l'assoluzione dell'imputato perché "il fatto non sussiste".

    Poi la conferma del maggio scorso dopo quasi nove ore di camera di consiglio con la formula del "non doversi procedere" e della prescrizione. I pm Daniela Giglio e Annamaria Leone, che avevano chiesto la condanna dell'ex presidente del Consiglio a 10 anni di reclusione, e il giovane avvocato Giulia Bongiorno a esultare al telefono con il suo cliente molto speciale. Oggi le "motivazioni" di quanto deciso dai giudici che "non colgono di sorpresa", come commenta chi è vicino da sempre al senatore. E non archiviano una lunga fase storica.

    (25 LUGLIO 2003; ORE 14:00 - Ultimo aggiornamento ore 15:00)

  5. #5
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    In origine postato da Ago
    Solo in un secondo momento Andreotti si sarebbe reso conto della reale pericolosità di Cosa nostra per le istituzioni.
    Si, come no, buona notte fiorellino...

  6. #6
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    Corriere

    Dopo quell'anno sarebbe cominciato il distacco da Cosa Nostra
    Andreotti disponibile verso i mafiosi fino al 1980
    Rese note le motivazioni dell'assoluzione: dopo l'incontro con Bontade, il senatore si rese conto del reale pericolo

    PALERMO - Rese note oggi le motivazioni della sentenza di assoluzione dell'ex presidente del Consiglio ed attuale senatore a vita Giulio Andreotti.

    DISPONIBILITA' VERSO I MAFIOSI - Andreotti avrebbe dimostrato «un'autentica, stabile ed amichevole disponibilità verso i mafiosi» fino alla primavera del 1980. Lo scrivono nelle conclusioni della sentenza depositata oggi i giudici della corte d'appello di Palermo i quali, invece, escludono che dopo il 1980 il senatore abbia «concretamente agito per agevolare il sodalizio criminale». E perciò per questa parte dell' accusa il senatore a vita è stato assolto.

    RELAZIONI AMICHEVOLI - La corte ha giudicato «sussistenti» la gran parte degli elementi prodotti dall'accusa sui rapporti tra Andreotti ed esponenti di Cosa nostra nel periodo precedente alla primavera del 1980. La sentenza parla di «amichevoli ed anche dirette relazioni» con l'ala moderata di Cosa Nostra e in particolare con Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti. Questi rapporti sarebbero stati propiziati dal legame che lo stesso Andreotti aveva con Salvo Lima e con i cugini Nino ed Ignazio Salvo. Proprio con questa componente di Cosa nostra il senatore avrebbe avuto «rapporti di scambio» dai quali avrebbe ricavato un «generico appoggio elettorale» e un solerte impegno dei boss a soddisfare le sue esigenze e quelle dei suoi amici. Il quadro delineato dai giudici attribuisce all'ex presidente del Consiglio un «interesse personale a mantenere buone relazioni» con la mafia e una «effettiva sottovalutazione del fenomeno mafioso».

    LA PERICOLOSITA' DI COSA NOSTRA - Solo in un secondo momento Andreotti si sarebbe reso conto della reale pericolosità di Cosa nostra per le istituzioni. E questo sarebbe accaduto dopo un incontro con Bontade che Andreotti avrebbe accettato nel tentativo di evitare l'uccisione del presidente della Regione, Piersanti Mattarella. L'incontro dunque si sarebbe effettivamente svolto ma le buone intenzioni di Andreotti non solo non salvarono la vita a Mattarella ma vengono giudicate negativamente dalla corte. Come uomo delle istituzioni, è scritto nella sentenza, il senatore avrebbe dovuto denunciare i boss e fornire poi tutti gli elementi di cui era a conoscenza. Ma di questi fatti, osservano i giudici, «il senatore Andreotti risponde, in ogni caso, dinanzi alla storia, così come la storia gli dovrà riconoscere il successivo, progressivo ed autentico impegno nella lotta contro la mafia». A far mutare radicalmente linea nei confronti della mafia fu proprio l'incontro con Bontade dal quale il senatore ricavò la consapevolezza dei rischi connessi a un atteggiamento di «disponibilità». Da quel momento «ha seguito un percorso di riscatto» promuovendo iniziative legislative contro la mafia, che la corte giudica efficaci e incisive.
    25 luglio 2003

  7. #7
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    Com'e' sta storia? A maggio da queste parti c'era parecchia gente che ululava per la gioia dopo la sentenza di "assoluzione" e gettava fango sui procuratori e sulle loro accuse false ed infamanti. A cominciare dal maggiordomo, sempre prontissimo ad accusare i magistrati.

    Beh, dove siete finiti?

  8. #8
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    ''L'assoluzione in appello di Giulio Andreotti liquida il secondo dei grandi teoremi giustizialisti che nella primavera nera del 1993 furono imbastiti per condizionare e deformare il volto della nostra democrazia. Ne sono felice''. Cosi' il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi commenta la notizia dell'assoluzione a Palermo di Giulio Andreotti.

    Al solito il berlusco fa un buco nell'acqua: la sentenza dimostra invece che erano "sussistenti la gran parte degli elementi prodotti dall'accusa", e smonta cosi' il teorema del berlusco...

    Ne sono felice.

  9. #9
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    In origine postato da antonio
    ..che silenzio assordante...
    Stanno aspettando che il foglio o il giornale spieghino loro cosa rispondere...

  10. #10
    SENATORE di POL
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    In origine postato da Ago
    Ed ora non mi venite piu' parlare di luride calunnie ed accuse infamanti, capito bene PFB?
    Le calunnie restano calunnie e le accuse infamanti restano accuse infamanti. Del resto solo un idiota può pensare che Andreotti, sapendo che un quarto secolo dopo sarebbe stato processato, abbia, (non si vede altro motivo), abbandonato la mafia, con la quale era in così ottimi e determinanti rapporti per poter godere della prescrizione del reato e andare assolto.
    E' del tutto evidente che in una democrazia simili "Motivazioni" delle sentenza non solo possano ma debbano essere criticate, e del resto già al momento dell'assoluzione con prescrizione per una parte del reato (il commento dei procuratori lasciò intendere che gli stessi conoscevano già la motivazione che sarebbe stata avanzata, visto che giuridicamente la prescrizione operava indipendentemente dalla responsabilità supposta) avanzai l'ipotesi che ci potesse essere una sentenza salomonica: assoluzione senza sputtanare completamente una procura che, nonostante certi elementi ultra-politicizzati (è di ieri l'ulteriore notizia di fuoriose guerre intestine in quegli uffizi) è pur sempre, per sua funzione istituzionale (quindi indipendentemente dagli uomini che la compongono attualmente o che hanno istruito .....certi processi) , in prima linea contro il crimine organizzato.
    Dunque le tue acritiche considerazioni da agit-prop tienile per te.
    Il giudizio passerà agli storici dell'avvenire, che credo indurrano i nipoti di taluni "magistrati".... a dover negare qualsiasi rapporto parentale con chi si rese protagonista di certe accuse.... corredate con ridicoli baci e altre idiozie, e che spiegheranno perche certi giudici non abbiano voluto infierire con loro pur mandando assolto un imputato politicamente inviso a tanta "magistratura"....per ragioni squisitamente ideologiche, o meglio, determinate dalla disinformazione pluri-decennale prima magistralmente orchestrata e poi diffusa .....da una ben determinata parte politico-"culturale". Ad Andreotti continueranno a pervenire gli auguri di buon compleanno, finchè avrà vita, dai Capi dello Stato, dai massimi titolari delle più Alte Istituzioni, da Capi di Governo e di Stato stranieri, a danno del fegato di certi politicanti moralisti senza morale, togati o meno e dei "giornalisti"" della stampa loro battistrada.

    Saluti liberali

 

 
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