Quell'islam (che era )strisciante nei salotti culturali europei
Ecco perchè studiosi, scrittori e politologi sostenevano il mondo arabo.
di Davide Giannetti
Da "La Padania" di oggi, un interessante analisi sulla questione mediorientale nella nota prospettiva del filoarabismo da psicanalisi che lega l'estrema destra e l'estrema sinistra, sintomaticamente unite anche da un viscerale antipadanismo
"Esiste in Europa un diffuso sentimento filo-islamico che lega, trasversalmente, aree politico-culturali eterogenee fra loro eppure in grado di trovare, su questo terreno, punti in comune davvero sorprendenti. Dopo gli attentati alle torri gemelle sembrava che i fans e gli ammiratori di Bin Laden e dei kamikaze potessero godere di un certo credito esclusivamente presso i popoli delle latitudini levantine o presso gli Stati del Medio-Oriente. In realtà si è visto che gli individui affascinati dalla mentalità musulmana non si trovano solamente nelle comunità islamiche radicatesi nelle metropoli tedesche, francesi e d italiane, ma anche e soprattutto nei salotti culturali e nei circoli intellettuali di mezza Europa.
Permane, infatti, una benevola accondiscendenza - quando non un aperto e smaccato sostegno - da parte di studiosi, politologi, scrittori e financo politici nei confronti del mondo arabo, e questo sia a destra che a sinistra. Per quanto riguarda la destra, specie quella radicale, limitiamoci ad osservare il caso italiano: da sempre antisemita ed antiamericana, l'estrema destra ha spesso guardato con simpatia alla cultura musulmana giudicata non ancora erosa dal materialismo consumistico proprio dell'Occidente. L'organizzazione tradizionale - cioè essenzialmente patriarcale - e per certi versi arcaica della società islamica solletical'immaginario pseudomachista del militante neofascista che vede in essa la forma, pura ed ideale, di come dovrebbe essere strutturata una comunità "virile", in opposizione ad un Occidente - in versione "Sodoma e Gomorra" - debosciato, femminilizzato, colpevole di essersi fatto sedurre dalle sirene del femminismo, della rivoluzione sessuale e, da ultimo, del consumismo "yankee" di impronta americana.
Tali suggestioni vanno peraltro a impiantarsi e ad alimentare le ossessioni più recondite degli ambienti ultranazionalistici confortando i suoi componenti, frastornati da fallimenti sociali e da frustrazioni personali, nell'illusione di un ritorno all' "età dell'oro", pre-moderna e pre-illuministica, stile ancien règime.
Facendo coincidere la modernità con la società occidentale ed addebitando allo stesso Occidentela responsabilità delle condizioni in cui versa il terzo mondo, gli esponenti della destra scivolano così, inconsapevolmente, nelle capaci braccia di quell'ideologia terzomondista secondo cui l'Europa dovrebbe sistematicamente recitare il mea culpa per le sofferenze inflitte ai Paesi poveri, ai quali sarebbe stato irrimediabilmente strappato un modus vivendi tradizionale ed autoctono a causa di un occidentalizzazione forzata.
Un altro motivo per cui negli ambienti dell'estrema destra l'islamismo viene guardato con rispetto e favore risiede sostanzialmente nella sua secolare funzione antiebraica ed antigiudaica. L'antisemitismo nazi-fascista che non ha mai smesso di scorrere, come un fiume carsico, in certi settori - seppur marginali - della sottocultura europea ha quindi l'occasione di tornare alla ribalta e di riprender fiato grazie al principio in base al quale "i nemici dei miei nemici sono miei amici".
Individuando nell'ebraismo internazionale e nello Stato di Israele il caprio espiatorio grazie al quale può giustificare le proprie sconfitte storiche addossando la colpa della disfatta in cui sono precipitati i regimi dittatoriali degli anni 30 ad una non meglio
specificata cospirazione mondiale di cui gli ebrei sarebbero stati i registi occulti, il radicalismo neofascista condivide con il mondo islamico la visione paranoide di un mondo dominato dalle potenti lobby ebraiche intente a tramare per la supremazia planetaria, nonchè di essere le fomentatrici di tutte le guerre, di tutti i disordini e di tutte le ingiustizie che dilanierebbero il Medio-Oriente.
Ci troviamo al cospetto del consueto e ormai abusato complotto "giudaico" che non cessa mai di esercitare un fascino perverso ed una influenza negativa negli ambientipiù disparati (si pensi all'accusa lanciata da importanti paesi arabi - come la Siria - all'indomani dell'11 settembre secondo cui i veri responsabili degli attacchi suicidi a new York sarebbero stati nientemeno che gli agenti del Mossad. Una "tesi" questa perfettamente simmetrica e speculare alle paranoie complottistiche proprie dell'estrema destra).
L'attrazione fatale che i rappresentanti della destra radicale provano nei confronti del mondo arabo non mancano tuttavia di creare contraddizioni notevoli nella misura in cui, agli ottimi ed affettuosi rapporti di amicizia fra le due parti (le visite diplomatiche dei politici nazionalistinei Paesi Islamici - come i viaggi di Haider nell'Iraq di Saddam Hussein - sono emblematiche in proposito) si alternano aspre critiche che gli stessi esponenti della destra rivolgono alle comunità arabe in Europa, colpevoli di ridurre le città del vecchio continente in squallidi slums contrassegnati da delinquenza e criminalità dilaganti e contro i quali invocare la "tolleranza zero".
Nel campo della sinistra radicale le posizioni - pur originando da premesse differenti - convergono nel medesimo punto. L'antiamericanismo è, infatti, come per l'estrema destra, anche qui un elemento distintivo per comprendere la difesa che la sinistra compie nei confronti dell'Islam e di ciò che esso rappresenta. Agli occhi del militante comunista l'estremismo musulmano sarebbe, infatti, la risposta emotiva di una parte del terzo mondo - vittima ovviamente dello sfruttamento capitalistico occidentale - all'imperialismo made in Usa, agli embarghi economici e, non da ultimo, alla presenza americana in Medio-Oriente, sotto forma di Israele.
In questo senso il terzomondismo neomarxista giustifica il terrorismo islamicoin quanto esso costituirebbe un'importante resistenza alla penetrazione capitalistica americana, un argine allo sfruttamento messo in atto dall'uomo "bianco", "razzista", "ricco", "egoista" a tutto detrimento dell'abitante del terzo mondo, ovviamente schiavizzato e discriminato.
A differenza dell'estrema destra, la sinistra post e neo comunista mantiene una sua precaria coerenza allorquando estende alle comunità islamiche presenti in Europa la medesima amicizia e il medesimo sostegno che essa accorda all'Islam in quanto tale.
E, tuttavia, la strenua battaglia che la sinistra compie nel rivendicare pari diritti , pari dignità e forti garanzie a favore delle comunità musulmane trapiantate sul suolo europeo collideincredibilmente con i principi e i valori assunti, dalla sinistra stessa, a elementi imprescindibili e fondativi della civiltà occidentale.
Come infatti è possibile per un militante progressista l'intangibilità e l'inviolabilità di principi quali la laicità delle istituzioni , l'emancipazione della donna, la tutela delle nuove forme di convivenza, il contrasto ad ogni forma di maschilismo, omofobia ed intolleranza, e allo stesso tempo proclamarsipaladino di una cultura, di una mentalità - quella appunto islamica - fondata sulla coincidenza, piena e totale, tra la sfera politica e quella religiosa, sulla subalternità della figura femminile, sulla persecuzione e sulla eliminazione fisica di adultere, omosessuali etc ...?
Come già per la destra neofascista, anche la sinistra radicale trova in Israele un ulteriore, essenziale, puntello per rafforzare la propria affinità verso il mondo islamico. In questo caso lo Stato ebraico non sarebbe altro che l'avamposto "capitalista" del satana americano, creato ab nihilo al solo scopo di mantenere in una posizione di sfruttamento e di assoggettamento le nazioni arabe. Israele come longa manus degli Usa, dunque, quale strategico tassello per i presunti progetti di dominio da parte americana. A differenza della destra uiltranazionalista, la sinistra non teme - attaccando Israele - di sconfinare nel più accso antisemitismo allorquando imputa a Gerusalemme di organizzarsi e di imporsi secondo un regime di apartheid razziale ai danni dei palestinesie di promuovere una sorta di pulizia etnica in base ad un bisogno, "imperialista" di espansione.
A conferma di questa impostazione ideologica, è sufficiente scorrere gli editoriali e i commenti di molti quotidiani e riviste comuniste, oppure osservare gli atteggiamenti tenuti dagli esponenti dell'ultrasinistra quando si tratta di marciare per la pace in Palestina (in occasione di questi cortei vengono date alle fiamme le bandiere di Israele e vengono scanditi slogan come "Ebrei nazisti") per rendersi conto di come il cosiddetto antisionismo, apertamente rivendicato dalla sinistra, rappresenti in realtà la classica foglia di fico, un artificio dialettico privo di riscontro oggettivo, per celare e dissimulare il radicato e storico antisemitismo di derivazione comunista.
Antiamericanismo, anticapitalismo, antiebraismo e filo-arabismo costituiscono, allora, la piattaforma ideologica comune grazie alla qule l'estrema destra e l'estrema sinistra si danno la mano, entrambe unite dall'odio viscerale nei confronti dell'Occidente ed entrambe disposte ad impegnarsi senza risparmio perchè la società contemporanea trovi finalmente la giusta punizione a motivo dei suoi supposti crimini".


Rispondi Citando
