Parte quarta

REGOLAMENTI COMMERCIALI NECESSARI PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DELLA COMMISSIONE SUL FUTURO DEL CIBO

Il presente Paragrafo fornisce principi e suggerimenti specifici per apportare cambiamenti alle disposizioni dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), e far sì che le stesse siano in armonia con gli obiettivi della Commissione.

Le attuali disposizioni commerciali del WTO hanno imposto la continua riduzione delle tariffe e delle barriere doganali che tutelavano l’economia nazionale degli Stati Membri. Quest’apertura di confini si è tradotta in condizioni sociali ed economiche svantaggiose per la maggioranza delle popolazioni, ma vantaggiose per le grandi imprese multinazionali. Per conseguire gli obiettivi della Commissione, chiediamo che queste regole del WTO siano sostituite da nuove regole finalizzate ai seguenti obiettivi:

1. Autorizzare tariffe e quote sulle importazioni che promuovano il principio di sussidiarietà.

Attualmente, la maggior parte delle disposizioni commerciali internazionali favoriscono le produzioni per l’esportazione e le multinazionali che ne controllano il processo produttivo e il commercio. Nuove regole devono autorizzare l’utilizzo di tariffe commerciali e di quote sulle importazioni per regolare l’importazione degli alimenti che possono essere prodotti localmente. Queste regole devono garantire il sostegno alla produzione locale, all’autosufficienza e una reale sicurezza alimentare.

Il che significa applicare il principio di sussidiarietà: qualora la quota di produzione necessaria al fabbisogno può essere ottenuta da produttori locali, con risorse locali per un consumo locale, tutte le norme e i benefici dovranno favorire questa opzione, riducendo così la distanza tra luogo di produzione e consumo. Ciò non vuol dire che non dovrebbe esistere un commercio internazionale di generi alimentari. Piuttosto, che il commercio internazionale deve limitarsi all’approvvigionamento dei beni non disponibili a livello locale, invece che contare sulle esportazioni come forza trainante della produzione e distribuzione.

2. Capovolgere le attuali disposizioni sulla Proprietà Intellettuale e sui Brevetti

L’Organizzazione Mondiale per il Commercio tenta di imporre il modello statunitense della tutela dei diritti di proprietà intellettuale in tutti i paesi del mondo. Questo modello sostiene ampiamente il diritto delle multinazionali di imporre brevetti sulle piante medicinali, sui semi agricoli e su altri aspetti della biodiversità, anche nei casi in cui il materiale biologico è stato coltivato e sviluppato dalle popolazioni indigene o da comunità di agricoltori per millenni.

Per tradizione, molte di queste comunità hanno considerato dette piante e semi come parte del patrimonio della comunità, non soggetto alla proprietà ed ai pagamenti imposti da imprese esterne.

Queste disposizioni del WTO sulla proprietà intellettuale devono essere abbandonate per consentire il ripristino di regole che soddisfino le esigenze delle comunità locali e nazionali e la tutela delle innovazioni e delle conoscenze acquisite nel corso dei secoli, oltre che per far fronte alle crisi nel campo della salute dei cittadini.

3. Regionalizzare i Regolamenti e gli Standard alimentari

Sotto il falso pretesto di provvedere alla sicurezza alimentare, molte disposizioni internazionali, quali l’Accordo del WTO per l’Applicazione degli Standard Sanitari e Fitosanitari (SPS) ed il Codex Alimentarius, hanno prescritto modalità di lavorazione industriale dei generi alimentari che agiscono direttamente contro i produttori artigianali e locali, favorendo i colossi industriali del settore alimentare. Tra le altre cose, queste modalità impongono l’irradiazione, la pastorizzazione o il confezionamento sottovuoto di alcuni prodotti caseari.

Simili regole fanno lievitare i costi per i piccoli produttori e incidono negativamente anche sul gusto e sulla qualità dei prodotti. Di fatto, le maggiori minacce alla sicurezza alimentare e alla salute pubblica non provengono dai piccoli produttori, bensì dalle grandi aziende agricole industriali e dai grandi distributori. Le loro pratiche hanno accelerato l’incidenza di patologie quali la salmonella, l’Escherichia Coli ed altri batteri nei generi alimentari, così come il Morbo della Mucca Pazza e l’Afta Epizootica. L’obiettivo primario dell’estensione di questi standard a livello globale consiste nell’apportare vantaggi alle imprese globali.

Noi sosteniamo normative e standard di produzione alimentare locali, che permettano ad ogni paese di definire alti standard di sicurezza alimentare.



4. Consentire le organizzazioni di coordinamento dell’offerta e del commercio da parte dei produttori

Attualmente non consentite dal WTO dal NAFTA (North Athlantic Free Trade Agreement –Trattato Nord Atlantico per il Libero Commercio), le regole sul controllo dell’offerta consentono agli agricoltori di negoziare i prezzi collettivi con gli acquirenti a livello nazionale e all’estero, per far sì che si percepisca un prezzo equo per i propri prodotti. Dopo meno di due anni dall’entrata in vigore del NAFTA, i prezzi interni dei cereali in Messico erano già diminuiti del 48% in seguito ad un enorme afflusso di cereali provenienti dagli Stati Uniti. Le Agenzie Governative per la regolamentazione dei prezzi, smantellate dal NAFTA, avrebbero consentito la stabilizzazione dei prezzi e dell’offerta per i produttori locali di cereali in Messico. Senza queste Agenzie, migliaia di agricoltori sono stati costretti a vendere i propri terreni. Le regole per il commercio dovranno permettere il ripristino di queste Agenzie.

5. Eliminare le sovvenzioni ed i pagamenti diretti alle Multinazionali

Nonostante il WTO abbia abolito i sussidi diretti per la maggior parte dei piccoli agricoltori, esso continua a permettere le sovvenzioni alle esportazioni alle imprese dell’agroindustria multinazionale. Per esempio, l’Associazione Americana per gli Investimenti Privati d’oltreoceano, finanziata dai contribuenti degli Stati Uniti, fornisce un’assicurazione vitale alle società statunitensi che investono oltreoceano. Perfino i prestiti dell’IMF (International Monetary Fund – Fondo Monetario Internazionale) ai Paesi del Terzo Mondo sono stati incanalati in sovvenzioni alle esportazioni per le aziende agricole statunitensi. Queste sovvenzioni aiutano le società multinazionali a dominare le aziende più piccole, sia negli USA che all’estero. Tutte le politiche di sovvenzione delle esportazioni dovrebbero essere abolite. Ma i programmi che permettono ed incoraggiano i prestiti a basso interesse ai piccoli agricoltori, la creazione di banche del seme interne e meccanismi di emergenza per l’approvvigionamento dei generi alimentari dovrebbero essere invece permessi.

6. Riconoscere ed eliminare gli effetti negativi delle Regole di Accesso al Mercato stabilite dal WTO

Le sovvenzioni alle esportazioni dal Nord ai paesi poveri hanno distrutto le comunità rurali del Sud e l’autosufficienza coi loro mezzi di sussistenza. Molte persone che attualmente lavorano, per esempio, per stipendi da fame per la Nike o per altri sottocontraenti globali, sono profughi di regioni agricole prima autosufficienti.

Questo modello di produzione orientata alle esportazioni distrugge l’agricoltura tradizionale di base, autosufficiente. La teoria prevalente, secondo la quale l’esportazione dei prodotti dal Sud al Nord è una via potenziale allo sviluppo, ignora l’inevitabilità di una dannosa competizione tra i paesi poveri per l’esportazione verso questi ricchi mercati, e lo stravolgimento delle priorità nazionali nel perseguimento della competitività delle esportazioni. Un altro elemento a svantaggio dei paesi poveri sono le cattive condizioni lavorative ed ambientali imposte dalle imprese che dominano il commercio mondiale di generi alimentari. Per capovolgere questa tendenza, le nazioni devono disporre di nuove regole internazionali per il commercio che consentano loro di ripristinare limiti e controlli sulle importazioni ed esportazioni.

7. Promuovere la Riforma agraria

Anche se si tratta essenzialmente di una decisione interna, affinché i suddetti cambiamenti nelle regole sul commercio apportino vantaggi alla maggior parte delle persone di una regione, la ridistribuzione della terra alle famiglie rurali povere e senza terra deve essere una priorità. E’ stato dimostrato varie volte che questo è un efficace strumento per il miglioramento del benessere rurale in Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Cina. Molte ricerche dimostrano inoltre che i piccoli coltivatori sono più produttivi ed efficienti, e contribuiscono più delle grandi aziende allo sviluppo regionale. Garantita loro la sicurezza della proprietà, i piccoli agricoltori possono anche essere di gran lunga migliori amministratori delle risorse naturali, che proteggono la produttività del proprio terreno e conservano la biodiversità a lungo termine.

Una riforma agraria in grado di operare una vera redistribuzione della terra produce i suoi frutti laddove le riforme siano pienamente sostenute dalle politiche di governo. Tra queste troviamo le concessioni della terra da parte del governo, senza imposizione di un debito, il pieno riconoscimento del diritto di proprietà e dell’utilizzo della terra per le donne, la redistribuzione soltanto di terreni di buona qualità e la facilitazione dell’accesso ai mercati, soprattutto locali. Inoltre, si deve agire per ridurre il potere delle elite rurali ed applicare le riforme alla maggioranza della popolazione rurale povera, in modo che essi possano avere la consistenza numerica necessaria per avere una forza politicamente efficace. Ci deve essere un quadro di politiche fortemente orientate al sostegno della riforma, condizioni di credito ragionevoli ed una buona infrastruttura per sane tecnologie ambientali locali.



CONCLUSIONI

Sintesi degli Emendamenti alle Regole Commerciali per un mondo sostenibile e più equo

Il fine ultimo delle disposizioni commerciali globali specificamente proposte e qui sotto riportate, consiste nel promuovere un sistema economico più sostenibile ed equo attraverso il rafforzamento del controllo democratico del commercio e lo stimolo ai sistemi alimentari ed agricoli, alle industrie e ai servizi che apportano vantaggi alle comunità rurali, e provvedono alla diversificazione delle economie locali e nazionali.

Barriere protettive dovrebbero essere introdotte per consentire alle nazioni di raggiungere la massima autosufficienza alimentare, ove possibile, e concentrare il commercio a lunga distanza sugli alimenti non disponibili a livello nazionale o regionale.

Devono essere autorizzabili restrizioni quantitative, che limitano o impongono controlli sulle esportazioni o importazioni attraverso quote o divieti. Per i prodotti importati, si dovrebbe dare la preferenza ai generi alimentari, ai prodotti e servizi destinati o/ provenienti da altri stati che nel processo di produzione, distribuzione e commercio, rispettino i diritti umani, trattino equamente i lavoratori e proteggano l’ambiente.

Dovranno essere incoraggiate le restrizioni al commercio che generano aumento dell’occupazione locale e stipendi adeguati, accrescono la tutela dell’ambiente, assicurano un’adeguata concorrenza e protezione dei consumatori, migliorando la qualità della vita. Esortiamo gli Stati ad un trattamento favorevole nei confronti degli alimenti, dei prodotti e dei servizi locali che sostengono meglio questi obiettivi.

Allo scopo di rafforzare il perseguimento dello sviluppo sostenibile, gli Stati dovranno selezionare alimenti e altri prodotti da importare sulla base del modo in cui sono prodotti.

Le restrizioni al commercio devono contribuire a raggiungere una vasta gamma di obiettivi che sostengano ulteriormente lo sviluppo, ad esempio sanzioni contro la violazione dei diritti umani, tariffe per il mantenimento degli standard per il benessere ambientale, alimentare, relativo alla salute animale, l’applicazione di trattati per i diritti dell’ambiente e del lavoro.

Tutte le leggi e regole internazionali, in materia di alimenti e sicurezza alimentare, e tutti gli standard sociali dovranno essere presi in considerazione come soglia minima per il governo dei rapporti commerciali tra i Paesi. Qualsiasi paese con livelli più elevati dovrà godere di una discriminazione positiva. I paesi più poveri, per i quali gli standard minimi fossero attualmente troppo costosi, dovranno ricevere un supporto finanziario per consentire loro di migliorare i propri standard, ed una volta stabilita una possibile data per l’attuazione di questi miglioramenti, godere di discriminazione positiva in termini commerciali.

Il "principio di precauzione" è una valida base giuridica sulla quale stabilire restrizioni al commercio quando i rischi giustificano l’azione, anche di fronte all’incertezza scientifica sulla portata e la natura dei potenziali impatti.

I diritti per il rilascio di brevetti globali non devono scavalcare i diritti delle comunità indigene alle risorse genetiche e biologiche di cui sono depositarie. Per quanto attiene al cibo ed altri prodotti, dovrà essere possibile un tipo di brevetto in grado di coprire i costi di sviluppo e consentire ragionevoli margini di profitto, ma i diritti di brevetto dovranno avere un limite nel tempo e indennizzare totalmente i soggetti che avessero contribuito con l’apporto della propria conoscenza alla definizione dell’entità brevettata.

Nessun singolo investitore può invocare meccanismi internazionali di applicazione della legge contrari alle regole nazionali. L’attuazione delle norme nazionali in materia di investimenti non dovrà essere vincolata dalle regole sul commercio, purché le prime migliorino le regole sociali ed ambientali interne e promuovano il progresso su questi aspetti nelle relazioni commerciali con l’esterno.



Appendice

Commissione Internazionale sul Futuro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura

Un’iniziativa congiunta di

Claudio Martini, Presidente della Regione Toscana, Italia

e

Vandana Shiva, Direttore Esecutivo, Research Foundation for

Technology, Science And Ecology/Navdanya, India

Jerry Mander, Redattore del Manifesto

Presidente del Direttivo dell’International Forum on Globalization

Participanti agli Incontri della Commissione:

Vandana Shiva, Presidente

Miguel Altieri, Professore, Department of Environmental Science Policy and Management,

University of California at Berkeley

Debi Barker, ConDirettore e Presidente del Comitato sull’Agricoltura dell’International Forum on Globalization, (IFG)

Wendell Berry, protezionista, agricoltore, scrittore e poeta

Marcello Buiatti, Consulente sugli OGM della Regione Toscana, Professore all’Università di Firenze

Peter Einarsson, Swedish Ecological Farmers Association, IFOAM EU Group

Elena Gagliasso, Coordinatore Scientifica per la Lega Ambiente, Professore, Università di Roma

Bernward Geier, Director, International Federation of Organic Agriculture Movements (IFOAM)

Edward Goldsmith, Scrittore, Fondatore e Editore di the Ecologist

Benny Haerlin, Fondazione of Future Farming, Germania, Già Coordinatore Internazionale della campagna OGM per Greenpeace

Colin Hines, Autore di Localisation: A Global Manifesto; membro dell’ International Forum on Globalization

Vicki Hird, Direttore di Sustain: The alliance for better food and farming

Andrew Kimbrell, Presidente dell’ International Center for Technology Assessment

Tim Lang, Professore di Politiche Alimentari, Institute of Health Science, City University, London
Frances Moore Lappe, Scrittore, Fondatore del Small Planet Institute

Caroline Lucas, Membro dell’Euro - Parlamento, Green Party UK

Jerry Mander, Presidente del Direttivo dell’International Forum on Globalization

Helena Norberg-Hodge, International Society for Ecology and Culture

Carlo Petrini, Slow Food, Italia

Kristen Corselius, Institute for Agriculture & Trade Policy, USA

Raj Patel, Food First, USA

Sandra Sumane, Sociologa all’Università di Latvia, Riga

Percy Schmeiser, Agricoltore e attivista OGMt

Indirizzo:

Ufficio del Presidente della Regione Toscana

Via Cavour, 18

50129, Firenze

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Segreteria dell’ARSIA: Tel. 055 2755215