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  1. #1
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    Predefinito Nell'alveo del tradizionalismo

    E' in libreria:
    --------------------------------------------
    FES, VILLE D'ISLAM
    Archè Edizioni 2007,
    Pgg: 176, Euro 65,00
    Lingua: Francese
    Distribuito da Edizioni Pizeta:
    http://www.edizionipizeta.it/

    Partito per Fès nel 1933 alla ricerca di un maestrato spirituale, l'autore
    scopre una città che lo stupisce per la sua cultura, la sua vita, la sua
    atmosfera. Il giovane artista appassionato di metafisica studia la lingua,
    le scienze islamiche, si familiarizza con l'architettura, le arti, le
    tecniche.
    Questo incontro intimo con Fès è all'origine della presente opera. Come
    ogni volta che evoca lo spirito di un luogo (Chartres, Siena, l'Andalusia
    moresca), Burckhardt intreccia ossevazioni, racconti personali, cronache e
    testimonianze. Sa, meglio di chiunque altro, aprirci ad una civiltà,
    coglierne l'essenziale; meglio di chiunque altro sa spiegarci lo spirito
    delle forme, si tratti di una società, di un'architettura o di un'arte
    sacra.
    Qui Burckhardt ci presenta l'Islam nei suoi valori eterni, attraverso una
    cultura che ebbe il suo apogeo in Andalusia e a Fès l'ultima fioritura. Ma
    più della brillante civiltà, l'opera ci fa vedere la potenza di coesione di
    un Islam che, applicando la legge coranica, offrì in questa città un
    modello di amministrazione politica e di gestione sociale: un ambiente ove
    ognuno, ricco o povero, aveva il proprio posto e la propria dignità, ove la
    vita e ogni attività avevano un senso.
    Rimane a Fès qualcosa della sua realtà di altri tempi, quella di una città
    umana, in grado di rispondere a tutte le necessità dell'uomo, quelle del
    corpo, dell'anima e dello spirito...
    (comunicazione editoriale)

    Titus Burckhardt (Firenze 1908- Losanna 1984) è considerato, insieme a René
    Guénon, Ananda K. Coomaraswami e Frithjof Schuon, uno dei principali
    esponenti della corrente Tradizionalista o Perennialista. Proveniente da una
    famiglia di illustri tradizioni culturali (il padre era un importante
    scultore e fra i congiunti si ricorda il famoso storico dell'arte Jacob
    Burckhardt) in un primo momento sembrò seguire le orme paterne, ma attratto
    dagli "studia" etnologici e simbolici si dedicò ben presto alla storia
    dell'arte ed allo studio delle diverse tradizioni spirituali ed artistiche.
    Dopo il soggiorno a Fès, si trasferisce a Basilea, dove studia nella locale
    università lingue e storia delle arti asiatiche. Nel 1942 diviene direttore
    editoriale dell'Urs Graf Verlag, una nota casa editrice specializzata nella
    riproduzione anastatica di antichi manoscritti medievali. Dopo la seconda
    guerra mondiale compì numerosi viaggi di studio in Medio Oriente e
    Nordafrica, dove approfondì le sue conoscenze dell'arte popolare e colta.
    Nel 1972 lo ritroviamo di nuovo a Fès, dove lavorerà per alcuni anni come
    esperto dellì'UNESCO per la salvaguardia del patrimonio artistico
    marocchino. In seguito si ritira in Svizzera. Fu tra i più autorevoli
    collaboratori della celebre "Etudes Traditionelles" e tradusse dall'arabo
    alcuni rilevanti testi della tradizione e Sufi. Parte consistente della sua
    produzione letteraria, originariamente scritta in tedesco o francese, è oggi
    disponibile in italiano: "La chiave spirituale dell'astrologia musulmana
    secondo Mohyiddîn Ibn 'Arabî" (SE, 2008), "Alchimia" (Pizeta 2005),
    "Principi e metodi dell'arte sacra" (Arkeios 2004), "Arte sacra in Oriente e
    in Occidente" (Bompiani 2003), "L' arte dell'Islam" (Abscondita 2002),
    "Siena, città della Vergine" (SE 1999), "Arte sacra in Oriente e in
    Occidente" (Rusconi 1990), "L' uomo universale" (Mediterranee 1981),
    "Introduzione alle dottrine esoteriche dell'Islam" (Mediterranee 1979),
    "Scienza moderna e saggezza tradizionale" (Borla 1967).

  2. #2
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    Predefinito

    Non ho mai capito che rapporto può esistere tra un occidentale e il mondo Islamico.Precisamente, cosa abbiamo in comune noi "liberali democratici" con l'Islam.
    Disse bene uno studioso politico, quando definì Israele perenne baluardo delle democrazie occidentali.Pensate per un istante cosa sarebbe il mediterraneo senza il fronte di difesa ai valori democratici che Israele alza sul mondo Islamico.Mah? Cosa abbiamo in comune noi ex pagani, perfettamente giudeo cristiani progressisti europei, con l'islam? Che dobbiamo fare noi con l'Islam? Che abbiamo a che fare noi con l'Islam? Ma chi lo vuole conoscere l'Islam? Mah?

  3. #3
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    Predefinito La complessità delle religioni

    L'islam è una religione complessa e al suo interno si svilupparono idee in netto contrasto con la dottrina madre.Guenon fu affascinato dal sufismo e il sufismo è l'anima filosofica dell'islam perseguitata dall'islam. I templari portarono in Europa l'architettura e le pratiche ascetiche del sufismo. Ricordo le tariche, i dervisci roteanti, il canto sacro Kauali dei dervisci del Pakistan, lo stesso esicasmo era in pratica presso le congreghe sufi che all'insaputa dell'intollerante religione monoteista islamica reprimeva in ogni modo il cammino sacro . Questo d'altra parte è stato fatto dal cristianesimo, pensiamo uno per tutti Giordano Bruno e Francesco d'Assisi che per poco non incappò nelle sgrinfie dell'inquisizione. Francesco come pensiero era vicino al sufismo e alle discipline ascetiche orientali.Pensiamo all'Ebraismo e ai suoi controversi rapporti con i Kabalisti o con i rabbini dissidenti.

  4. #4
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    Predefinito

    Vi porgo le mie scuse, e confesso la mia totale ignoranza sul mondo Islamico, Civiltà a me lontana, alla quale riservo tutto il mio profondo rispetto e la mia più delicata attenzione.
    Cordialità
    s@chertonino

  5. #5
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da s@chertonino Visualizza Messaggio
    Non ho mai capito che rapporto può esistere tra un occidentale e il mondo Islamico.Precisamente, cosa abbiamo in comune noi "liberali democratici" con l'Islam.
    Disse bene uno studioso politico, quando definì Israele perenne baluardo delle democrazie occidentali.Pensate per un istante cosa sarebbe il mediterraneo senza il fronte di difesa ai valori democratici che Israele alza sul mondo Islamico.Mah? Cosa abbiamo in comune noi ex pagani, perfettamente giudeo cristiani progressisti europei, con l'islam? Che dobbiamo fare noi con l'Islam? Che abbiamo a che fare noi con l'Islam? Ma chi lo vuole conoscere l'Islam? Mah?
    Come ci ricordava Carlo Cattaneo, che col pensiero democratico più di qualcosa aveva a che fare, molte conoscenze dell'Occidente furono salvata dai rigori dell'inquisizione, passando all'interno del mondo islamico e da questo tornarono all'Occidente, ovviamente,mi permetto di aggiungere, come accade in tal casi nel frattempo arricchite. Un saluto

  6. #6
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    Predefinito

    La misteriosa storia dell'OTO tra denigratori ed assertori della validità magico tradizionale:

    Considerare l'O.T.O. Inesistente

    di Peter-R. König





    Fino a quando Theodor Reuss (Peregrinus) venne coinvolto, l'idea di Carl Kellner sui "Templari dell'Oriente" esisteva solo come un circolo occulto, che era guidato dallo stesso Kellner (Baphomet) senza alcun sistema di gradi o di rituali d'iniziazione. Kellner aveva incontrato Reuss nel 1895, ma solo anni dopo, nel 1901, iniziarono a cooperare e la fondazione di un Ordine creato da poco venne annunciata nel numero 0 del periodico "Oriflamme" apparso nel gennaio del 1902. A quell'epoca l'organizzazione non aveva un nome definito ma si dichiarava fosse basato sull'attestato di Cerneau (gheriglio) di Harry J. Seymour (un 33° rito) del 21 luglio 1862. Reuss fu presto fornito di un attestato Memphis-Misraim da Yohn Yarker, datato 24 settembre 1902 che egli utilizzò per ideare i gradi del sistema O.T.O. che erano in realtà un abbozzo dei gradi M-M.

    Il 27 dicembre 1903 Carl Kellner venne insignito 33°, 90° e 96° da Reuss, in modo da fornire al concetto dell'O.T.O. una base manifesto, sebbene Reuss avesse solo ricevuto il permesso da Yarker di costituire il suo Sommo Santuario il primo luglio del 1904. Kellner morì l'8 giugno 1905 e nel giugno dell'anno successive Reuss pubblicò lo statuto dell'O.T.O. Il ruolo giocato da Franz Hartmann (Emanuel) rimane oscuro,, tuttavia fino alla sua morte avvenuta il 7 agosto 1912, agì in qualità di "Gran Maestro Generale Onorario". Rudolf Steiner e Marie V. Sivers divennero membri del M-M grazie ai favori di Reuss il 24 novembre 1905. I loro giuramenti non nominano l'O.T.O. ma ricevettero entrambi un attestato (30°, 67°, 89°) il 3 gennaio del 1906 che attribuiva loro l'autorità di agire come 33*, 90°, 96° come e quando avessero raccolto più di cento membri. Inoltre questo documents non nomina affatto l'O.T.O.

    Emil Adriany (30° e membro del Golden Dawn) informò Steiner l'8 settembre del 1906 che l'ordine di Reuss mancava di qualsiasi esercizio e derivava molto dalla Teosofia mescolata all'M-M.

    Nello stesso anno Steiner fece capire a Reuss che voleva di stanziarsi dai suoi ordini, tuttavia quegli continuò ad usare l'espressione Misraim-Dienst fino al 1914. Nel marzo del 1910 Reuss incontrò Aleister Crowley che era un polo di attrazione per la gente curiosa: Crowley era l'uomo che aveva pubblicato i rituali della Golden Dawn. Ciononostante Crowley accettò il VII° da Reuss. Il 12 aprile 1912 lo stesso Reuss concesse uno statuto a Crowley per un 33°, 90°, 95° e X° per Gran Bretagna e Irlanda - un territorio subito designato Mysteria Mystica Maxima. Su questo documento le lettere "O.T.O." vennero scritte a mano (dopo?) su di un certificate M.M. stampato.

    Nel 1913, un certo professor Emil Schaub di Basilea e John Daniels Reelfs di Ginevra chiesero a Crowley degli attestati. Questi rispose nel marzo di quell'anno: "Sarò obbligato a dividere la Svizzera a seconda delle differenti lingue madri". L'inglese Crowley non era preparato per distribuire gradi europei, cosi presentò la candidatura di Schaub e Reelfs a Edoardo Frosini, 33°, 90°, 96°, VII° dell'Italia. La domanda (insoluta) che sorge è, perchò Crowley non li indirizzò a Reuss come O.H.O.?

    La situazione del M.M. nel 1914, mostra che Reelfs aveva il dovere di ricordare agli altri membri, che non erano disposti a pagare, che i forzieri erano vuoti, Schaub non viene menzionato. Il "Golden Book" di Crowley, che conteneva dati dal 1912 al 1917, elenca Reelfs fra i VI°, ma non fa nessun accenno a Schaub.

    Associati con Frosini (erede di Michele di Majulli 33°, 90°, 95° e VII°) erano G. di San Fortunato e Arturo Reghini. Quest'ultimo nomina Crowley membro onorario del "Rito Filosofico Italiano" il 20 ottobre 1913. Reghini, nel 1927 rivolse La sua lealtà alla UR di Julius Evola. Nel 1914 Reuss pubblicò gli articoli dello statuto della sezione britannica (che vennero in seguito utilizzati da Crowley per la sua "Costituzione" datata 1919) e l"Abbozzo" e gli "Elementi dell'O.T.O.". Nel 1917 Reuss pubblicò una Costituzione riveduta dell'O.T.O. Fra il 1917 e il 1919 Crowley ideò la sua versione dei rituali O.T.O., che vennero contrastati da Reuss perchè questi non voleva che l'O.T.O. fosse un veicolo per Thelema.

    Il danzatore ceco Rudolf de Laban apri una succursale della sua Scuola di Danza (di Monaco) ad Ascona, nel cantone svizzero del Ticino, sul Monte Verità. Negli anni sequenti questo luogo doveva diventare la sede di molti eventi degni di nota, ma qui verranno menzionati solo quelli che si riferiscono all'O.T.O.

    Nella primavera del 1916, La collaboratrice di de Laban, Mary Wiegemann, apri una succursale della scuola a Zurigo, dove nell'aprile di quell'anno vennero stabiliti contatti con i Dadaisti. Per esempio Sophie Täuber, che presto sarebbe diventata la moglie di Hans Arp, frequentava la scuola di Zurigo. L'insegnante di pianoforte austriaca Ida Hofman e Henri Oedenkoven, che convivevano liberamente, erano i finanziatori della comunità di Monte Verità. (La moglie di Oedenkoven, Isabella, era un O.T.O. VII°). Fu Ida Hofmann ad introdurre nel 1916 Theodor Reuss nella comunità.

    Hans Rudolf Hilfiker-Dunn ("Nothung": un nome derivante dalla spada del Parzival wagneriano), nato il 4 maggio 1882 a Aargau, in Svizzera, ricevette il suo I° il 2 dicembre 1916 alla Loggia O.T.O. di Reuss "Monte Verità" o "Verità Mistica".
    Tuttavia egli era già apparso sotto il nome di Nothung, fra gli altri "Inactive Grand Officiers" (Grandi Ufficiali Inattivi) nell'Oriflamme del 1909. L'amante di Hilfiker, Clara Linke (nata il 25 giugno 1875 a Görlitz) entrò nella comunità come paziente ma ci rimase fino a diventare una importante organizzatrice. Mentre Ida Hofmann conduceva la vita sociale, Clara Linke (cofondatrice della colonia vegetariana) controllava il ristorante. Nel 1918 Clara Linke fondò li un asilo nido. Oscar Bienz, nato a Stammheim, in Germania, fu inizato il 19 agosto 1917 ad Ascona e sebbene attivo "artisticamente" solo due mesi nella Loggia "Verità", suggeri la fondazione di una loggia O.T.O a Zurigo. Cosi venne fondata la loggia "Libertas et Fraternitas" il 24 ottobre 1917, sotto Reuss e Laban (Varalja). Qualche giorno prima, Laban e Hilfiker avevano pagato Reuss profumatamente per i loro attestati O.T.O. Ad entrambi venne data l'autorità per costituire le loro proprie logge, a Laban vennero dati poteri iniziatori fino al VI° e ad Hilfiker fino al III°. Il 3 novembre 1917 l'assemblea costituzionale ebbe luogo, e Laban divenne il primo Gran Maestro. L'11 novembre Hilfiker divenne il Maestro della Loggia.

    Le donne del gruppo di danza di Laban, capeggiate da Mary Wiegemann, erano state preparate molto sbrigativamente alle cerimonia nella loggia "Verità Mistica". Fra i sei uomini e le dieci donne della loggia di Zurigo vi era un certo barone Herbert von Bomsdorff- Bergen che si diceva fosse il capo dell'opera di Zurigo, anche se gli archivi relativi non esistono più e ciò non lo si può confermare. Oscar R. Schlag, un uomo che in seguito avrebbe avuto a che fare con diversi O.T.O., ebbe il suo primo contatto con l'O.T.O. con il suddetto barone. Herr Schlag ricorda che il barone interpretava la sua sciarpa sul naso come un simbolo di Baphomet.

    Il 14 novembre 1917 il Gran Maestro Laban scrisse a sua madre che aveva chiuso la Verità Mistica, espulso i membri indegni Henri Oedenkoven e Ida Hofmann e spostato il quartier generale a Zurigo. La ragione della partenza di Reuss dal Monte Verità discussa in modo non convincente nel libro "Merlin Peregrinus" di Ellic Howe & Helmut Moeller, e bisogna ricordare che questi autori non ebbero accesso alle informazioni su cui a basato questo articolo. Ciò che si sa per certo è che Reuss lasciò il Monte Verità prima del novembre 1918. Nonostante quello che è stato appena detto prima esiste un documents con data 10 novembre 1918 appartenente a "Peregrinus" che autorizza Ida Hofmann e Clara Linke ad agire come 33°, 97° e X° per la Svizzera "in generale", ciò che fu più tardi interpretato come "Verità Mystica Maxima".

    A Zurigo si preparava una disputa: le donne non volevano pagare le loro quote e la reputazione degli uomini ne soffrì perchè la gente rispettabile non volle avere nulla a che fare con templi di così dubbia fama, inoltre, ciò che era possibile nella frizzante aria del Monte Verità non era possibile nell'atmosfera puritana di Zurigo. In breve, le donne se ne andarono. Sebbene Mary Wiegeman avesse avuto il permesso di fondare una sua loggia femminile abbandonò l'O.T.O. il 16 novembre 1918. Anche Laban lasciò Zurigo nel novembre dello stesso anno, ma fece circolare un invito in cui si citava una unione internazionale delle Dame della Croce Rosata, sotto l'egida dell'O.T.O.

    A Zurigo, Hilfiker succedette a Laban come Gran Maestro. La maggior parte dei membri della "Libertas et Fraternitas" si voleva sbarazzare di Reuss. Il primo febbraio 1919 la dicitura O.T.O. venne abbandonata ed il 26 aprile 1919 la loggia abbandonò l'M.M. e l'O.T.O. e continuò solamente con il rito di Cerneau per il quale Reuss ancora esigeva il pagamento. Il ricco mercante Hilfiker liquidò Reuss con 3000 franchi svizzeri, che in anni così lontani era una somma ragguardevole. Tuttavia vi erano ancora dei membri fedeli a Reuss ed il 5 maggio 1919 quest'ultimo firmò un attestato per Hilfiker relativo all'AASR 33°. Secondo le minute con data 30 maggio 1919 Reuss (33°, 90°, 97°, X°) e Ida Hofmann (33°, 90°, 95°, IX°) iniziarono ritualmente Hilfiker al 30° e al VI°. Gli stessi gradi vennero conferiti a Engelhard Pargaetzi, Rolf Merlitschek e Martin Bergmaier. Nello stesso mese di maggio Hilfiker divenne 33°, 95°, VII°. Costui sostentò la sua amante a Zurigo - H. Walder - ed il loro figlio illegittimo comprandole un negozio di maglieria. Nel 1920 Oedenkoven ed Ida Hofmann lasciarona la Svizzera per viaggiare in Spagna ed in Brasile. Reuss concedeva gradi O.T.O. ai membri della "Libertas et Fraternitas" sebbene ciò fosse disapprovato da altri. "Se papà Reuss sta favorendo delle persone in privato, questo riguarda solamente l'O.T.O., non il nostro rito", deplorava Pargaetzi a Hilfiker il 4 aprile 1920 non rendendosi conto che Hilfiker era per lo meno un VIII° (gli archivi di Hilfiker contengono inoltre parole d'ordine segrete, strette di mano convenzionali simboli per il IX° e X°).

    Ricordando il Congresso esoterico di Parigi del 1908 (in cui Arnoldo Krumm-Heller, per esempio, ricevette alti gradi M.M.), Reuss convocò un congresso mondiale massonico a Zurigo nel 1920. Mentre nel 1908 Reuss, Encausse (Papus), Blanchard e Charles Détré si erano scambiati ansiosamente titoli, cariche e consacrazioni, in quantità; questa volta Reuss è inviato dal patriarca della Chiesa Gnostica Universale - Johanny Bricaud - a fare del "Liber XV" di Aleister Crowley, la "religione ufficiale per tutti i membri del 18° Rito Scozzese". Vennero inoltre distribuiti opuscoli che rendevano di pubblico dominio la "costituzione dei Neo Cristiani detta O.T.O." che presentavano una società utopistica nella luce più favorevole. Tuttavia Reuss distribuisce allo stesso tempo dei volantini che lo difendono dall'accusa di scandali sessuali - probabilmente in riferimento a presunti attacchi omosessuali ricevuti nella prima decade del secolo.

    Hilfiker e Merlitcher diedero il benvenuto a Reuss al convegno massonico che si tenne dal 17 al 19 luglio 1920 nel tempio della "Libertas et Fraternitas" a Zurigo. Aleister Crowley, X° dell'Inghilterra ed il futuro X° per l'America Charles Stanfield Jones (Achad) furono invitati ma non intervennero. Reuss, legato gnostico di Bricaud, restò solo per un giorno e l'umore del congresso era decisamente contro l'O.T.O.. I verbali, per esempio, non menzionano nemmeno il Liber XV. Più tardi quell'anno, i capitoli rosacruciani del Ticino richiesero che "ogni legame con Reuss e la sua cosidetta Chiesa Gnostica venisse escluso e trattato come una cosa del passato".

    Verso la fine del 1920 Jones (Achad) richiese, senza successo, ad Hilfiker, tramite Reuss, un attestato per il 33° il 10 maggio 1921 Reuss nominò Achad X° per in Nord America e Achad (a.k.a. Parzival) fondò la "Agapé Lodge" a Vancouver.

    Nel luglio del 1921 Spencer Lewis (della ben nota A.M.O.R.C.) diventò "Membro Onorario 33°, 90°, 95° per la Svizzera, la Germania e l'Austria". Anche Carl William Hanson e Heinrich Tränker (33°, 90°, 96°, X°) nello stesso anno ricevettero cariche che si rivelarono per loro estremamente onerose. Come Arnoldo Krumm Heller (33°, 90°, 96°), che aveva ricevuto i suoi attestati nel 1908, alcuni di questi individui tentarono di diventare dirigenti dell'O.T.O. dopo la morte di Reuss n 1923. Il 3 dicembre 1921 C.W. Hanson (Kadosh) ricevette il suo X° e 30° per Copenaghen da Reuss, ma come fu fatto in Svizzera, senza alcun rituale a base telemica. Siccome lo staturo M-M di Hanson datogli da Bricaud (con data 31 luglio 1921) venne ritenuto insufficiente, il già menzionato italiano, Edoardo Frosini, dovette aiutarlo concedendogli il 33° nel 1924. Frosini aveva un attestato Yarker del 1910 - lo stesso anno in cui Crowley ricevette un attestato simile dalla stessa fonte. Sfortunatamente nel 1928 il Tesoriere generale di Hanson fuggi con tutta la cassa. Entro la fine del 1931 Hanson ne ebbe abbastanza ed il 21 giugno di quell'anno scrisse a Spencer Lewis: "non sono più interessato ai grandi ordini o alle società".

    Alice Sprengel (nata il 28 settembre 1897 a Berna e morta nel 1947 ed ex-collaboratrice di Rudolf Steiner) rivolse la sua devozione a Reuss nel 1915 quando scoperse che Steiner aveva sposato la Sig.na Sivers il 24 dicembre 1914. Ella aveva ottenuto la concessione per fondare logge O.T.O. e nel 1921 apparteneva al "Consiglio Esecutivo dei Tre (Consigli Supremi) dell'O.T.O. Grande Loggia Anazionale & Tempio Mistico "Verità Mistica" Ascona Oriente". A lei erano associate Frau Hardegger e Frau Jantzen, di cui parleremo in seguito. Nel 1926 Ida Hofmann morì a Sao Paolo. Reuss, allora, (testamento del 20 dicembre 1922) nominÒ Clara Linke sua erede, ma questa mori poco dopo a Roma. Il testamento di Reuss del 27 giugno 1923 era in favore di sua moglie e della sua governante, ma non vi erano disposizioni di nessun genere relative all'O.T.O., all'M.M. e alla Chiesa Gnostica. Ciononostante all'inizio di giugno Crowley si definiva già nel suo diario come "O.H.O.". In Novembre 1921, Reuss espulsò Crowley dell'O.T.O.!

    Dopo la scomparsa di Reuss, avvenuta il 28 ottobre 1923, Crowley scrisse a Heinrich Tränker: "Desidero ottenere il controllo di tutti i movimenti esistenti" (dicembre 1924) e a T.W. Smith: "Reuss lavorava con me quasi ogni giorno e se avesse avuto anche una qualsiasi obiezione alla mia richiesta avrebbe agito in conseguenza" (3 gennaio 1935). Smith credette nelle rivendicazioni di Crowley tanto da fondare insieme a lui la (seconda) "Agapé Lodge" in California il 21 settembre 1935. Piì tardi Crowley speigò il fatto che non era stato nominato erede dell'O.T.O. a Smith nella sequente maniera: "Egli (Reuss) era stato fuorviato da delle dicerie che mi volevano morto o nei guai o altro" (marzo 1943).

    Hilfiker descrisse gli eventi successivi alla morte di Reuss a Constant Chevillon (erede di Joanny Bricaud): L'attestato originale Yarker di Reuss doveva essere mandato a Hilfiker come successore autorizzato. Tuttavia la signora (la sua amante Clara Linke?) che si supponeva dovesse consegnare l'attestato morì nel viaggio, immediatamente dopo Reuss. Il documento Yarker-Reuss ancora esistente nell'archivio di Hilfiker è datato 24 settembre 1902 e conferisce solo il 33° Sovrano Grand Ispettore Generale. Tuttavia Reuss fece riferimento a questa data nelle sue carte.

    Hilfiker scrisse al Patriarca Gnostico Chevillon: "L'O.T.O. morì con Reuss" (13 giugno 1936) e riguardo Aleister Crowley, Hilfiker suggerì che: "Considerassero l'O.T.O. inesistente" (23 luglio 1936). Nel 1936 Hilfiker revocò l'autorità dell'M-M- svizzero sotto Chevillon, che erano indipendenti dalla "Libertas et Fraternitas". Nel 1939 Chevillon consacrò Krumm-Heller vescovo e nel 1944 venne assassinato dalla Gestapo. Hilfiker divenne nuovamente attivo nel 1947 quando, insieme con Swinburne Clymer, tentò di creare un'alleanza mondiale degli ordini rosacruciani. Ciò ebbe particolare successo a Rio de Janeiro dove fuse la sua organizzazione con quella di Krumm-Heller. Clymer e Hilfiker si incontrarono di persona il 7 maggio 1947 ed anche il 6 giugno 1948 a Zurigo.

    Per ciò che riguarda Marguerite Faas-Brunner-Hardegger (nata il 20 febbraio 1882, morta il 23 settembre 1963), fra le cui carte venne ritrovato un libretto di Wagner con il timbro "Ex-Libris" di Reuss, non posso far altro che dare un profilo tratto dal libro del 1978 di Harald Szeemann sul Monte Verità: ella fu operatore telegrafico poi avvocato, dal 1905 al 1909 segretaria dello "Schweizerischer Gewerkschaftsbund" (Sindacato Svizzero), sequi, sembra, le idee anarchiche di Landauer e Mühsam, guidò il gruppo "Hammer" di Berna e andò ad Ascona per ristabilirsi. Nell'anno 1912 fu processata per falsa testimonianza e visse con Hans Brunner in una comunità socialista a Herrliberg, e dopo il 1919 sul Monte Verità. Marguerite Hardegger, altrimenti nota come Sister Hyzinthe fu, dopo la morte di Alice Sprengel, una rivale di Genja Jantzen per la carica di Maestro di Loggia dell'O.T.O. Svizzero, loggia di Ascona. Il controllo della loggia era stato causa di precedenti dispute tra Frau Hardegger e Frau Sprengel e l'amante di Hilfiker, H. Walder, insieme ad una certa signorina Billwiller, presero le distanze da Genja Jantzen.

    Vicino ad Ascona, nella Villa Verbanella, risiedeva una certa Frau Appia, insieme con l'amante e segretaria di Eugen Groscher. Hanne Wildt, sebbene quest'ultima trascorse del tempo in compagnia di Frau Hardegger. Eugen Groscher. fondatore della "Fraternitas Saturni" trascorse il suo esilio nell'assolato Ticino e nel 1937 visitò la loggia O.T.O. locale.

    Le persone più importanti collegate con l'abbastanza celebre Felix Lazerus Pinkus (Eliser) a Zurigo, erano Herr Struppler e Thomas Egloff, entrambi molto interessati all'attuazione di Abramelin. Egloff aveva addirittura suscitato l'interesse di C.G. Jung ad Abramelin all'epoca in cui lo stesso Jung era un membro del gruppo di Oscar Schlag. Vi erano anche persone legate a Pinkus che erano più interessate alle questioni dell'O.T.O.. per esempio Karl Brodbeck, custode del "Weltbund der Illuminaten", la Lega Mondiale degli Illuminati di Leopold Engel durante la Seconda Guerra Mondiale; Herr Baumgartner, Herr Merlitschek, Herr Bader dalla Germania e naturalmente Hilfiker ed il suo assistente Herr Reichel. Oscar Schlag, per cui Hilfiker non nutriva molta simpatia, ricorda che Hilfiker si considerava un profeta ed un eletto, e concorda con la mia ipotesi che questi considerasse sé stesso capo dell'O.T.O. ma, influenzato dalla cattiva fama di Reuss e di Crowley, non ne facesse parola. El una supposizione di Schlag che Pinkus sia venuto in contatto con l'OT.O., o tramite Frau Sprengel o tramite Hilfiker.

    Hermann Joseph Metzger, fornaio ed ex comunista, era cresciuto nel Canton Ticino. Nel 1943 venne iniziato all'O.T.O. grazie a Genja Jantzen ed a Alice Sprengel. In sequito alla morte di Pinkus - il "Padre Spirituale" di Metzger -, nel 1947 l'O.T.O. svizzero si scisse e Metzger prese il controllo di ciò che rimase, anche se la maggior parte dei membri anziani non lo riconobbe. Frau Gundula Bader (figlia del summenzionato Herr Bader, che assistette all'iniziazione di Metzger non è nemmeno sicura che questi abbia trasportato alcuna delle carte originali (fonte: lettera datata 23 aprile 1988). C'è davvero ragione di credere che questi documenti non raggiunsero mai l'Abbazia di Thelema a Stein. Metzger stesso scrisse a Karl Germer ( l'involontario erede dell'O.T.O. di Crowley): "Né Frau Jantzen né io conoscevamo la posizione di Pinkus" (12 giugno 1951). Metzger sosteneva di discendere da Frau Hardegger, e che la sua posizione era legittimata dall'attestato di Linke Hofmann.

    Nella prima metà degli anni '50 una cosidetta "Self-Realisation Fellowship" (Fratellanza dell'Auto-Realizzazione) fu in corrispondenza con membri dell'O.T.O. e pretese di possedere il Golden Book di Reuss. Questo gruppo non aveva trovato l'attestato summenzionato ed era a conoscenza solo di una concessione ad Ida Hofmann, Alice Sprengel e Clara Linke.

    Nel 1951 Metzger tentò di diventare un massone regolare (e ci furono in seguito altri tentativi) ma ciò venne ostacolato da Hilfiker che aveva l'impressione che Metzger dovesse essere considerate come un'arrivista esoterico. Nel 1948 Germer fu informato da Gerald Yorke che una qualunque filiale dell'O.T.O. di Reuss aveva piì autorità dell'O.T.O. di Crowley. Il 1951 fu l'anno in cui l'O.T.O. di Metzger di stile reussiano ricevette un certificate dall'O.T.O. di Germer di stile crowleyano - sebbene Germer a ccettasse Metzger come l'O.T.O. di Reuss.
    Hilfiker morì il 18 settembre 1955, Rudolf Laban morì in Inghilterra il giorno 1 luglio del 1958, Mary Wiegemann morì nel 1973 mentre si recava sul Monte Verità e Oscar Bienz morì il 28 luglio 1988 in Sud Africa. Degli altri X° di Reuss (esclusi alcuni misteriosi francesi): C.W.Hanson era morto già dal 1938, Crowley dal dicembre del 1947, Arnoldo Krummer-Heller dal 19 maggio 1949. Jones (Achad) dal 24 febbraio 1950, Heinrich Tränker dal 22 maggio 1956 e T.W. Smith dal 1957.

    Metzger morì il 14 luglio 1990 di embolia. Il suo O.T.O. era ed è fiorente sotto la sig.na Äschbach, la prima donna O.H.O. se si accetta che una donna possa occupare tale carica.

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    Breve Storia dell'Ordo Templi Orientis

    di Peter-R. König





    Nota: la storia dell'O.T.O. è estremamente complicata, comprendendo rivali rivendicazioni alla successione "apostolica", reciproche recriminazioni ed espulsioni. Sovrapposizioni ed interconnessioni sono inevitabili. Dal momento che una bibliografia eccederebbe i confini di una breve introduzione, il lettore potrà trovare ulteriori particolari nei libri in inglese e tedesco scritti dallo stesso autore di questo articolo, in cui sono esposte tutte le fonti bibliografiche.

    La storia dell'O.T.O. e delle confraternite ad esso legate è la storia dei suoi protagonisti, e ha inizio con quelle di Carl Kellner (1851- 1905) e di Theodor Reuss (1855-1923). Reuss, un massone anglotedesco che è considerato, sia dagli storici che dai massoni, un truffatore, nel 1902 importò in Germania, via Inghilterra, l'organizzazione "paramassonica" di origini francesi, "Alte und Primitive Ritus von Memphis und Misraim" ("Antico Rito Primitivo di Memphis e Misraim", che da qui in avanti indicheremo con le iniziali MM). A quel tempo l'organizzazione tedesca non possedeva un nome definito, ma la si proclamò fondata sulla Patente Cerneau (un rito di 33°) di Harry J. Seymour, il 21 luglio 1862.

    L'uomo che già nel 1895 concepì l'idea dell'O.T.O. quale circolo privato per la pratica della magia sessuale secondo rituali tantrici, fu l'industriale austriaco Carl Kellner. Kellner non si trovava alla guida di alcun ordine, era semplicemente circondato da alcuni amici che praticavano la magia sessuale. Dopo che Reuss fu giunto sulla scena, egli (Reuss) considerò che fosse una buona idea radunare queste persone in un ordine, e così scelse il Memphis-Misraim. Alcuni dei gradi del MM divennero così gradi dell'O.T.O., quali il 90° e il 95°, che equivalevano al IX° O.T.O. (9*). L'O.T.O. di Reuss risultò cosi costituito da membri del MM, ma soltanto agli inizi (1*). Reuss e il suo autoproclamato erede Aleister Crowley (1875-1947) considerarono sempre legati fra di loro I'O.T.O. e il M [e questo è avvalorato dal "Synopsis of Degrees" di Crowley che appartiene alla versione manoscritta del suo rituale di Iniziazione O.T.O. di IV° (9*)].

    I seguenti ordini e chiese erano associati al fenomeno O.T.O. prima della Seconda Guerra Mondiale:

    "Fraternitas Saturni" (FS), costituita in Germania nel 1926 dal libraio Eugen Grosche (1888-1964). Questo fu il primo ordine ad essere fondato sulla religiose filosofica crowleyana di Thelema ("La Legge del Nuovo Eone").

    "Fraternitas Rosicruciana Antiqua" (FRA), costituita in Sudamerica nel 1927 dall'avventuriero tedesco Amoldo Krumm-Heller (1879- 1949).

    L'"Ordine degli Illuminati" (OI), la cui affinità con l'O.T.O. fu stabilita soltanto all'inizio del nuovo secolo dai suoi rifondatori, Theodor Reuss e l'attore Leopold Engel (1858-1931).

    Una misteriosa Chiesa Cattolica Gnostica, la "Ecclesia Gnostica Catholica" (EGC), i cui contatti con l'O.T.O. attraverso una delle sue molte diramazioni è rilevabile soltanto nel periodo fra il 1908 e il 1920.

    In più, si fa menzione della "Pansophia" di Heinrich Tränker, omettendo però l'ordine fondato da Crowley, l"'Astrum Argenteum" (AA). Il libraio Tränker (1880-1956), prima di intraprendere il proprio progetto, fu molto attivo nello sviluppo della Teosofia tedesca. Reuss gli fornì una Patente di X° nel 1921.





    Introduzione alla Storia

    Rimane il dubbio se Reuss mandò avanti I'O.T.O. secondo il concetto di Carl Kellner quando questi venne a mancare nel 1905. Ma


    sotto l'autorità di Reuss, il concetto dell'O.T.O. trovò la sua definitiva struttura, con dieci gradi, di cui il l'VIII° e il IX°, divergendo dalle linee massoniche, praticavano la magia sessuale. Il X° definiva il direttore amministrativo del paese. La controversa apparizione di Aleister Crowley nel 1910-1912 (nell'ultimo anno gli fu conferita una Patente per la sua propria loggia O.T.O. limitatamente a Inghilterra e Irlanda) determinò almeno l'introduzione di un distintivo fattore secondo il quale i differenti raggruppamenti O.T.O. possono venire classificati: l'accettazione della "Legge di Thelema" nei rituali. Uno dei principali argomenti oggetto di disputa nel fenomeno O.T.O. è come stabilire quali delle molte correnti O.T.O. siano genuine. I rituali d'iniziazione O.T.O. riscritti da Crowley tra il 1917 e il 1942 (9*) non vennero MAI impiegati da Theodor Reuss. Tutte le altre logge di Reuss svilupparono a quel tempo i propri rituali. C'è ragione di credere che persino Reuss non intendesse il suo O.T.O. come veicolo per Thelema. In Novembre 1921, Reuss espulsò Crowley dell'O.T.O. Nonostante questo, Crowley già scriveva nel suo diario il 27 novembre 1921, dopo il litigio con Reuss: " Mi sono autoproclamato OHO" (Outer Head of the Order, l'autorità Mondiale dell'O.T.O., nominata dal predecessore oppure votata all'unanimità da tutti i membri di X°). In Germania, nel 1922, Heinrich Tränker e il suo segretario Karl Germer costituirono la "Pansophia", già esposta nel 1921 da Tränker e sua moglie ma adesso supportata finanziariamente dall'uomo d'affari Germer.

    Reuss morì nel 1923 senza nominare un successore. Molto probabilmente, egli intendeva quale suo erede l'uomo d'affari svizzero Hans Rudolf Hilfiker (1882-1855), che era Gran Maestro della loggia "Libertas et Fraternitas", fondata nel 1917 a Zurigo. Ma questo serio massone non intendeva aver rapporti con Reuss e Crowley a causa della loro cattiva reputazione. Come Crowley ammise in una lettera del 1924 a Heinrich Tränker, Reuss non l'aveva mai scelto quale suo successore.

    Nel 1926, dopo che Crowley aveva fatto visita a Tränker e Germer in Germania, il segretario della Pansophia, Eugen Grosche, lasciò il circolo interno della Pansophia e fondò la Fraternitas Saturni assieme a sessanta ex membri dell'O.T.O. La FS fu il primo ordine fondato sulla Legge di Thelema. Ciò che restava dell'O.T.O. di Tränker, che ha solo superficiali riferimenti al Thelema, divenne pressoché inattivo (2). Così a quel tempo le vestigia dell'O.T.O. di Monte Verità di Reuss e le sue diramazioni a Zurigo rimasero i soli gruppi O.T.O. attivi in Europa, se non nel mondo, se si eccettuano i tentativi fatti da Crowley per sfruttare l'O.T.O. in America come mezzo per procurarsi guadagni e pubblicare i propri scritti.

    Il fornaio svizzero, ex comunista, Hermann Joseph Metzger (1919-1990) fu iniziato nel 1943 a Davos (Svizzera) da Alice Sprengel (1871-1947) del Monte Verità, e le sue imprese meritano attenzione.

    Non dobbiamo dimenticare che dopo la morte di Crowley nel 1947, il suo successore Karl Germer (1895-1962) non reclutò alcun membro negli Stati Uniti e l'O.T.O. svizzero può essere considerate il solo O.T.O. attivo a quel tempo nel mondo intero. Inoltre, Metzger fu capace di produrre prove a sostegno dell'origine Reussiana del suo O.T.O., un fatto che gli conferì autorità su ogni cellula dell'O.T.O. crowleyano.





    Cosa accadde dopo la Seconda Guerra Mondiale?

    O.T.O. e Fraternitas Saturni

    Durante il suo esilio nel 1930, Eugen Grosche soggiornò ripetute volte con il restante grnppo di Reuss nel Canton Ticino. Metzger si


    mise in contatto con lui per la prima volta nel 1950, e di conseguenza Grosche cedette immediatamente tutta l'autorità per la FS esternamente alla Germania - a Metzger, che viaggiò a lungo in Europa. Dal momento che possedeva un salvacondotto per i territori tedeschi occupati dagli Alleati, Metzger si rivelò un opportuno messaggero per diverse organizzazioni. Viaggiò per conto dell'Ordine degli Illuminati, mentre nel frattempo curava gli affari della FS, e fece visita ai vari Thelemiti d'Europa, ad esempio Federico Mellinger (1890-1970). Quest'ultimo, un tempo attivo direttore del Teatro Espressionista tedesco, spiritualista, e poi segretario di Crowley in Inghilterra, dopo la IIa Guerra Mondiale lavorò per conto di Germer, esaminando probabili candidate per I'O.T.O. di Crowley in Europa.

    Così, nel 1951, l'O.T.O. di Reuss, sotto la guida di Metzger si fuse con l'O.T.O. crowleyano guidato da Germer. Questo è confermato dalle firme di Germer e Mellinger sul documento di accettazione redatto da Metzger (3*). Mellinger avrebbe presto interrotto ogni rapporto con l'O.T.O. per unirsi ai Teosofisti tedeschi, con i quali rimase dal 1960 fino alla sua morte avvenuta dieci anni più tardi.

    Presto deluso da Metzger, fin dal 1950 Groschie si era associato alla loggia dell'O.T.O. crowleyano di Kenneth Grant in Inghilterra. I contatti di Grant con Grosche fecero infuriare Germer (capo dell'O.T.O. crowleyano) al punto che nel 1955 Grant venne espulso dall'O.T.O. crowleyano massonico (4*). Ad ogni modo, da quel momento Grant conferì gradi O.T.O. nel suo O.T.O. typhoniano senza ricorrere a rituali di iniziazione.

    Quando nel 1964 Grosche mori, Metzger cercò invano di rilevare la FS, considerando se stesso quale "loggia madre" di tutte le organizzazioni ispirate alla Legge di Thelema.



    L'O.T.O. e la Fraternitas Rosicruciana Antiqua (FRA)

    Arnoldo Krum-Heller ricevette una Patente da Reuss nel 1908 e fondò la sua FRA nel 1927. La FRA fu soprattutto attiva in America


    Latina ma possedeva anche diramazioni in Spagna, Germania ed Austria. Quando Krumm-Heller incontrò Crowley e Germer in Germania nel 1930, alcuni dei rituali ricevettero riferimenti thelemici (5*). Nel 1939 Krumm-Heller divenne anche un ("autentico") vescovo gnostico, ma dopo la sua morte - avvenuta nel 1949 - la FRA si frammentò in innumerevoli gruppuscoli. Nel 1963 Metzger cercò invano, attraverso i suoi contatti in Venezuela, di riunire tutti questi gruppi sotto la sua autorità.

    Oggi molti gruppi FPA sono collegati sia a Metzger che all'O.T.O.



    L'O.T.O. e l'Ordine degli Illuminati (OI)

    Verso la fine del secolo scorso, Reuss e Leopold Engel tentarono, senza molto successo, di ridare vita all'OI, così come era stato


    fondato da Adam Weishaupt nel diciottesimo secolo. Anche così, parecchi dei gruppi di Engel sopravvissero ad entrambe le guerre mondiali e furono riuniti sotto la presidenza di Metzger nel 1963. Metzger considerava I'OI come base per il suo raggruppamento di ordini (O.T.O., FRA) e presto integrò anche la Ecclesia Gnostica Catholica nei più alti gradi del suo OI.



    L'O.T.O. e la Ecclesia Gnostica Catholica (EGC)

    La Chiesa Gnostica francese, che a sua volta ebbe a soffrire parecche frantumazioni, fu costituita nel 1890 e cercò di progredire


    secondo le usuali linee ecclesiastiche di successione apostolica. Ma né Reuss né Crowley furono mai investiti di una valida successione apostolica. Reuss nel 1920 cercò di fare della "Messa Gnostica" di Crowley la "religione ufficiale dei Massoni". Crowley solo una volta sfruttò la sua posizione di Capo dell'O.T.O. per nominare il teosofista inglese William Bernard Crow capo del la sua (di Crowley) Chiesa Gnostica nel 1944. Ma in nessuna pane dello statuto O.T.O. è indicato che l'ufficio di leader dell'O.T.O., il "Capo Esterno dell'Ordine" (OHO), é conesso alla leadership di qualsivoglia chiesa.

    Metzger ricevette una valida investiture poiché proseguì la successione secondo la linea di Krumm-Heller, che deteneva la successione apostolica francese. Discepolo di Crowley, Grady McMurtry (1818-1985) nel 1946 ricevette alcune lettere dal suo maestro, che si trovava in Inghilterra mentre McMurtry abitava in California. In queste lettere Crowley si rivolgeva a McMurtry chamandolo "Califfo", un termine mai usato in alcun contesto dell'O.T.O., né negli scritti di Reuss né in quelli di Crowley: era semplicemente basato su "Calif", l'abbreviazione postale in uso allora per California. Più di vent'anni dopo la morte di Crowley, McMurtry interpretò quel soprannome come espressione della volontà di Crowley di eleggerlo OHO e Patriarca della sua (di Crowley) chiesa. L'EGC, a causa di questo "Califfato", non ricevette mai alcuna valida successione, sia ecclesiastica che O.T.O. Conseguentemente, questo gruppo O.T.O. riscrisse il proprio statuto nel 1987.



    La Lotta per la Leadership

    Dopo la morte di Germer, avvenuta nel 1962, vi erano quattro contendenti per la sola leadership dell'O.T.O. crowleyano di Germer.


    Secondo il testamento di Germer, la decisions finale spettava alla sua vedova e a Mellinger. La prima scelta di Sascha Germer cadde sul brasiliano Marcelo Ramos Motta (1931-1987) della FRA, ma presto la donna riconobbe che il favorito di suo marito era stato Metzger. Così nel 1963 Metzger si autoproclamò OHO, e come tale fu accettato da alcuni membri dell'O.T.O. crowleyano d'America. Fu soltanto nel 1969 che McMurtry diede inizio alle proprie manovre per divenire capo dell'O.T.O. e reclamò gli scritti sui Tarocchi di Crowley, pretendendo i copyrights. Questo scatenò soprattutto l'indignazione di Motta, che si sentò escluso. Kenneth Grant, così come Metzger, Motta e McMurtry, fu in grado di rivendicare l'autorità di una lettera (o di un appunto contenuto nel diario di Crowley) da parte di un defunto leader di un O.T.O., elle avanzava la proposta che lui potesse essere scelto per l'alta carica. Grant riusci ad accedere al ruolo di OHO nel 1970. La sua attività consistò soprattutto nell'ottenere la pubblicaziolle dei propri libri. Nel 1969 avvenne una frattura nel gruppo di Metzger, e quindi ve ne fu un'altra; e un O.T.O. indipendente sorse in Gerrnania, con il proprio OHO.



    Descrizione dei Gruppi

    Fraternitas Saturni

    In seno a questa fratellanza tedesca, l'opinione prevalente era che la magica influenza del Nuovo Eone domandasse l'adattamento


    permanente degli insegnamenti di Crowley agil ultimi sviluppi. Di consegnenza i rituali di Saturno si trasformarono in una particolare mistura di magia medievale e astrologia, con un piccolo tocco di Thelema. Col trascorrere del tempo, e specialmente dopo la morte di Grosche nel 1964, questo fu causa di diverse separazioni e dal 1980 una scheggia denominata Ordo Saturni venne sempre più attratta verso i procedimenti di Crowley. Un tempo, nella FS si era parlato liberamente di magia sessuale, ma senza considerarla il tema principale. La FS possedeva il proprio Eggregore, che ora trasferiva i suoi poteri all'organizzazione affiliate, l'Ordo Saturni. Alcuni membri della branca tedesca del "Califfato" sono anche membri di questo Ordo Saturni, e prestano le loro energie riguardanti la magia sessuale a quell'Eggregore (6*).



    Pansophia

    Nel 1921, il Gran Maestro tedesco dell'O.T.O. di Reuss, Heinrich Tränker, fondò un'organizzazione chiamata Pansophia, che pubblicò


    importanti testi rosicruciani ed i primi scritti di Crowley. Krumm-Heller e Reuss impiegarono il termine "Pasophina" nei loro sigilli postali e francobolli. Quando Reuss nel 1923 morì senza nominare un successors, lo statuto dell'O.T.O. richiedeva che i restanti membri di Decimo Grado eleggessero il nuovo OHO. Vi erano soltanto otto di essi. Due di loro, Tränker e il Gran Maestro americano C.R. J. Stansfeld Jones (Frater Achad, 1886-1950, che possedeva una Patente conferitagli da Reuss) nel 1925 elessero il X° Crowley "Salvatore del Mondo" (invece che OHO) tramite le loro diramazioni dell'O.T.O..
    Entrambi presto ritirarono il loro voto.

    I misteri sessuali della Pansophia erano comunicati unicamente a voce da Tränker stesso (7*). Riferimenti thelemici erano riscontrabili soltanto nei più avanzati insegnamenti del gruppo (8*). La Pansophia ebbe termine alla morte di Tränker, avvenuta nel 1956.



    L'O.T.O. di Metzger

    Alcuni rituali di Reuss, antichi e profondametite massonici, sono rimasti in uso in Svizzera sino ai nostri giorni, sebbene gli svizzeri non


    abbiano mai praticato alcun rituale Reussiano superiore al Terzo Grado; altre iniziazioni saltavano direttamente al IX° (9*). Dopo la morte di Germer, che significò la scomparsa della persona che possedeva il controllo thelemico, Metzger fuse il proprio Ordine degli illuminati con l'O.T.O. di Crowley, adesso nuovamente attivo secondo le direttive di Reuss. In Svizzera, per quanto se ne sa, non vengono praticati rituali all'infuori dalla Messa Gnostica di Crowley (ma questo regolarmente fin dai primi anni 50). Metzger diffuse il Thelema soltanto allo scopo di ingraziarsi Germer. Così Germer considerava Metzger suo unico successore, come scrisse in una lettera e fu confermato dalla vedova di Germer (10*). Metzger rinunciò totalmente ad ogni specie di magia sessuale. Sebbene egli sia morto nel 1990 ed i criteri di accesso siano motto severi (in contrasto con quelli del "Califfato") questo O.T.O., generalmente noto come Ordine degli Illuminati, è assai prospero.



    Società O.T.O. di Motta negli Stati Uniti e in Brasile

    Motta scelse i suoi membri secondo i criteri dell'Astrum Argenteum (alcuni discepoli eletti che avessero imparato a memoria parte del


    materiale crowleyano), piuttosto che secondo il precetto "La Legge è per Tutti", come si usava nell'O.T.O. crowleyano massonico. Così questo S.O.T.O. non fu mai costituito da più che una manciata di membri (11*). Dopo la pubblicazione dei rituali di iniziazione O.T.O.-Crowleyani nel 1973, ad opera di Francis King, Motta cominciò a creare i propri, poiché ne temeva la dissacrazione. Il gruppo che dal 1977 in poi fu chiamato "Califfato", d'altra parte, solo allora entrò in possesso del rituali.



    Il "Califfato"

    Riferendosi a due lettere di Crowley in particolare, McMurtry, dal 1977 in poi, cominciò ad elevare a Grande Loggia una Loggia Agapé


    di nuova fondazione. Come in tutti gli O.T.O. vicini alla Massoneria, i gradi all'inizio erano conferiti piùittosto casualmente. McMurtry fu per un certo tempo il favorito di Crowley, il quale in seguito, dopo McMurtry, indicò Mellinger quale altro possibile successore. [In Aprile 1998, una lettera di Crowley a Kenneth Grant e venuto al luce: Grant è il vero successore di Crowley]
    Dopo essere caduto in disgrazia presso Germer e molti altri ex membri della seconda Loggia Agapé americana (dissoltasi nel 1953) McMurtry si sbarazzò sia di Motta che di Metzger e di Kenneth Grant. Motta si rese ridicolo con paranoici procedimenti legali, mentre gli altri due non vennero menzionati in tribunale quali membri dell'O.T.O. A dispetto dei fatti storici, un tribunale minore riconobbe il "Califfato" quale possessore dell'O.T.O. americano e dei copyrights di Crowley, il che ha valore soltanto entro il nono Circuito di Appello!

    Generalmente, si suppone che i misteri sessuali siano di nuovo affondati nell'oscurità. Nondimeno, questo gruppo O.T.O. è il solo che consideri la parola di Crowley quale fulcro della propria organizzazione, e che ha avvalorato la propria posizione tramite un procedimento legale.

    A McMurtry, deceduto nel 1985, succedette William Breeze, un discepolo canadese di Grant e Michael P. Bertiaux. Ci sono ragioni di credere che l'elezione di Breeze non avrebbe incontrato l'approvazione di McMurtry (12*). Breeze si fa chimare "La Sua Santissima Maestà".



    O.T.O. Typhoniano

    Il segretario di Crowley, Kenneth Grant (n. 1923) ha rinuciato alla struttura massonica dell'O.T.O. crowleyano. Da una parte, Grant può


    far riferimento ai diari di Crowley in cui Crowley intendeva istruire Grant come possibile leader dell'O.T.O. inglese; [anche è nomminato successore di Crowley in una lettera] dall'altra, fu "espulso" dall'O.T.O. crowleyano da Germer nel 1955. Da allora, anche Metzger interruppe ogni contatto con Grant.

    La visione interiore di Grant deriva in larga parte dalla proclamazione, da parte di Jones/Achad, dell'"Eone di Maat", che spinse Crowley ad espellere Jones, in quanto Crowley stesso era profeta dell'"Eone di Horus"; inoltre, è debitrice degli insegnamenti di Grosche su Saturn/Set e degli insegnamenti di Bertiaux su sesso e vudù. La malgia sessuale viene discussa apertamente.



    Ordo Templi Orientis Antiqua

    Nel 1921, l'O.T.O.A, una pretesa branca indipendente dell'O.T.O. francese (d'origine Reussiana) fu estesa a sedici gradi. Nel tempo,


    l'O.T.O.A assorbi parechie diverse successioni gnostiche, una linea di Memphis-Misraim, consacrazioni episcopali, e l'Undicesimo Grado della magia omosessuale. Attualmente, il suo più importante esponente e potente punto di riferimento è l'americano Michael Paul Bertiaux (nato nel 1935), già teosofista associate con lo spiritualista Henry Smith.

    Il sistema di Bertiaux funziona esclusivamente su un livello magico, non massonico, e la magia sessuale è considerate quale importante punto focale di questa organizzazione orientata verso il vudù.



    NOTE:

    Mentre è certo che Kellner operava nel campo della magia sessuale, non è certo se effettivamente ricevette alcuno di questi alti gradi del MM. La sola prova di ciò appare nella rivista "Oriflamme" di cui una raccolta pressoché completa si trova nella biblioteca della Gran Loggia massonica di Londra. Anche il libro "Der Grosse Theodor Reuss Reader" contiene molti numeri del'"Oriflamme"
    Vedere P.R. König: Das Beste von Heinrich Tränker, Monaco 1996
    Facsimile nel mio "Materialien zum O.T.O.", Monaco 1994
    Questa è la ragione che Grant espone in una lettera datata 11 agosto 1987
    Facsimili in: "Materialien zum O.T.O.", Ein Leben für die Rose
    Altre notizie sulla FS si trovano in Das O.T.O. Phänomen, Ein Leben für die Rose, e in In Nomine Demiurgi Saturni
    Alcuni sono esposti in Ein Leben für die Rose
    Alcuni sono esposti in: Das Beste von Heinrich Tränker, Monaco 1996
    È dubbio se alcuno dei gruppi O.T.O.-Crowleyani possedesse rituali iniziatici superiore al IIIø grado, prima del 1973 quando furono pubblicati da Francis King nel suo "The Secret Rituals of the O.T.O." (Rituali segreti dell'O.T.O.), Londra 1973. Adesso, tutti li rituali sono pubblicati come facsimili in: P.R. König: "How to make your own McOTO", Monaco 1996
    Facsimile in Materialien zum O.T.O., Monaco 1994, pag. 141, 142
    L'effettivo numero dei discepoli eletti poteva essere di circa sei, ma non ci sono certezze. La Loggia S.O.T.O. brasiliana aveva apparentemente trenta membri, secondo il verbale di tribunale "McMurtry et alii versus Motta", California 16 maggio 1985, pag. 741
    In una lettera "ufficiale", McMurtry dava ordine che né Phyllis McMurtry/Seckler, né Helen Parsons Smith, né K.G.D, né Lon Milo Duquette fossero investiti del potere di eleggere il successors alla carica di "Califfo".



    © P.R. König, 1996/98

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    Ordo Templi Orientis e la Magia sessuale

    di Peter-R. König







    Un tempo l'universo si frantumò a causa dell'aspetto femminile del Creatore o da un'entità intermedia fra il Divino e il Profano. Coloro che sono felici di stare inquesto mondo, che godono di buona salute esperimentano amore e piacere come meglio credono, pare che non abbisognino dello gnosticismo che ripristina l'universo. È mia opinione che lo gnosticismo sia un espediente di carattere religioso per affrontare una vita altrimenti insopportabile.

    Il mago e lo gnostico vivono contemporaneamente in due mondi. Però, mentre il mago si sforza di usare il mondo dell'al di là al fine diavere potere su questo mondo terreno, lo gnostico cerca una realtà divina che sia presente all'interno di questo nostro mondo, che è solo una specie di ombra di quella realtà. Sia il mago che lo gnostico intuiscono che la sessualità può essere la chiave o la porta daccesso per altre realtà; ma essi dissentono in base agli orientamenti: ascetico da una parte e dissoluto-sensuale dall'altro. È di questi che intendo trattare. Sintetizzerò le complesse tradizioni gnostiche, ma non la loro letteratura, né farò una comparazione generale della loro cosmologia, né della loro storia; mi spingerò fino ai tempi moderni, in cui gli gnostici contemporanei trovano probabilmente entrambi i mondi più concreti di quanto non avvenisse per gli gnostici antichi.



    Salvezza

    Vivendo in un mondo che è sentito e sperimentato soggettivamente come un "mondo corrotto" (un'espressione gnostica), essi

    disperano della loro salvezza. La via da cui ha origine questa salvezza è il corpo fisico. Esso si prolunga su livelli più alti (per esempio quello emozionale e quello intellettuale), fino a che l'uomo può conseguire quello divino del Pleroma, cioè la pienezza della vita ultramondana. Questo Pleroma, sia esso nell'uomo o da qualche parte nello spazio cosmico, è il corrispettivo gnostico del terrestre mondo "corrotto". Si possono percorrere due strade per abbandonare questo mondo corrotto: sopprimerlo o dimenticarlo (concetto proprio all'ascetica); oppure dissolverlo vivendolo completamente in tutta la sua corruzione (concetto proprio al modo sensuale). Su un piano più elevato è vero il contrario. La via sensuale sottintende un ascetismo omeopatico: si indebolisce il diavolo indugiando con esso come per necessità. Lo gnostico sensuale abbraccia il peccato per conoscere la corruzione del mondo e risorgere come una fenice dal rogo. Le orge sessuali fanno affiorare il divino Pneuma-Logos che è congiunto al Pleroma. La via ascetica si comporta allopaticamente: contro il veleno dell'esistenza essa somministra come rimedio l'ignoranza del corpo.

    L'espressione che ho citato più sopra cioè il termine "omeopatia" è stata sorprendentemente spesso usata come metodo dalla via ascetica del modo di vivere gnostico. E altrettanto sorprendentemente, l'omeopatia ha molto in comune con lo stesso gnosticismo. Sia l'omeopatiache lo gnosticismo guardano al piano materiale come al meno essenziale per l'uomo. Entrambi i concetti tendono a trovare un punto dappoggio per l'uomo e l'umanità in un primitivo e arcaico stato di salute e salvezza. Questo stato si trova sul più elevato livello spirituale o divino. Entrambi omeopatia e gnosticismo insegnano che salute e salvezza si manifestano dall'Alto verso il Basso e dall'Interno all'Esterno (ciò chericorda la Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto cara ai Rosacroce e ai Massoni). Tuttavia, mentre lo gnosticismo propone sia la salute che la salvezza attraverso il motto "optimum maximum" od "optimum minimum", l'omeopatia preferisce la via dell'equilibrio dei due piatti della bilancia.

    Il punto focale che unisce gli gnostici ascetici e quelli sensuali è la loro concezione dello sperma. Questo sperma contiene il Verbo divino che, quando è nell'uomo, deve essere ricongiunto al Pleroma. Ciò comporta due problemi:
    1. La donna può salvarsi?
    2. Cosa dobbiamo fare con lo sperma?

    Forse a causa della bramosia dell'aspetto femminile dell'Ente creatore, all'origine della caduta nel mondo profano, è necessario che sia l'uomo a restituire all'universo la sua integrità e completezza. Nel mondo della materia la donna è punita mediante lampia ferita postagli fra le gambe (1). Questa ferita simboleggia il luogo dove un tempo l'uomo primordiale era unito al suo proprio aspetto femminile: l'Androgino perfetto, adesso diviso in due. Ora è il momento che sia l'uomo asperimentare il piacere che tiene separato l'universo. La Donna deve soffrire. Solo lo sperma maschile è il vettore del Verbo divino (2). Le Donne sono prive della prostata e per questo motivo non sono necessarie alla salvezza dell'uomo fino a che non ottiene l'androginicità. Se "fa uso" della donna, poi, è solo per "canalizzare" entità più alte e divine. Forse non ne concepisce l'uso a causa del suo sangue mestruale?

    Quando l'uomo ha dei sentimenti cristiani (lasciate che lo chiami "gnostico libertino") può usare il sangue femminile come "Sangue di Cristo" e consumarlo come se fosse un "nutrimento divino". Se l'uomo concepisce per davvero il mondo come un luogo malvagio, evita di procreare figli e di cibarsi di alimenti di origine animale (e qui scopriamo i vegetariani). Un seguace della via ascetica evita di avere eiaculazioni, anche con la propria moglie, e indirizza le sue energie sessuali, attraverso pratiche di tipo yogico, verso la testa (dove ritiene si collochi il collegamento più diretto con il Divino). Per conseguire l'androginicità egli copula con la moglie (evitando l'orgasmo) in modo che lei appunto possa beneficare del suo destino.

    Tutti i movimenti gnostici sia moderni che antichi concepiscono la salvezza esclusivamente per l'uomo: la donna deve diventare uomo per accedere al regno dei cieli. Gli gnostici ascetici evitano l'eiaculazione e consentono alla donna di congiungersi alla loro meravigliosa capacità di "produrre" il Logos; gli gnostici libertini adoperano tutte le doti della donna per liberare il Pneuma.

    Bene. Le nostre due domande (1. La donna può salvarsi?; e 2. Cosa dobbiamo fare con lo sperma?) non possono avere una risposta separata. Solo lo sperma maschile può fornire la salvezza, e pertanto la donna se vuole salvarsi deve diventare uomo.



    L'Ordo Templi Orientis

    Chi sono gli spermo-gnostici contemporanei? Fin dal principio del secolo, il gruppo più famoso si è strutturato come un organizzazione

    paramassonica, detta Ordo Templi Orientis; inbreve: l'O.T.O. La storia dell'O.T.O. è estremamente complicata, comprendendo rivendicazioni in conflitto fra loro quanto alla "successione apostolica", reciproche recriminazioni ed espulsioni. D'altro canto, sovrapposizioni e interconnessioni sono inevitabili. Tuttavia, la storia dell'O.T.O. e dei gruppi a esso collegati può essere svolta indagando la storia dei suoi protagonisti, cosa che ci proponiamo di fare.

    I tre famosi protagonisti della storia dell'O.T.O. sono l'austriaco Carl Kellner (1851-1905) colui che provvedette a dare l'idea, il tedesco Theodor Reuss (1855-1923) chelo fondò concretamente e il celebre inglese Aleister Crowley (1875-1947).

    L'uomo a cui venne l'idea dell'Ordo Templi Orientis quale circolo privato nel quale operare la magia sessuale secondo linee tantriche nel lontano 1895 fu l'industriale austriaco Carl Kellner. Kellner non si trovava alla guida di alcun ordine, ma aveva solo alcuni amici con cui praticare la magia sessuale. Al momento della sua entrata in scena, Theodor Reuss considerò un'ottima idea quella distrutturare la magia sessuale in un ordine esoterico, e così i due crearono un gruppo occultista consistente di 10 gradi (più uno segreto).

    Mentre Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) dissuadeva dalla pratica degli insegnamenti Yoga "malsani" e disapprovati dai "Maestri", Kellner insegnava l'Hatha Yoga con inclusi esercizi a carattere sessuale ispirati alle filosofie del Samkhya, dell'Advaita e di Franz Hartmann (1838-1912), un suo caro amico. Kellner era specializzato in tecniche di meditazione miranti alle sperienza di precedenti reincarnazioni (vedi gli Yoga Sutra di Patanjali) (3). Sua moglie era la Grande Dea. Kellner stesso fungeva da Sacerdote Babilonese.

    Nella sua casa cera una camera senza finestre dove si svolgevano i riti tantrici per preparare l'Elisir, cioè l'insieme dei fluidi sessuali maschili e femminili. La struttura pseudomassonico- templare introdotta nel 1903 da Theodor Reuss non era ritenuta importante da Kellner, e non vi è prova documentale che Kellner abbia mai usato il termine O.T.O. Il suo circolo era composto da Kellner, Reuss, Hartmann e alcune donne. Visto che in seguito Theodor Reuss farà riferimento alla Hermetic Brotherhood of Light come alla fonte centrale e segreta dell'insegnamento di Kellner (4), è facile dedurre che costui seguisse le dottrine di Paschal Beverly Randolph a proposito dell'uso di droghe per ottenere l'illuminazione durante un rapporto sessuale e dello sviluppo di tecniche come l'uso di una specie di fotografia interiore che rappresentava il volere da realizzare per focalizzare le energie sessuali su di un desiderio (5).



    L'O.T.O. sotto Theodor Reuss

    Karl Theodor Reuss nacque nel 1855 ad Augsburg. Frequentò il Ginnasio, fu apprendista da un droghiere, ma presto venne educato

    come cantante d'opera professionista. In questa veste contattò nel 1883 Richard Wagner e il suo protettore, il Re Ludovico II di Bavaria. La sua carriera ebbe una fine prematura quando perse la voce. Si recò a Londra come corrispondente regolare di numerosi giornali. Nel 1878 fu inviato dal Times come giornalista ben remunerato nei Balcani, e nel 1882 in Bosnia-Erzegovina.

    Troviamo Reuss nuovamente a Londra nell'anno 1885, nel comitato esecutivo della "Lega Socialista" anarchica. Il suo primo volantino La Questione Matrimoniale non venne ricevuto caldamente. Il 10 Maggio fu espulso dalla "Lega Socialista" per motivi di azioni diffamatorie. Lo smascheramento delle sue attività di spionaggio per conto della Germania attraverso il circuito anarchico londinese forzarono il traditore a lasciare l'Inghilterra.

    All'inizio la Gran Loggia Massonica Tedesca ignorò Reuss e i suoi alleati. Solo quando Reuss iniziò a propagandare le sue Johannislogen attraverso la sua impresa commerciale "La più Grande Loggia Massonica della Germania", i "Gran Maestri più onorabili" si infuriarono contro lo sleale concorrente. Nel 1905 Reuss viveva ad Amburgo. Immediatamente dopo la morte di Kellner nel 1905, Reuss stabilì il sistema dell'O.T.O. (6).

    L'Ordine consisteva di 7 gradi pseudo-massonici, che aprivano i 7 chakra, mentre i gradi magico-sessuali VIII° e XI° venivano conferitisenza alcun rituale. Il X° definiva il direttore amministrativo di una nazione. Ciò che rimane del carteggio di Reuss mostra che egli continuò gli insegnamenti Yoga di Kellner, ma introdusse il Manicheismo. Gli organi sessuali venivano considerati divini e una Santa Messa diveniva così l'atto simbolico di ri-creazione dell'universo. Le energie sessuali venivano accumulate, e assieme alla corretta respirazione effettuavano la trasmutazione dell'energia, provocando nel mago la chiaroveggenza.

    Reuss non era veramente un appassionato della masturbazione (VIII° nel sistema di Crowley), e la chiamava "far del male a se stessi" e "contro-natura" (7). Nonostante ciò considerava il Fallo il creatore dell'universo. Apparentemente Reuss operava mediante tecniche tantriche omosessuali, o almeno omoerotiche (il mutuo toccare dei falli, cioè il grado XI° nel sistema crowleyano), ma il segreto centrale del suo O.T.O. fu sviluppato attorno al Parsifal di Richard Wagner. La Lancia divenne il fallo, e ovviamente il Graal divenne la vagina, che contiene il nutrimento del Graal, ovvero sperma e secrezioni vaginali.

    Il sistema O.T.O. di Reuss era incentrato su un tipo di società utopistica di stampo comunista chiamata "comunità dei Neo-Cristiani", dove la Madre (in riferimento alla Maria cristiana) ricopriva un ruolo centrale nella vita sociale e sessuale (8).

    Nell'estate del 1906 Reuss andò a Monaco di Baviera per iniziare alcuni "Novizi" ai segreti dell'O.T.O. Questi "Novizi" furono così disgustati dalle "rivelazioni" al punto di chiedere l'arresto del libertino Reuss, che riuscì a scampare l'arresto mentre era a cena all'Hotel Metropol, e fuggì in Inghilterra.

    Per mantenere se stesso a Londra Reuss fondò una "Scuola di Scienze Ermetiche" (9). In quel periodo proclamò Aleister Crowley capo del ramo inglese dell'O.T.O. (10). Alla fine del 1913 Reuss si stabilì a Parigi. Sei mesi dopo, quando scoppiò la guerra, si trovava a Basilea. Dopo il conflitto bellico Reuss rimase ancora due anni a Basilea, e in seguito trasferì la sua residenza a Monaco di Baviera, dove divenne un impiegato dell'agenzia di viaggio municipale. In questa città continuò a condurre le riunioni dell'O.T.O. fino alla sua morte, nel 1923.



    L'O.T.O. sotto Aleister Crowley

    Ci sono dei motivi per ritenere che Reuss non avrebbe voluto che il suo O.T.O. diventasse il veicolo della Legge di Thelema di Aleister

    Crowley. Malgrado ciò, Crowley scriveva già nel suo diario il 27 Novembre del 1921, dopo una disputa con Reuss: "Ho proclamato me stesso O.H.O." (Outer Head of the Order, "Capo Esterno dell'Ordine", ossia la più elevata autorità O.T.O. a livello mondiale, che dovrebbe venire nominata dal predecessore o essere eletta da tutti i membri del X°). Dopo la morte di Reuss nel 1923 Crowley iniziò un impresa commerciale sfruttando il segreto dell'O.T.O.

    Di ciò è rimasto solamente un progetto destinato a promuovere l"Elisir della Vita" (sotto il nome "Amrita", la "Medicina Magica") e per guarire i pazienti secondo i metodi dell'O.T.O.: con lo Yoga e le secrezioni sessuali. Crowley fece uso dell'O.T.O. (come pure di altri ordini, reali o fantasmagorici) come di un gioco, come casa editrice, e ne fece uno strumento adatto per estrarre "oro" (sia alchemico che non) dalle tasche dei suoi seguaci. Crowley pretendeva di non fare mai del sesso solo per soddisfare la sua libidine; doveva invece sempre avere uno "scopo", una "preghiera a Dio" (Aiwaz, Baphomet o Sheitan), e di conseguenza una preghiera a se stesso, che identificava con un pene eretto.

    Il grado VIII° di Crowley rivela al "pupillo" che masturbandosi sul sigillo di un demone o meditando sull'immagine di un fallo si genera potere o una comunicazione con un (o il proprio) essere divino-Super Ego. Il grado IX° referisce al rapporto eterosessuale in cui le secrezioni sessuali vengono succhiate dalla vagina e, quando non consumate (se considerate sacre), vengono messe su un sigillo per attrarre un demone che eseguirebbe il relativo comando-desiderio. Nel suo "Emblemi e Modalità d'Uso" (11) Crowley descrive il metodo per impregnare di sperma un talismano-sigillo in modo da attrarre, per esempio, del denaro.

    Crowley praticava diversi metodi di magia sessuale. Uno dei segreti dell'O.T.O. è l'adorazione dell'idolo Baphomet degli antichi Templari.
    Crowley anche consigliava la selezione di un partner di sesso femminile. Il mago e la sua compagna "copulavano continuamente" finoa che dall'impregnazione risultava un homunculus.
    Per la sua Santa Messa diede una ricetta con sangue e sperma. In modo da evitare infezioni di AIDS, l'attuale O.T.O. americano (o "Califfato", fondato nel 1977) consiglia di cuocere il miscuglio inforno a una temperatura di settanta gradi Celsius. Nel grado XI°, di tipo omosessuale (12), l'adepto si identifica con un pene in eiaculazione. Il sangue (o gli escrementi) attrae gli spiriti-demoni, mentre lo sperma li mantiene in vita.



    O.T.O. e Thelema

    Nel 1923 Reuss morì senza nominare un successore. Molto probabilmente intendeva nominare come suo erede l'uomo d'affari Svizzero

    Hans Rudolf Hilfiker (1882-1955), che era Gran Maestro della loggia massonica "Libertas et Fraternitas", fondata di Reuss nel 1917 a Zurigo. Ma questo serio massonesi mantenne non-operativo, data la pessima reputazione di Reuss e Crowley. Come Crowley ammise in una lettera del 1924 al libraio Heinrich Tränker (1880-1956), Reuss non laveva mai scelto quale suo successore.

    La controversa apparizione di Aleister Crowley negli anni 1910-1912 (nell'ultimo anno gli fu concessa una patente per la sua propria loggia dell'O.T.O., limitata all'Inghilterra e all'Irlanda) determinò una particolare caratteristica: l'accettazione della "Legge del Thelema" nei rituali, in base alla quale si possono classificare i diversi gruppi dell'O.T.O. Una delle maggiori dispute nel fenomeno O.T.O. è infatti lo stabilire quali degli attuali O.T.O. sono da considerare genuini. I rituali d'iniziazione dell'O.T.O. riscritti da Crowley fra il 1914 e il 1942 non vennero mai usati da Theodor Reuss (13). Tutte le altre logge che a quel tempo erano sottoposte a Reuss svilupparono i loro propri rituali. Nel 1926, dopo che Crowley visitò il ramo tedesco dell'O.T.O., questo si scisse, generando la famosa Fraternitas Saturni, apparentemente con sessanta ex-membri dell'O.T.O. che si trovavano sotto la leadership di Heinrich Tränker nella società detta Pansophia.
    La Fraternitas Saturni, costituita nel 1926 dal libraio Eugen Grosche (1888-1946), che pur essendo il primo ordine a essere fondato sulla religione filosofica crowleyana di Thelema ("La Legge del Nuovo Eone") si distinse dall'OTO a causa dei contrasti fra Aleister Crowley e i vari gruppi associati al fenomeno O.T.O. durante il viaggio del primo in Germania nell'estate 1925" (14).

    Dopo la morte di Reuss nel 1923 l'O.T.O. in Svizzera eral'unico a mantenersi attivo in Europa e a livello mondiale, sesi escludono i tentativi fatti da Crowley per sfruttare il suo presunto ramo americano dell'O.T.O., creato come mezzo per procurarsi guadagni e pubblicare i propri scritti.



    Un breve sguardo all'O.T.O. pre-Crowleyano in Svizzera, ancora attivo

    Il fornaio svizzero, ex-comunista, Herman Joseph Metzger (1919-1990) fu iniziato nel 1943 a Davos in Svizzera da Alice Sprengel

    (1871-1947 del circolo di Monte Verità, e le sue azioni meritano accurata attenzione.

    Non dobbiamo dimenticare che, dopo la morte di Crowley nel 1947, il suo successore Karl Germer (1895-1962) non reclutò alcun membro negli Stati Uniti da lui considerati un "deserto spirituale", e che l'O.T.O. svizzero può addirittura venire considerato come lunico O.T.O. attivo nel mondo a quel tempo. Inoltre, Metzger fu capace di esibire delle prove per cui si può ritenere che il suo O.T.O. era di origine reussiana, fatto che gli concesse autorità su ogni ramificazione dell'O.T.O. di Crowley. Alcuni vecchi rituali di stampo decisamente massonico appartenenti a Reuss sono stati usati in Svizzera fino ai giorni nostri, anche se gli svizzeri non ottennero mai alcun rituale più elevato del Terzo Grado: le altre iniziazioni saltavano direttamente alIX° (15). Dopo la morte di Germer (il successore di Crowley nell'O.T.O.) nel 1962, che significò la scomparsa della persona che possedeva il controllo thelemico, Metzger fuse il suo "Ordine degli Illuminati" con l'O.T.O. di Crowley, nuovamente attivo su linee reussiane.

    In Svizzera, per quanto si sappia, non viene effettuato alcun rituale all'infuori della Messa Gnostica di Crowley (ma questo regolarmente fin dai primi anni 1950). Metzger propagò il Thelema soltanto allo scopo di ingraziarsi Germer. Lo stesso Germer considerava Metzger quale suo unico successore, come scrisse in una lettera e venne confermato dalla vedova di Germer (16). Metzger rinunciò totalmente a ogni tipo di magia sessuale. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1990, malgrado i criteri di ammissione siano molto stretti (in contrasto con quelli del "Califfato", fondato nel 1977), questo O.T.O., generalmenten O.T.O. sotto il nome di "Ordine degli Illuminati", è assai prospero.



    ANNOTAZIONE:

    Così secondo Valerie Gyigyi, un membro dell'O.T.O. di Theodor Reuss. Cfr. Ernst Tristan Kurtzahn (membro dell'O.T.O. di Theodor Reuss, nonché ecclesiastico della Chiesa Gnostico-Cattolica Tedesca negli anni 1920) in: Die Gnostiker, Baumann Verlag, Bad Schmiedeberg 1925, pp. 77-82.
    Cfr. Georges Le Clément de Saint-Marcq, De Eucharistie. Geschiekundige Studie. Vit het Fransch vertaald, Volksdrukkerij, Bruxelles 1914; Idem, L'Eucharistie, Le Sincériste, Anversa 1928 (su Le Clément de Saint-Marcq, cfr. Massimo Introvigne, Il ritorno dello gnosticismo, SugarCo, Carnago [VA] 1993, pp. 156-161). Reuss considerava questodi Le Clément de Saint-Marcq come il segreto definitivo nell'O.T.O.: più sperma viene consumatoe maggiore è la presenza di Cristo; e la donna non è necessaria per questo (cfr. Peter-R. König, Der Grosse Theodor Reuss Reader, Arbeitsgemeinschaft für Religions und Weltanschauungsfragen [ARW], Monaco 1997, pp. 113-120).
    Cfr. Carl Kellner, Yoga. Eine Skizze über den psycho-physiologischen Teil der alten indischen Yogalehre, Kastner & Lossen, Monaco 1896.
    Cfr. Thedor Reuss, "Unser Orden", Oriflamme (settembre 1912), p. 15: "Nei suoi molti viaggi attraverso l'Europa, l'America e l'Asia Minore il fratello Kellner entrò in contatto con un'organizzazione chiamata The Hermetic Brotherhood of Light". Fatta eccezione per le asserzioni di Reuss o Crowley, non vi sono prove documentali che attestino se davvero Kellner abbia o meno avuto contatti con la Hermetic Brotherhoodof Light.
    Cfr. John Patrick Deveney, Paschal Beverly Randolph. A Nineteenth-Century Black American Spiritualist, Rosicrucian, and Sex Magician, State University of New York Press, Albany (NY) 1997.
    Reuss pubblicò nel gennaio 1906 due Costituzioni dell'O.T.O.: il 22 gennaio la versione inglese, e il 21 giugno una versione tedesca leggermente diversa. La versione tedesca compare in: P.-R. König, Der Kleine Theodor Reuss Reader, Arbeitsgemeinschaft für Religions und Weltanschauungsfragen (ARW), Monaco 1993, pp. 20-23; la versione inglese in Idem, Der Grosse Theodor Reuss Reader, cit., pp.121-124.
    T. Reuss, Parsifal und das Enthüllte Grals=Geheimnis, in: P.-R. König, Der Kleine Theodor Reuss Reader, cit., pp. 56-77.
    Cfr. T. Reuss, Aufbauprogramm und Leitsätze der Gnostischen Neo-Christen O.T.O., in: P.-R. König, Der Kleine Theodor Reuss Reader, cit., pp. 77- 83.
    Facsimile delle Costituzioni in: P.-R.König, Der Grosse Theodor Reuss Reader, cit., pp.125-129.
    Facsimile della patente in Idem, Materialien zum O.T.O., Arbeitsgemeinschaft für Religions und Weltanschauungsfragen (ARW),Monaco 1994, p. 20.
    In: Mezla, I, 111, 1, Ithaca (NY) 1985; cfr. la traduzione tedesca in: P.-R. König, Der O.T.O.A-Reader, Arbeitsgemeinschaft für Religions und Weltanschauungsfragen (ARW), Monaco 1994, appendice (pagine non numerate).
    Così annota Crowley nel suo diario, il 26 agosto 1916: "Sono incline a credere che il grado XI° sia migliore del grado IX°".
    I facsimile dei manoscritti originali dei rituali di Aleister Crowley e di Theodor Reuss compaiono in: P.-R. König, How to make your own McOTO, Monaco 1996, pp. 8-168.
    P.R. König: "Breve storia dell'OTO", Primordia, "Speciale OTO", p. 4.
    È dubbio se alcuno dei gruppi O.T.O.-crowleyani possedesse rituali iniziatici superiori al grado III° prima del 1973, quando vennero pubblicati da Francis King nel suo The Secret Rituals of the O.T.O., C.W. Daniels, Londra 1973. Adesso tutti gli rituali sono pubblicati come facsimile in: P.-R. König: "How to make your own McOTO", Monaco 1996.
    Facsimile di questa lettera in: P.-R. König, Materialien zum O.T.O., cit., pp. 141-142.



    © P.R. König, traduzione a cura di Pierre Colonna, grazie anche a PierLuigi Zoccatelli

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    Per chiudere il cerchio riportiamo uno scritto di Guenon su ciò che si deve intendere per TRADIZIONALE:

    "Caratteri essenziali della metafisica" di Guénon
    Mentre il punto di vista religioso implica essenzialmente l'intervento di un elemento di ordine sentimentale, il punto di vista metafisico è esclusivamente intellettuale; ma questo, quantunque abbia per noi un significato nettissimo, a molti potrebbe sembrare che non caratterizzi sufficientemente il punto di vista in questione, poco familiare agli occidentali, se non ci dessimo la pena di precisarlo ulteriormente. Anche la scienza e la filosofia, infatti, quali esistono nel mondo occidentale, hanno pretese di intellettualità; se neghiamo che queste pretese siano fondate e affermiamo che esiste una differenza delle più profonde tra tutte le speculazioni di questo genere e la metafisica, è perché l'intellettualità pura, nel senso in cui noi la consideriamo, è tutt'altra cosa da quel che di solito s'intende, in modo più o meno vago, con tale parola.

    Dobbiamo dire subito che quando usiamo il termine" metafisica", come facciamo, poco ci importa la sua origine storica, che è alquanto dubbia e che sarebbe puramente fortuita se si dovesse ammettere l'opinione, peraltro poco verosimile ai nostri occhi, secondo la quale avrebbe designato, in principio, semplicemente ciò che veniva "dopo la fisica" nella raccolta delle opere di Aristotele. Ne dobbiamo curarci delle accezioni diverse e più o meno abusive che taluni hanno creduto bene di attribuire alla parola nel corso del tempo; questi non sono motivi sufficienti a indurci ad abbandonarla perché, così com'è, essa è troppo adatta a quel che normalmente deve designare, almeno per quanto può esserlo un termine desunto dalle lingue occidentali. In effetti, il suo significato più naturale, anche etimologicamente, è quello secondo cui designa ciò che è "al di là della fisica", intendendo per "fisica", come sempre facevano gli antichi, l'insieme di tutte le scienze della natura, considerato in una maniera del tutto generale, e non semplicemente una di queste scienze in particolare, secondo l'accezione ristretta che è propria dei moderni. Questa è dunque la nostra interpretazione del termine "metafisica" , e sia detto una volta per tutte che se ci teniamo è unicamente per la ragione or ora indicata e perché pensiamo che è sempre disdicevole ricorrere a neologismi se non in casi di assoluta necessità.

    Diremo ora che la metafisica, così intesa, è essenzialmente la conoscenza dell'universale, o, se si vuole, dei princìpi di ordine universale, che del resto sono gli unici a cui convenga propriamente il nome di princìpi; ma non vogliamo dare con ciò una vera e propria definizione della metafisica, cosa che, a rigore, è impossibile proprio a causa di questa stessa universalità che consideriamo il primo dei suoi caratteri, quello da cui tutti gli altri discendono. In realtà non è definibile se non ciò che è limitato, e la metafisica è al contrario, nella sua essenza stessa, assolutamente illimitata, ciò che non permette evidentemente di racchiuderne la nozione in una formula più o meno stretta; in questo caso una definizione sarebbe tanto più inesatta quanto più ci si sforzasse di renderla precisa.

    È importante osservare che abbiamo detto conoscenza e non scienza; vogliamo con ciò sottolineare la distinzione profonda che bisogna necessariamente stabilire tra la metafisica da un lato e, dall'altro, le differenti scienze nel senso proprio della parola, vale adire tutte le scienze particolari e specializzate che hanno come oggetto di indagine un certo aspetto delle cose individuali. Questa è dunque, in fondo, la distinzione stessa tra l'universale e l'individuale, distinzione che non deve essere intesa come un'opposizione, perché tra i suoi due termini non esiste misura comune ne alcuna relazione di simmetria o di possibile coordinazione. D'altronde, tra la metafisica e le scienze non può sussistere opposizione o conflitto di sorta, precisamente perché i loro àmbiti rispettivi sono profondamente separati; ed esattamente lo stesso avviene, del resto, in rapporto alla religione. Tuttavia è opportuno capire bene che detta separazione non si riferisce tanto alle cose in se quanto ai punti di vista da cui noi consideriamo le cose; e ciò è particolarmente importante per quanto diremo più specificamente sulla "fisica" e su come devono essere concepiti i reciproci rapporti dei diversi rami della dottrina indù. E facile rendersi conto che uno stesso oggetto può essere studiato da differenti scienze sotto aspetti diversi; allo stesso modo, tutto quanto consideriamo da certi punti di vista individuali e specifici può essere, per mezzo di una trasposizione adeguata, considerato anche dal punto di vista universale - che non è d'altronde un punto di vista specifico - allo stesso modo in cui può esserlo quanto non è suscettibile di essere inteso in modo individuale. Così si può dire che il dominio della metafisica comprende tutto, il che è necessario perché essa sia veramente universale, come deve esserlo essenzialmente; e i dominii propri alle differenti scienze non restano per ciò meno distinti da quello della metafisica, dal momento che quest'ultima, non ponendosi sullo stesso terreno delle scienze particolari, in nessun modo può essere un loro analogo, sicché non potrà mai darsi che si stabilisca alcuna comparazione tra i risultati dell'una e quelli delle altre. Del resto il dominio della metafisica non è per nulla, come pensano alcuni filosofi che al riguardo sono piuttosto ottusi, quello che le diverse scienze lasciano da parte perché il loro sviluppo attuale è più o meno incompleto, ma piuttosto quello che, per sua stessa natura, sfugge a queste scienze e supera di gran lunga la portata a cui possono legittimamente pretendere. Il dominio di ogni scienza è sempre circoscritto dall'esperienza, in una qualunque delle sue diverse modalità, mentre il dominio della metafisica è costituito essenzialmente da ciò per cui non può esserci esperienza possibile: essendo "al di là della fisica", siamo anche, e proprio per questa ragione, al di là dell'esperienza. Di conseguenza l'àmbito di ogni scienza particolare può estendersi indefinitamente, se ne è suscettibile, senza mai giungere ad avere il sia pur minimo punto di contatto con quello della metafisica.

    Consegue immediatamente da quanto precede che parlando dell'oggetto della metafisica non si deve pensare a qualcosa di più o meno analogo all'oggetto particolare di una certa scienza. Consegue anche che tale oggetto deve essere sempre assolutamente lo stesso, che non può in alcun modo essere qualcosa di mutevole e soggiacente alle influenze di tempo e di luogo; il contingente, l'accidentale, il variabile appartengono in proprio all'àmbito dell'individuale; sono anzi dei caratteri che condizionano necessariamente le cose individuali in quanto tali, o, per esprimersi con più rigore, l'aspetto individuale delle cose nelle sue molteplici modalità. Quindi, quando si tratta di metafisica, con il tempo e il luogo possono cambiare solo i modi di esposizione, vale adire le forme più o meno esteriori che la metafisica può assumere e che sono suscettibili di adattamenti diversi, e anche, evidentemente, lo stato di conoscenza o d'ignoranza degli uomini, o per lo meno della maggioranza di loro nei confronti della vera metafisica; ma essa resta sempre, in fondo, perfettamente identica a se stessa, il suo oggetto essendo essenzialmente uno, o più esattamente "senza dualità" come dicono gli Indù, e questo oggetto, sempre per il suo essere"al di là della natura", è anche al di là del cambiamento: è quel che gli Arabi esprimono dicendo che "la dottrina dell'Unità è unica".

    Inoltrandoci nell'ordine delle conseguenze, possiamo aggiungere che in metafisica non è assolutamente possibile fare scoperte, perché, trattandosi di un modo di conoscenza che non ricorre all'uso di mezzi speciali ed esteriori di investigazione, tutto ciò che è suscettibile di essere conosciuto può esserlo stato in ugual modo da uomini diversi in tutte le epoche; ed è ciò che risulta effettivamente da un esame approfondito delle dottrine metafisiche tradizionali. D'altronde, quand'anche si ammettesse che le idee di evoluzione e di progresso possano avere un qualche valore relativo in biologia e in sociologia, la qual cosa è lungi dall'esser provata, non sarebbe meno certo che esse non hanno alcuna applicazione possibile alla metafisica; è così che queste idee sono del tutto estranee agli orientali, come del resto lo furono, fin verso la fine del secolo XVIII, agli stessi occidentali che oggi le reputano elementi essenziali dello spirito umano. Ciò implica, lo si noti bene, la condanna formale di ogni tentativo di applicare il"metodo storico" a quanto sia di ordine metafisico: lo stesso punto di vista metafisico si oppone in modo radicale al punto di vista storico, o sedicente tale, e in questa opposizione bisogna vedere non soltanto una questione di metodo, ma anche e soprattutto, il che è molto più grave, una vera questione di principio, poiché il punto di vista metafisico, nella sua immutabilità essenziale, è la negazione stessa delle idee di evoluzione e di progresso; si potrebbe perciò dire che la metafisica non si può studiare che metafisicamente. Non bisogna qui tenere conto di contingenze quali possono essere le influenze individuali, che, a rigore, non esistono in questo àmbito e non possono esercitarsi sulla dottrina perché essa, essendo di ordine universale, dunque essenzialmente sovraindividuale, sfugge per forza di cose alla loro azione; anche le circostanze di tempo e luogo, lo ribadiamo, possono influire soltanto sull'espressione esteriore, e null'affatto sull'essenza stessa della dottrina; e infine, in metafisica, non si tratta per nulla, come invece nell'ordine del relativo e del contingente, di "credenze" o di "opinioni" più o meno variabili e mutevoli in quanto più o meno dubbie, ma esclusivamente di certezza permanente e immutabile.

    In effetti, per il fatto stesso che la metafisica non partecipa minimamente della relatività delle scienze, deve implicare, quale carattere intrinseco, la certezza assoluta, e ciò vale anzitutto per il suo oggetto, ma anche per il suo metodo, se tale parola può applicarsi qui, perché altrimenti tale metodo, o comunque si voglia chiamarlo, non sarebbe adeguato all'oggetto. La metafisica esclude quindi necessariamente qualsiasi concezione di carattere ipotetico, donde risulta che le verità metafisiche, in se stesse, hanno un'assoluta incontestabilità; di conseguenza, se talvolta può esserci discussione e controversia, sarà sempre e soltanto per effetto di una esposizione difettosa o di una comprensione imperfetta di tali verità. D'altra parte, ogni possibile esposizione è qui necessariamente difettosa, perché le concezioni metafisiche, per la loro natura universale, non sono mai del tutto esprimibili, e neppure immaginabili, non potendo essere raggiunte nella loro essenza che dall'intelligenza pura e" informale " ; esse oltrepassano immensamente tutte le forme possibili e in particolare le formule in cui il linguaggio vorrebbe chiuderle, formule sempre inadeguate che tendono a restringerle e perciò a snaturarle. Queste formule, come tutti i simboli, possono servire solo come punto di partenza, come "supporto" per così dire, per aiutare a concepire ciò che in se rimane inesprimibile, ed è compito di ciascuno sforzarsi di concepirlo effettivamente a misura della propria capacità intellettuale, supplendo in tal modo, in questa stessa misura, alle fatali imperfezioni dell'espressione formale e limitata; è del resto evidente che tali imperfezioni raggiungeranno il loro massimo quando l'espressione dovrà avvenire in lingue che, come quelle europee, soprattutto moderne, sembrano quanto mai refrattarie all'esposizione delle verità metafisiche. Come appunto dicevamo più sopra a proposito delle difficoltà di traduzione e adattamento, la metafisica, in quanto si apre su possibilità illimitate, deve sempre riservarsi la parte dell'inesprimibile, che in fondo è anche per lei del tutto essenziale.

    Questa conoscenza di ordine universale deve porsi al di là di tutte le distinzioni che condizionano la conoscenza delle cose individuali, e delle quali il tipo generale e fondamentale è la distinzione fra soggetto e oggetto; ciò mostra una volta di più che l'oggetto della metafisica non è assolutamente paragonabile all'oggetto specifico di qualsiasi altro genere di conoscenza, e che non può neppure essere chiamato oggetto se non in un senso puramente analogico, perché per poterne parlare bisogna pur attribuirgli una qualche denominazione. Allo stesso modo, se si vuol parlare del mezzo della conoscenza metafisica, esso non potrà che costituire un tutt'uno con la conoscenza stessa, dove soggetto e oggetto sono unificati in modo essenziale; come dire che tale mezzo, seppure è lecito chiamarlo così, non può esser nulla di simile all'esercizio di una facoltà discorsiva quale è la ragione umana individuale. Si tratta, come dicevamo, dell'ordine sovraindividuale e, di conseguenza, sovrarazionale, che non significa affatto irrazionale: la metafisica non può opporsi alla ragione, piuttosto è al di sopra della ragione, che lì può intervenire solo in modo del tutto secondario per la formulazione e l'espressione esteriore di quelle verità che vanno di là dalla sua sfera e dalla sua portata. Le verità metafisiche possono essere concepite unicamente da una facoltà che non è più dell'ordine individuale e che si può definire intuitiva per il carattere immediato della sua operazione, purché, beninteso, si aggiunga che non ha assolutamente niente in comune con ciò che certi filosofi contemporanei chiamano intuizione, facoltà soltanto sensitiva e vitale, che è propriamente al di sotto, e non più al di sopra, della ragione. Occorre dunque dire, per maggior precisione, che la facoltà di cui stiamo parlando è l'intuizione intellettuale, di cui la filosofia moderna ha negato l'esistenza perché non la capiva, quando non preferì ignorarla puramente e semplicemente; si può ancora designarla col nome di intelletto puro, seguendo l'esempio di Aristotele e dei suoi continuatori scolastici, per i quali infatti l'intelletto è ciò che possiede immediatamente la conoscenza dei princìpi. Aristotele dichiara espressamente(1) che "l'intelletto è più vero della scienza", vale a dire, in definitiva, della ragione che costruisce la scienza, ma che "nulla è più vero dell'intelletto", il quale è necessariamente infallibile proprio perché la sua operazione è immediata e perché, non essendo realmente distinto dal proprio oggetto, si confonde con la verità stessa. Tale è il fondamento essenziale della certezza metafisica; e da questo si vede che l'errore può introdursi soltanto con l'uso della ragione, vale a dire nella formulazione delle verità concepite dall'intelletto, e ciò perché la ragione è evidentemente fallibile a causa del suo carattere discorsivo e mediato. D'altronde, ogni espressione essendo necessariamente imperfetta e limitata, l'errore, nella forma se non nella sostanza, vi è inevitabile: per quanto rigorosa si voglia rendere l'espressione, quel che essa esclude è sempre molto più di quel che può includere; ma un errore del genere può non avere nulla di positivo in quanto tale, e tutto sommato essere solo una verità minore che risiede unicamente in una formulazione parziale e incompleta della verità totale.

    Ci si può ora rendere conto di quale sia, nel suo significato più profondo, la distinzione tra conoscenza metafisica e conoscenza scientifica: la prima dipende dall'intelletto puro, il cui dominio è l'universale; la seconda dipende dalla ragione, il cui dominio è il generale, in quanto, come ha detto Aristotele, "non vi è scienza se non del generale". Non bisogna dunque confondere l'universale e il generale come troppe volte fanno i logici occidentali, i quali non si innalzano mai realmente al di sopra del generale neppure quando gli attribuiscono indebita mente il nome di universale. Abbiamo detto che il punto di vista delle scienze è di ordine individuale; infatti il generale non si oppone all'individuale, ma soltanto al particolare, e anzi altro non è che un'estensione dell'individuale; ma l'individuale può estendersi anche indefinitamente senza perciò perdere la sua natura e travalicare le proprie condizioni restrittive e limitative; e per questo affermiamo che la scienza potrebbe estendersi indefinitamente senza mai raggiungere la metafisica, dalla quale rimarrà sempre separata nel modo più profondo, perché solo la metafisica è la conoscenza dell'universale.

    Pensiamo di aver caratterizzato a sufficienza la metafisica; molto di più non potremmo dire senza entrare nell'esposizione della dottrina vera e propria, che qui sarebbe fuori luogo; d'altronde questi dati saranno completati nei capitoli che seguiranno, e in particolare quando parleremo della distinzione tra la metafisica e ciò che nell'Occidente moderno viene generalmente chiamato col nome di filosofia. Tutto quanto abbiamo detto si applica, senza alcuna restrizione, a una qualunque delle dottrine tradizionali dell'Oriente, nonostante le grandi differenze di forma che possono nascondere l'identità di fondo a un osservatore superficiale: tale concezione della metafisica è vera per il taoismo, per la dottrina indù e anche per l'aspetto profondo ed extrareligioso dell'islamismo. Esiste qualcosa di simile nel mondo occidentale? Se si esamina solo ciò che esiste attualmente, si potrebbe sicuramente dare a questa domanda una risposta negativa, perché ciò che il pensiero filosofico moderno si compiace talvolta di abbellire col nome di metafisica non corrisponde in alcun modo alla concezione che abbiamo esposto; ritorneremo comunque su questo punto. Tuttavia quanto abbiamo detto su Aristotele e sulla dottrina scolastica mostra che vi fu, se non la metafisica totale, almeno della metafisica in una certa misura; e nonostante questa riserva necessaria, si trattò di qualcosa di cui la mentalità moderna non offre più il minimo equivalente, e la cui comprensione le sembra preclusa. D'altra parte, se la riserva che abbiamo or ora fatto si impone, è perché esistono, come dicevamo in precedenza, delle limitazioni che sembrano davvero inerenti a tutta l'intellettualità occidentale, almeno a partire dall'antichità classica; e a questo proposito abbiamo notato come i Greci non avessero punto l'idea di Infinito. Del resto, perché mai gli occidentali moderni, quando credono di pensare all'Infinito, si rappresentano quasi sempre uno spazio, il quale non può essere che indefinito, e perché confondono immancabilmente l'eternità, che risiede essenzialmente nel "non tempo", se così possiamo esprimerci, con la perpetuità, che non è se non un'estensione indefinita del tempo, mentre in simili confusioni non incorrono mai gli orientali? Il fatto è che la mentalità occidentale, volta quasi esclusivamente alle cose sensibili, fa costante confusione tra concepire e immaginare, al punto che ciò che non è suscettibile di rappresentazione sensibile le pare veramente impensabile; e già presso i Greci le facoltà immaginative erano soverchianti. Le quali, evidentemente, sono l'esatto opposto del pensiero puro; così stando le cose, non può esserci intellettualità nel vero senso della parola, ne, di conseguenza, metafisica. Se a queste considerazioni si aggiunge poi l'altra confusione abituale tra razionale e intellettuale, non si tarderà ad accorgersi che la pretesa intellettualità occidentale non è in realtà, soprattutto nei moderni, che l'esercizio di quelle facoltà meramente individuali e formali che sono la ragione e l'immaginazione; e si capirà allora tutto ciò che la separa dall'intellettualità orientale, per la quale non c'è conoscenza vera e valida se non quella che ha le proprie radici profonde nell'universale e nell'informale.


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    (1)Analitici, II

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    Per par condicio riportiamo anche uno scritto di De Giorgio:

    "La tradizione primordiale" di De Giorgio
    La verità di Dio non può essere che una come il tutto è uno, come il principio del ritmo è il silenzio, della voce l'ineffabile, delle forme l'informale, ma le vie per giungere a Dio sono varie perché tutto è in Lui ed ogni punto della circonferenza è equidistante dal centro, cioè purché sia nell'asse centripeto che chiameremo asse tradizionale. La tradizione quindi è la confluenza di tutte le vie in Dio e la determinazione integrativa delle vie che conducono a Dio affinché Dio sia veramente il termine che si vuol raggiungere e l'uomo il punto di partenza di questo ritorno al ciclo divino. Se in un senso tutte le vie conducono a Dio nessuna di esse è sicura se non è stata percorsa, conosciuta come verace, accentrata diremo così, rettificata secondo l'asse tradizionale che costituisce la circolarità centripeta, la dipendenza dell'uomo da Dio, il convalidamento di questa dipendenza e la certezza del ritorno realizzatore.

    Il termine "ritorno" non deve far pensare ad una cosa che - si stacchi da un'altra e vi si riconduca, poiché in Dio nulla si stacca da Dio e Dio è tutta la realtà: ma siccome l'ignoranza che è la caduta, il peccato, ha velato il centro frapponendo illusoriamente un distanziamento fra uomo e Dio, fine e scopo della tradizione è l'eliminazione di questa illusoria distanza, il superamento di questa fallace dualità, la fissazione di uno schema risolutivo che reintegra la verità di Dio con un processo realizzatore. La tradizione è quindi sacra perché considera tutto secondo Dio, riconduce tutto a Dio, viene da Dio verso l'uomo per ritornare a Dio, all'unità del Principio Supremo nella perfezione della Sua assolutezza. Essa è divina e non umana perché, ricongiungendo l'uomo a Dio, proviene necessariamente dal centro divino da cui si stacca solo in apparenza per ricondurvi l'uomo che se ne è allontanato vittima della sua ignoranza e della sua colpa.

    Diremo che la tradizione è divina - non che è essa stessa Iddio perché nulla può essere dato, tramandato, trasmesso da Dio che non sia Dio stesso - ma diremo anche che la tradizione cessa quando si è effettuato il ritorno a Dio, quando cioè non vi è più che Dio e nulla può e deve ricondurvi, Egli solo essendo. Il carattere umano delle cose è illusorio, fallace, poiché ne l'uomo, ne le cose esistono se non per ritornare a Dio da cui sono apparentemente allontanate: quindi niente di più puerile che credere all'umanità delle cose umane perché si rivelano all'uomo per l'uomo come se l'uomo veramente esistesse e con lui le cose in funzione propria ed in autonomia reale e non fossero invece ambedue fuori di Dio unicamente in virtù dell'ignoranza che le concretizza, cioè le uccide e le rapprende. La tradizione implica la caduta, il peccato, l'ignoranza, l'uomo, il mondo, e determina una separazione netta, anche se provvisoria perché necessaria, tra l'umano ed il divino, la terra ed il cielo, il profano ed il sacro, l'errore e la verità, l'ortodossia e l'eterodossia, tra ciò che in Dio ritorna a Dio e ciò che, non essendo di Dio, non può ritornare a Lui.

    Chi nega il carattere sacro della tradizione nega Iddio, e, negando Iddio, nega sé stesso e cade nell'assurdo più mostruoso, l'affermazione di una negazione, la limitazione di un nulla, la soppressione di una luce per cui ed in cui luce ciò che luce, condannandosi a non vedere mai ciò che vede e a vedere sempre ciò che non vede, ponendo la saggezza nella propria ignoranza e facendo di questo velo, di questa nube fluttuante, il termine fisso di un insabbiamento perpetuo. Negando Dio egli nega l'uomo, afferma ciò che non è, il nulla e terrificando il cielo, fa della terra il suo sepolcro, della morte vivendo e, morto, credendo di vivere. I negatori di Dio sono meno che peccatori, essi sono i vessilliferi della propria imbecillità, vittime di un assurdo che si compiace al sorriso d'una demenza puerile e riottosa poiché essi non negano in realtà se non ciò che negando affermano, fingendo d'ignorare persino il gioco della propria ignoranza. Tombe essi sono, cadaveri aspiranti ad una vita che non possono raggiungere perché incapaci di spezzare le pareti del proprio confinamento, chiusi nel circolo di una volontaria inadeguatezza. Costoro sono i repudiatori di se, gli eunuchi del mondo, i menomati, i minorati, gli imbelli e sono negatori di Dio tutti coloro che ripudiano il carattere sacro della tradizione, che ammettono altra sapienza che non la sapienza santa, altra scienza che non la scienza santa, altra conoscenza che non quella di Dio, altro fine nell'uomo che non il ritorno a Dio, altro deposito che non quello divino altra vita che non in Dio, altro essere che non Iddio, altra causa dell'errore e della colpa che non l'ignoranza di Dio: altro superumano che non quel che realmente è divino cioè al di là dell'uomo e non nell'uomo, ma nell'uomo per Dio, nelle cose e nel mondo per Dio, in Dio solo infine e per Dio con Dio.

    L 'uomo non può giungere a Dio senza Dio, e la tradizione è il veicolo necessario per l'abolizione del peccato e dell'illusione, per la dissipazione di quell'ignoranza che nasconde il suo vero destino, la sua vera paternità, la sua pura origine, riconducendolo al compimento della sua umanità che, pienamente realizzata, si rivela essenzialmente di ordine divino. La verità della tradizione consiste dunque nel suo carattere sacro per cui, separando il profano dal sacro, afferma che il profano stesso è sacro e nulla esiste che non sia sacro purché si diventi accessibili alla verità dell'asse tradizionale ove tutto confluisce in Dio. Ma l'ignoranza che ha determinato la caduta e l'illusione di un ordine che sia altro da quello divino, implica una dualità, la separazione stessa di questi due ordini che la tradizione afferma e da cui trae la legittimità della sua esistenza per tendere ad abolire il divieto dopo di averlo formulato; poiché nella formula stessa del divieto, nella separazione del divino dall'umano, risiede il segreto e il luogo della loro unificazione che avviene semplicemente non per giustapposizione, ma per dileguamento dell'errore che scorge il due nell'uno, la dualità in ciò che è al di là di essa.

    Se la tradizione partisse dall'unità, non sarebbe più quello che è, cioè la via che vi riconduce, ma rimarrebbe in Dio anzi non sarebbe che Dio, ciò che precedentemente si è negato: essa dunque parte da Dio ed è destinata agli uomini che devono ritornarvi. Vi sarà finche esisterà 1'uomo essendo l'unico anello di congiunzione tra lui e Dio: scomparsa la tradizione, scompare il mondo: è bene fissare questa verità tanto più temibile quanto più gli uomini, vittime dell'ignoranza, non solo si allontanano dalla tradizione e vi si oppongono, ma impediscono persino a coloro che vi tendono di mantenerla come un deposito sacro che garantisce 1'esistenza e la conservazione del mondo. Riaffermarla dovrebbe essere lo sforzo che può ancora impedire la rovina dell'uomo e del mondo col ristabi1ire la via tra l'uomo e Dio dando al primo il solo punto di appoggio per il compimento della sua esistenza terrestre secondo l'ordine divino che ne giustifica lo sviluppo. La caduta infatti, cioè l'ignoranza, ha spalancato un cBsma, una voragine, una serie di stati che intercedono tra la morte e la vita per coloro che non sono morti prima di morire e che continueranno a morire dopo la morte. Insomma ciò che gli uomini devono temere non è ciò che può capitare loro in vita, ma ciò che capiterà loro dopo la morte, se invece di approfittare dell'esistenza terrestre per prepararsi alla traversata della voragine determinata dalla caduta, rimanendo uomini, cioè negando Dio, l'amplificano e vi cadono turbinando nella vera morte che è quella eterna.

    L'ignoranza, cioè l'illusione, ha determinato questa realtà terribile degli stati post-mortem, del ciclo tenebroso che è destinato a coloro che hanno rifiutato la luce in terra negandosela cosi in eterno. Soltanto la tradizione permette il colmarsi di questa voragine su cui essa lancia solidissimi ponti, anche se esili ed invisibili, stabilendo cosi una nuova separazione, quella degli eletti e dei reietti che sono poi gli accettatori ed i rifiutatori della parola di Dio. L'occhio di Dio si posa solo su coloro i cui occhi si volgono a Lui e si allontana soltanto da coloro i cui occhi rifuggono da Lui: Iddio chiama a Sé quelli che lo chiamano ed è muto per quelli che lo negano: questa reciprocità non è sempre apparente, perché vi è nell'uomo ciò che dorme e ciò che veglia, ciò che dormendo veglia e vegliando dorme. L 'accenno è più che sufficiente per coloro che sanno e vogliono capire ciò che è veramente il mistero della predestinazione e della grazia in quest'ambito. Da tutto ciò segue questa semplice verità: l'esistenza terrestre è per l'uomo un periodo di prova in cui è saggiata la sua virtù cioè la sua idoneità a ritornare a Dio dopo aver dissipato l'illusione che lo separa da Lui, dopo aver distrutto la voragine spalancata dalla caduta, dopo aver dileguato il fantasma di ciò che non è Dio, quando, Dio essendo tutto, solo Iddio è. Ma questo è il termine della via poiché questa giunge solo all'Eden, alla perfezione supraterrestre da cui l'ascesa verso Dio procede per stadi informali solo simbolicamente intelligibili. Per la massa degli uomini che vivono nell'illusione dell'ignoranza, il distacco da Dio è enorme, perché - si fissi ciò - esso è tanto più grande quanto più lontani essi sono dal conoscere sé stessi cioè dal realizzare la loro vera natura. Più si sprofonda in sé più ci si avvicina a Dio; poiché, discendendo in noi, saliamo in Dio ed il parallelismo è cosi essenziale da abolirsi in un unico asse che è appunto quello tradizionale.

    La tradizione fa che l'uomo ritrovandosi Lo ritrovi, ma esige che l'uomo muoia ritrovandosi poiché egli deve rifare il percorso della voragine originata dalla caduta, deve uccidere l'ignoranza, abolirla, risolverla in saggezza, far si che la sua morte sia la sua vera vita e che la conoscenza del suo profondo sia la conoscenza di Dio col riassorbire tutti i gradi intermediari, col ripristinare lo stato edenico, integrando in sé tutta l'umanità e la cosmicità, tutte le possibilità umane del vizio e della virtù, del male e del bene, finche i due termini scompaiano, il vizio e il male siano sciolti dalle acque del Letè, e rimanga solo ciò che sempre fu, l'immortalità e l'eternità, la purezza della verità nell'amore cognitivo di Dio.

    La tradizione fa si che il mondo stesso e l'uomo siano il luogo del ripristinamento edenico e che dalla concrezione ultima delle Forme parta il seme di quel fuoco che dalle Forme, ai Ritmi, al Silenzio arderà tutti i detriti dell'ignoranza in una progressione essa stessa generatrice degli stati raggiunti. Questa azione sacra deve compiersi in un combaciamento perfetto senza che vi sia costrizione o rivolta, in sopportazione o spasimo, con la fede che, sicura del miracolo, crea il miracolo, poiché l'uomo è ciò che pensa, ciò che crede, se il pensare sacro è credere e credere conoscere ed amare, essere. Ponendoci ad un punto di vista integrale, facciamo confluire tutte le vene in una sola senza soffermarci sulle differenze che le distinguono nell'analisi dei processi realizzatori, ma, considerando la grande sfera teocentrica, tutti i punti, tradizionalmente parlando, sono equidistanti non come intensità realizzatrici, ma come ortodossia di livello e sicurezza di ambito. Se in principio, come abbiamo detto, ogni via conduce a Dio purché si voglia giungere al solo Iddio che è il Dio vero, non ogni via è sicura di giungervi senza il sostegno tradizionale che traccia il percorso, ne vigila le insidie sorvegliando lo sforzo individuale e il ritmo particolare ad ogni uomo poiché ogni uomo è una falsa unità con caratteri specificatamente proprii che s'integra, andando a Dio, nell'unità vera. Dunque tante vie quanti gli uomini - potremo dire quanti gli esseri - ma tutte necessariamente comprese nell'ambito tradizionale che ne assicura la rettitudine di modo che tutte tendano al vero, Iddio, ognuna mantenendo la sua caratteristica specificatamente conforme alle possibilità dell'individuo. Ne risulta tutto un mondo che riplasma questo terrestre restituendogli la sua legittimità, facendolo sacro, epurandolo da ciò che non è conforme al suo destino, suggellandone ogni aspetto, rendendo ad ogni cosa la sua corrispondenza analogica ed il suo segreto simbolico, per cui ciò che prima non ha alcun senso ne acquista uno, ed anche le cose tenui s'ispessiscono di contenuto simbolico, mentre le cose apparentemente gravi si denudano di ogni orpello rettorico, e tutto si dispone gerarchicamente senza che la vita si mutili o si menomi anzi arricchendosi, intensificandosi in pulsazioni piene, in prospettive infinitamente complesse mentre l'elementarità restituita, snoda tutta la dovizia delle sue forme nell'ampiezza feconda del grembo tradizionale.

    Si tratta di un denudamento e di una investizione: il mondo e l'uomo prima denudati sono sottoposti ad una investizione sacra: denudati cioè, purificati, investiti cioè atti a divenire il luogo del ritorno a Dio in conformità alla loro destinazione perché altro non è la parvenza del mondo e dell'uomo se non il segno di Dio e soltanto coloro che li riconoscono come tali sono sicuri di ritornare a Dio e di sciogliere integralmente le nebbie dell'ignoranza e dell'errore dinanzi alla luce della conoscenza realizzatrice.

    Per coloro che sono incapaci di un solo pensiero profondo e di una sola visione reale, il mondo tradizionale è una limitazione ed una prigione: questo concetto, quest'errore sono l'origine dell'abbiezione umana attuale e si fecero strada negli uomini proprio quando l 'Europa perdeva la sua tradizione medioevale per farsi permeare, contaminare, profanare dalla laicità superficiale, impudente, dall'ottusità della ragione e del senso, perdendo ogni dignità di pensiero ed ogni giustificazione di vita. Ma il mondo tradizionale per essere volto nell'asse della verità dà alla stessa vita un'intensità assolutamente ignota all'Occidente moderno perché ne scopre le scaturigini più celate, ne fa balzare torrenzialmente le posse più feconde, denuda l'uomo ed il mondo da un lato per capirne le vibrazioni più elementari, lo veste dall'altro di una rete di corrispondenze ove i rapporti sono percepiti nella loro determinazione più sottile, dal tempio fino alla casa improntando ogni cosa d'un senso sacro, profondo, ove tutto serve alla realizzazione della verità di Dio. La vita nel mondo tradizionale, è veramente pericolosa nel duplice senso che ha il termine latino periculum; essa è un'"esperienza" e un "rischio" o, per meglio dire una "rischiosa esperienza", ove l'uomo, mai distratto, è posto di fronte alla sua nudità, in un ambiente ove tutte le realtà di bene e di male, di santificazione e di dannazione sono rese possibili perché tutte le forze sono scatenate per vagliarne l'intensità realizzatrice, empito pulsante, pluritonale, interno, profondo, reale, umano, di cui l'asse tradizionale è come la diga di macigni contro cui s'infrangono le tempeste.

    L 'umanità attuale non ha neppure l'idea più vaga di tutta la ricchezza, di tutta la varietà, di tutta la complessità di un periodo veramente tradizionale, della libertà che vi regna, delle possibilità infinite che esso offre, del suo tono intenso di vita, ove l'arte, nel senso profano, non esiste perché la vita stessa è arte, mentre l'arte vera è simbologia, cioè determinazione dei complessi plastici capaci di permettere la realizzazione del divino. La commozione stessa che suscita nei moderni la contemplazione dell'arte tradizionale nelle sue forme più semplici - cosa, oggetto, mobile, porta - è indice dell'intensità della vita d'allora tutta vibrante di ritmi assolutamente ignoti ai moderni perché, aborrendo da ogni artificio limitativo, essa coglieva nell'uomo e nel mondo i complessi più fecondi e, coll'apparente monotonia degli schemi, immetteva forze di ogni genere produttrici di esperienze veramente decisive di cui i cerchi massimi erano la santificazione e la dannazione, il santo ed il reprobo tra i quali si snodavano volute di ogni grado completando il dominio delle possibilità contenute nell'asse tradizionale.

    In un mondo simile tutto è a posto: male bene, verità errore, virtù vizio, saggezza ignoranza: anzi gli opposti si manifestano in tutta la loro nettezza per provare la forza del carattere e porre la coscienza dinnanzi all'alternativa radicale che, ricondotta ai due ordini tipici, è poi quella del divino e dell'umano. Si osservi che questi due termini non sono mai stati tanto confusi, tanto profanati quanto nell'epoca attuale, anzi diremo di più: il termine "umano" designa quasi sempre ciò che è nettamente bestiale, mentre è riputato divino soltanto ciò che è appena umano. In un mondo tradizionale invece una confusione così diabolicamente feconda di tanti errori è impossibile, perché il dominio del sacro e del profano è nettamente determinato, anzi più che determinare il profano, viene fissato ciò che è sacro, per cui è facile per esclusione, conoscere ciò che non lo è. Se si dovesse esprimere in termini ancor più chiari la differenza tra un mondo tradizionale ed una società che non più aderisce, o almeno liminarmente, alle verità di ordine divino, dovremmo dire che nel primo è Iddio che parla per bocca di coloro che ne guidano i destini, mentre presso la seconda sono gli uomini che parlano in nome di Dio facendo del loro prestigio un uso puramente diabolico e volgendo la loro potenza al discredito di quelle verità senza le quali ne il mondo ne l'uomo possono esistere normalmente.

    Finora si è parlato della Tradizione in genere il cui compito è stato precisato nelle sue linee generali senza alludere ad alcuna delle tradizioni esistite o esistenti: ciascuna di queste determina un complesso normativo secondo la verità che propone e la disposizione divina da cui emana: anzi la loro diversità dipende da quest'ultimo fattore che è il più importante ed il più nettamente determinativo. È evidente che per abbracciare la totalità tradizionale bisogna porsi da un punto di vista integrativo che comprende tutte le forme tradizionali senza confonderle, anzi mantenendo rigorosamente le differenze la cui ragione d'esistere è d'un ordine duplice: dapprima quella che imperfettamente si potrebbe chiamare l'attualizzarsi dell'espressione divina e in seguito la necessità del tempo e dei popoli presso cui esse sono apparse. Al disopra quindi di tutte le forme tradizionali vi è la Tradizione Primordiale, come al di sopra di ogni manifestazione divina vi è Iddio in cui si attualizza in sede universale ciò che nelle tradizioni particolari è presentato come destinato a popoli e razze determinate in un complesso fisso che contiene, oltre una visione definita del divino, i vari mezzi per realizzarla efficientemente. La Tradizione Primordiale oltrepassa i confini di una forma tradizionale determinata e quindi non è possibile precisarne i limiti e definirne l'ambito, né è questo il luogo di accennare, ciò che è stato già fatto, ma che per noi non ha un grande interesse, alla sua localizzazione nello spazio ed alla sua fissazione nel tempo. Ponendoci ad un punto di vista nettamente integrativo, diremo che la Tradizione Primordiale deve distinguersi dalle successive forme tradizionali per i seguenti caratteri: essa è diretta, risolutiva ed immediata. Diretta perché è stata la prima e conserva il tipo originario dell'aderenza completa al Principio Divino da cui emana: risolutiva per la sua estrema semplicità, essendo più un lampeggiamento rivelatorio che un veicolo determinato: immediata perché permette la realizzazione integrativa senza residui e senza transizioni intermediarie. Si pensi un mondo elementare, ed una umanità elementare la cui vita è tutta sacra, in cui non vi è nessun margine che si sottragga allo sguardo di Dio che immediatamente scende sull'uomo e lo guida. Si pensi alla consacrazione di ogni atto, di ogni gesto, di ogni pensiero, alla denudazione dell'uomo privo di qualsiasi idea che non sia quella di Dio; alla permeazione radicale attraverso il mondo delle Forme scioglientesi nei Ritmi e risolventesi nel Silenzio. Si pensi all'assenza di ogni culto che non sia il culto stesso del mondo in Dio, all'assenza di ogni tempio che non sia l'universo intero, alla realizzazione integrale dell'unità divina nella trascendenza di tutte le Forme rese trasparenti in modo da rivelare attraverso la tenuità della trama la presenza di Dio. Si pensi ogni uomo sacerdote, il mondo tempio, tutta la vita un rito, la confluenza di tutte le voci nel silenzio, ogni pensiero una realizzazione, ogni gesto un atto di luce, l'incedere tra le forme permeabili di questi Figli di Dio nella grande pace, fruenti del segreto della creazione in una polarità indefettibile, col cuore epurato dal vincolo della servitù corporale, in una radiazione uguale e costante univertendosi, come il simbolo cruciale, nella verticalità e nella orizzontalità assoluta mentre l'alone circolare si svolge secondo il centro della Croce, rotando e permanendo nella ritmicità del ciclo divino.

    Si pensi alla vita come ad una santificazione, all'unico e vero tempio, il Cuore, dell'unico vero Iddio, il cui nome è il soffio, il cui ritmo è il respiro cosmico, la cui creazione è di ogni istante, che si manifesta in un lunghissimo giorno e si occulta in una lunghissima notte come il sole che appare lungamente e lungamente dispare nella solitudine polare.

    Si pensi a un mondo in cui le stagioni siano due, una lunga notte ed un lungo giorno ed ove degli uomini contemplano Iddio in un mondo ancor tiepido del soffio divino, unificato dalla centralità permanente, prima che la divisione dell'anno fosse quel che ora è, senza la ricorrenza quotidiana della notte e del giorno, nella pura intellettualità permeante tutti gli stati umani, nell'attualizzazione permanente del pensiero che si realizza nelle Forme con una transfigurazione costante ed una risoluzione infinita.

    Si pensi alla vita tutta contemplazione senza alcuna intermissione di sensibilità sognatrice o di sensualità depauperante.

    Si pensi ad una libertà assoluta nella radiazione cognitiva che ama ignorando di amare e s'unisce ignorando di unirsi.

    Si pensi all'elementarità radicale che ha per legge il soffio di Dio e per ambito la vita di Dio. Sapienza di Dio nel tempio di Dio, uomini di Dio nel mondo di Dio, questa è la Tradizione Primordiale diretta, risolutiva ed immediata nella fulgurazione della manifestazione e nella lunga notte polare dell'Immanifesto, alveo di tenebra divina ove si chiude anche il nome Suo in un abisso senz'orme e senza fondo, sonno di Dio in Dio.

    Tutto è sacro dove non vi è profano, dove tutti gli uomini sono partecipi della saggezza divina, dove la vita stessa è realizzazione perché vissuta in Dio e contemplata in Dio, ove ogni espressione è espressione di Dio, ove tutto viene da Dio e ritorna a Dio permanendo in Dio, ove tutti sono sacerdoti perché compiono il rito della vita che è veramente la Vita, ove il vero Iddio risiede nel cuore dell'uomo epurato da ogni umana scoria, ove tutto, interno ed esterno, superiore ed inferiore, confluisce nell'asse divino che è lo stesso asse tradizionale, ove la realizzazione assume la sua forma più alta, conoscenza diretta di Dio, ove non vi è sentimento perturbatore, ove l'intellettualità pura costituisce il raggio solare che da Dio discende all'uomo, dall'uomo risale a Dio e da Dio sprofonda nella notte di Dio, nel dominio segreto dell'Ineffabile.

    Il mondo stesso converge nella radiazione unipeta, ridotto alla sua elementarità che meglio riflette lo schema divino, giorno di Dio e notte di Dio, ritmo del soffio che emette e riprende da sé a sé nel Sé, svelandosi e valendosi come l'occhio che si apre e chiude lungamente sulle Forme e nel Silenzio emergono le Forme e i Ritmi snodantisi crucialmente nell'universalità formale per riassorbirsi nell'universalità informale con un equilibrio assoluto di vita divina.

    Il mondo è il cuore dell'uomo, intelletto centrale che nel duplice ritmo di diastole e sistole, si manifesta e si immanifesta, lanciando la vita e riprendendola, giorno e notte, ma giorno che è giorno e notte che è notte, integralmente volgendosi nel duplice aspetto del fuori e del dentro, del basso e dell'alto, mondo e Dio, Dio e mondo, né mondo né Dio perché tutto tutto Iddio.

    Questa è la Tradizione Primordiale e questi sono gli uomini della prima età del primo mondo, esseri di pura conoscenza, esseri di pura contemplazione aventi in sé il proprio tempio, nel combaciamento di due alvei, il cuore ed il mondo, cuore di Dio e mondo di Dio in una concordia che era veramente l'unificazione dei cuori nell'intellettualità del Cuore sede dello Spirito Divino che si dilata nelle Forme e nei Ritmi e si concentra nel Silenzio amandosi in conoscenza e conoscendosi in amore. Da questa sorgente originaria derivano i grandi fiumi tradizionali, le varie forme tradizionali, tutte ricollegate alla Tradizione Primordiale a cui devono la giustificazione della loro vita, l'efficacia dei loro metodi e l'ortodossia dei loro principi. Come i fiumi discendono, irrigano e fecondano, e come l'esigua sorgente alpina li alimenta indefettibilmente, così le varie forme tradizionali emanano dalla Tradizione Primordiale per ricongiungere gli uomini al Principio Divino e ricondurli, attraverso la molteplicità delle vene acquee, alla sorgente che incessantemente le vivifica. Esse sono opera di Dio e ritornano a Lui: raggi fluviali che scaturiti dalla sorgente nascosta ed invisibile perché lontana e remota, tracciano il loro percorso tra luoghi impervii, li fecondano, danno loro vita, sfociano nell'oceano circolare che circonda la terra da ogni parte e ne assicura l'equilibrio. Si fissi il simbolo e si realizzerà la circolarità delle acque marine di cui i fiumi sono altrettanti raggi confluenti nel centro unico che è la sorgente, cioè la Tradizione Primordiale: questa è realmente il centro, il cuore della terra mentre i fiumi, cioè le varie forme tradizionali, sono le vene della terra che distribuisce l'"acqua di vita", la linfa divina, dolce all'inizio, intorbidata da tutte le scorie e da tutti i detriti, fino a diventare amara e salata quando forma la massa oceanica che circonda la terra. Mentre l'acqua dei fiumi è dolce e bevibile, non lo è quella del mare che si deve attraversare per oltrepassare la terrestrialità ed assurgere di nuovo agli stati superiori del vero mondo i cui anelli siderei simboleggiano le approssimazioni divine.

    La Tradizione Primordiale rappresenta adunque la purezza dell'insegnamento divino nella Sua espressione più genuina, più semplice, più difficile, assolutamente intellettuale, destinata agli uomini remoti di un mondo remoto ove l'aderenza al divino era più completa e sicura: si può dire quindi che essa non ha neppure una forma determinata, racchiudendo sic et simpliciter la Verità direttamente realizzabile da coloro che possono, vivendo, integrarla, perché, come abbiamo detto, tutto è sacro all'inizio nella corrispondenza dell'interno e dell'esterno che non permette alcuna immissione. Le varie forme tradizionali invece si presentano determinativamente limitate ad un'espressione fissa che non può essere che quello che è per adattarsi al momento in cui si sono manifestate e agli uomini già lontani dalla primitiva perfezione. Ma se gli uomini sono imperfetti non si deve concludere all'imperfezione delle forme tradizionali che, tutte di origine divina, offrono integralmente la verità anche mantenendo un punto di vista che è affermato come esclusivo di ogni altro per garantire la sicurezza dei risultati a cui si giunge conformandovisi.

    Tutto è disposto secondo il piano provvidenziale e questa è la ragione delle forme tradizionali varie la cui successione ed il cui sviluppo si riferiscono ad un attributo del Signore, la Clemenza, per cui tutti gli uomini hanno un veicolo adatto al ritorno verso il principio da cui si sono allontanati e senza del quale la loro stessa esistenza sarebbe priva di valore o significato. Ma vi è di più: la varietà delle forme tradizionali risponde ad un'altra più profonda, esigenza, un'unità nella molteplicità, la centralità divina attraverso le divergenze dei punti di partenza, senza che le vie si confondano, poiché ogni forma tradizionale è inconfondibile come il raggio che da un punto della circonferenza va al centro ne si deflette o si unisce con gli altri raggi che provengono da altri punti. Ogni vera forma tradizionale è quindi strettamente ortodossa e la sua norma è inassociabile a quella di altre tradizioni perché in tal caso si giungerebbe ad un assurdo, la confusione dei punti di partenza, l'immistione delle vie realizzatrici, l'impossibilità di seguire un processo definitivo e risolutivo: ogni tentativo di tal genere è condannato alla sterilità perché proviene da un'unione mostruosa. Quindi si condanna da se ogni forma di sincretismo - e non mancano in quest'epoca di completa decadenza spirituale - ogni confusione di vie che proviene dall'ignoranza delle virtualità contenute in ciascuna di esse. È consigliabile perciò ed è prudente che gli uomini, per il destino delle loro anime, aderiscano alla tradizione a cui appartengono senza condannare - ciò che sarebbe assurdo - e senza occuparsi delle altre forme tradizionali per interpretarle erroneamente e cercare di confonderle con la propria. Ciò è più sicuro per essi perché la delimitazione della via garantisce la possibilità del successo, e ciò che è in gioco, il destino della propria anima, è veramente troppo importante per essere così scioccamente compromesso. Troppi sono gli elementi positivi che assicurano all'uomo il suo destino nell'ambito della sua stessa tradizione, elementi di ogni sorta, che lo sostengono, lo incitano, lo preservano dagli errori; egli è sicuro di seguire una via di cui conosce gli sviluppi, che tutti percorrono intorno a lui, a cui in fondo è destinato per essere egli nato in quel determinato ambito tradizionale. Le così dette conversioni perciò hanno quasi sempre un carattere dubbio perché sono innaturali e perfino in contrasto aperto col piano provvidenziale divino, che ha destinato a ciascuno la sua vita. S'intende che parliamo di passaggio da una forma tradizionale ortodossa a un'altra ugualmente ortodossa /... /

    Quindi risulta da ciò che ogni forma tradizionale è bene conservi il suo ambito ed il proselitismo ed il persecuzionismo sono assolutamente dannosi, e, più che tali, contrari alla Provvidenza divina che ha voluto e disposto le varie forme tradizionali. Ma come abbiamo detto, tutte queste forme confluiscono in uno stesso punto che è la ragione della loro centralità.

    Qui s'impone un'osservazione: l'espressione "medesimo punto" "medesimo centro" non deve far pensare a qualcosa di materialmente identico, insomma ad una pseudounità formale: il centro è Iddio e l'unità Sua è unità divina, Identità Suprema, indesignabile, ineffabile, ma assolutamente inconfondibile con ciò che l'uomo designa come tale nell'ambito delle cose sensibili, immaginabili o concepibili. Questo "punto", questo "centro" è precisamente l'origine delle forme tradizionali, la giustificazione della loro ortodossia e del loro carattere sacro perché esse sono superumane, d'ordine assolutamente rivelatorio. Ma se schematicamente .tutte le tradizioni tracciano una linea che dall'uomo giunge fino a Dio, essa è seminata di tappe, di punti; ognuno degli uomini giunge fin dove è destinato che giunga e non oltre. Diciamo questo per sfatare l'errore così frequente dei pseudomistici moderni i quali, considerando nel modo più ingenuamente semplicistico il rapporto uomo-Dio, ignorano la complessità del processo risolutivo della creatura nel Creatore, la difficoltà del compito che la tradizione facilita ma non elimina, lasciando a ciascuno la responsabilità dello sforzo, i rischi delle cadute e l'autonomia nella scelta del proprio sentiero.

    "Ars una, species mille"! Se è vero che "chi s'aiuta Iddio l'aiuta" non è meno vero che bisogna cominciare ad aiutarsi per sollecitare l'aiuto divino: si potrebbe dire che Dio sia vicino a coloro che salgono a Lui facendo della loro morte il principio della vera vita di modo che vi è un doppio processo dall'umano a divino e dal divino all'umano - absit iniuria verbis! - fino al limite d'intersezione tra l'umano e il divino, punto cruciale, risolutivo, nel quale l'umano si dilegua e rimane il divino onde si inizia solo di qui l'ascensione vera e propria nel modo soprannaturale.

    Questi accenni alla complessità della realizzazione fanno comprendere l'ampiezza di ogni forma tradizionale che tende a fare della vita un rito per avvicinarsi alla purezza della Tradizione Primordiale e lancia un'infinità di ponti, semina una infinità di "sostegni", distingue un'infinità di "sentieri" per permettere a tutti gli uomini che seguono la via di Dio di realizzare una perfezione connaturata alle loro possibilità. Ogni passo in questa via, ogni progresso, per piccolo che sia, è enorme in rapporto alla semplice condizione dell'uomo a-tradizionale o anti-tradizionale il quale vive profanamente, fuori del tempio di Dio, ed aumenta il cumulo dei residui umani che costituiscono una specie di sentina eterna, serbatoio di detriti cosmici, precipitazione infera permanente. Mentre affermiamo la necessità che le varie forme tradizionali rimangano inconfondibili e nettamente autonome per la diversità e la varietà del punto di partenza che determina la direzione del raggio centripeto e l'impossibilità di sovrapporre, assimilare, sincretizzare la norma di sviluppi tradizionali differenti, dobbiamo però risolutamente affermare che è possibile - a pochissimi soltanto - porsi ad un punto di confluenza tradizionale ove il processo unipeto appare in tutta la sua evidenza e le varie forme tradizionali sfociano nella Tradizione Primordiale che le comprende perché è la più alta, la più pura, la più diretta e risolutiva. Questo punto deve necessariamente essere lontano dal termine iniziale del processo, cioè dalla circonferenza da cui parte il raggio o asse tradizionale, perché, come abbiamo detto, la visione unificatrice è qui impossibile senza confondere o imbastardire la direzione tradizionale. Questo punto sarà lontanissimo dal punto di partenza, anzi sarà il più lontano di tutti i punti del raggio che dalla circonferenza va fino al centro: questo punto è il centro stesso ove tutte le Forme Tradizionali confluiscono. Solo nel centro si opera l'unificazione nell'asse unico della Tradizione Primordiale e tutte le prospettive, pur rimanendo differenti e distinte, rivelano l'essenza della Verità divina una e indivisibile.

    Nell'impossibilità di dare un'immagine adeguata a ciò che per sua natura è inesprimibile, si pensi ad una sorgente unica di luce che si riflette e riflettendosi si sfaccetta, s'irida, si divide e da ciascuna di queste nuove luci s'irradia, s'estende, e circolarmente ritorna alla sorgente da cui è nata. Coloro che si pongono al centro risolvono la varietà prismatica nell'unità tradizionale e seguono nei vari raggi e nei punti disseminati lungo questi raggi, cioè nelle varie forme tradizionali, corrispondenze certe, sicure, hanno di tutte queste forme una visione integrale, completa, radicale e ne comprendono esattamente la natura, ne scorgono le strutture più intime, i segreti più riposti.

    Indubbiamente una visione integrativa simile costituisce l'apice della realizzazione tradizionale e implica la conoscenza dei simboli di cui ogni forma tradizionale fa uso per l'impossibilità di esprimere certe verità e di farne sentire il valore ed il senso profondo se non simbolicamente. Questa visione è riservata a pochissimi e questi pochissimi sono i Maestri: attualmente ne conosciamo uno solo.

    Riponendosi nell'asse assoluto della Tradizione Primordiale da cui tutte le forme tradizionali si fanno permeabili, trasparenti, si giunge alla multivisione riservata alla centralità consapevole e realizzatrice ove ogni processo, ogni simbolo, ogni stato, è ricondotto alla sua natura vera in una comprensione unipeta che attraversa strato su strato, parificando e per così dire assificando tutto il complesso tradizionale. Più che una visione, questa è un'integrazione realizzatrice che coglie tutte le voci del coro tradizionale e le unifica, le modula, in una teodia immensa ed unitonale. Questa realizzazione è veramente il segreto dell'unità tradizionale, la riduzione delle divergenze nell'equilibrio assiale ove la Tradizione di tutte le Tradizioni è l'espressione diretta della faccia di Dio contemplata immediatamente, risolutivamente dinanzi al trono della maestà divina fin dove può giungere lo sguardo epurato da ogni nebbia umana. Un progresso ulteriore è necessariamente meta-tradizionale perché si compie senza compiersi, senza passaggio, senza ascesa, senza gradi, spontaneamente, in uno sbocciare di luce in luce prima, in uno sprofondare di tenebra in tenebra poi, fino alla soglia dell'Identità Suprema.

    Su questa soglia la tradizione si dilegua perché nulla vi è più da insegnare, nessuno più da guidare, né maestro, né discepolo, né adorante, né adorato, né meta, né fine, né amante, né amato, né via che meni, né centro a cui si tenda, ma vi si consuma la transfigurazione di Colui che creando distrugge e distruggendo crea, di Colui che immillandosi permane uno, uno dell'uno nell'uno, Dio di Dio in Dio, Santo, Santo, Santo.

    Questo è veramente il termine della conoscenza integrale, della scienza sacra che, dalla Tradizione Primordiale alle varie forme tradizionali che l'esprimono, fu di età in età trasmessa per opera dei sacerdoti dello spirito agli uomini perché l'umanità e il mondo non siano un vincolo né una prigione né una caduta, ma il luogo stesso ove, vinta la morte, s'opera la resurrezione della carne nel nome, nel segno e nella legge di Dio.

 

 

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