Si è spento a 85 anni il dottor Pellegrino Dignatici, assistette nel 1944 a tragici episodi nella Repubblica partigiana di Montefiorino
Morto un testimone della Resistenza modenese
Così venne giustiziata la banda di “Nello” - Le torture dei prigionieri nella Rocca
Giovedì scorso si è spento a 85 anni il dottor Pellegrino Dignatici.
Fu testimone di tragici episodi legati alle vicende della Resistenza, in particolare alla Repubblica di Montefiorino, la prima tra le repubbliche partigiane sorte nell’estate-autunno del 1944.
Con la caduta del presidio fascista di Montefiorino, i partigiani modenesi e reggiani si trovarono padroni di una vasta zona montana, estesa un migliaio di chilometri quadrati, corrispondente press’a poco alla vallata del Secchia, e più precisamente dei suoi affluenti, a ridosso della linea Gotica.
Le testimonianze di Dignatici si trovano nel libro di Ermanno Gorrieri “La Repubblica di Montefiorino”, un’opera che ricostruisce la realtà della lotta partigiana nel territorio modenese.
Notizie dettagliate sul trattamento dei prigionieri a Montefiorino si trovano in una relazione di Pellegrino, proposta appunto nell’opera di Gorrieri. Si legge fra l’altro: “Venuti a conoscenza del mio titolo di studio (allora licenza classica) fui incaricato di affiancare in qualità di Cancelliere (nome di battaglia che mi fu attribuito) il presidente del Tribunale partigiano instaurato a Montefiorino. Quando giunsi a Montefiorino trovai le carceri piene di tedeschi catturati, sorvegliati tutti da una decina di prigionieri russi, liberati dai partigiani. Trovai pure imprigionati diversi civili. Le torture viste non si possono raccontare, perchè molti forse non mi crederebbero. [...] Tutti i prigionieri aggregati alle carceri e che erano oltre una trentina, ogni giorno venivano maltrattati e percossi...Giuro che non mi fu mai possibile intervenire, e quella volta che lo feci, mi sentii minacciare aspramente con il pericolo di prendere il posto del prigioniero.
Con questo mi fu chiusa definitivamente la bocca e divenni spettatore delle più tragiche scene che mai abbia potuto vedere nè immaginare”.
Pellegrino Dignatici era presente anche il giorno in cui vennero fucilati alcuni fascisti e tedeschi, nonchè Nello (uno dei partigiani più ‘discussi’ nella storia della nostra Resistenza per i suoi eccessi di violenza) con il suo stato maggiore: si trattava complessivamente di una ventina di persone. Quel giorno veniva eseguito, in seguito a una pericolosa avanzata tedesca, il trasferimento dei magazzini e dei feriti da Montefiorino a Frassinoro. Prima della partenza, tutti i prigionieri rinchiusi nelle carceri, nell’impossibilità di custodirli in caso di ritirata, furono fucilati. Nel libro di Gorrieri compare anche la descrizione di Dignatici di questo fatto. Si legge: “Ciò che mi capitò fu l’ordine (pena la mia eliminazione) di accompagnare tutti i prigionieri, a quattro per volta, in una località poco distante, dove era stata scavata una grande fossa, per farli tutti fucilare da quattro volontari. [...] la scena più straziante fu quella della fucilazione del mio parente (si trattava di Arturo Casolari, detto ‘Marinaio’, collaboratore di Nello). Ricorderò, tra l’altro, la morte anche di un ragazzo, facente già parte della Brigata di Nello, che avviandosi alla fucilazione ebbe il coraggio di gridare “Viva il comunismo” quando gli stessi comunisti lo stavano massacrando. Eliminati i prigionieri e senza ordine alcuno, tutti si diedero a scappare”. (l.d.f)
(dalla GAZZETTA DI MODENA 21/08/2003)




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