Un tappeto di bambini morti o paralizzati sull¹asfalto, così era Gerusalemme nella tempesta delle ambulanze martedì sera. E intanto a Bagdad la contabilità del sacrificio umano è ferma davanti al catalogo dei brandelli di pelle, i denti, i grumi di intestino e di capelli. Un uomo gigantesco dell¹Fbi ha confermato che c¹erano brandelli umani anche nel camion che ha portato la bomba: dunque il terrorista era un suicida e questo porta ad Al
Qaeda: nessun iracheno va ad ammazzarsi per Saddam. Così pensa anche Ahmad Chalabi, uno dei grandi esuli della resistenza, il quale ha detto che la bomba era stata preannunciata, ma che nessuno gli ha dato retta. Massacri e paradossi, ipocrisie e vere menzogne, gli avvenimenti mostruosi di martedì hanno cambiato qualcosa.
Ma che cosa? Bush ha telefonato a Blair e, del tutto insensibile alle solite critiche ³liberal² del New York Times che seguita a chiedergli un mea culpa, una abiura e una ritirata, ha detto al primo ministro inglese che così non si può andare avanti. Nel senso che con il terrorismo ci vuole non soltanto il pugno di ferro militare, ma una volontà politica limpida e dichiarata per smantellarlo, smettendo di proteggerlo o tollerarlo, come accade in Israele.
Blair si è detto d¹accordo. Kofi Annan intanto attaccava sbalorditivamente
l¹America: è stato lui a non volere la protezione americana per il povero Sergio Vieira De Mello, lui a firmare i pagamenti per una compagnia di mercenari che avrebbe dovuto proteggere il al Canal Hotel di Bagdad fatto saltare in aria dai terroristi, e adesso lo stesso Kofi Annan dice che è colpa degli americani e degli inglesi che, in quanto ³potenze occupanti² hanno il dovere di garantire la sicurezza ai suoi uomini che nessuno ha invitato ma che ci sono e, ci ha assicurato ieri sera, ci resteranno.
Dall¹altra parte, a Gerusalemme, altra situazione ipocrita e paradossale: Abu Mazen è un bravo ragazzo, Sharon lo vede quasi con la frequenza con cui Berlusconi vede Bossi, ma ha detto che lui non se la sente di disarmare e arrestare i terroristi palestinesi. Dice che rischierebbe la guerra civile. Strano concetto, per uno che siede al tavolo della tregua e delle trattative. Allora Sharon gli ha detto va bene, lo facciamo noi. Ma Abu Mazen ha risposto no, non se ne parla, voi siete al tavolo delle trattative e non dovete sparare a nessuno. Sharon gli ha risposto picche ed entro oggi i palestinesi devono scegliere: o di qua o di là.
Così abbiamo avuto una mattanza di ebrei in una nuova terribile strage degli innocenti, voluta e deliberata per assassinare gli innocenti e non un atto di guerra o guerriglia in cui dei civili siano morti per un doloroso effetto collaterale. Perché questa è la differenza: Uccidere i bambini con la dinamite avendo proprio loro come bersaglio, è terrorismo. E il terrorismo in questo mondo del dopo l¹11 settembre e dopo la guerra in Irak, è sempre più vietato, non tollerato. Bush, Blair e Sharon, ma non solo loro, condividono questo passaggio fondamentale. E gli altri?
A Bagdad il messaggio è stato chiaro: il terrorismo organizzato è penetrato nell¹Irak sconfitto e attacca le Nazioni Unite, proprio quell¹organismo asmatico, ipocrita e scarsamente rappresentativo che si era opposto alla guerra contro Saddam per colpire preventivamente la sua velleità di mediazione. E¹ una logica da Brigate Rosse: uccidiamo il professor Biagi che potrebbe condurre alla pace sociale. Ma Biagi pedalava senza scorta la sua vecchia bici, mentre il povero De Mello è morto perché i suoi mercenari non avevano bloccato la strada laterale una strada che porta all¹ospedale dei mutilati di guerra, della guerra scatenata da Saddam contro l¹Iran che fece un milione di morti.
Sergio Vieira De Mello è morto chiedendo aiuto con il suo cellulare dopo che una trave che gli aveva già spappolato le gambe. Hanno faticato a rimettere insieme il suo corpo. Gli altri corpi recuperati ieri sera erano meno di trenta, brandelli sparsi ovunque, con frammenti di ossa, plastica, vetri e sassi. A Gerusalemme i corpi infantili adagiati nel silenzio, gli ³Angeli di Zaka², i volontari, chini su di loro per salvare le loro vite, le luci intermittenti delle ambulanze, erano uno spettacolo di una cupezza sbalordita, di una indecenza infinita, di una mostruosità intollerabile e che infatti il mondo civile non vuole più tollerare.
³Dopo la strage di Gerusalemme², scrive la testimone Deborah Faith, ³non c¹era in giro un solo pacifista di quelli che invadono Israele per dare dei nazisti ai figli della Shoà. Quando i bambini cadono nel macello del terrorismo i pacifisti spariscono Dove vi andate a nascondere quando ci ammazzano? So io dove siete: a Hebron, davanti alla casa dell'orco, già pronti a urlarci nazisti se i nostri soldati andranno a demolirla².
Due stragi, un solo mostro: il terrorismo. E una sola bugia: quella del mondo codardo e politicamente corretto (cioè ipocrita) che seguita a concedere al terrorismo uno spazio politico, quando non anche morale, all¹interno della normalità. Basta così poco spedire telegrammi banali, con parole generiche, ma che non annunciano la fine di ogni tolleranza per il terrorismo. Ma è su questo punto cardine che ieri si è verificato il fatto nuovo. Ancora una volta il mondo si è trovato diviso in due, e si è stabilito uno schieramento composto da chi da oggi è deciso a ridurre a zero la tolleranza (specialmente politica, specialmente morale) per chi usa gli innocenti come obiettivo utile per andare in televisione, e implicitamente lo schieramento opposto, di Paesi come la Francia che proprio ieri, con un crollo del suo Pil triplo di quello dell¹Italia (attribuito, ma guarda un po¹, alla guerra in Irak) ha terrorizzato il mercato dei cambi, che recalcitrano e si oppongono alla linea della chiarezza e della fermezza.
Al Palazzo di Vetro, costruzione di parallelepipeda banalità, Kofi Annan ha fatto di nuovo ammainare le 191 bandiere delle nazioni lasciando sventolare solo quella azzurra dell¹Onu. Dopo aver stizzosamente ripetuto che le nazioni unite in Irak ci sono e ci resteranno, ha fatto ripetere al suo portavoce Fred Eckhard che tocca alle potenze occupanti garantire la sicurezza. Quindi l¹Onu, che non ha saputo né voluto fare nulla di concreto contro il terrorismo, rifiuta di farsi proteggere dai cattivi americani, ma al tempo stesso lo pretende. E il segretario generale, anziché dimettersi per aver mandato alla morte il povero De Mello, ucciso proprio dal suo orgoglio protervo, alza la voce e la posta.
Intanto Israele, questo stato colpevole di aver subito morte e massacri, scannamenti e stragi in strada, sugli autobus, nei mercati, eccidi di inermi, mattanze di poveri figli e povere madri, questo Stato così colpevole di esistere deve intanto rispondere alla tremenda accusa del mondo politicamente ipocrita e corretto che gli chiede di fare di più, di dare finalmente una qualche prova di buona volontà.
In Israele, purtroppo e inevitabilmente, come si vede bene da Internet, si rafforza invece in queste ore l¹idea che non ci debba essere alcuno Stato palestinese, se queste sono le premesse. E in molti ricordano che non è mai esistita una nazione chiamata Palestina, con una sua cultura, lingua e identità, ma solo una sperduta provincia dell¹ex impero ottomano abitata da arabi uguali a tutti gli altri. Israele ha posto adesso insieme a Bush un ultimatum che riguarda una scelta strategica: o di qua o di là. E su questa scelta sia Bush che Blair che Sharon si giocano molto, moltissimo. E le loro opposizioni attendono passi falsi.
Ma a chi gli chiede se considera quel che è accaduto una sconfitta, Bush fa rispondere al suo portavoce Scott McLellan che tutto va come deve andare: con pazienza e determinazione, ma a patto che il terrorismo sia smantellato e costretto a riconoscere la propria sconfitta. La grande scommessa dopo l¹11 Settembre è proprio questa: avete voluto colpirci al cuore, e noi imporremo la pace proprio là dove voi vivete della guerra, impedendo la pace. Il livello della sfida è altissimo, e la sfida stessa è unica. E la partita si gioca adesso, dopo le terribili mattanze del 19 agosto 2003.
Paolo Guzzanti


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