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    Thumbs down I pacifinti di Peacelink

    Vi segnalo questa vicenda, dal sito http://www.newblognewblog.splinder.it

    Succede che un sito di quelli che piacciono tanto poco a noi, peacelink (chi lo cerca se lo trovi, far pubblicità proprio non mi interessa), pubblica con la solita bavetta alla bocca un manifesto preso pari pari da rifondazione comunista. Trattasi della solita tirata ambientalista che poi, ma chissà com'è, diventa l'ennesimo trattato di antiamericanismo (dice che l'ambiente lo si difende affermando che "La guerra e' divenuta strumento ordinario di gestione della potenza imperiale Usa, con effetti umanamente e ambientalmente tragici e inaccettabili". Sono la stessa gentaglia che si eccita a leggere Vattimo sulla Stampa di qualche giorno fa affermare senza paura di rendersi ridicolo che fa caldo perchè Bush non ha siglato l'accordo di Kyoto). Ora, accade che rifondazione, dando per scontato che tutto il mondo ambientalista è di sinistra e quindi antiamericano (in Italia, chè i verdi tedeschi, tanto per capirci, sono di tutt'altra pasta : ma tant'è, quelli hanno Fisher, noi Pecoraro Scanio ...), piazza tra i nomi dei firmatari del manifesto anche il Prof. Corrado Maria Daclon, Segretario Generale e vero motore di "Pro Natura", la più antica associazione ambientalista italiana. Il Prof. Daclon è anche consulente della NATO, cosa che difficilmente si concilia con la sottoscrizione di un manifesto antiamericano. Su richiesta di Daclon, il suo nome sparisce subito dal sito di rifondazione, che capisce di averla fatta grossa. Peacelink, invece, col fischio che lo fa. Nella migliore tradizione di quel pacifismo che quando sbatte la testa contro il muro continua a farlo nella speranza di sfondarlo, decide di mantenere il nome del prof. Daclon sul manifesto, pur sapendo benissimo che ciò è una lesione dei suoi diritti, da molti punti di vista, non solo da quello della legge sulla privacy. Il giornale "Libero" riprende la vicenda, nel momento in cui il Prof. Daclon chiede giustamente, a tutela del suo nome e della difesa delle sue idee che sono molto differenti da quelle di peacelink, un risarcimento di 50.000 € (che a me sembrano molto pochi, visti certi risarcimenti miliardari che si deliberano l'un l'altro certi giudici). Apriti cielo. La rete dei pacifinti si schiera compatta con peacelink : alcuni con toni civili, altri con le solite lezioncine fuori luogo. Si vorrebbe, in pratica, che chi ha commesso l'errore e persevera per principio a ledere i diritti altrui (peacelink) la passasse liscia ; mentre naturalmente, il cattivone che esce dagli schemi ambientalista=di sinistra, consulente della NATO e per di più difeso da Libero (Daclon) viene ammonito circa il fatto che avrebbe dovuto solo scrivere una letterina, come si permette di mettersi contro alla marmaglia pacifista ? Cioè, peacelink pubblica quello che vuole e quando gli si dice di smetterla non lo fa, ma va bene così e anzi diventa la parte lesa ; Daclon non osi difendere i propri diritti ed il proprio nome. Tutto normale, come pure naturalmente il fatto che se Libero riporta le frasi irriguardose e vergognose che figurano intonse su peacelink (sono parenti di quelle su indymedia) per dimostrare su quale pulpito si è messo una persona che non vuole averci nulla a che fare, si commette reato di lesa maestà nei confronti dei bravi ragazzi di peacelink e del loro diritto (quello si, intangibile) di pubblicare tutto ciò che arriva, dalle argomentazioni agli insulti (il che può andare anche bene, ma allora si tolgano i nomi di chi non ci vuole stare e anzi si verifichi prima di accomunarli con quell'accozzaglia) alle minacce di morte nei confronti di Daclon. Ora, accade che il sottoscritto conosca di persona il prof. Daclon. Come ho già avuto modo di scrivere, e lo confermo volentieri e con orgoglio, è una persona SQUISITA. Un professionista cordiale e competente, disponibile e di grande cortesia e signorilità. Una persona della quale, conoscendola, non si può che dire bene. Allora, questi di peacelink e chi li appoggia stanno davvero cercando di battere un record di ignominia. Laciassero in pace una brava persona che non ha chiesto di essere accomunata alle cose che appaiono su quel sito che è la summa del più peloso antiamericanismo e pacifismo a senso unico. Se vogliono contribuire all'andamento del mondo in maniera diffamante e inquietante e idiota lo facciano senza coinvolgere le brave persone. Spero che il giudice ne deliberi 500.000, di euro di risarcimento. E se chiudono sarà tanto di guadagnato per la verità. Solidarietà a Corrado Maria Daclon da questo blog.
    antoniobattaglia

  2. #2
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: I pacifinti di Peacelink

    In Origine Postato da antoniobatt
    Vi segnalo questa vicenda, dal sito http://www.newblognewblog.splinder.it

    Succede che un sito di quelli che piacciono tanto poco a noi, peacelink (chi lo cerca se lo trovi, far pubblicità proprio non mi interessa), pubblica con la solita bavetta alla bocca un manifesto preso pari pari da rifondazione comunista. Trattasi della solita tirata ambientalista che poi, ma chissà com'è, diventa l'ennesimo trattato di antiamericanismo (dice che l'ambiente lo si difende affermando che "La guerra e' divenuta strumento ordinario di gestione della potenza imperiale Usa, con effetti umanamente e ambientalmente tragici e inaccettabili". Sono la stessa gentaglia che si eccita a leggere Vattimo sulla Stampa di qualche giorno fa affermare senza paura di rendersi ridicolo che fa caldo perchè Bush non ha siglato l'accordo di Kyoto). Ora, accade che rifondazione, dando per scontato che tutto il mondo ambientalista è di sinistra e quindi antiamericano (in Italia, chè i verdi tedeschi, tanto per capirci, sono di tutt'altra pasta : ma tant'è, quelli hanno Fisher, noi Pecoraro Scanio ...), piazza tra i nomi dei firmatari del manifesto anche il Prof. Corrado Maria Daclon, Segretario Generale e vero motore di "Pro Natura", la più antica associazione ambientalista italiana. Il Prof. Daclon è anche consulente della NATO, cosa che difficilmente si concilia con la sottoscrizione di un manifesto antiamericano. Su richiesta di Daclon, il suo nome sparisce subito dal sito di rifondazione, che capisce di averla fatta grossa. Peacelink, invece, col fischio che lo fa. Nella migliore tradizione di quel pacifismo che quando sbatte la testa contro il muro continua a farlo nella speranza di sfondarlo, decide di mantenere il nome del prof. Daclon sul manifesto, pur sapendo benissimo che ciò è una lesione dei suoi diritti, da molti punti di vista, non solo da quello della legge sulla privacy. Il giornale "Libero" riprende la vicenda, nel momento in cui il Prof. Daclon chiede giustamente, a tutela del suo nome e della difesa delle sue idee che sono molto differenti da quelle di peacelink, un risarcimento di 50.000 € (che a me sembrano molto pochi, visti certi risarcimenti miliardari che si deliberano l'un l'altro certi giudici). Apriti cielo. La rete dei pacifinti si schiera compatta con peacelink : alcuni con toni civili, altri con le solite lezioncine fuori luogo. Si vorrebbe, in pratica, che chi ha commesso l'errore e persevera per principio a ledere i diritti altrui (peacelink) la passasse liscia ; mentre naturalmente, il cattivone che esce dagli schemi ambientalista=di sinistra, consulente della NATO e per di più difeso da Libero (Daclon) viene ammonito circa il fatto che avrebbe dovuto solo scrivere una letterina, come si permette di mettersi contro alla marmaglia pacifista ? Cioè, peacelink pubblica quello che vuole e quando gli si dice di smetterla non lo fa, ma va bene così e anzi diventa la parte lesa ; Daclon non osi difendere i propri diritti ed il proprio nome. Tutto normale, come pure naturalmente il fatto che se Libero riporta le frasi irriguardose e vergognose che figurano intonse su peacelink (sono parenti di quelle su indymedia) per dimostrare su quale pulpito si è messo una persona che non vuole averci nulla a che fare, si commette reato di lesa maestà nei confronti dei bravi ragazzi di peacelink e del loro diritto (quello si, intangibile) di pubblicare tutto ciò che arriva, dalle argomentazioni agli insulti (il che può andare anche bene, ma allora si tolgano i nomi di chi non ci vuole stare e anzi si verifichi prima di accomunarli con quell'accozzaglia) alle minacce di morte nei confronti di Daclon. Ora, accade che il sottoscritto conosca di persona il prof. Daclon. Come ho già avuto modo di scrivere, e lo confermo volentieri e con orgoglio, è una persona SQUISITA. Un professionista cordiale e competente, disponibile e di grande cortesia e signorilità. Una persona della quale, conoscendola, non si può che dire bene. Allora, questi di peacelink e chi li appoggia stanno davvero cercando di battere un record di ignominia. Laciassero in pace una brava persona che non ha chiesto di essere accomunata alle cose che appaiono su quel sito che è la summa del più peloso antiamericanismo e pacifismo a senso unico. Se vogliono contribuire all'andamento del mondo in maniera diffamante e inquietante e idiota lo facciano senza coinvolgere le brave persone. Spero che il giudice ne deliberi 500.000, di euro di risarcimento. E se chiudono sarà tanto di guadagnato per la verità. Solidarietà a Corrado Maria Daclon da questo blog.
    La mia solidarietà !

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: I pacifinti di Peacelink

    In Origine Postato da Affus
    La mia solidarietà !
    Pure la mia e benvenuto!

    Hyde. Mister Hyde.
    Mr. Hyde


  4. #4
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    Ci sono 40 guerre nel mondo ma i pacifisti si mobilitano solo quando sparano gli americani.
    questo fa capire che tipi sono.
    soliderieta` alla persona in questione. abbasso ai pacifondai

    ma questo mi sembra di averlo gia` detto

  5. #5
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    Tutta la mia solidarieta' al Professore Daclon

  6. #6
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    In Origine Postato da benny3
    Ci sono 40 guerre nel mondo ma i pacifisti si mobilitano solo quando sparano gli americani.
    questo fa capire che tipi sono.

    Sono 40 anni che i pacifisti fanno campagne contro le guerre ma voi notate solo quelle contro le guerre degli americani. Vi dò una notizia: i pacifisti si muovono anche contro le altre guerre, anche quando l'Urss attaccava l'Afghanistan. Voi maldestri guardate solo a quello che vi fa comodo. E comunque mai che vi siate mossi per una campagna contro una guerra dell'Urss. MAI. Culi di piombo.
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  7. #7
    Rosso è bello
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    Subject: Daclon contro Peacelink: la vicenda continua
    From: Carlo Gubitosa <c.gubitosa@peacelink.it>
    Date: Mon, 18 Aug 2003 17:288 +0200

    Al responsabile del sito http://newblognewblog.splinder.it

    Con preghiera di pubblicazione

    Ho letto il vostro post intitolato "Chiedimi scusa, che ti ho appena rifilato un ceffone !", e sono maturati in me alcuni dubbi, per i quali vi chiedo cortesemente di fornirmi una risposta:

    1) Voi descrivete il sito peacelink.it come "un sito di quelli che piacciono tanto poco a noi". Come mai? Come potremmo fare per migliorare il nostro servizio?. Forse i nostri ultimi articoli non vi sono piaciuti tanto, magari perche' indirizzati contro le azioni di guerra di due governi che voi stimate (quello italiano e quello statunitense), ma possibile che non vi siano piaciuti nemmeno gli attacchi ai "sinistri" D'Alema e Clinton durante la guerra del 1999 o le prime notizie sullo scandalo Telekom Serbia, apparse sulle nostre mailing list prima ancora che sulle pagine di Repubblica, oppure i nostri reportage da Grozny e dalla Cecenia, o le condanne per le violazioni dei diritti umani in Cina, certamente non sospettabili di antiamericanismo?

    2) Voi affermate che "rifondazione piazza tra i nomi dei firmatari del manifesto anche il Prof. Corrado Maria Daclon". Noi non sappiamo come il nome del Daclon sia finito tra i firmatari di quell'appello, la cui riproduzione integrale con citazione della fonte originaria potrebbe costare la vita alla nostra associazione. L'unica cosa che sappiamo e' che quel nome non ce l'abbiamo messo di certo noi. Voi invece siete assolutamente certi che Rifondazione abbia "piazzato" il nome di Daclon tra quei firmatari. Ora, visto che in Italia la responsabilita' penale e' personale, e visto che voi siete convinti che sia stata Rifondazione ad usare impropriamente il nome del Daclon, ci spiegate come mai alla fine dovremmo essere noi a rispondere di azioni altrui?

    3) Voi affermate che "Su richiesta di Daclon, il suo nome sparisce subito dal sito di rifondazione, che capisce di averla fatta grossa. Peacelink, invece, col fischio che lo fa". Noi non abbiamo mai ricevuto una richiesta di rimozione, correzione o cancellazione di quella pagina dal Signor Daclon, ne' tantomeno una telefonata, una lettera di diffida o qualsiasi altro invito a rettificare quelle informazioni ai sensi della legge sulla stampa. Se questa richiesta ci arrivasse saremmo ben lieti di esaudirla anche oggi, ma rimuovere quella pagina di nostra iniziativa potrebbe essere interpretato come una ammissione di colpevolezza, mentre noi non siamo ne' ci riteniamo colpevoli di niente, ne' avremmo potuto verificare uno per uno i firmatari di quell'appello senza violare la loro privacy. Le chiedo: lei cosa avrebbe fatto al posto nostro, se sul suo blog qualcuno avesse inserito in buona fede, magari in un commento, quello stesso manifesto ambientalista, e se lei si fosse accorto della necessita' di una rettifica solamente dopo una citazione da cinquantamila euro?

    4) Voi affermate che PeaceLink "decide di mantenere il nome del prof. Daclon sul manifesto". Le ripeto che non e' stata una nostra decisione, e saremmo stati ben lieti di rimuovere quella pagina qualora ci fosse stato richiesto, pubblicando una rettifica perfino in homepage, ma purtroppo il primo contatto che Daclon ha avuto con noi e' avvenuto tramite l'atto di citazione, nel quale non si chiede la rimozione o rettifica di quelle pagine, che non e' mai stata chiesta, ma si chiedono 50 mila euro di risarcimento. Quindi non si e' trattato di una nostra decisione. La condotta del Daclon ci ha reso impossibile rimuovere quella pagina di nostra iniziativa, perche' quella pagina e' diventata oggetto di una controversia legale, e rimuoverla sarebbe come rimuovere un elemento probatorio dagli atti di un processo. Come mai voi affermate che la nostra associazione "persevera per principio a ledere i diritti altrui"?. Come mai, visto che non ci e' mai stata richiesta una rettifica o una rimozione di quella pagina, voi dichiarate il falso affermando che "peacelink pubblica quello che vuole e quando gli si dice di smetterla non lo fa", mentre nessuno ci ha mai "detto di smettere"? Se ce lo avessero chiesto saremmo stati lieti di farlo. Poiche' non abbiamo nessuna intenzione di "ledere i diritti altrui" come voi affermate, e proprio per la nostra ferma determinazione a tutelare i diritti di tutti, il nome di Daclon finora non e' apparso sul nostro sito ne' negli appelli con cui abbiamo chiesto la solidarieta' dei nostri lettori. Abbiamo preservato la privacy di Daclon e dell'associazione Pro Natura fino a quando lo stesso Daclon ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda attraverso le pagine di Libero. Vi chiedo:
    quante altre associazioni si sarebbero comportate allo stesso modo, e quante invece non avrebbero resistito alla tentazione di una ghiotta "gogna telematica" dove mettere alla berlina il "cattivo" consulente Nato?

    5) Uno degli aspetti positivi della comunicazione in rete e' che permette di creare degli spazi bianchi, dei "muri" virtuali dove le persone possono esprimere le loro idee. Come accade sui normali muri di cemento delle nostra citta', gli spazi bianchi vengono utilizzati per creare arte e bellezza, come accade nel caso dei murales e dei dipinti a spray che colorano molte vie cittadine, ma anche per creare bruttura e volgarita', come avviene con le scritte gratuite e volgari che imbrattano i cessi delle stazioni o i muri di alcuni quartieri degradati. Consapevoli di questo rischio abbiamo creato uno di questi spazi bianchi, e su duemila commenti solo uno e' risultato offensivo, e peraltro e' stato immediatamente rimosso. Quello che e' grave non e' che ci sia un imbecille in un gruppo di duemila persone, statisticamente sarebbe impossibile che non ci fosse. La cosa grave, a mio avviso, e' che dei seri professionisti del giornalismo si aggrappino a queste inevitabili contaminazioni di stupidita' per creare dei "casi giornalistici" quando si e' a corto di argomenti. Per questo vi rivolgo un'ultima domanda: ritenete positivo che in Italia si stia affermando uno stile giornalistico che annovera tra le sue fonti l'equivalente telematico delle scritte nei cessi delle stazioni? Ritenete che sia stato corretto ignorare che tra le persone che ci hanno espresso solidarieta' c'e' stato anche il linguista Noam Chomsky e molti missionari comboniani, dando voce sulle pagine di Libero a una "scritta sui cessi" rimossa gia' da sei mesi?

    5) Non ho capito il senso della frase "se chiudono sara' tanto di guadagnato per la verita'". Se un sito chiude perche' riporta in buona fede cose errate scritte da altri, dov'e' il guadagno per la verita'? Qual e' la verita' che guadagna se si puniscono le piccole voci della rete con pene superiori a quelle previste dalla legge sulla stampa? Se quell'appello fosse stato pubblicato sul Corriere della Sera, ai sensi della legge sulla stampa sarebbe stata sufficiente una rettifica per riparare all'errore.
    Perche' a noi questa possibilita' e' stata negata? Qual e' la verita' che guadagna dal dissanguamento economico di chi sbaglia in buona fede?

    6) L'estensore dell'articolo sul vostro Blog dichiara che "accade che il sottoscritto conosca di persona il prof. Daclon". La cosa mi fa molto piacere, poiche' ci da' la possibilita' di porre al Daclon delle domande a cui finora non ha voluto rispondere: signor Daclon, come mai nonostante le ripetute richieste ha rifiutato qualsiasi contatto con i responsabili dell'associazione PeaceLink dopo l'invio dell'atto di citazione, e prima della citazione non ha ritenuto opportuna nessuna forma di contatto epistolare, telefonico o verbale? Come mai tra i tanti siti che hanno pubblicato quel "manifesto ambientalista" solamente PeaceLink e' stata citata in sede civile mentre ad altre persone che avevano compiuto la stessa azione lei ha richiesto solamente la modifica o la rimozione della pagina in questione? Secondo lei, chi ha inserito il suo nome in quell'appello ambientalista nella sua prima pubblicazione sul sito di Rifondazione? Come mai non ha ritenuto di doversi rivalere contro gli estensori materiali di quel testo errato? Come mai lei nel suo atto di citazione rivolto a Peacelink tramite i suoi avvocati si qualifica come consulente della Nato mentre ha dichiarato in altre sedi di non avere mai avuto nessun rapporto professionale con l'alleanza atlantica? Come mai a tutt'oggi non ha mai richiesto all'associazione PeaceLink una rettifica o una rimozione del testo nel quale compare il suo nome? Signor Daclon, come mai l'associazione PeaceLink e' disposta a riconoscere il suo diritto alla rettifica come previsto dalla legge sulla stampa ma lei non ha ancora voluto avvalersi di tale diritto preferendo richiedere un risarcimento economico in sede civile? Questo obiettivo economico le interessa di piu' della rimozione del suo nome in calce ad un appello nel quale non si riconosce? Signor Daclon, lei ritiene che ci siano ancora degli spiragli per una risoluzione di questo conflitto che sia costruttiva e soddisfacente per entrambe le parti? Lei ha tutte le possibilita' di vedere riconosciuto il suo diritto alla rettifica di un testo errato, come mai vuole negare il diritto all'esistenza di una associazione che sul suo bilancio pubblicamente consultabile ha un attivo di poche centinaia di euro, e che sarebbe di fatto annientata con un risarcimento da decine di migliaia di euro?

    Vi preghiamo di inoltrare al signor Daclon questi interrogativi che sono ancora senza risposta, rassicurandolo sul fatto che non nutriamo nei suoi confronti nessuna forma di odio o di rancore. Poiche' siamo una associazione nonviolenta, e non semplicemente pacifista o negativamente antimilitarista, riusciamo a distinguere tra l'odio per una persona e la condanna per le sue azioni, e pertanto non ci passa neanche per la testa l'idea di odiare o distruggere il signor Daclon, pur esprimendo profonda condanna e dissenso verso l'azione legale che ha deciso di intraprendere nei nostri confronti, a nostro avviso assolutamente ingiustificata.
    Speriamo davvero che questa vicenda davvero triste si risolva nel modo migliore per tutti, senza vincitori e sconfitti ma con il riconoscimento di tutti i diritti legittimi delle parti in causa, accantonando le pretese illegittime, infondate o peggio ancora persecutorie.

    Richiediamo cortesemente la pubblicazione della presente lettera sul vostro Blog, unicamente per offrire una informazione piu' completa ai lettori dello stesso. Attendo un vostro cenno di riscontro all'indirizzo email

    info@peacelink.it

    Cordiali Saluti

    Carlo Gubitosa
    Associazione PeaceLink

  8. #8
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    Caso Peacelink: lo scontro continua sulle pagine di Libero
    giovedì, 14 agosto, 2003


    Il quotidiano 'Libero' scende in campo e rivela che è Corrado Maria Daclon, presidente dell'associazione ambientalista 'Pro Natura', il consulente Nato che ha fatto causa a Peacelink chiedendo un risarcimento danni di 50.000 euro per aver riportato sul proprio sito un appello che il consulente Nato non avrebbe firmato.

    Il nome di Daclon, finora celato dall'associazione Peacelink per ragioni di tutela della privacy, è adesso di dominio pubblico e, secondo Peacelink, la "sua divulgazione fa nascere una serie di interrogativi sui punti di contatto tra il mondo ambientalista e gli apparati militari dell'Alleanza Atlantica".

    Con un articolo di Enrico Novi dal titolo "Arruolato dai pacifisti, ma lui non lo sapeva", apparso il 3 agosto sul 'Libero', il quotidiano diretto da Vittorio Feltri prende posizione a difesa del presidente dell'associazione ambientalista 'Pro Natura', Corrado Maria Daclon. Secondo l'articolista, il Daclon "non si sarebbe mai sognato di firmare un 'manifesto ambientalista' con frasi del tipo: 'La guerra e' divenuta strumento ordinario di gestione della potenza imperiale Usa, con effetti umanamente e ambientalmente tragici e inaccettabili'". E questo perchè Corrado Maria Daclon, "non sta con i no-global per scelta di principio" e soprattutto perchè "oltre a insegnare all'universita' di Venezia, fa il consulente per la Nato e per la Nasa, e certe frasi, dunque, non sono proprio il massimo della diplomazia verso i suoi committenti".

    La risposta dell'associazione non si è fatta attendere e Carlo Gubitosa, segretario di Peacelink, ha inviato alla direzione del quotidiano una lettera con richiesta di rettifica. In essa si sottolinea che il testo per cui Corrado Daclon ha sporto causa all'associazione "non e' un 'manifesto di PeaceLink', ma la riproduzione integrale del 'Manifesto per un Forum Ambientalista', pubblicato nel 2000 da altri siti" e solo successivamente segnalato dal sito dell'associazione pacifista.

    La lettera di Gubitosa ricorda che il prof. Daclon non ha chiesto a Peacelink la rimozione della propria firma dal testo dell'appello, ma ha invece deciso di procedere direttamente con una causa civile verso l'associazione pacifista senza alcun previo contatto, richiesta di rettifica o diffida. Inoltre l'articolo di 'Libero' afferma che Corrado Daclon si sarebbe rivalso contro Peacelink 'in base alla legge sul trattamento dei dati personali', mentre - afferma Gubitosa - "il danno ipotizzato da Daclon è ancora tutto da dimostrare, non e' una violazione della privacy, ma un freno alla sua carriera come consulente Nato".

    Ma soprattutto l'associazione considera "lesivo della propria dignità e deontologicamente scorretto" da parte di 'Libero' l'accostamento del nome di Peacelink a minacce di violenza nei confronti del Daclon"; minacce che - sottolinea la nota di Peacelink - "nessuno dei nostri associati ha mai pronunciato nè scritto". L'articolo di 'Libero', infatti, per screditare l'immagine dell'associazione nonviolenta riporta parte di una mail con frasi ingiuriose; mail che - ricorda Gubitosa - è "apparsa per pochi secondi sul nostro sito ed è stata eliminata da più di sei mesi".

    Finora 'Libero' non ha pubblicato alcuna rettifica e Peacelink ha perciò deciso di inviare la propria nota a tutti i principali organi di informazione italiani chiedendone la diffusione e la pubblicazione.

    Nel frattempo, però, l'associazione ambientalista 'Pro Natura' ha deciso di rivedere il ruolo del prof. Corrado Maria Daclon. Mentre, nell'articolo di 'Libero' e nello stesso atto di citazione pervenuto a Peacelink, il prof. Daclon è definito Presidente di 'Pro Natura', nel sito dell'associazione ambientalista il professore viene qualificato come Segretario generale.

    I legami del prof. Daclon con gli ambienti Nato sono comunque ben documentati non solo dall'atto di citazione pervenuto a Peacelink (nel quale si afferma che il Daclon è consulente della Nato per le questioni ambientali e fugura tra i partners scientifici della "Commettee on the Challenges of Modern Society" avendo svolto per la Nato medesima missioni e studi), ma dallo stesso sito della Nato nel quale il professore appare in un lungo elenco di "research partner" per gli affari scientifici e specificamente per le "politiche ambientali" (environmental policy).

    Va ricordato che la denuncia contro Peacelink è arrivata a tre anni dalla pubblicazione (sul sito di Peacelink e nella mailing-list), il 10 febbraio 2000, del testo completo del 'Manifesto per un forum ambientalista'. Tra i firmatari del documento ambientalista compare anche il prof. Daclon che pero', nel novembre del 2002, due anni e nove mesi dopo, ha dichiarato di non avere mai sottoscritto l'appello, e ha citato in giudizio i responsabili dell'associazione.

    Peacelink è un'associazione nonviolenta di volontariato dell'informazione che dal 1992 offre un'informazione alternativa sui problemi della pace, disarmo, nonviolenza, diritti umani, liberazione dei popoli oppressi e liberta' di espressione. Tutti i volontari di Peacelink svolgono il proprio lavoro gratuitamente e l'associazione sta raccogliendo fondi per poter affrontare il processo.

    Lo scorso 8 luglio, dopo un secondo incontro puramente formale per la completa costituzione delle parti, il Tribunale di Taranto ha fissato per il 2 marzo 2004 l'udienza del processo che il prof. Daclon ha intentato contro Peacelink. Tutti i documenti relativi al caso sono reperibili sul sito dell'associazione all'indirizzo: http://italy.peacelink.org/emergenza/


    Da: http://unimondo.oneworld.net/article/view/66046/1/

 

 

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