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    Predefinito Ricordando il Servo di Dio Giovanni Paolo I

    Il 26 agosto 1978 il Patriarca di Venezia Albino Luciani veniva eletto Sommo Pontefice, e prendeva il nome di Giovanni Paolo I.
    Un pontificato breve il suo, ma sufficiente a far conoscere al mondo un pastore mite e buono. Ci accompagnerà sempre il ricordo del suo sorriso e la sua umiltà travolgente.


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    Predefinito RADIOMESSAGGIO « URBI ET ORBI »



    Domenica, 27 agosto 1978




    Venerabili Fratelli!

    Diletti Figli e Figlie dell' intero orbe cattolico!


    Chiamati dalla misteriosa e paterna bontà di Dio alla gravissima responsabilità del Supremo Pontificato, inviamo a voi il Nostro saluto; e subito lo estendiamo a tutti gli uomini del mondo, che in questo momento ci ascoltano, e nei quali, secondo gli insegnamenti del Vangelo, amiamo vedere unicamente degli amici, dei fratelli. A voi tutti, salute, pace, misericordia, amore: « Gratia Domini nostri Iesu Christi et caritas Dei et communicatio Sancti Spiritus sit cum omnibus vobis ».

    Abbiamo ancora l'animo accasciato dal pensiero del tremendo ministero al quale siamo stati scelti: come Pietro, ci pare di aver posto il piede sull'acqua infida, e, scossi dal vento impetuoso, abbiamo gridato con lui verso il Signore: « Domine, salvum me fac ». Ma abbiamo sentito rivolta anche a Noi la voce, incoraggiante e al tempo stesso amabilmente esortatrice del Cristo: « Modicae fidei, quare dubitasti? ». Se le umane forze, da sole, non possono essere adeguate a tanto peso, l'aiuto di Dio onnipotente, che guida la sua Chiesa attraverso i secoli in mezzo a tante contraddizioni e contrarietà, non mancherà certo anche a Noi, umile e ultimo Servus servorum Dei. Tenendo la Nostra mano in quella di Cristo, appoggiandoci a Lui, siamo saliti anche Noi al timone di questa nave, che è la Chiesa; essa è stabile e sicura, pur in mezzo alle tempeste, perché ha con sé la presenza confortatrice e dominatrice del Figlio di Dio. Secondo le parole di S.Agostino, che riprende un'immagine cara all'antica Patristica, la nave della Chiesa non deve temere, perché è guidata da Cristo: « Quia etsi turbatur navis, navis est tamen. Sola portat discipulos et recipit Christum. Periclitatur quidem in mari, sed sine illa statim peritur ». Solo in essa v'è salvezza: sine illa peritur!

    Con questa fede, Noi procederemo. L'aiuto di Dio non Ci mancherà secondo la promessa indefettibile: « Ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi ». La vostra rispondenza unanime e la collaborazione volonterosa di tutti Ci renderà più leggero il peso del quotidiano dovere. Ci accingiamo a questo terribile compito nella coscienza della insostituibilità della Chiesa Cattolica, la cui immensa forza spirituale è garanzia di pace e di ordine, e come tale è presente nel mondo, come tale è riconosciuta nel mondo. L'eco che la sua vita solleva ogni giorno è la testimonianza che essa, nonostante tutto, è viva nel cuore degli uomini, anche di quelli che non condividono la sua verità e non accettano il suo messaggio. Come ha detto il Concilio Vaticano II, « dovendosi estendere a tutta la terra, la Chiesa entra nella storia degli uomini, e insieme però trascende i tempi e i confini dei popoli. Tra le tentazioni e le tribolazioni del suo cammino, la Chiesa è sostenuta dalla forza della grazia di Dio, a lei promessa dal Signore, affinché per l'umana debolezza non venga meno alla perfetta fedeltà, ma rimanga la degna sposa del suo Signore e non cessi di rinnovarsi sotto l'azione dello Spirito Santo, finché, attraverso la croce, giunga alla luce che non conosce tramonto ». Secondo il piano di Dio, che « ha convocato tutti coloro che guardano con fede a Gesù, autore della salvezza e principio di unità e di pace », la Chiesa è stata da Lui voluta « perché sia per tutti e per i singoli sacramento visibile di questa unità salvifica ».

    In questa luce, Noi Ci poniamo interamente, con tutte le Nostre forze fisiche e spirituali, al servizio della missione universale della Chiesa, che è quanto dire al servizio del mondo: cioè al servizio della verità, della giustizia, della pace, della concordia, della collaborazione all'interno delle Nazioni come nei rapporti tra i popoli. Chiamiamo anzitutto i figli della Chiesa a prendere coscienza sempre maggiore della loro responsabilità: « Vos estis sal terrae, vos estis lux mundi ». Superando le tensioni interne, che qua e là si sono potute creare, vincendo le tentazioni dell'uniformarsi ai gusti e ai costumi del mondo, come ai titillamenti del facile applauso, uniti nell'unico vincolo dell'amore che deve informare la vita intima della Chiesa come anche le forme esterne della sua disciplina, i fedeli devono essere pronti a dare testimonianza della propria fede davanti al mondo: « Parati semper ad defensionem omni poscenti vos rationem de ea, quae in vobis est, spe ».

    La Chiesa, in questo sforzo comune di responsabilizzazione e di risposta ai problemi lancinanti del momento, è chiamata a dare al mondo quel « supplemento d'anima » che da tante parti si invoca e che solo può assicurare la salvezza. Questo si attende oggi il mondo: esso sa bene che la sublime perfezione a cui è pervenuto con le sue ricerche e con le sue tecniche ha raggiunto un crinale oltre cui c'è la vertigine dell'abisso; la tentazione di sostituirsi a Dio con l'autonoma decisione che prescinde dalle leggi morali, porta l'uomo moderno al rischio di ridurre la terra a un deserto, la persona a un automa, la convivenza fraterna a una collettivizzazione pianificata, introducendo non di rado la morte là dove invece Dio vuole la vita.

    La Chiesa, piena di ammirazione e amorevolmente protesa verso le umane conquiste, intende peraltro salvaguardare il mondo, assetato di vita e d'amore, dalle minacce che lo sovrastano; il Vangelo chiama tutti i suoi figli a porre le proprie forze, e la stessa vita, al servizio dei fratelli, nel nome della carità di Cristo: « Maiorem hac dilectionem nemo habet, ut animam suam quis ponat pro amicis suis ». In questo momento solenne, Noi intendiamo consacrare tutto quello che siamo e che possiamo a questo scopo supremo, fino all'estremo respiro, consapevoli dell'incarico che Cristo stesso ci ha affidato: « Confirma fratres tuos ».

    Ci soccorre, a darCi forza nell'arduo compito, il ricordo soavissimo dei Nostri Predecessori, la cui amabile dolcezza e intrepida forza Ci sarà di esempio nel programma pontificale: ricordiamo in particolare le grandissime lezioni di governo pastorale lasciateci dai Papi a Noi più vicini, come Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, che con la loro sapienza, dedizione, bontà e amore alla Chiesa e al mondo hanno lasciato un'orma incancellabile nel nostro tempo tormentato e magnifico. Ma è soprattutto al compianto Pontefice Paolo VI, Nostro immediato Predecessore, che va il trasporto commosso del cuore e della venerazione. La sua morte rapida, che ha lasciato attonito il mondo secondo lo stile dei gesti profetici di cui ha costellato il suo indimenticabile pontificato, ha messo nella giusta luce la statura straordinaria di quel grande e umile uomo, al quale la Chiesa deve l'irraggiamento straordinario, pur fra le contraddizioni e le ostilità, raggiunto in questi quindici anni, nonché l'opera immane, infaticabile, senza soste, da Lui posta nella realizzazione del Concilio e nell'assicurare al mondo la pace, tranquiltitas ordinis.

    Il Nostro programma sarà quello di continuare il suo, nella scia già segnata con tanti consensi dal grande cuore di Giovanni XXIII:

    - vogliamo cioè continuare nella prosecuzione dell'eredità del Concilio Vaticano II, le cui norme sapienti devono tuttora essere guidate a compimento, vegliando a che una spinta, generosa forse ma improvvida, non ne travisi i contenuti e i significati, e altrettanto che forze frenanti e timide non ne rallentino il magnifico impulso di rinnovamento e di vita;

    - vogliamo conservare intatta la grande disciplina della Chiesa, nella vita dei sacerdoti e dei fedeli, quale la collaudata ricchezza della sua storia ha assicurato nei secoli con esempi di santità e di eroismo, sia nell'esercizio delle virtù evangeliche sia nel servizio dei poveri, degli umili, degli indifesi; e a questo proposito porteremo innanzi la revisione del Codice di Diritto Canonico, sia della tradizione orientale sia di quella latina, per assicurare, alla linfa interiore della santa libertà dei figli di Dio, la solidità e la saldezza delle strutture giuridiche;

    - vogliamo ricordare alla Chiesa intera che il suo primo dovere resta quello dell'evangelizzazione, le cui linee maestre il Nostro Predecessore Paolo VI ha condensato in un memorabile documento: animata dalla fede, nutrita dalla Parola di Dio, e sorretta dal celeste alimento dell' Eucaristia, essa deve studiare ogni via, cercare ogni mezzo, « opportune importune », per seminare il Verbo, per proclamare il messaggio, per annunciare la salvezza che pone nelle anime l'inquietudine della ricerca del vero e in questa le sorregge con l' aiuto dall'alto; se tutti i figli della Chiesa sapranno essere instancabili missionari del Vangelo, una nuova fioritura di santità e di rinnovamento sorgerà nel mondo, assetato di amore e di verità;

    - vogliamo continuare lo sforzo ecumenico, che consideriamo l'estrema consegna dei Nostri immediati Predecessori, vegliando con fede immutata, con speranza invitta e con amore indeclinabile alla realizzazione del grande comando di Cristo: « Ut omnes unum sint », nel quale vibra l'ansia del suo Cuore alla vigilia dell'immolazione del Calvario; le mutue relazioni fra le Chiese di varia denominazione hanno compiuto progressi costanti e straordinari, che sono davanti agli occhi di tutti; ma la divisione non cessa peraltro di essere occasione di perplessità, di contraddizione e di scandalo agli occhi dei non cristiani e dei non credenti: e per questo intendiamo dedicare la Nostra meditata attenzione a tutto ciò che può favorire l'unione, senza cedimenti dottrinali ma anche senza esitazioni;

    - vogliamo proseguire con pazienza e fermezza in quel dialogo sereno e costruttivo, che il mai abbastanza compianto Paolo VI ha posto a fondamento e programma della sua azione pastorale, dandone le linee maestre nella grande Enciclica « Ecclesiam Suam », per la reciproca conoscenza, da uomini a uomini, anche con coloro che non condividono la nostra fede, sempre disposti a dar loro testimonianza della fede che è in noi, e della missione che il Cristo Ci ha affidata, « ut credat mundus »;

    - vogliamo infine favorire tutte le iniziative lodevoli e buone che possano tutelare e incrementare la pace nel mondo turbato: chiamando alla collaborazione tutti i buoni, i giusti, gli onesti, i retti di cuore, per fare argine, all'interno delle nazioni, alla violenza cieca che solo distrugge e semina rovine e lutti, e, nella vita internazionale, per portare gli uomini alla mutua comprensione, alla congiunzione degli sforzi che favoriscano il progresso sociale, debellino la fame del corpo e l'ignoranza dello spirito, promuovano l'elevazione dei popoli meno dotati di beni di fortuna eppur ricchi di energie e di volontà.

    Fratelli e figli carissimi,

    In quest' ora trepida per Noi, ma confortata dalle divine promesse, Noi rivolgiamo il Nostro saluto a tutti i Nostri figli: li vorremmo qui tutti presenti per guardarli negli occhi, e per abbracciarli, infondendo loro coraggio e confidenza, e chiedendo per Noi comprensione e preghiera.

    A tutti il Nostro saluto:

    - ai Cardinali del Sacro Collegio, con i quali abbiamo condiviso ore decisive, e sui quali contiamo ora e in avvenire, ringraziandoli per il saggio consiglio e la forte collaborazione che vorranno continuare ad offrirCi, in prolungamento di quel loro consenso che, per volontà di Dio, Ci ha portato a questo culmine dell'ufficio apostolico;

    - a tutti i Vescovi della Chiesa di Dio, « che rappresentano la propria Chiesa, e tutti insieme col Papa rappresentano tutta la Chiesa nel vincolo della pace, dell'amore e dell'unità », e la cui collegialità vogliamo fortemente avvalorare, avvalendoCi della loro opera nel governo della Chiesa universale sia mediante l'organo sinodale, sia attraverso le strutture della Curia Romana, a cui essi partecipano di diritto secondo le norme stabilite;

    - a tutti i Nostri collaboratori chiamati alla stretta esecuzione della Nostra volontà, e all'onore di una attività che li impegna a santità di vita, a spirito di obbedienza, a opera di apostolato e ad esemplare fortissimo amore alla Chiesa. Noi li amiamo ad uno ad uno; e chiedendo loro di continuare a prestare a Noi, come ai Nostri Predecessori, la loro provata fedeltà, siamo certi di poter contare sulla loro opera preziosissima che Ci sarà di grande giovamento;

    - salutiamo i sacerdoti e i fedeli della diocesi di Roma, ai quali Ci lega la successione di Pietro e l'incarico unico e singolare di questa Cattedra Romana « che presiede alla carità universale »;

    - salutiamo poi in modo particolare i membri della Nostra diocesi di origine Belluno e quelli di Venezia, che Ci sono stati affidati come figli affettuosissimi e carissimi, ai quali ora pensiamo con sincero rimpianto, ricordando le loro magnifiche opere ecclesiali e le comuni energie dedicate alla buona causa del Vangelo;

    - e abbracciamo poi tutti i sacerdoti, in special modo i parroci e quanti si dedicano alla cura diretta delle anime, spesso in condizioni disagiate, o di vera povertà, ma sorretti luminosamente dalla grazia della vocazione e dell'eroica sequela del Cristo « pastore delle nostre anime »;

    - salutiamo i Religiosi e le Religiose di vita sia contemplativa sia attiva, che continuano a irradiare sul mondo l'incanto dell'intatta adesione agli ideali evangelici, supplicandoli di continuare a « porre ogni cura affinché per loro mezzo la Chiesa abbia ogni giorno meglio da presentare Cristo ai fedeli e agli infedeli »;

    - salutiamo tutta la Chiesa missionaria e inviamo agli uomini e alle donne, che sugli avamposti della evangelizzazione si dedicano alla cura dei fratelli, il Nostro incoraggiamento e il Nostro plauso più affettuoso: sappiano che, fra quanti abbiamo cari, essi Ci sono carissimi: non li dimenticheremo mai nelle Nostre preghiere e nelle Nostre sollecitudini, perché hanno un posto privilegiato nel Nostro cuore;

    - alle associazioni di Azione Cattolica, come ai movimenti di varia denominazione che contribuiscono con energie nuove alla vivificazione della società e alla « consecratio mundi » come lievito nella pasta, va tutto il Nostro sostegno e il Nostro appoggio, perché siamo convinti che la loro opera, nella collaborazione con la sacra Gerarchia, è indispensabile per la Chiesa, oggi;

    - e salutiamo i giovani, speranza di un domani più pulito, più sano, più costruttivo, affinché sappiano distinguere il bene dal male, e portarlo a compimento con le fresche energie di cui sono in possesso, per la vitalità della Chiesa e l'avvenire del mondo;

    - salutiamo le famiglie, che sono « come il santuario domestico della Chiesa », anzi sono una vera e propria « Chiesa domestica » nella quale fioriscono le vocazioni religiose e le decisioni sante, e si prepara il domani del mondo; vogliano far argine alle ideologie distruttrici dell'edonismo che estingue la vita, e formare energie pulsanti di generosità, di equilibrio, di dedizione al bene comune;

    - ma un particolare saluto vogliamo inviare a quanti soffrono nel presente momento; agli ammalati, ai prigionieri, agli esuli, ai perseguitati; a quanti non riescono ad avere un lavoro, o stentano nella dura lotta per la vita; a quanti soffrono per la costrizione a cui è ridotta la loro fede cattolica, che non possono liberamente professare se non al prezzo dei loro diritti primari di uomini liberi e di cittadini volonterosi e leali. In modo particolare pensiamo alla martoriata terra del Libano, alla situazione della Terra di Gesù, alla fascia del Sahel, all' India tanto provata, e a tutti quei figli e fratelli che subiscono dolorose privazioni sia per le condizioni sociali e politiche, sia per le conseguenze di disastri naturali.

    Uomini fratelli di tutto il mondo!

    Tutti siamo impegnati nell'opera di elevare il mondo ad una sempre maggiore giustizia, ad una più stabile pace, a una più sincera cooperazione: e perciò tutti invitiamo e scongiuriamo, dai più umili ordini sociali che formano il tessuto connettivo delle nazioni, fino ai Capi responsabili dei singoli popoli, a farsi strumenti efficaci e responsabili di un ordine nuovo, più giusto e più sincero.

    Un'alba di speranza aleggia sul mondo, anche se una fitta coltre di tenebra, dai sinistri bagliori di odio, di sangue e di guerra, minaccia talora di oscurarla: l'umile Vicario di Cristo, che inizia trepido e fiducioso la sua missione, si pone a disposizione totale della Chiesa e della società civile, senza distinzione di razze o di ideologie, per assicurare al mondo il sorgere di un giorno più sereno e più dolce. Solo Cristo potrà far sorgere la luce che non tramonta, perché Egli è il « sole di giustizia »: ma Egli pure attende l'opera di tutti. La Nostra non mancherà.

    Chiediamo a tutti i Nostri figli l'aiuto della preghiera, perché solo su questa contiamo; e Ci abbandoniamo fiduciosi all'aiuto del Signore, che, come Ci ha chiamati al compito di suo rappresentante in terra, così non Ci lascerà mancare la sua grazia onnipotente. Maria Santissima, Regina degli Apostoli, sarà la stella fulgida del Nostro pontificato. San Pietro, Ecclesiae frmamentum, Ci sorregga con la sua intercessione e col suo esempio di fede invitta e di umana generosità. San Paolo Ci guidi nello slancio apostolico dilatato verso tutti i popoli della terra; i Nostri santi Patroni Ci assistano.

    E nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo impartiamo al mondo la Nostra prima, affettuosissima Benedizione Apostolica.

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    Predefinito Il ricordo del Santo Padre




    Nella tarda serata di sabato, 26 agosto 1978, fu eletto Pontefice il mio venerato predecessore Giovanni Paolo I. Si sono compiuti ieri venticinque anni da quell’evento.

    Ritorno quest’oggi a quei momenti, che ho avuto la gioia di vivere con intima commozione. Ricordo come le sue parole toccarono profondamente il cuore della gente che gremiva Piazza San Pietro. Fin dalla sua prima apparizione alla Loggia centrale della Basilica Vaticana, si stabilì con i presenti una corrente di spontanea simpatia. Il suo volto sorridente, il suo sguardo fiducioso ed aperto conquistarono il cuore dei romani e dei fedeli del mondo intero.

    Veniva dalla illustre comunità ecclesiale di Venezia, che aveva già dato alla Chiesa, nel secolo XX, due grandi Pontefici: San Pio X, del quale proprio quest’anno commemoriamo il centenario dell’elezione a Papa, e il Beato Giovanni XXIII, di cui abbiamo ricordato in giugno i quarant’anni dalla morte.

    2. "Ci abbandoniamo fiduciosi all’aiuto del Signore", disse il nuovo Papa nel suo primo radiomessaggio. Egli fu innanzitutto un maestro di fede limpida, senza cedimenti a mode passeggere e mondane. Cercava di adattare i suoi insegnamenti alla sensibilità della gente, ma conservando sempre, la chiarezza della dottrina e la coerenza della sua applicazione alla vita.

    Ma qual era il segreto di quel suo fascino, se non un contatto ininterrotto con il Signore? "Tu lo sai. Con Te mi sforzo di tenere un colloquio continuo", aveva notato in uno dei suoi scritti in forma di lettera a Gesù. "L’importante è che Cristo si imiti e si ami": ecco la verità che, tradotta in vita vissuta, fa sì che "cristianesimo e gioia vadano bene insieme".

    3. All’indomani della sua elezione, nell’Angelus della domenica 27 agosto, dopo aver ricordato i suoi predecessori, il nuovo Papa disse: "Io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto. Devo cercare di servire la Chiesa".

    Era molto legato ai due Papi che lo avevano preceduto. Dinanzi a loro si faceva piccolo, manifestando quell’umiltà che per lui costituì sempre la prima regola di vita. Umiltà e ottimismo furono la caratteristica della sua esistenza. Proprio grazie a queste doti Egli lasciò, nel corso del suo fugace passaggio tra noi, un messaggio di speranza che trovò accoglienza in tanti cuori. "Essere ottimisti nonostante tutto, - amava ripetere - La fiducia in Dio deve essere il perno dei nostri pensieri e delle nostre azioni". Ed osservava con realismo animato dalla fede: "I personaggi principali della nostra vita sono due: Dio e ciascuno di noi".

    4. La sua parola e la sua persona erano entrati nell’animo di tutti, e per questo fu sconvolgente la notizia della sua morte improvvisa, sopravvenuta nella notte del 28 settembre 1978. Si spegneva il sorriso d’un Pastore vicino alla gente, che con serenità ed equilibrio sapeva mettersi in dialogo con la cultura e con il mondo.

    I pochi discorsi e scritti che ci ha lasciato come Papa, vanno ad arricchire la non piccola raccolta di suoi testi, che a venticinque anni dalla sua morte conservano una attualità sorprendente. Aveva detto una volta: "Il progresso con uomini che si amino, ritenendosi fratelli e figli dell’unico Padre Dio, può essere una cosa meravigliosa. Il progresso con uomini che non riconoscono in Dio un unico Padre, diventa un pericolo continuo". Quanta verità in queste sue parole, utili anche per gli uomini del nostro tempo!

    5. Sappia l’umanità accogliere un così saggio ammonimento e spegnere i numerosi focolai di odio e di violenza
    presenti in tante parti della Terra, per costruire nella concordia un mondo più giusto e solidale!

    Per intercessione di Maria, della quale Giovanni Paolo I si professò sempre tenero e devoto figlio, preghiamo il Signore perché accolga nel suo regno di pace e di gioia questo suo fedele Servitore. Preghiamo anche perché il suo insegnamento, che tocca la concretezza delle situazioni quotidiane, sia luce per i credenti e per ogni persona di buona volontà.

 

 

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