di John Pilger




Fu a Bassora che tre anni fa filmai centinaia di bambini ammalati e moribondi, a cui erano state negate cure e medicine a casa di un embargo supportato entusiasticamente da Tony Blair. Ora era lì, camicia informale, il solito sorriso fisso, un uomo dell'esercito, se non del popolo - e sollevava un bimbo tra le braccia dinanzi alle telecamere.




Le due "grandi vittorie" americane dopo l'11 settembre 2001 si stanno mostrando: In Afghanistan, il regime di Hamid Karzai non ha autorità virtuale ne' danaro e collasserebbe senza le pistole americane. Al-Qaida non e' stata sconfitta ed i Talebani stanno riemergendo. A dispetto dei miglioramenti mostrati dinanzi alle telecamere, la situazione di donne e bambini resta disperata.
La donna simbolica del governo Karzai, la coraggiosa dottoressa Sima Samar, e' stata espulsa e vive adesso in costante paura di morte, con una guardia armata dinanzi alla porta del suo ufficio, ed un' altra al cancello. Assassinii, stupri ed abusi sui minori vengono commessi impunemente dagli eserciti privati degli "amici" dell'America, i signori della guerra che Washington ha corrotto con milioni di dollari in contanti per dare una parvenza di stabilità.

"Siamo in un'area di combattimento dal momento stesso in cui lasciamo questa base", mi ha detto un colonnello americano alla base aerea di Bagram, presso Kabul. "Ci sparano addosso molte volte al giorno". Quando gli dico che di certo e' venuto per liberare e proteggere la gente, scoppia in una risata fragorosa.

Le truppe americane si vedono di rado all'interno delle città afgane. Scortano dirigenti USA a gran velocità in veicoli blindati, con finestrini oscurati e accompagnati da vetture militari equipaggiate con armi automatiche. Persino la grande base di Bagram e' stata considerata troppo insicura per Donald Rumsfeld durante la sua recente e rapida visita. Gli americani sono così nervosi che qualche settimana fa hanno "accidentalmente" sparato ed ucciso quattro militari governativi nel centro di Kabul, dando l'avvio alla seconda grande manifestazione di piazza contro la loro presenza nel giro di una settimana.

Il giorno in cui ho lasciato Kabul, un'autobomba e' esplosa sulla strada per l'aeroporto, uccidendo quattro militari tedeschi, membri della forza di sicurezza internazionale ISAF. Il bus tedesco saltò in aria, la carne umana spiaccicata al fianco della strada. Quando i militari britannici arrivarono per sigillare l'area, vennero osservati da una folla silenziosa, con gli occhi socchiusi per il caldo e la polvere, separati dallo stesso muro che separò le truppe britanniche dagli afghani nel 19esimo secolo, i francesi dagli algerini, gli americani dai vietnamiti.

In Iraq, palcoscenico della seconda "grande vittoria", ci sono due segreti ben noti. Il primo e' che i "terroristi" che oggi assediano le truppe americane d'occupazione rappresentano una resistenza armata che e' certamente supportata dalla maggioranza degli iracheni i quali, contrariamente alla propaganda ante-guerra, si oppongono alla "liberazione" forzata (si veda l'inchiesta di Jonathan Steele, 19 marzo 2003, www.guardian.co.uk). Il secondo segreto e' che c'e' la prova crescente della magnitudine reale della carneficina anglo-americana, cioè del bagno di sangue che Bush e Blair hanno sempre negato.

I paragoni con il Vietnam sono stati fatti così spesso, nel corso degli anni, che sono esitante nel proporne un altro. Però le similarità sono sconvolgenti: ad esempio, il ritorno ad espressioni come "succhiati in un pantano". Ciò suggerisce, ancora una volta, che gli americani sono le vittime, non gli aggressori: la versione stile Hollywood di un'avventura rapace che va male. Da quando, tre mesi fa, e' stata abbattuta la statua di Saddam Hussein, sono stati uccisi più americani che durante la guerra. Dieci di essi sono stati assassinati e 25 feriti in classici attacchi di guerriglia ai blocchi stradali ed ai checkpoints, che si contano ormai nel numero di dozzine al giorno.

Gli americani chiamano i guerriglieri "lealisti di Saddam" o "combattenti Ba'ath", allo stesso modo in cui i vietnamiti erano chiamati "comunisti". Recentemente, a Falluja, nel cuore sunnita dell'Iraq, non era stata chiaramente la presenza di "lealisti" o "ba'athisti" ad ispirare la resistenza, ma il comportamento brutale degli occupanti , che puntavano le armi contro la folla. I tanks americani avevano abbattuto una famiglia di pastori, allo stesso modo in cui, quattro anni fa, furono sterminati un pastore, la sua famiglia e le sue pecore da un aereo della "coalizione", nella "no-fly zone". Io avevo ripreso la scena ed essa aveva evocato in me reminiscenze dei giochi assassini che gli aerei americani erano soliti giocare nei cieli del Vietnam, abbattendo contadini nei loro campi e bambini sui loro bufali.

Il 12 giugno, una vasta operazione americana prese di mira una "base di terroristi" a nord di Baghdad, facendo più di 100 morti, secondo un portavoce USA. Il termine "terrorista" e' importante, perche' implica che persone del tipo di al-Qaida stiano attaccando i liberatori; in tale modo si ottiene una connessione tra l'Iraq e l'11 settembre, che non fu mai possibile fare durante la propaganda pre-bellica.

Nell'operazione furono fatti più di 400 prigionieri. La maggioranza di essi fu riunita alle migliaia di iracheni custoditi in un luogo di prigionia presso l'aeroporto di Baghdad: un campo di concentramento lungo il perimetro di Bagram, da cui la gente viene trasportata a Guantanamo Bay. In Afghanistan, gli americani sequestrano guidatori di taxi e li condannano all'oblio, via Bagram. Come gli uomini di Pinochet in Cile, i loro presunti nemici vengono fatti "sparire".

"Cerca e distruggi", la tattica vietnamita di fare terra bruciata e' tornata. Nelle aride pianure dell'Afghanistan sud-orientale, il villaggio di Niazi Qala non esiste più. Aerei americani lo spazzarono via all'alba del 30 dicembre 2001, massacrando, tra gli altri, i partecipanti ad una festa di nozze. Gli abitanti del villaggio raccontarono che le donne ed i bambini corsero verso un pozzo prosciugato, per salvarsi dal fuoco, e furono uccisi mentre correvano. Dopo due ore, gli aerei e gli aggressori sparirono. Secondo un'investigazione delle Nazioni Unite, furono uccise 52 persone, inclusi 25 bambini. "Lo ritenevamo un obiettivo militare", spiegò il Pentagono, riecheggiando le giustificazioni iniziali per il massacro di My Lai, 35 anni fa.

Colpire i civili e' stato per lungo tempo un tabù giornalistico in Occidente. Lo hanno fatto mostri certificati, mai "noi". Il bilancio delle vittime della prima guerra del Golfo fu per lungo tempo sottovalutato. Quasi un anno dopo, uno studio del Medical Education Trust di Londra stimò in 200.000 il numero di iracheni morti durante ed immediatamente dopo la guerra, come conseguenza diretta o indiretta dell'attacco alle infrastrutture civili. Il rapporto e' stato completamente ignorato. Questo mese, Iraq Body Count, un gruppo di ricercatori ed accademici americani e britannici, ha stimato in 10.000 il numero di civili iracheni uccisi, 2.356 dei quali nella sola Baghdad. E questa stima e' ben lungi dall'essere in eccesso.

In Afghanistan, la carneficina e' stata dello stesso tenore. Nel maggio dello scorso anno, Jonathan Steele ha estrapolato tutte le prove disponibili del costo umano dei bombardamenti USA, concludendo che circa 20.000 afghani possono aver perso la vita come conseguenza indiretta dei bombardamenti. Questo effetto "nascosto" non e' nuovo. Un recente studio della Columbia University di New York ha scoperto che l'uso dell'Agente Orange e di altri erbicidi nel Vietnam fu quattro volte maggiore di quanto stimato in precedenza. L'Agente Orange contiene diossina, uno dei più letali veleni esistenti. In quella che fu dapprima chiamata "operazione Hades", poi cambiata nel più amichevole "operazione ranch hand", gli americani distrussero circa la metà delle foreste del Vietnam del sud ed innumerevoli vite umane mediante Agente Orange spruzzato nel corso di circa 10.000 "missioni". Fu il più insidioso e devastante uso di un'arma chimica di distruzione di massa mai sperimentato. Oggi, i bambini vietnamiti continuano a nascere con molte deformità, o muoiono appena nati oppure vengono abortiti.
L'uso di proiettili all'uranio evoca la catastrofe dell'Agente Orange. Nella prima guerra del Golfo del 1991, gli anglo-americani usarono 350 tonnellate di uranio impoverito. Secondo l'Autorità per l'Energia Atomica del Regno Unito, che cita uno studio internazionale, 50 tonnellate di UI, se inalato o ingerito, produrranno 500.000 morti. Molte delle vittime sono civili del sud dell'Iraq. Si ritiene che nell'ultimo attacco, sono state riversate sull'Iraq 2.000 tonnellate di uranio impoverito.

In una rimarchevole serie di articoli scritti per il Christian Science Monitor, il giornalista investigativo Scott Peterson ha parlato di proiettili radioattivi nelle strade di Baghdad e di carriarmati contaminati in cui i bambini giocano senza precauzioni. Solo in seguito sono apparse scarne scritte in arabo: "Pericolo - State lontani da quest'area". Allo stesso tempo, in Afghanistan, l'Uranium Medical Research Centre, con base in Canada, ha realizzato due studi, ed i risultati sono stati definiti "sconvolgenti". "Senza eccezione", viene riportato, "in ogni sito bombardato che abbiamo investigato, la gente era ammalata. Una parte significativa della popolazione civile presenta sintomi di contaminazione interna da uranio".


Una mappa ufficiale distribuita ad agenzie non governative in Iraq mostra che i militari anglo-americani hanno utilizzato bombe a grappolo in aree urbane, molte delle quali non sono esplose nell'impatto con la terra. Di solito esse restano inosservate fino a che un bimbo non le prende, ed allora esplodono.

Nel centro di Kabul, ho trovato due avvisi mediante cui si avvertivano i cittadini che tra le rovine delle loro case, e nelle strade, si celavano bombe a grappolo made in USA inesplose. Chi li legge? I bambini piccoli? Il giorno in cui vidi alcuni bambini saltare su quello che poteva essere stato un campo minato cittadino, vidi anche Tony Blair sulla CNN nella hall del mio albergo. Era in Iraq, a Bassora, e sollevava un bambinetto tra le braccia, in una scuola che era stata imbiancata proprio in occasione della sua visita, e dove era stato preparato un pranzo in suo onore, in una città in cui servizi fondamentali come istruzione, cibo ed acqua restano un macello sotto l'occupazione britannica.

Fu a Bassora che tre anni fa filmai centinaia di bambini ammalati e moribondi, a cui erano state negate cure e medicine a casa di un embargo supportato entusiasticamente da Tony Blair. Ora era lì, camicia informale, il solito sorriso fisso, un uomo dell'esercito, se non del popolo - e sollevava un bimbo tra le braccia dinanzi alle telecamere.

Quando tornai a Londra, lessi "Dopo il pranzo", di Harold Piner, di una sua nuova collezione intitolata "War" (Faber & Faber):

E dopo mezzogiorno arrivano le creature ben vestite

Per annusare tra i morti

E consumare il loro pasto

E tutte le moltitudini di creature ben vestite strappano

i gonfi avocado dalla polvere

E mescolano il minestrone con le ossa disperse

E dopo pranzo

Ciondolano e poltriscono

Travasando vino leggero in teschi capaci.