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  1. #1
    Manuel
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    Predefinito L'opposizione abbandoni la polemica antiberlusconiana

    ''C'e' una maggioranza legittimamente scelta dagli italiani. Governi, producendo fatti e non polemiche o parole e risponda cosi', se ne e' capace, all'ondata straordinaria di aspettative che su di essa si sono riversate. C'e' una opposizione che aspira, con eguale legittimita', a governare l'Italia di domani: produca progetti alternativi chiari, se ne e' capace, e abbandoni l'ossessione antiberlusconiana che al momento appare il suo vero e piu' forte collante''.



  2. #2
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    ''C'e' una maggioranza legittimamente scelta dagli italiani. Governi, producendo fatti e non polemiche o parole e risponda cosi', se ne e' capace, all'ondata straordinaria di aspettative che su di essa si sono riversate. C'e' una opposizione che aspira, con eguale legittimita', a governare l'Italia di domani: produca progetti alternativi chiari, se ne e' capace, e abbandoni l'ossessione antiberlusconiana che al momento appare il suo vero e piu' forte collante''.



  3. #3
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    In Origine Postato da Manuel
    ''C'e' una maggioranza legittimamente scelta dagli italiani. Governi, producendo fatti e non polemiche o parole e risponda cosi', se ne e' capace, all'ondata straordinaria di aspettative che su di essa si sono riversate. C'e' una opposizione che aspira, con eguale legittimita', a governare l'Italia di domani: produca progetti alternativi chiari, se ne e' capace, e abbandoni l'ossessione antiberlusconiana che al momento appare il suo vero e piu' forte collante''.


    Casini a Berlusconi: «Governi se ne è capace»
    di Gianni Marsilli

    Che impresa, navigare sempre al centro. Pierferdinando Casini è uno specialista del genere. Per dovere istituzionale, ma anche per attitudine personale e politica. Con questo governo, però, l'esercizio si sta facendo alquanto arduo. Al presidente della Camera ieri è toccato l'onore e l'onere di aprire il meeting di Comunione e Liberazione, tradizionale appuntamento di fine agosto. In quella sede si parla di politica, e lui non si è sottratto.

    Il clima dentro Cl non è propriamente di lieta soddisfazione per l'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. Bastava sentire come Raffaello Vignali, che si appresta a succedere a Giorgio Vittadini alla testa della Compagnia delle Opere, ha introdotto il discorso di Casini. Parole cupe, per dire che «noi siamo preoccupati, molto preoccupati»: per «il declino delle imprese», «le riforme che non si avvìano», «l'assenza di dialogo». Insomma il mondo ciellino non è affatto contento di come stanno andando le cose. È in questo clima che il presidente della Camera è intervenuto in un Auditorium zeppo di gente. È vero che ha strappato l'applauso quando ha esortato l'opposizione a produrre «progetti alternativi chiari, se ne è capace» e ad abbandonare «l'ossessione antiberlusconiana che al momento appare il suo vero e più forte collante». È vero che prima, in un incontro con i giornalisti, aveva arricchito lo stesso concetto dicendo «non mi piace la via dei fischi all'alternativa, preferisco la via delle proposte». Ma è altrettanto vero che in un'ora di discorso ha dato una lettura dell'impegno politico che appare agli antipodi della pratica berlusconiana.

    Intanto al governo ha violentemente tirato le orecchie: «C'è una maggioranza legittimamente scelta dagli italiani: governi, producendo fatti e non polemiche o parole, e risponda così, se ne è capace, all'ondata straordinaria di aspettative che su di essa si sono riversate». E ancora: «Il Paese aspetta le risposte cui ha diritto e attende di essere finalmente traghettato sulla sponda della competitività e dell'efficienza». Il Caronte di centrodestra, evidentemente, non sta facendo il suo mestiere. Ha confermato di aver parlato con Berlusconi: «È vero, gli ho detto che bisogna parlare meno di giustizia», che dalle parti di Arcore è un po' come bestemmiare in chiesa. Ha ribadito la sua contrarietà a che il parlamento diventi una fungaia di commissioni d'inchiesta, desolandosi del fatto che Rosy Bindi ne abbia appena proposta una sugli anziani e Clemente Mastella un'altra sul calcio, ma polemizzando soprattutto con il forzitalista Cicchitto che gli aveva attribuito il via libera alla commissione sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: «E pensare che ho detto di no in presenza di quelle straordinarie persone che sono i genitori di Ilaria Alpi…». È stufo, infatti, delle continue «strumentalizzazioni» alle quali sono sottoposte le dichiarazioni dei presidenti delle Camere: «È mancanza di rispetto».

    Non ci pare però tanto strumentale chiosare un po' il suo discorso. Per esempio, abbiamo strumentalmente pensato all'attuale capo del governo quando, rivolgendosi ad una platea di giovani, Casini ha ben scandito: «Non si può costruire il bene della collettività misurandolo sulle proprie ragioni… diversamente, si esce dalla sfera del servizio e si entra nel campo della gestione degli interessi e del potere». Di seguito: «Non si può fare politica meramente contro qualcuno o qualcosa, ma è necessario perseguire un progetto». Ancora: «La cultura liberale si muove su terreni distanti da quello su cui si ritrovano i cattolici allorché si fa portatrice di forme di individualismo esasperato». E a proposito della presunta superiorità di talune civiltà su altre: «Ogni interpretazione del bene comune deve anche superare il punto di vista occidentale e deve fare i conti con altre interpretazioni». Di più: «La politica, per servire il tutto e per trovare la strada del bene comune, deve dunque per definizione votarsi al dialogo e al confronto». Ancora di più: «Non si può accettare di risolvere semplicisticamente la democrazia in una meccanica applicazione del volere dei più. I numeri non hanno anima e non è detto che il maggior numero sia sempre dalla parte del giusto e del bene. La maggioranza deve saper ascoltare le ragioni della minoranza, perché il confronto democratico non può essere un'operazione aritmetica…». Ma non basta: l'uomo politico deve saper assumere «il rischio dell'impopolarità». Come fece Helmut Kohl quando stabilì la parità tra marco dell'ovest e marco dell'est: «Se avesse fatto un sondaggio tra i suoi elettori, avrebbe scelto un'altra strada, ma la nostra storia sarebbe stata senz'altro diversa e non certo migliore». E così ha sistemato anche i sondaggi, stella polare del nostro capo del governo.

    No, non ci pare strumentale dire che - dietro l'inevitabile gioco di equilibrismo - il discorso di Casini sia stato quello di una rivendicazione di identità, cristiano-sociale e dialogante, e che a passare nel tritacarne della sua insoddisfazione sia stata soprattutto la maggioranza di governo. È stato lui stesso a definire le bacchettate all'opposizione come «un incentivo per un confronto migliore». Non gli sembra riprovevole che delle riforme istituzionali si parli in un ristretto seminario di maggioranza sui monti cadorini: «Tanto la sede ultima è quella parlamentare». Però tiene, per le riforme, ad «un consenso ampio»: «Se l'attuale Costituzione ha retto per cinquant'anni forse c'era una ragione… mi auguro che le future modifiche non durino solo una legislatura, ma venti, venticinque anni almeno… Non ci può essere autosufficienza della maggioranza».

    Il popolo ciellino, ad un primo impatto, appare perplesso, se non deluso dall'esperienza governativa, oltre che privo di un vero rappresentante politico. Oggi, è vero, sarà ospite l'immancabile Giulio Andreotti. Sarà certamente osannato, ma nella consapevolezza generale di un grande avvenire dietro le spalle. Nei dibattiti politici previsti per la settimana spiccano due sfide: quella di Fassino con Formigoni sul riformismo (mercoledì) e quella di D'Alema con Fini (venerdì) su «Ciò che unisce e ciò che divide». Pierferdinando Casini, con ogni probabilità, ha voluto ieri aprire le danze dando un «la» preciso che spera fornisca il tono a tutta la settimana: sì al confronto, no allo scontro. Buoni propositi, ma finché c'è un capo del governo che ad ogni piè sospinto denuncia «l'opposizione illiberale e antidemocratica»…


    LA MAGGIORANZA ABBANDONI BERLUSCONI!

 

 

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