Mentre Idi Amin giace in un ospedale di Gedda,
Arabia Saudita, in condizioni critiche, la stampa
di tutto il mondo coglie l'opportunità dell'agonia
dell'ex presidente ugandese per vellicare gli
istinti morbosi dei lettori col racconto degli
interminabili orrori che hanno costellato gli otto
anni del suo potere incontrollato fra il 1971 ed il
1979.
Poco risalto viene invece riservato ad una palese
evidenza: Idi Amin, responsabile di torture, crudeltà
da incubo e dell'uccisione di 300 mila persone, quasi
tutte ugandesi, è stato ed è tuttora un protetto degli
arabi musulmani, che in lui videro e continuano a
vedere un protagonista sfortunato del progetto di
islamizzazione-arabizzazione dell'Africa orientale.
Amin cominciò a vantare la sua fede musulmana non
appena salito al potere con un colpo di Stato.
Fu il primo presidente dell'Africa nera a rompere i
rapporti diplomatici con Israele (presso cui aveva
ricevuto parte del suo addestramento militare) e ad
ospitare l'Olp, che in Uganda ebbe a disposizione
fattorie che trasformò in campi di addestramento negli
anni dei dirottamenti aerei.
Non fu un caso se il volo Air France dirottato da
terroristi palestinesi e della Raf tedesca nel 1976 si
posò a Entebbe col suo carico di ostaggi, poi liberati
dagli israeliani col famoso raid.
Arafat fu addirittura testimone di nozze al quinto
matrimonio di Amin.
Le relazioni più intense furono quelle intrattenute
con la Libia di Gheddafi, che fornì armi e assistenza
militare per tutta la durata del regime di Amin.
Inviò persino 3mila uomini a sostegno delle truppe
lealiste quando l'esercito tanzaniano nel 1979 marciò
su Kampala insieme alle forze degli allora ribelli
Obote e Museveni, senza poter impedire la caduta del
tiranno.
La prima mèta dell'esilio di Amin fu naturalmente
Tripoli, anche se non è certo quanto tempo vi si sia
trattenuto.
Dal 1989 risedette stabilmente presso una villa sul
mare alla periferia di Gedda, messa a disposizione
dal governo saudita insieme ad una pensione di 1.400
dollari al mese.
Nessun arabo-musulmano prova imbarazzo per l'ospitalità
offerta in tutti questi anni all'uomo assurto a simbolo
della crudeltà e della follia degli autocrati africani
post-coloniali: la sua cattiva fama è solo frutto di un
complotto dei cristiani e dei sionisti.
Rodolfo Casadei
(c) 2003 - Editoriale Tempi duri s.r.l.
Numero: 32 - 7 Agosto 2003


Rispondi Citando


