Cari camerati, è bene domandarsi che fine abbia fatto la gioventù… e soprattutto cosa sia diventata…
Di certo, l’odierno riflusso delle coscienze giovanili è l’ultimo stadio di un lungo processo iniziato a partire dagli anni 80… Oggi, la gioventù non è che un’accozzaglia scomposta di individualità dominate da pulsioni edonistiche e materialistiche, un pulviscolo di milioni di coglioni inebriati da UNA SORTA DI NARCISISMO COLLETIVO, privi di qualsiasi senso di iniziativa, di impegno comune, di una vocazione generale.
Nessun sogno collettivo, nessuna mobilitazione per imporre un’idea nuova di mondo; il giovane del 2003, preferisce vigliaccamente rifugiarsi nel proprio microcosmo protetto, tra gli affetti famigliari, tra il gruppo consolidato delle proprie amicizie.
Ronald Nielhart ha definito erroneamente questo fenomeno come cultura postmaterialista;in base alla quale i giovani d’oggi ritirandosi in questo universo individuale, sposterebbero i propri bisogni e attenzioni da una sfera materialistica a un orbita sempre più idealistica, raggiungendo un senso di appartenenza, di autorealizzazione e di soddisfacimento intellettuale, superando il materiale bisogno fisico ed economico che dominava ogni cosa.
Ora il buon Nielhart non ha capito proprio che un cazzo….
E’ la paura di affrontare il confronto/scontro con il mondo esterno che spinge il giovane a rifiutare qualsiasi mobilitazione collettiva, ed il nichilismo individualista che lo porta a disinteressarsi delle dinamiche che sconvolgono l’odierno occidente capitalista. Altro che la ricerca di un soddisfacimento intellettuale che lo porta esaltazione delle forze dello spirito!
Resistono solo alcune sacche di irriducibili nell’odierno universo giovanile che ancora provano a inseguire questo benedetto sogno collettivo. Esse si collocano ai due estremi dello spettro politico. Tuttavia, all’estrema sinistra, la disillusione è sempre più palpabile… sempre meno nei cessi sociali si parla di politica e soprattutto si fa azione politica. Paradossalmente, ciò che un tempo era considerato una scelta di vita alternativa e ribelle oggi ha perso questi suoi connotati, anzi l’adesione ai gruppi giovanili dell’extrema sinistra oggi appare molto “conformista”. Non a caso le mode e gli stili di vita propri di questi giovani sono stati riciclati nell’odierno immaginario iconico della società globalizzata (vedi la faccia di Che Guevara o la maglietta Adidash), divenendo simboli di appiattimento e conformismo.
Solo all’estrema destra si collocano le migliori avanguardie giovanili, le uniche ad aver mantenuto puro ed intatto il desiderio di aggredire il presente per imporre il proprio sogno collettivo. Romantica esaltazione delle forze dello spirito, e visione metapolitica delle dinamiche in atto nell’occidente liberal-borghese, queste sono gli ingredienti dell’unica cultura anti-sistema rimasta.
La rivoluzione contro il nuovo ordine globalizzato può partire solo da qui.




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