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Discussione: Da qui alle elezioni

  1. #1
    Me, Myself, I
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    Predefinito Da qui alle elezioni

    Sostiene Trantino
    di Furio Colombo

    «Siamo in anticipo sul programma», annuncia ai cittadini intontiti dalla calura il presidente del Consiglio, «nel mezzo della operosa vacanza» (GR 3, 18 luglio).
    Non una sola voce, nell’intero mondo giornalistico «indipendente» italiano osa levarsi per chiedere come sia possibile una simile affermazione, sulla base di che cosa, dopo che l’indice di produzione industriale ha segnato meno sette per cento, il Pil è in caduta libera, l'inflazione sale, il commercio con l’estero è in passivo profondo.
    «Stiamo lavorando alle riforme su un canovaccio che ci ha dato il ministro Bossi», dice senza imbarazzo il senatore D’Onofrio, uno dei quattro «saggi» della Casa delle Libertà riuniti in una baita in Cadore. D'Onofrio sa che la sua frase, benché priva di senso, non sarà intercettata. Sarà trattata come se fosse possibile lavorare seriamente su materiale fornito da Bossi, quello delle cannonate ai naufraghi, quello della muraglia di protezionismo da costruire intorno alla Cina. E infatti, non un commento, neppure per spiegare o ambientare la frase assurda, sia pure con prudente cautela.
    «Igor Marini ha una memoria gigantesca», fa sapere al Paese l’onorevole Enzo Trantino, presidente della Commissione Telekom-Serbia. «È un Pico della Mirandola», incalza Calderoli, vicepresidente del Senato. Entrambi intendono esaltare la portata delle accuse contro Prodi, Fassino, Dini, da parte di un personaggio screditato, privo di reputazione, ricercato in diversi Paesi.
    Siamo nel Parlamento italiano, che raccoglie forze, risorse, tempo, denaro per frugare nel vuoto con l’unico compito di eliminare alcuni temuti avversari politici. Non uno straccio di evidenza o di prova, neppure qualcosa di impreciso e di rozzo come il canovaccio di Bossi.

    Come può Marini avere memoria di cose che non ci sono, di documenti che non esistono, di fatti che non può provare di sapere, e se tenta di farlo, come ha fatto in Svizzera, lo arrestano subito?
    Le due frasi (quella sulla memoria gigantesca, quella su Pico della Mirandola) screditano in modo imbarazzante sia l’onorevole Trantino - che pure è un uomo colto e arguto - sia il vicepresidente del Senato Calderoli. Francamente la frase appartiene a Ionesco, al teatro dell’assurdo, «memoria» di fatti mai accaduti in luogo di «versione di quei fatti». Memoria vuol dire un rapporto saldo con un dato della realtà. Dunque la frase di Trantino e quella di Calderoli sono una trovata retorica non proprio pulita per far circolare la persuasione che Marini è persona di affidamento («un gigante», un «Pico della Mirandola»). E che Prodi, Fassino e Dini sono dunque accusati da un persona di tale portata. Non una sola voce giornalistica libera ha notato la mossa indecente, e cioè che è impossibile dar prova di straordinaria memoria senza un riscontro, altrimenti qualunque folle potrebbe essere Napoleone per il solo fatto di dichiararlo.
    Ma alla parodia del teatro dell’assurdo e di Ionesco, viene aggiunta senza esitazione una parodia del grande cinema di denuncia dal «Bandito Giuliano» di Rosi al «Padrino» (parte Terza) di Coppola. Trantino è un uomo colto, e al servizio della operazione «Noi italiani siamo tutti uguali, tutti corrompibili», mette la buona qualità delle sue citazioni. Per esempio: «C’era un problema di coscienza. Dovevo ascoltare Marini prima che gli accadesse qualcosa. Tutti ricordiamo il caso Pisciotta (il complice del bandito Giuliano che minacciava rivelazioni e morì in carcere dopo aver bevuto un caffè avvelenato, ndr)».
    Il teatrino, adesso, è completo di luci sinistre, deliberatamente disposte da mani accorte. Prodi e Fassino sono la Piovra. Possono uccidere in carcere. Viene annunciato testualmente dai telegiornali. Ecco perché deputati-avvocati di An vegliano notte e giorno sul carcere di Torino - nel senso che si presentano quasi ogni giorno, per offrire i propri servizi al superteste, super imputato Marini - al punto di provocare irritate proteste della Procura di quella città.
    Ma non è finita. Rutelli e Veltroni potrebbero costituire un buon «ticket» per guidare l’opposizione per esempio in caso di elezioni anticipate. Ed ecco che Pico della Mirandola si ricorda improvvisamente, prodigiosamente di loro. E compie un altro miracolo che lascerà a bocca aperta sinceri ammiratori come Trantino e Calderoli, e tutte le televisioni, tutta la stampa «indipendente» italiana pronta a diffondere la notizia: si è ricordato di Mastella, a cui, in passato, Pico della Mirandola era solito leggere i Tarocchi. Come, quando, con chi, in quale circostanza tutto ciò sia avvenuto, non importa. Importa usare il rigoroso controllo delle comunicazioni di massa per spargere l’annuncio.
    E poiché non un solo commentatore imparziale, fondo o nota o corsivo o paragrafo, hanno notato l'enormità illegale e antidemocratica della sequenza così descritta, la lezione ormai è chiara per tutta l’Europa, e nei media americani: sì, è vero, in Italia si può. In Italia è consentito l’uso esorbitante, aggressivo, persecutorio, illegale del potere. E non sarà né il lato tragico né quello ridicolo a far sollevare una sola esclamazione di meraviglia in questo Paese. A questo punto lo scandalo, come si è visto nel documentario della televisione pubblica americana andato in onda a New York giovedì sera in prima serata, non è più Berlusconi. È il silenzio italiano. Lo scandalo è la licenza di circolazione libera e istantanea su sette reti tv, innumerevoli radio, e quasi tutta la stampa italiana di qualunque tipo di frase, dichiarazione o sequenza dei fatti vista dal punto di vista di Berlusconi, dei suoi interessi giudiziari, del suo progetto politico di allargamento del potere e del tentativo di allevare un’opposizione da cortile.
    Il presidente di Telekom-Serbia non è una persona cattiva, e, nella vita, è anche spiritoso. Ma si rende conto che, dalla sua temporanea posizione di potere, qualunque cosa dirà sarà presa per buona, sarà accettata fingendo di non notare l’incongruenza o l’assurdo, perché così funziona il sistema mediatico italiano sotto Berlusconi. Ecco perché Trantino si sente libero di aggiungere, sempre parlando di Prodi e Fassino, in un Parlamento che non ha ancora saputo mettere mano a una legge finanziaria che stia in piedi in un momento di gravissima crisi economica: «Adesso provano anche loro il tormento del tritacarne mediatico». La frase equipara il noto falsario Igor Marini a Boccassini, Colombo, Davigo, Greco, D’Ambrosio, Borrelli. E stabilisce che - d’ora in poi - Prodi, Fassino, Dini (e adesso anche Veltroni, Rutelli e Mastella) sono tutt’uno con coloro che sono stati imputati, processati e condannati per corruzione, da tribunali italiani di tutti i gradi, nella prima Repubblica.
    Un malizioso avviso tipo «chi la fa l’aspetti», suggerisce comunque la natura poco rispettabile («siamo tutti uguali») delle persone chiamate in causa.
    ***
    In questo messaggio - «siamo tutti uguali» - c’è la chiave del cosiddetto confronto con l’opposizione sulle cosiddette riforme.
    Si tratta di impedire che i cittadini continuino a notare l’immensa illegalità che ha travolto il Paese. Poiché risulta impossibile continuare a dire che le specifiche e precise accuse giudiziarie contro il primo ministro (per fatti commessi prima di essere un politico) sono «fango gettato sull’Italia», la strategia adesso è un’altra: siamo tutti corrotti. E quando «The Economist» presenta la drammatica lista di domande a cui Berlusconi, evidentemente, non può rispondere, offende l’Italia in quanto tutta l’Italia - sostiene Trantino - è come Berlusconi. E infatti, senza tante precauzioni, i giornali di famiglia dello strano primo ministro che vuole che tutti assomiglino a lui, felicemente si chiedono in pubblico: «A quando una bella copertina dell’ “Economist” dedicata a Prodi con l’elenco degli eventi prodigiosamente ricordati da Igor Marini?»
    Lo scandalo mediatico, ovvero il muro compatto di solidarietà offerto da tutte le televisioni italiane (con qualche coraggiosa eccezione del Tg 3) e di tutta la grande stampa detta «indipendente» (con la sola eccezione di «Repubblica») è consolidato e incoraggiato dal silenzio istituzionale
    . Il silenzio - per quanto comprensibile sia il desiderio di mantenere un clima di pace, e di diminuire la tensione dei conflitti - incoraggia il mondo a pensare che l’Italia sia tutta come Berlusconi, sia tutta in fuga dalla giustizia, sia tutta incline a guardare con tolleranza una voragine di illegalità.
    Il conflitto, indispensabile tratto della vita politica, una volta soffocato da silenzio, voci basse, finzioni di pace istituzionale, genera conformismo, avvelena l’informazione, intimidisce e sopprime residui riflessi di libertà. Se non parlano altri, tanto più autorevoli, tanto più investiti di responsabilità rappresentativa, perché dovrei farlo io?
    È in questo clima di preteso «amor di pace» e di armonia fra le parti (che non ha nulla a che fare con la democrazia, meno che mai con il confronto fra maggioranza e opposizione) che si impianta il trucco del «fare le riforme insieme» e della partecipazione a nuove commissioni d’inchiesta che sono - in sé - violazione alla Costituzione oltre che al buon senso e al rispetto della vita parlamentare.
    Occorre prestare attenzione al contesto nel quale si collocano le proposte di fare le riforme insieme e si invita l’opposizione a partecipare a nuove commissioni d’inchiesta, la più malfamata quella definita alternativamente inchiesta sulla giustizia o inchiesta su tangentopoli. È un contesto infetto, composto, da un lato, dalla vasta azione di illegalità del primo ministro e di coloro che scelgono di servirlo anche a costo di giocarsi la reputazione. Dall’altro lato c’è lo scandalo mediatico del silenzio stampa, che ha il grande alibi di una pretesa pace istituzionale. Essa è per i cittadini un bavaglio, e per le istituzioni è morte della democrazia.
    In questo contesto, farsi vedere insieme è come dire: «Sì, avete ragione, siamo tutti uguali, tutti estranei alla legalità. Sì, è vero, alternanza vuol dire che, al momento buono, gli imputati possono processare i loro giudici, e che gli onesti cadranno “nel tritacarne mediatico delle inchieste”» (come dice efficacemente Trantino) non appena vincono gli altri.
    E se qualcuno avesse dei dubbi sulla utilità istituzionale di collaborare alle loro cosiddette riforme (quelle ad uso esclusivo di Berlusconi e del suo potere personale) in discussione in questi giorni nella baita dei cosiddetti «quattro saggi» si legga un paio di volte questa gentile frase di Sandro Bondi (23 agosto), portavoce di Forza Italia, e dunque ventriloquo del padrone: «Dovrà venire il momento in cui i signori della sinistra saranno obbligati a scendere dal loro piedistallo di intoccabili, per rispondere a qualche domanda sul loro operato quando hanno governato questo Paese. So che non lo faranno, ma non gli daremo tregua fin tanto che non sarà chiaro a tutti il malgoverno e l’immoralità della sinistra italiana». È chiaro adesso il gioco che stanno giocando, sia pure a scapito di una vita finora non indecorosa, uomini come Trantino e Calderoli?
    È vero, è uno spettacolo folle, un racconto assurdo. Ma questa è l’Italia, fino alle prossime elezioni. Sembra saggio dunque - nel frattempo - stare vicini agli elettori e lontani dallo spettacolo.

  2. #2
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    Mi spiace citarmi, ma lo faccio da un post qui a fianco: “La solita guerra comunista, quella di sempre, in ogni latitudine, in ogni Paese: incapaci di creare ricchezza o posti di lavoro, distruggono. Distruggono anche l’Italia e l’immagine (poca) che gode all’estero col suo Made in Italy”.
    Tu, nel tuo piccolissimo, da formichina komunista confermi quanto affermo. Tu ed altri come te hanno ridotto ad una fogna il Principale. Essendo diventato invivibile anche per voi, che pure alla merda siete abituati, ora ci provi anche qui. Dementi che chiedono 10 euro per finanziare il miliardario assassino Saddam Hussein, tu che vuoi vincere le elezioni riducendo in merda i forum e così via, sbarcate qui.
    Fermo così. Sorridi (non troppo che mi si accappona la pelle...). Click! Sei perfetto. Incorniciato a dovere, alla neuro farai anche tu la tua bella figura nella galleria dedicata al Lombroso.
    So long.



  3. #3
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    In origine postato da Lupo Solitario
    Mi spiace citarmi, ma lo faccio da un post qui a fianco: “La solita guerra comunista, quella di sempre, in ogni latitudine, in ogni Paese: incapaci di creare ricchezza o posti di lavoro, distruggono. Distruggono anche l’Italia e l’immagine (poca) che gode all’estero col suo Made in Italy”.
    Tu, nel tuo piccolissimo, da formichina komunista confermi quanto affermo. Tu ed altri come te hanno ridotto ad una fogna il Principale. Essendo diventato invivibile anche per voi, che pure alla merda siete abituati, ora ci provi anche qui. Dementi che chiedono 10 euro per finanziare il miliardario assassino Saddam Hussein, tu che vuoi vincere le elezioni riducendo in merda i forum e così via, sbarcate qui.
    Fermo così. Sorridi (non troppo che mi si accappona la pelle...). Click! Sei perfetto. Incorniciato a dovere, alla neuro farai anche tu la tua bella figura nella galleria dedicata al Lombroso.
    So long.


    Il Principale sarà invivibile per il fatto che VI è impossibile censurare post come il tuo?
    Che differenza c'è, a tuo illuminato parere, tra il postare un articolo de L'Unità e la sequela infinità che posta mustang?
    Sono opinioni!
    Lo dice il tuo capo che bisogna avere rispetto per le opinioni.

  4. #4
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    Per quanto mi riguarda puoi postare ciò che vuoi. Questa é l’ultima volta che ti rispondo. A non risentirci.
    So long.



  5. #5
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    In origine postato da Lupo Solitario
    Per quanto mi riguarda puoi postare ciò che vuoi. Questa é l’ultima volta che ti rispondo. A non risentirci.
    So long.


    Sei un Panda, Lupo.
    Sei in via d'estinzione. Anche volendo NON potrai rispondermi.
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=64455
    Qui sopra la mia risposta c'era; e tu lo sai. Adesso non c'è più.

    A conferma di quanto sopra.

  6. #6
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    Predefinito Re: Da qui alle elezioni

    In origine postato da MrBojangles
    Sostiene Trantino
    di Furio Colombo

    «Siamo in anticipo sul programma», annuncia ai cittadini intontiti dalla calura il presidente del Consiglio, «nel mezzo della operosa vacanza» (GR 3, 18 luglio).
    .................................................. .................................................. .
    È vero, è uno spettacolo folle, un racconto assurdo. Ma questa è l’Italia, fino alle prossime elezioni. Sembra saggio dunque - nel frattempo - stare vicini agli elettori e lontani dallo spettacolo.

    Non sono komunista ed amo la libertà in tutte le sue sfaccettature, compresa quindi quella dell'informazione.
    Indubbiamente l'articolo di Colombo fornisce elementi di riflessione. Ma un invito a riflettere lo fornisce anche la mancanza di voci autenticamente liberali in ambedue gli schieramenti. Nella vita e nella storia succede, fortunatamente, poche volte di doversi dichiarare o di qua o di là. L'essere critici anche con la propria parte è, a mio modesto avviso, un valore che fa crescere la democrazia ed il Paese. Purtroppo questa capacità di analisi e di comportamento conseguente sta venendo sempre meno.

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Da qui alle elezioni

    In origine postato da Gallo Senone
    Non sono komunista ed amo la libertà in tutte le sue sfaccettature, compresa quindi quella dell'informazione.
    Indubbiamente l'articolo di Colombo fornisce elementi di riflessione. Ma un invito a riflettere lo fornisce anche la mancanza di voci autenticamente liberali in ambedue gli schieramenti. Nella vita e nella storia succede, fortunatamente, poche volte di doversi dichiarare o di qua o di là. L'essere critici anche con la propria parte è, a mio modesto avviso, un valore che fa crescere la democrazia ed il Paese. Purtroppo questa capacità di analisi e di comportamento conseguente sta venendo sempre meno.
    Sono in gran parte d'accordo con te.
    Neanche io, checchè se ne farnetichi, sono mai stato comunista ma, anzi, ho subito il sogno americano negli anni settanta.
    La politica l'ho sempre guardata da lontano per via dello scoramento provocato dall'impossibilità di modificare lo status quo democristiano e tutta la mala amministrazione che ne è derivata.
    Questo fino alla discesa in campo.
    Il nostro Paese non è mai brillato, alla voce libertà di stampa e d'informazione, in rapporti come quelli stilati annualmente da organizzazioni tipo Reporter sans Frontiere; ma da un biennio a questa parte la flessione s'è accentuata.
    Per precipitare al 40° posto nell'ultimo rapporto 2002.

    Vogliamo attribuire la responsabilità di questo a qualcuno o lo ritieni un accadimento casuale?

 

 

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