...ormai l'hanno scaricato e la buttano in politica.
Persen smentisce Marini:
«Non so di cosa stia parlando»
di s.r.
MILANO. «Telekom Serbia? Non so di cosa state parlando». Zoran Persen, il croato arrestato martedì, nell’ambito dell’inchiesta per truffa e riciclaggio, che ha come principale protagonista Igor Marini, smentisce tangenti e implicazioni politiche. Interrogato ieri nel carcere di massima sicurezza di Novara non ha confermato una virgola delle rivelazioni della «gola profonda» che rivela sempre più la sua raucedine. Davanti al gip torinese Francesco Gianfrotta, che ha confermato il suo arresto, ha ammesso senza difficoltà di aver incontrato più volte Marini e di aver intrattenuto rapporti d' affari con lui, ma niente che abbia a che fare con Telekom Serbia.
Persen ha anche smentito l'episodio delle minacce con la pistola puntata contro Marini per convincerlo a prestarsi a un' operazione finanziaria che avrebbe permesso la distribuzioni di cospicue tangenti ad esponenti del centrosinistra. Al termine dell’interrogatorio, durato sei ore il suo avvocato, Fabrizio De Silvestri, ha detto che sono emersi alcuni fatti nuovi e alcuni elementi probatori a discarico del suo cliente e ha fatto ricorso per chiedere la revoca della misura cautelare in carcere.
In contemporanea è proseguito alle Vallette, a Torino, l’interrogatorio di Igor Marini, tra grandi manovre, fughe di notizie e finte smentite. Il suo legale, Luciano Randazzo ha detto «È stato fatto anche il nome di un senatore della Margherita, ma non si è mai parlato di Willer Bordon». Certo è che l’agenzia Ansa, che ha messo in rete questo nome, non lo ha inventato.
Randazzo ha approfittato dei microfoni per mandare un messaggio al presidente della Commissione Telekom-Serbia Enzo Trantino e per protestare per il suo atteggiamento, un po’ troppo tiepido. Gli ha chiesto di «prendere una posizione netta su Marini: «dica finalmente se per la Commissione è un teste attendibile o meno». E ha aggiunto: «Ho l'impressione di assistere ad un gioco a rimpiattino. In fin dei conti Marini è stato arrestato proprio a seguito di quello che ha detto in commissione. E la commissione l'ha mandato in Svizzera anche in modo un pò improvvido. Ora vorrei sapere fino a che punto la commissione parlamentare sia sensibile al problema Igor Marini. Temo inoltre che la vicenda sia strumentalizzata politicamente: domenica scorsa sono andati al carcere delle Vallette altri due deputati che Marini si è rifiutato di incontrare, dietro mio suggerimento». L’avvocato ha quindi annunciato una specie di silenzio stampa: «È ora di riportare questa indagine, questo processo, nella non medianità (?!) altrimenti rischiamo veramente una poca tutela per le persone che stanno fuori».
Previsioni: l’interrogatorio di Marini potrebbe durare ancora qualche giorno, a seguire il confronto con Persen. Ma in parallelo anche la commissione parlamentare segue le stesse piste. Trantino ha annunciato che al più presto vuole sentire Persen: «un personaggio essenziale per confermare o per annullare determinati effetti delle dichiarazioni di Marini». Trantino risponde anche a Randazzo: «L’attendibilità di Marini diventa automatica se è confermata dai riscontri. Così come diventa automatica la sua inattendibilità se questi riscontri dovessero fallire. Il problema che pone l'avvocato Randazzo non può essere rivolto al presidente, perchè il mio non è un organismo monocratico, deve essere rivolto alla commissione, ma non in senso nè polemico nè perentorio».
Appassionato appello al dialogo:
«L’affare Telekom-Serbia dimostra una pesante responsabilità di Prodi, Fassino e Dini. Di questo dovranno rendere conto all’Italia: aver sostenuto il regime criminale di Milosevic e finanziato il genocidio di un popolo».
Sandro Bondi, amico di Bossi, il miglior amico di Milosevic. Ansa, 27 agosto




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