Cerco di proporre "argomenti"....
...sui quali discutere.
Le sterili polemiche a base di insulti e di battute insulse le lascio agli altri.
Forse credi che "apprezzi" risposte inutili come questa tua ultima?
Scusa la presunzione se ti dico che annoi.
Re: Cerco di proporre "argomenti"....
Citazione:
In origine postato da mustang
...sui quali discutere.
Le sterili polemiche a base di insulti e di battute insulse le lascio agli altri.
Forse credi che "apprezzi" risposte inutili come questa tua ultima?
Scusa la presunzione se ti dico che annoi.
Non pretendo tu le apprezzi, soprattutto dopo che ti ho "mazzulato" più di una volta :D
Oh, scusa se ti ho annoiato. :eek:
Torna pure al tuo giochino.
Buon divertimento, postatore folle.
Cosa sucede nella retrovia...
.....politica della guerra al terrorismo?
Di nuovo all’Onu, a discutere con francesi e tedeschi che cosa fare in Iraq. Si parla soltanto, o quasi, dei costi della guerra, materiali e umani. Dell’insostenibilità dello sforzo per gli Stati Uniti. Della necessità per la Casa Bianca di dare risposte più solide al pubblico americano nel corso della lunga campagna presidenziale ormai pienamente avviata.
Della indispensabilità delle alleanze: multilateralismo contro unilateralismo.
Gli squali bianchi della diplomazia internazionale riaprono l’immensa bocca chiusa dalle decisioni belliche della primavera scorsa. La destra americana di governo si sfilaccia un po’, cede alle recriminazioni e si approntano trappole. Washington è seconda solo a Roma, quanto alla corruttela politica e ai bizantinismi dell’inimicizia tra amici e alleati. Risultato: gli improvvidi e i tiepidi e i faziosi dicono che George W. Bush ha perduto la sua partita rivoluzionaria, fare sul serio la guerra al terrorismo introducendo elementi di regime rappresentativo e qualche libertà nel calderone tirannico del Medio Oriente e del mondo islamico.
Ma non è proprio così. Anzi, non è affatto così.
La svolta onusiana gestita da Colin Powell, una colomba che sa tirare fuori gli artigli e lo ha dimostrato al momento giusto, porta con sé un alone di ambiguità, come sempre in diplomazia. Ma
non è ancora la controrivoluzione vittoriosa guidata da quel vasto establishment (Dipartimento di Stato, Congresso, media e militari) che nel recente passato ha sofferto sotto la sferza di tipacci come
W., Rumsfeld, Cheney e compagnia.
Il problema non è la sconfitta strategica della Casa Bianca e di chi ha pensato la sua politica dopo l’11 settembre (perché la pensava così anche prima), casomai è la gestione di una prima significativa vittoria come la liberazione dell’Iraq. Le vittorie, si sa, sono difficili da governare almeno come le sconfitte, anche se sono alla fine più gratificanti, e preferibili in linea generale.
Come abbiamo scritto, e confermiamo, le cose che vanno bene in Iraq non consolano e non rassicurano abbastanza rispetto a quelle che vanno male. L’amministrazione civile del Pentagono
ha pensato, secondo i neoconservatori che la consigliano e ora prendono le distanze, di avere il tempo dalla sua parte. Non hanno costruito in tempo un vero potere iracheno né un forte e intimidatorio comando americano, dopo la frettolosa dichiarazione della fine dei combattimenti. Hanno creduto troppo a lungo in alcune previsioni sbagliate sulla sicurezza, formulate nell’epoca tragica in cui la battaglia per la libertà da Saddam si doveva fare a colpi di propaganda nella grande platea mediatica e politicamente corretta delle Nazioni Unite.
Così un’alleanza di diplomatici, militari, parlamentari e media ha convinto Bush a rifare un giro nel club di Kofi Annan, per vedere le carte degli europei riluttanti e verificare se sia possibile ottenere la botte piena e la moglie ubriaca: un comando americano che garantisca la continuazione dell’impresa e anche rinforzi in truppe e denari per alleviare le inquietudini dei soldati, degli
ambasciatori, dei politici in campagna elettorale e dei giornalisti politicamente corretti.
Di qui a una ritirata americana dalle responsabilità storiche che il paese si è assunto ce ne corre. Aspettare e vedere.
da il Foglio
Intanto oggi la G.B. ha deciso di inviare in Iraq altre forze militari
saluti