La Bbc teme un effetto-Berlusconi: «Fermate Murdoch»
di Leonardo Sacchetti

Al grido di «Vogliamo un terzo gorilla» e «Capitalista imperialista» la tv pubblica britannica, la Bbc, è scesa sul sentiero di guerra. Chi pensava che, messa in un angolo dal governo di Blair per l’affaire Kelly, la Bbc avrebbe messo il freno alla sua voglia di «democrazia televisiva» si è sbagliato di grosso. Il nemico da cui difendersi, per la tv inglese, ha un nome e un cognome. Nome e cognome ormai noti anche ai telespettatori italiani: Rupert Murdoch, il magnate australiano, padrone indiscusso delle tv satellitari, in Europa come in Usa. In Gran Bretagna, poi, l’australiano controlla anche un gran numero di giornali come The Times, il Sunday Times, il Sun e il News of the World.

Ieri, su due dei maggiori quotidiani britannici (entrambi lontani dal «regno» mediatico di Mister Murdoch), The Guardian e The Independent, le prime linee della Bbc sono uscite allo scoperto per chiedere proprio all’altro «nemico», il governo di Londra, un rapido intervento affinché la Gran Bretagna non diventi terra di monopoli televisivi. Allo stile italiano. «Vogliamo un terzo gorilla», ha detto Greg Dyke, direttore generale della tv pubblica inglese, riferendosi a quella che, in casa Bbc, giudicano come l’unica possibilità per non trasformare l’etere britannico in una sfida tra tv pubblica e Sky, combattuta fino alla conquista dell’ultimo spettatore. Il «terzo gorilla» altro non è che un terzo polo televisivo, privato e commerciale. A dire il vero, in Gran Bretagna, il terzo polo, se così lo possiamo definire, esiste già ed è incarnato dalla Itv, il polo tv commerciale con cinque canali. Ma proprio la grave crisi economica in cui si trova la Itv ha spinto Dyke a lanciare il suo grido di battaglia. Secondo gli ultimi bilanci, infatti, la Itv è in rosso per oltre 300milioni di sterline (circa 200milioni di euro) a causa di investimenti errati e acquisti di programmi tv rivelatisi sbagliati.

L’ipotesi di una scomparsa della Itv ha fatto scattare l’allarme alla Bbc che, in definitiva, dovrebbe scontarsi contro le corazzate mediatiche legate alla Sky di Murdoch. La levata di scudi di Dyke, però, è giunta dopo che un luogotenente del magnate australiano, Tony Ball, aveva avanzato la «soluzione» di tutti i mali. «La Bbc smetta di comprare soap-opera australiane e qualsiasi altro programma commerciale. È una tv pubblica e non dovrebbe spendere i soldi dei contribuenti in questo settore». Settore che, guarda casa, è territorio di caccia ormai quasi esclusivo di Sky. Come dire: fatevi più in là. Da qui la richiesta del direttore generale della Bbc per un intervento diretto del governo Blair, in piena bufera per la prossima deposizione dello stesso premier davanti alla commissione d’inchiesta sulla morte di David Kelly. «Che farà Blair?», si chiedono gli analisti dell’Independent. Si schiererà a difesa del servizio pubblico o lo lascerà in balia de «Lo squalo» (come viene soprannominato lo stesso Murdoch)?

In tal senso, si spiegano anche le altre parole uscite dalla Bbc ieri. Proprio a The Independent, infatti, la responsabile del primo canale della tv pubblica, Lorraine Heggessey, ha rilasciato un’intervista contro lo strapotere di Sky nell’etere britannico. Sono di questa elegante e posata signora le infuocate parole, riferite al magnate australiano: «Capitalista imperialista». Ma la Heggessey non si ferma agli slogan e, sempre a Murdoch, manda a dire: «È contro la Bbc e a tutti i valori, non solo televisivi, che la nostra tv pubblica porta avanti». «Come i britannici contano su un servizio sanitario, su un sistema pubblico scolastico - prosegue la responsabile di Bbc1 - c’è chi deve capire il fattore indispensabile di un’organizzazione come la nostra che non punta al profitto». Anche le dichiarazioni della Heggessey arrivano in risposta alle parole dette da Tony Ball pochi giorni fa («Non sarebbe un disastro se la Bbc perdesse ascoltatori», aveva detto). «Invece sì che sarebbe un disastro», gli ha risposto la Heggessey che ha poi aggiunto: «Ho il sospetto che chiunque lavori per Murdoch sa ciò che si aspetta da loro e sanno che se non si comportano come vuole lui sarebbero subito licenziati. Ciò è contro tutto quello che difende la Bbc».

Adesso la palla passa nelle mani del governo laburista di Tony Blair, tirato in causa per la morte di Kelly (bollato come «la talpa della Bbc») proprio dalla tv pubblica britannica. L’esecutivo londinese, però, avrebbe l’idea di congelare qualsiasi aiuto nei confronti di Itv, come il taglio di 420milioni di euro di tasse per l’uso delle frequenze. «Se il governo e l’autorità che regola il mercato vogliono conservare alcune delle migliori testate e trasmissioni della tv commerciale di questo paese - ha dichiarato il direttore generale della Bbc - devono cambiare approccio. Devono creare le condizioni affinché Itv possa restare sul mercato». I maligni britannici hanno subito affermato: la Bbc è in crisi e non vuol cedere terreno alla concorrenza. Ma anche a questa ipotesi, Greg Dyke non ha dubbi: «L’unica accusa vera contro di noi è che la Bbc, in questo momento, ha molto successo ed è molto competitiva». Per fortuna, non ovunque il settore pubblico è gestito come in Italia.

http://www.unita.it/index.asp?SEZION...TOPIC_ID=28280

E non è NEANCHE un parlamentare....