Falliti a Pechino i colloqui sulla questione nucleare: il summit, sembrava essere partito col piede giusto, è fallito miseramente.
Il vertice, a cui partecipavano Corea del Nord, USA, Corea del Sud, Giappone, Cina e Russia, era stato organizzato al fine di risolvere la crisi innescata dal riavvio (o, meglio, dalla continuazione) del programma nucleare di Pyongyang. LA Corea del Nord aveva recentemente affermato di volersi dotare dell'arma nucleare; anzi, pochi mesi fa aveva minacciato gli Usa, affermando che una continuazione della loro politica ostile sarebbe stata seguita da una guerra "totale e nucleare".
All'offerta americana che garantiva alla Corea aiuti economici e garanzie di sicurezza, la Corea del Nord ha risposto che accetterebbe di abortire i suoi piani atomici solo nel caso in cui l'America firmasse un patto di non - aggressione.
Cosa che ovviamente l'America non può fare.
Alle osservazioni cinesi e russe che facevano notare alla Corea del Nord della bontà dell'offerta statunitense, il rappresentante nord coreano si è alterato, accusando questi ultimi di essere d'accordo con gli USA.
Poche ore dopo, è seguita la dichiarazione da parte della Corea di voler formalizzare il possesso di armi nucleari, affermando che un test è imminente.
La formalizzazione del possesso di armi nucleari sarebbe un grave scacco per gli Stati Uniti, vista la gravità della situazione: da notare che nemmeno Israele (del cui status nucleare non dubita più nessuno) ha ammesso fino a questo momento di possedere ufficialmente l'arma nucleare.
Quello che appare evidente è che la Corea del Nord sembra avviarsi ad uno scontro durissimo contro l'America. Se dovessero addirittura approntare un test nucleare, la situazione potrebbe precipitare: Giappone e Corea del Sud si sentirebbero gravemente minacciate, e di conseguenza gli Stati Uniti, che per difendere i propri alleati e i soldati americani in Corea del Sud potrebbero pensare ad un attacco preventivo al fine di distruggere il potenziale atomico di Pyongyang.
Ma inccosa consiste, in effetti, la minaccia?
Sembra che la Corea del nord non abbia ancora capacità missilistica intercontinentale; in altre parole, non rappresenta ancora per gli USA una minaccia strategica diretta.
I suoi missili, però, possono facilmente raggiungere il Giappone e la Corea del Sud e trasportare armi nucleari di relativa bassa potenza.
Ma tutti concorderanno che un'arma nucleare in una città, qualsiasi sia la sua potenza, non è una cosa da prendere alla leggera.
Inoltre, il pericolo aumenta in considerazione di informazioni non verificate che affermano che un ulteriore sviluppo del vettore, noto come Taepodong 2, un tri-stadio fornito anche all’Iran (Shahab 5 e 6) e al Pakistan (Ghauri III e Tipu), grazie all’impiego di motori di concezione cinese a combustibile solido sembra poter superare i 6.000 chilometri di raggio d’azione. La minaccia rappresentata dall'esistenza di questo missile balistico è stata portata al Senato americano dal capo della Cia Tenet e commentata duramente dal portavoce del presidente Bush Ari Fleischer il 12 febbraio 2003.
Inoltre, secondo uno scienziato fuggito al Sud ed oggi negli USA, è allo studio un missile con 10.000 chilometri di tiro utile che potrebbe essere approntato in pochi anni. Secondo questi dati, quindi, la Corea del Nord sarebbe in grado, o starebbe per entrare in possesso della facoltà di lanciare direttamente contro la costa occidentale degli Stati Uniti o, passando per il Polo, distruggere Washington e New York.
Una situazione quindi molto critica. Non credo che gli Stati Uniti lasceranno alla Corea del Nord la possibilità di colpire per prima; di conseguenza, ritengo che se nell'eventualità in cui la Corea appronti un test e continui nel suo programma missilistico fino ad arrivare ad una minaccia strategica contro gli Stati Uniti, questi ultimi non esiteranno ad un attcco preventivo su ampia scala.
Nuovi contatti sono comunque previsti a metà ottobre nella capitale cinese




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