Caro Direttore, mi sembra che ancora una volta si ignori sul caso Kelly una questione che ritengo fondamentale (vedi il manifesto del 27 luglio), e non solo da parte dei giornali inglesi. La questione, posta anche ai giornali inglesi, è: dovremmo credere che il dr. Kelly al momento della sua morte fosse un uomo che il ministero della Difesa e i servizi hanno lasciato senza alcuna protezione/sorveglianza? Dovremmo credere che il ministero e i Servizi abbiano semplicemente accettato l'«arrivederci, ho bisogno di una vacanza...» del dr. Kelly, dopo aver avuto buone ragioni per offrirgli addirittura un rifugio protetto, per non parlare della posizione tenuta da Kelly nella comunità dei servizi segreti che implica comunque un certo grado di sorveglianza o protezione? C'è qualcuno, non dico un esperto di intelligence, ma semplicemente uno che ragiona, che può credere a questo? Se, come credibile, era sotto sorveglianza, umana o elettronica o entrambe, che tipo di iniziativa hanno preso i suoi angeli custodi quando hanno visto che andava un po' troppo lontano per una semplice passeggiata in camicia in quel piovoso giorno? Hanno seguito lui o i suoi movimenti? L' hanno lasciato fare o hanno lasciato fare ad altri o a lui stesso? Le colpe di Blair potrebbero essere ben altre che quelle del tormentone sui «45 minuti». Grazie dell'attenzione,

Sergio Finardi