La collaborazione dell'artista con la prestigiosa rivista americana si sarebbe chiusa per la piega troppo conservatrice che ha preso il New Yorker.


Le provocazioni di Art Spiegelman sbarcano a Berlino. Le leggendarie copertine per il New Yorker, una sorta di storia a fumetti sarcastica degli ultimi dieci anni negli Usa, sono esposte per la prima volta in Germania in una mostra allestita al Martin Gropius Bau di Berlino.

Primo disegnatore a vincere il Premio Pulitzer, nel 1992, Spiegelman è diventato un autore di culto con Maus. Storia di un sopravvissuto, un fumetto autobiografico in cui racconta
l'Olocausto attraverso la vita di suo padre Wladek, prigioniero ad Auschwitz, e affronta il conflitto generazionale tra i sopravvissuti e i figli delle vittime della Shoa.
Nel libro dell'86, accolto all'inizio da forti polemiche ma poi coronato da un enorme successo, gli ebrei sono rappresentati come topi, i tedeschi come gatti e i polacchi come maiali.





La mostra, Kisses from New York, a Maus, però, dedica solo un video. L'esposizione raccoglie dieci anni di cronistoria degli Usa e di critica impietosa a ampio raggio: dalla politica di tolleranza zero al crimine dell'ex sindaco Rudolph Giuliani, allo scandalo della stagista Monica Lewinsky ( memorabile la copertina che ritraeva i microfoni dei cronisti all'altezza del pube e non del volto del presidente Clinton), all'operazione 'Enduring Freedom' in Afghanistan. Racconta inoltre le schermaglie continue tra la direttrice Tina Brown, che nel '92 aveva chiesto a Spiegelman di rendere più vive le seriose copertine della prestigiosa rivista dell'intellighenzia newyorchese, e il disegnatore che aveva risposto con fin troppa audacia alla sua richiesta suscitando talvolta scandali e polemiche. Un coniglio crocifisso sul modulo della dichiarazione dei redditi sulla copertina del New Yorker della Pasqua del '95, ad esempio, non gli è stato perdonato dalla destra conservatrice statunitense.





Anche la copertina dal titolo 41 spari, 10 cents del '99, con un poliziotto che gioca al tiro a segno su dei passanti, ha suscitato la dura reazione della polizia, al centro di polemiche proprio in quei giorni per l'uccisione con 41 colpi del cittadino di colore Amadou Diallo. Con l'immagine invece di un pulmino che lascia davanti alla scuola un gruppo di bambini sorridenti, e armati fino ai denti, Spiegelman ha preceduto di alcuni anni la tragedia di Columbine.

L'illustrazione nera dell'attentato alle Torri gemelle nella prima edizione del New Yorker dopo l'11 settembre 2001, chiude la collaborazione tra il disegnatore e il giornale, che, secondo Spiegelman, prende una piega sempre più conservatrice.

(22 AGOSTO 2003, ORE 11:00)


Da: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...186426,00.html



Gira e rigira, sempre di questi si finisce col parlare.