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    Predefinito La crisi economica coinvolge tutti? Allora, in Italia, ci vuole “la fiducia”

    Massari: la crisi economica coinvolge tutti? Allora, in Italia, ci vuole “la fiducia”.

    1 ottobre 2009

    di Alessandro Massari, Direzione NazionaleRadicali Italiani

    I ministri economici dell’UE ritengono necessario “entrare in una nuova era di responsabilità di bilancio e finanziaria», nonchè stigmatizzare "avidità nel settore finanziario”.

    Le misure anticrisi adottate dai governi hanno prodotto sui conti pubblici di molti Paesi europei politiche fiscali non più sostenibili. Ciò significa che è necessario cominciare ad elaborare delle adeguate “exit strategy”. «Dovremo continuare a mantenere una politica economica molto espansionistica, ma, allo stesso momento, è tempo di iniziare ad elaborare e comunicare le exit strategy”, che tradotto in un italiano comprensibile significa che “servono strategie efficaci e coerenti per un consolidamento strutturale e prolungato delle finanze pubbliche».

    Non manca l’oramai consunto ed inascoltato invito a realizzare quelle «riforme strutturali che facciano crescere l'offerta di lavoro e la flessibilità del mercato del lavoro».

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: banche e mercati, affascinati da facili prospettive di arricchimento hanno preferito speculare invece che finanziare la produzione. Il sistema è saltato ed il conto da pagare è stato trasferito sulle spalle di tutti i contribuenti col ricorso al debito pubblico. Che è diventato talmente alto da non potersi più sostenere. In Italia l'enorme bubbone pestilenziale rappresentato dal debito pubblico non sarà scalfito da una classe dirigente irresponsabile, così come, con analoga irresponsabilità, non affronterà i temi vitali della riforma strutturale del lavoro.

    Alle dichiarazioni dell’Ecofin fanno eco quelle del FMI: “La recessione sta finendo ma la ripresa sarà lenta. E soprattutto non porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro. Al contrario, la disoccupazione e' destinata a salire almeno fino a tutto il 2010.”. Le affermazioni si basano sulle stime di crescita che riportiamo limitatamente all’Italia: rimane invariata la stima di un calo del prodotto pari al 5,1% nel 2009 ma sale dello 0,3%, fino a un dato positivo dello 0,2%, la previsione per il 2010. Il rimbalzo prenderà gradualmente forza nel corso del 2010, con il dato del quarto trimestre stimato positivo dello 0,8%.

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: dobbiamo metterci a rimorchio delle economie emergenti, soprattutto Cina e India, per sperare che le esportazioni risollevino il tasso di occupazione nazionale. A patto che i salari non crescano. Chi meno ha contribuito a creare la crisi ne subisce due volte le conseguenze: maggiori tasse (o minor servizi), e minori retribuzioni. Tutto ciò accadrà sempre grazie alla evidente volontà di non affrontare il nodo delle riforme strutturali.

    Nel frattempo Bernanke, il presidente della FED, in sintonia con l’ECOFIN, ritiene necessario un monitoraggio più efficiente del sistema finanziario USA.

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: l’emissione spropositata di dollari non accompagnata da una crescita reale dell’economia, emissione che ha creato la bolla speculativa finanziaria, non è imputabile al suo predecessore ma al mancato controllo delle assemblee elettive. Quelle che hanno stanziato i denari (pubblici) per arginare i debiti (privati). Chi controllerà i controllati?

    Torniamo al rapporto tra Italia ed Europa. La Ue si accinge ad aprire la procedura di infrazione per deficit eccessivo verso l’Italia ed altri nove membri dell’Unione per aver superato la soglia del 3% nel rapporto tra deficit e pil. Le ultime stime del governo italiano contenute nella nota di aggiornamento al dpef indicano per il 2009 un disavanzo al 5,3%.

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: in Europa i problemi finanziari degli Stati sono recenti e sono stati effettivamente creati dai mercati finanziari. In Italia, invece,provengono dal regime partitocratico che ha accumulato dissennatamente un’enorme stock del debito pubblico per almeno un trentennio. Ora che il problema è comune, l’Europa vuole che anche l’Italia divenga virtuosa. Alla soluzione del problema dovrebbero partecipare tutti (i contribuenti), ma non sarà così poichè in Italia essi non coincidono esattamente con tutti i lavoratori.

    Nel frattempo il Ministro Tremonti “butta le mani avanti”. Unicredit e Intesa San Paolo non vogliono sottoscrivere i “Tremonti bond” nonostante il fatto che “quegli strumenti farebbero molto comodo alle imprese”. Per il Ministro significa che le banche: "Se continuano a far soldi con la finanza, stanno solo preparando la prossima crisi".

    Poi la fatidica domanda: "Pensate che sia giusto che il mondo sia governato dai banchieri?”

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: sino allo scorso anno per Tremonti il male era rappresentato dalla Cina e dalla globalizzazione. Oggi rimane colpevole la globalizzazione, ma alla Cina ha sostituito i banchieri, anche quelli italiani -e padani-. Ci sembra di ascoltare un epigono di Ezra Pound?. Assolutamente no perché, alla fine, propone la creazione della Banca del Sud con questa argomentazione: “è l’unica grande regione d’Europa a non avere una banca autoctona”. A parte la coerenza dei ragionamenti, il Ministro si ricorda le magnifiche gesta -ed i danni prodotti all’Italia intera- dalla Cassa del Mezzogiorno (abolita solo in seguito alla iniziativa referendaria congiunta radicale e leghista, nel 1992)?

    Terminiamo con la vicenda del c. d. scudo fiscale: Tremonti vuole favorire il rientro di ingenti esportazioni illegali di valuta, che nascondono sempre una forma di evasione fiscale. Con un piccolo dazio del 5%. Il vantaggio monetario di questa “resa delle istituzioni”, sarebbe pari ad un importo oscillante fra i 3 ed i 5 miliardi di euro. Un governo decisamente “indulgente”, che non si ispira al Concilio di Trento ed al decreto sulle indulgenze: il santo sinodo "desidera che nel concedere tali indulgenze si usi moderazione per evitare che la troppa facilità nel concederle indebolisca la disciplina ecclesiastica. Desiderando poi emendare e correggere gli abusi che vi si annidano e in forza dei quali la bella parola indulgenza viene bestemmiata dagli eretici, col presente decreto stabilisce in generale la completa abolizione di tutti gli indegni traffici di soldi fatti per ottenerle". E incontestabile la modernità della Chiesa!

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: dobbiamo prendercela con i banchieri che stampano moneta, che decidono di speculare e non investire, che fanno aumentare il debito pubblico (e i Tremonto bond?). Ma i politici non hanno tempo di occuparsi di evasori e criminali. Per fortuna l’Italia è un Paese cattolico ove si pecca (o meglio, si delinque), ci si confessa (o meglio, si “rispetta la legge”), e si ritorna felicemente in comunione col potere (o meglio, lo si “influenza”).

    Poco elegante ma molto conveniente. Chi lo spiega ai milioni di disoccupati, inoccupati e lavoratori precari? Una trasmissione a scelta tra “Affari tuoi” e “Il colore dei soldi”? Una marcia di protesta od una fiaccolata di solidarietà?

    No, perché da sempre in Italia si nutre da sempre “molta fiducia” nel sistema partitocratico: in Parlamento, poi, il ricorso a questo nutrimento è divenuto persino eccessivo. Tutto questo avviene mentre ci sono di già molti italiani che sono al di sotto della soglia di povertà. In Parlamento, oltre ai radicali, c'è qualcuno interessato a tutto cio?

    :: Radicali.it ::

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    Predefinito Rif: La crisi economica coinvolge tutti? Allora, in Italia, ci vuole “la fiducia”

    Citazione Originariamente Scritto da il Gengis Visualizza Messaggio
    Massari: la crisi economica coinvolge tutti? Allora, in Italia, ci vuole “la fiducia”.

    1 ottobre 2009

    di Alessandro Massari, Direzione NazionaleRadicali Italiani

    I ministri economici dell’UE ritengono necessario “entrare in una nuova era di responsabilità di bilancio e finanziaria», nonchè stigmatizzare "avidità nel settore finanziario”.

    Le misure anticrisi adottate dai governi hanno prodotto sui conti pubblici di molti Paesi europei politiche fiscali non più sostenibili. Ciò significa che è necessario cominciare ad elaborare delle adeguate “exit strategy”. «Dovremo continuare a mantenere una politica economica molto espansionistica, ma, allo stesso momento, è tempo di iniziare ad elaborare e comunicare le exit strategy”, che tradotto in un italiano comprensibile significa che “servono strategie efficaci e coerenti per un consolidamento strutturale e prolungato delle finanze pubbliche».

    Non manca l’oramai consunto ed inascoltato invito a realizzare quelle «riforme strutturali che facciano crescere l'offerta di lavoro e la flessibilità del mercato del lavoro».

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: banche e mercati, affascinati da facili prospettive di arricchimento hanno preferito speculare invece che finanziare la produzione. Il sistema è saltato ed il conto da pagare è stato trasferito sulle spalle di tutti i contribuenti col ricorso al debito pubblico. Che è diventato talmente alto da non potersi più sostenere. In Italia l'enorme bubbone pestilenziale rappresentato dal debito pubblico non sarà scalfito da una classe dirigente irresponsabile, così come, con analoga irresponsabilità, non affronterà i temi vitali della riforma strutturale del lavoro.

    Alle dichiarazioni dell’Ecofin fanno eco quelle del FMI: “La recessione sta finendo ma la ripresa sarà lenta. E soprattutto non porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro. Al contrario, la disoccupazione e' destinata a salire almeno fino a tutto il 2010.”. Le affermazioni si basano sulle stime di crescita che riportiamo limitatamente all’Italia: rimane invariata la stima di un calo del prodotto pari al 5,1% nel 2009 ma sale dello 0,3%, fino a un dato positivo dello 0,2%, la previsione per il 2010. Il rimbalzo prenderà gradualmente forza nel corso del 2010, con il dato del quarto trimestre stimato positivo dello 0,8%.

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: dobbiamo metterci a rimorchio delle economie emergenti, soprattutto Cina e India, per sperare che le esportazioni risollevino il tasso di occupazione nazionale. A patto che i salari non crescano. Chi meno ha contribuito a creare la crisi ne subisce due volte le conseguenze: maggiori tasse (o minor servizi), e minori retribuzioni. Tutto ciò accadrà sempre grazie alla evidente volontà di non affrontare il nodo delle riforme strutturali.

    Nel frattempo Bernanke, il presidente della FED, in sintonia con l’ECOFIN, ritiene necessario un monitoraggio più efficiente del sistema finanziario USA.

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: l’emissione spropositata di dollari non accompagnata da una crescita reale dell’economia, emissione che ha creato la bolla speculativa finanziaria, non è imputabile al suo predecessore ma al mancato controllo delle assemblee elettive. Quelle che hanno stanziato i denari (pubblici) per arginare i debiti (privati). Chi controllerà i controllati?

    Torniamo al rapporto tra Italia ed Europa. La Ue si accinge ad aprire la procedura di infrazione per deficit eccessivo verso l’Italia ed altri nove membri dell’Unione per aver superato la soglia del 3% nel rapporto tra deficit e pil. Le ultime stime del governo italiano contenute nella nota di aggiornamento al dpef indicano per il 2009 un disavanzo al 5,3%.

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: in Europa i problemi finanziari degli Stati sono recenti e sono stati effettivamente creati dai mercati finanziari. In Italia, invece,provengono dal regime partitocratico che ha accumulato dissennatamente un’enorme stock del debito pubblico per almeno un trentennio. Ora che il problema è comune, l’Europa vuole che anche l’Italia divenga virtuosa. Alla soluzione del problema dovrebbero partecipare tutti (i contribuenti), ma non sarà così poichè in Italia essi non coincidono esattamente con tutti i lavoratori.

    Nel frattempo il Ministro Tremonti “butta le mani avanti”. Unicredit e Intesa San Paolo non vogliono sottoscrivere i “Tremonti bond” nonostante il fatto che “quegli strumenti farebbero molto comodo alle imprese”. Per il Ministro significa che le banche: "Se continuano a far soldi con la finanza, stanno solo preparando la prossima crisi".

    Poi la fatidica domanda: "Pensate che sia giusto che il mondo sia governato dai banchieri?”

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: sino allo scorso anno per Tremonti il male era rappresentato dalla Cina e dalla globalizzazione. Oggi rimane colpevole la globalizzazione, ma alla Cina ha sostituito i banchieri, anche quelli italiani -e padani-. Ci sembra di ascoltare un epigono di Ezra Pound?. Assolutamente no perché, alla fine, propone la creazione della Banca del Sud con questa argomentazione: “è l’unica grande regione d’Europa a non avere una banca autoctona”. A parte la coerenza dei ragionamenti, il Ministro si ricorda le magnifiche gesta -ed i danni prodotti all’Italia intera- dalla Cassa del Mezzogiorno (abolita solo in seguito alla iniziativa referendaria congiunta radicale e leghista, nel 1992)?

    Terminiamo con la vicenda del c. d. scudo fiscale: Tremonti vuole favorire il rientro di ingenti esportazioni illegali di valuta, che nascondono sempre una forma di evasione fiscale. Con un piccolo dazio del 5%. Il vantaggio monetario di questa “resa delle istituzioni”, sarebbe pari ad un importo oscillante fra i 3 ed i 5 miliardi di euro. Un governo decisamente “indulgente”, che non si ispira al Concilio di Trento ed al decreto sulle indulgenze: il santo sinodo "desidera che nel concedere tali indulgenze si usi moderazione per evitare che la troppa facilità nel concederle indebolisca la disciplina ecclesiastica. Desiderando poi emendare e correggere gli abusi che vi si annidano e in forza dei quali la bella parola indulgenza viene bestemmiata dagli eretici, col presente decreto stabilisce in generale la completa abolizione di tutti gli indegni traffici di soldi fatti per ottenerle". E incontestabile la modernità della Chiesa!

    In modo brutale si potrebbe sintetizzare così: dobbiamo prendercela con i banchieri che stampano moneta, che decidono di speculare e non investire, che fanno aumentare il debito pubblico (e i Tremonto bond?). Ma i politici non hanno tempo di occuparsi di evasori e criminali. Per fortuna l’Italia è un Paese cattolico ove si pecca (o meglio, si delinque), ci si confessa (o meglio, si “rispetta la legge”), e si ritorna felicemente in comunione col potere (o meglio, lo si “influenza”).

    Poco elegante ma molto conveniente. Chi lo spiega ai milioni di disoccupati, inoccupati e lavoratori precari? Una trasmissione a scelta tra “Affari tuoi” e “Il colore dei soldi”? Una marcia di protesta od una fiaccolata di solidarietà?

    No, perché da sempre in Italia si nutre da sempre “molta fiducia” nel sistema partitocratico: in Parlamento, poi, il ricorso a questo nutrimento è divenuto persino eccessivo. Tutto questo avviene mentre ci sono di già molti italiani che sono al di sotto della soglia di povertà. In Parlamento, oltre ai radicali, c'è qualcuno interessato a tutto cio?

    :: Radicali.it ::
    fra poco Tremonti lo troveremo ad appoggiare le associazioni dei protestati, delle vittime dell'usura e dei ...falliti.
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

    http://www.novefebbraio.it/

  3. #3
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: La crisi economica coinvolge tutti? Allora, in Italia, ci vuole “la fiducia”

    ...tremonti è capace di tutto...
    Liberalismo e socialismo, considerati nella loro sostanza migliore, non sono ideali contrastanti né concetti disparati

 

 

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