Sebastiao Salgado, grande fotografo brasiliano dell'umanità disperata e allo sbando, vuol salvare dalla distruzione e far rivivere la foresta tropicale più bella del mondo. Una campagna internazionale a favore della Mata Atlantica brasiliana, preparata dal più noto pubblicitario del Brasile con straordinarie foto inedite, la voce di Caetano Veloso e spot radiotelevisivi di impatto, è stata lanciata ieri a San Paolo.
«Ero nato in un paradiso e adesso ho ritrovato un inferno: ma sono rimasto qui». Così il fotografo cinquantanovenne, diventato famoso negli anni ottanta con i suoi servizi sulle formiche umane di una miniera amazzonica a cielo aperto, ha sintetizzato la scelta di tornare a vivere sulle sperdute montagne dove è venuto al mondo, 750 chilometri a nord di Rio de Janeiro. Lui e sua moglie Lelia, di fronte alla rovina della paterna fazenda Bulcao, con la giungla ormai ridotta a terra bruciata senza più sorgenti ed animali selvatici, non si sono persi d'animo e nel giro di tre anni hanno piantato oltre 470.000 alberi di 130 specie native. E con questa pionieristica esperienza hanno già trasformato il vicino paesino di Aimores da anonimo ricettacolo di miseria in punto di riferimento planetario per il recupero ambientale delle selve tropicali.
«Terra», come un suo celebre libro fotografico dedicato ai contadini «sem terra», è stato battezzato l'istituto con cui Salgado vuole adesso organizzare e diffondere il suo know-how. «Il nostro obiettivo - spiega - è creare un modello di rigenerazione per questo tipo di foresta attraverso l'uso sostenibile della terra e delle risorse della foresta. Voglio aumentare la coscienza ecologica del Brasile». Ad andargli subito dietro sono stati gli ultimi indios Krenaki, che stanno recuperando le foreste del loro territorio seguendo alla lettera i suggerimenti dei tecnici forestali di Salgado.
Ma anche il governo di Lula lo appoggia con entusiasmo, e si fanno avanti sponsor di ogni tipo, dai cosmetici all'acciaio, provenienti dal Brasile, dagli Usa e da tutta l'Europa. Ma Salgado ci tiene a ricordare che sono stati italiani i primi ad appoggiarlo in questa ecocampagna nella sua fase embrionale di quattro o cinque anni fa, prima che dai confini del suo podere si trasferisse a tutti i 5.000 chilometri di quella che mezzo millennio fa era la più grandiosa foresta costiera del mondo, ora polverizzata, ma pur sempre la più ricca in biodiversità. «L'Acea di Roma, il Comune di Parma, la Lega Ambiente, la famiglia Illy, la regione Emilia-Romagna e tanti altri ci hanno aiutato quando il nostro sogno sembrava una pazzia - sorride Salgado dietro al luminoso obiettivo dei suoi azzurrissimi occhi -. A loro, come ringraziamento, posso solo dire che ad Aimores tutte le farfalle stanno ritornando». Dopo la creazione della scuola forestale, di un auditorium con proiettore regalato dall'attore americano Robin Williams, adesso si punta alla creazione di una gigantesca banca di semi autoctoni della Mata Atlantica e ad un vivaio con capacità di produzione di un milione di pianticelle. «Se il mondo ci aiuta e se proseguiremo con i ritmi e l'entusiasmo di adesso, fra trent'anni il nostro istituto avrà ripiantato non meno di 30 milioni di alberi in tutto il Brasile».
Sindaci, allevatori di bestiame, e persino contadini del Movimento Sem Terra stanno andando in pellegrinaggio ad Aimores per ascoltare la buona novella ecologica di Salgado.
«È ovvio che ci sono anche resistenze, ostilità - ammette il fotografo -, ma abbiamo una grande alleata: l'acqua. Stiamo infatti perfezionando nuove e sofisticatissime tecniche di recupero delle fonti, e anche il proprietario rurale più insensibile all'ambiente sa benissimo che non può lasciar morire le sue sorgenti, se no se ne deve andare anche lui». L'istituto Terra dà lavoro a 70 persone e centinaia di bambini e studiosi visitano ogni settimana la fazenda di Salgado. E il paesino di Aimores si sta già trasformando in nuova e fiorente attrazione ecoturistica brasiliana.

Oliviero Pluviano