PHILIPPINES 30/8/2003 1:22
CRISI: MISSIONARIO "LA GENTE È CONFUSA E SFIDUCIATA"
Church/Religious Affairs, Standard
Confusione, delusione e allarme. Sono questi i sentimenti principali che angustiano la popolazione filippina, mentre osserva la crisi che stanno attraversano le istituzioni politiche e miliari, culminata nelle dimissioni di ieri del ministro della difesa Angelo Reyes. A riferirlo alla MISNA è padre Peter Geremia, missionario a Kidapawan nell’isola meridionale di Mindanao. Tutto è precipitato con il fallito ammutinamento di 300 giovani ufficiali che il 27 luglio si sono barricati in un edificio del centro finanziario di Mikati con degli ostaggi. Una rivolta finita senza spargimenti di sangue ma che ha sollevato il velo su corruzione, collusioni con la guerriglia separatista e teorie stragiste. "Reyes era forse il politico con la linea più aggressiva all’interno dell’esecutivo" spiega il religioso del Pontificio istituto missioni estere (Pime). "E’ stata sua la scelta di intensificare le operazioni militari a Mindanao. Sua anche l’iniziativa di combinare la visita della presidente Arroyo dal capo di Stato americano George W. Bush per sollecitare finanziamenti statunitensi per l’addestramento dei soldati filippini in nome della lotta al terrorismo. Così come si deve alla sua capacità di influenza se le Filippine, Paese la cui Costituzione ha rinnegato la guerra, ha partecipato all’intervento militare in Iraq". Un ‘falco’, dunque, la cui apparente uscita di scena ha fatto tirare a qualcuno un sospiro di sollievo "Ora la gente spera che la presidente possa avviare un dialogo di pacificazione con l’opposizione e sedare questo clima di incertezza e precarietà che preoccupa molti" aggiunge padre Geremia che sottolinea come, malgrado pesanti accuse siano state rivolte anche contro Arroyo, la popolarità della presidente ultimamente è costantemente cresciuta. "E pensare che a luglio tutto sembra essere vicino alla soluzione – si rammarica il missionario – con la firma della tregua tra governo e Milf e la fine, almeno su larga scala, degli scontri militari. Stavano tutti aspettando l’avvio dei negoziati, quando l’ammutinamento e le reazioni alle accuse degli ufficiali hanno riportato il Paese in una situazione di instabilità, più grave perché improvvisa". Le trattative tra separatisti del Fronte di liberazione islamico Moro (Milf) e il governo attendendo ancora di essere avviate, rimaste bloccate anche per l’improvvisa morte per malattia del capo della guerriglia Hashim Salamat. Intanto a Mindanao è tornata una relativa calma "Gli scontri sono sporadici e poco significativi, il cessate-il-fuoco è sostanzialmente rispettato" conferma padre Geremia. "Solo per alcuni giorni si è temuto che tutto ritornasse daccapo: quando c’è stato un forte dispiegamento di forze nella provincia di Lanao sulle tracce del terrorista islamico evaso lo scorso 14 luglio, Fatur Rohman al-Ghozi. La popolazione temeva di veder ripetersi quanto accaduto a gennaio, quando una missione di polizia contro la banda del ‘Pentagon’ è stata l’occasione per riaccendere la guerra contro il Milf"". "Gli sfollati a Mindanao – continua la testimonianza del missionario alla MISNA - in fuga dalla recente campagna militare sono in maggioranza rientrati nelle loro terre, tranne un dieci per cento, tutti musulmani e tribali, che ancora non hanno il coraggio di tornare per paura di essere uccisi. Inoltre abbiano notizia che contadini cristiani avrebbero occupato gli appezzamenti di terra dei musulmani in fuga". Nelle ultime settimane, inoltre, il senso di insicurezza tra la popolazione è accresciuto con il ripetersi di accuse contro Reyes ed altri esponenti dell’esercito di aver venduto armi ai ribelli per incrementare il ‘mercato della guerra’ e di aver ordito complotti stragisti. "La popolazione di Mindanao ha sempre avuto il forte sospetto che ci fosse una parte dell’esercito più interessata a incrementare il conflitto che ad arrivare alla pace. Sull’ipotesi, invece, che dietro alcuni attentati dinamitardi degli ultimi anni ci siano stati dei militari, con l’aiuto di esperti di potenze straniere, nessuno può dire nulla, se non che è necessaria una seria e approfondita indagine". "La gente è confusa e sfiduciata – aggiunge padre Geremia - davanti allo spettacolo di politici che si accusano reciprocamente di corruzione. Come la recente commissione del senato contro il marito della presidente, il senatore Jose Miguel Arroyo, più volte accusato già in passato di corruzione dal senatore Panfilo Lacson, anche quest’ultimo sotto inchiesta giudiziaria per imputazioni analoghe".
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