Il Senatùr dà la carica alla campagna leghista contro il voto agli immigrati. "Ora Brlusconi metta le cose a posto". "Non voglio litigare con Fini, ma i patti restino chiari". Attacco a Fazio. "Un buon attore"
ROMA – Un messaggio alla base che, però, vale soprattutto per gli alleati. Umberto Bossi, a Trento per un comizio elettorale, benedice la campagna di raccolta firme lanciata ieri dal Carroccio contro il voto agli immigrati. E lo fa nel suo stile. “Sarà la gente a mettere a posto la testa dei capi” proclama.
Sono i numeri, spiega, a dimostrare che il no della Lega alla proposta lanciata dal vicepremier ha il favore dei cittadini. “E’ stato sufficiente mettere qualche banchetto qua e là per raccogliere centomila firme” si vanta il ministro delle Riforme. Che nella fredda serata trentina ne ha per tutti. Compreso il Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio: "E' un buon attore, di quelli che fanno i duri nei western all'italiana, lavora nel campo di Cinecittà".
Ma è soprattutto all'alleato che si è messo a fare la voce grossa sugli immigrati che il Senatùr si rivolge. "Noi facemmo la Bossi-Fini - sostiene - sapendo che dovevamo mettere delle quote sia ai cinesi che importano qui i loro prodotti, sia agli immigrati. E diciamo loro: vi aiutiamo, ma nei limiti delle quote. Oltre questo non possiamo andare. Questo era il senso del patto della Cdl. Non è che adesso uno lo può far saltare per un suo bisogno di legittimazione o per far piacere ai palazzi romani".
La settimana prossima la base leghista, come annunciato da Bossi, sarà chiamata a dire la sua nelle assemblee provinciali. Ma la posizione del Carroccio sulla questione voto agli immigratiè più che chiara. Così come è chiaro che alzare la voce in questo momento per il Senatùr significa soprattutto chimare in scena un intervento del premier. "Qualcuno aveva proposto: si fa fuori la Lega e si fa un governo tecnico - dice il ministro -. Io ho fatto un passo indietro di buona volontà per permettere a Berlusconi di mettere le cose a posto ma non drammatizzo".
E quel passo indietro, almeno nelle intenzioni, Bossi è pronto a riconfermarlo. "Fini ha voluto far sapere che lui vuole andare avanti litigando fino al 2006 ma senza cambiare governo - afferma Bossi -. Non è che un giorno sì e un giorno no si può stare a litigare. Io non voglio litigare con nessuno. Voglio che il patto per le riforme venga rispettato". Ergo, conclude il Senatùr, "meglio che Berlusconi faccia quello che deve fare, tenga duro e faccia le riforme".
(19 OTTOBRE 2003, ORE 11.30; ultimo aggiornamento ore 13:45)




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