.....un aiuto interessante


Il Concordato del 1929 venne firmato dalle parti contraenti “in nome della Santissima Trinità”, ma non era un gran esempio
di liberalismo: basta pensare alle interdizioni previste per i sacerdoti “apostati o irretiti da censura”. Non sempre l’invocazione di Dio, nell’ambito di testi giuridici, è servita garantire i diritti della persona.
Dice bene quindi Giulio Andreotti, quando in materia suggerisce di guardare più alla sostanza che alla forma. Ma ciò non significa
che la richiesta di menzionare le “radici cristiane” dell’Europa nella Costituzione dell’Unione, avanzata dal Papa, possa essere
liquidata, da parte laica, con una semplice scrollata di spalle.
Il difficile però è conciliare una simile sostanza con la necessità di dare alla nuova costruzione europea fondamenta tali da farne una casa comune, in cui tutti gli abitanti del continente possano riconoscersi.
E’ evidente, tanto per cominciare, che il riferimento esplicito al cristianesimo crea un problema nei confronti dei cittadini musulmani, che in Europa sono ormai parecchi milioni, senza contare la prospettiva di un ingresso della Turchia nell’Unione, che
li farebbe aumentare a dismisura. Non avrebbero ragione a sentirsi in qualche modo discriminati? Ma anche il nodo costituito
dalla presenza ebraica non si può risolvere ricorrendo al discutibile concetto di “radici giudaico-cristiane”. Infatti sul piano
teologico il cristianesimo è assai distante dall’ebraismo, che semmai assomiglia di più all’islam. Per esempio l’incarnazione
(Dio che si fa uomo) costituisce il nucleo essenziale della fede cristiana, ma è un’idea del tutto estranea alla visione ebraica. Per
i cristiani suona naturale parlare di “giudeo- cristianesimo”, poiché considerano la propria religione il compimento della promessa del Dio d’Israele, ma il punto di vista ebraico è ovviamente diverso.
Bisogna considerare inoltre che esistono svariati cristianesimi, che in passato si sono scontrati aspramente e tuttora restano
divisi su questioni essenziali. Provate a chiedere agli evangelici che cosa pensano del Giubileo, celebrato tre anni fa con unanimistico e cerimonioso ossequio dai mass media italiani.
Lo Stato laico aconfessionale non è affatto un’invenzione dei giacobini, che al contrario propendevano per il culto ufficiale della Dea Ragione o dell’Essere supremo, ma lo strumento creato dalla
civiltà europea per consentire la pacifica convivenza dei credenti di diverse fedi cristiane, abituati per secoli a combattersi
con estrema ferocia.

Del resto, se il valore della libertà deve essere il pilastro dell’Unione, bisogna forse ammettere che il cristianesimo, specie
nella sua versione cattolica, non ha proprio tutte le carte in regola. Senza nulla togliere al Concilio Vaticano II e al lodevole impegno dell’attuale Pontefice per la promozione dei diritti umani, fino a tempi non remotissimi la Chiesa di Roma ha ripetutamente
condannato tutte le libertà moderne, mettendo all’indice buona parte della cultura europea. Non m’interessa rinverdire polemiche anticlericali, ma quando si parla di “radici storiche” il passato non può essere edulcorato a piacere.
Scartata la proposta di privilegiare una confessione rispetto alle altre, si potrebbe considerare l’ipotesi di inserire nella Costituzione europea un riferimento generico a Dio onnipotente, che varrebbe per tutti i culti monoteistici, compreso quello dell’Architetto dell’Universo di matrice massonica.
Però si farebbe un torto ad atei e agnostici di varia tendenza, che costituiscono una realtà non trascurabile in un continente nel quale le regolari pratiche religiose sono da tempo un fenomeno di
minoranza.

Forse l’unica valida soluzione di compromesso, da un punto di vista laico, è quella prospettata dal giurista ebreo Joseph Weiler, nelle sue dichiarazioni al Foglio del 27 agosto, prendendo esempio dalla Costituzione polacca: affermare alcuni valori
universali, specificando che per alcuni essi discendono dalla fede in Dio, per altri da fonti di diversa natura. Mi domando però se
il Papa e i cattolici più fieri nel rivendicare il proprio credo, a partire dagli organizzatori del Meeting riminese, sarebbero disposti ad accettare una formula del genere.

Antonio Carioti su il Foglio

saluti