Savona, in manette giovane commesso immigrato dal Bangladesh

G.D.
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NOLI (Nóoi) - Molestava le ragazzine che curiosavano tra gli oggetti di bigiotteria etnica in un negozio di Noli, nel ponente savonese. Dopo lunghe indagini i carabinieri del nucleo operativo di Savona hanno arrestato il pedofilo. È un immigrato di 22 anni del Bangladesh, Rob Abdur, clandestino in Italia. Il giovane, che lavorava come commesso nel negozio, è accusato di violenza sessuale su minori.I militari hanno scoperto che il ragazzo, durante l'estate, avrebbe molestato due quattordicenni, figlie di turisti in vacanza in Riviera, mentre curiosavano tra gli scaffali del negozi. Al momento i carabinieri hanno accertato questi due casi dopo che i genitori delle ragazzine molestate avevano deciso di denunciare il commesso-pedofilo. Non è stato facile per gli inquirenti risalire al giovane che nel frattempo si era allontanato dalla Riviera di Ponente per raggiungere Bologna. Aveva fatto perdere le tracce anche perché nei suoi confronti circolavano voci nell'ambiente dei commercianti della localita balneare del Savonese circa le sue attenzioni nei confronti delle giovani ed occasionali clienti dell'esercizio dove lavorava. Nel capoluogo dell'Emilia Romagna è però stato rintracciato ed arrestato. Da un controllo successivo è emerso che lo stesso immigrato clandestino era già stato denunciato per fatti analoghi dai carabinieri di Varazze addirittura nel 1997. Rob Abdur si trova rinchiuso in carcere a Savona su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica Franco Greco. Oggi o al più tardi lunedì mattina sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale savonese per la convalida dell'arresto. «Non è stato facile indagare su questo caso. Indispensabile è stata la denuncia dei genitori delle due ragazzine che si sono rivolte a noi dandoci una descrizione molto dettagliata del giovane che avrebbe commesso questi abusi - spiega il tenente colonnello Otello Fornaciari, comandante del nucleo operativo di Savona. Poi abbiamo verificato attraverso la nostra banca dati se in passato fossero accaduti episodi simili. Proprio i carabinieri di Varazze, sei anni fa, avevano fermato l'indagato dopo la denuncia di un'altra vittima delle sue attenzioni oscene. Una minorenne bergamasca che era in vacanza con i genitori ed altre amiche nella Riviera Ligure di Ponente». «A quel punto avevamo una foto ed altri elementi sui quali poter indagare a fondo e soprattutto scoprire dove il giovane poteva essere andato subito dopo la sua fuga-continua l'ufficiale dell'Arma-Abbiamo contattato i suoi connazionali, alcuni di questi sono stati rintracciati a Bologna. L'importante è che non avesse lasciato il paese. La trappola è scattata qualche giorno fa: gli abbiamo impedito ogni possibilità di fuga. Temevamo che il giovane potesse raggiungere il suo Paese, aveva già pronto un grosso borsone, siamo arrivati in tempo». Nell'interrogatorio di convalida dell'arresto gli inquirenti potranno accertare se l'indagato abbia commesso o meno altri casi di violenze su minorenni che, a quanto sembra, abbordava con il solito sistema. Mentre erano intente a curiosare tra gli oggettini esposti, il maniaco allungava le mani. Cominciava a palpeggiare le vittime. Terrorizzate perdevano la parola per lo choc. Solo dopo qualche giorno, come nell'ultimo caso, le ragazzine hanno raccontato tutto ai loro genitori. Le denunce sono state vagliate attentamente dalla Procura della Repubblica di Savona che ha disposto l'arresto dell'immigrato ora rinchiuso nelle celle del penitenziario di piazza Monticello. G.D.
Sgozzata nel suo appartamento di Torino, forse da una persona che conosceva e a cui lei stessa aveva aperto la porta, Nadia Bisetti, 71 anni, è stata scoperta senza vita ieri mattina, da un vicino di casa. L'arma del delitto non è stata trovata e sul caso indaga la squadra mobile della Questura di Torino. Tra le ipotesi non si esclude una rapina. Il vicino di casa del piano di sopra, Donetti, aveva una copia delle chiavi dell'appartamento di Nadia Bisetti, che l'anziana gli aveva lasciato in caso di necessità.
Ieri mattina, era passato a farle visita, ma l'anziana non gli aveva aperto la porta. È allora che l'uomo ha deciso di usare le chiavi e si è trovato di fronte al cadavere della vicina. La sua figura esile era riversa a terra, nel salotto, con un vestito addosso e le pantofole ai piedi. La polizia ha raccolto testimonianze di vicini e conoscenti, ma sembra che Bisetti, nubile, insegnante di matematica in pensione, con la passione dei francobolli da collezione, fosse una donna riservata, chiusa nella sua solitudine. La sua casa, composta di due camere, salotto, bagno e sgabuzzino, rifletteva la precarietà della sua solitudine. Un braccio ingessato, rotto di recente, doveva averle impedito di sbrigare le faccende di casa, procurando il disordine che ieri hanno trovato i poliziotti entrando nel suo alloggio.
Tracce di un rapinatore, che avesse rovistato ovunque e messo a soqquadro la casa, non c'erano, tranne che per qualche cassetto. L'arma del delitto vicina al cadavere non c'era e, secondo le prime ipotesi, potrebbe trattarsi di un oggetto appuntito, come un cacciavite o una forbice, indirizzato alla gola della donna, presa alla sprovvista, aggredendola dalle spalle. Non è escluso nemmeno che l'arma in questione sia ancora in casa, proprio perché potrebbe essere un oggetto tanto comune, poi ripulito dall'assassino. A rilevare eventuali tracce di estranei nell'appartamento è arrivata subito la squadra scientifica della Questura. Subito dopo è entrato in casa il pm Paolo Storari, della Procura di Torino.
Il cadavere dell' anziana poi è stato trasferito all'obitorio e la squadra mobile ha raccolto indirizzi, numeri di telefono e informazioni nell'appartamento, per ricostruire il suo passato, ma soprattutto i suoi ultimi giorni di vita. Bisetti era stata vista venerdì pomeriggio, mentre faceva una passeggiata, alle 18. Qualche ora prima, alle 15, un'altra conoscente, che vive in un palazzo di fronte, aveva visto dal cortile un uomo, in casa dell'anziana, che puliva i vetri e metteva le tende. «Mi ha fatto piacere - ha spiegato ieri - perché Bisetti mi aveva chiesto di farle le pulizie e la spesa, ma io non avevo accettato. Non me la sentivo, anche se sapevo che lei era in difficoltà, col braccio rotto».
A portarle la spesa ci pensavano da un supermercato vicino. «Lei veniva a scegliere quello di cui aveva bisogno - ha spiegato la proprietaria, Bruna Brun - pagava, poi mandavamo un nostro dipendente, un maghrebino, a portare a casa le borse, troppo pesanti per lei, così come per tanti anziani soli della zona».
Tra i suoi acquisti c'erano spesso vino e qualche bottiglia di superalcolici, che qualche volta avevano fatto pensare a un modo di consolarsi, nella solitudine. «Era una donna elegante e piacevole - ha detto di lei la signora Sassi, una vicina, insieme ad altri - ma non dava molta confidenza. Non credo avesse parenti, almeno non persone che venissero a trovarla spesso». Qualcuno ha riferito di terapisti, che si recavano qualche volta a casa sua e che qualche sera prima l'avessero portata fuori a cena, ma mancano riscontri a questa voce.
La sua morte, per la data, ma anche per l'omonimia, riporta a un anno fa quando, sempre a Torino, fu trovata senza vita una giovane di 20 anni, Nadia Menighini, uccisa dal fidanzato, per gelosia. Era il 30 agosto.
Ma il periodo ricorda anche altre morti violente, degli anni precedenti, come quella di Marisa Cobucci, 37 anni, uccisa il 27 agosto del 2001 da uno spacciatore marocchino, con lo stesso movente. Un delitto, nel 2001, era avvenuto 22 agosto, durante una lite familiare, finita a coltellate, di cui era rimasto vittima Potito Conte, 33 anni. La notte del 26 agosto 1999 erano morti invece due immigrati clandestini, durante un regolamento di conti tra albanesi.