Dai conigli cinesi ai polli brasiliani, i tanti rischi alimentari per i consumatori



NICOLA LEONI
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Dazi, protezionismo, blocco delle importazioni da Paesi che non danno garanzie sulla qualità del prodotto... L'Italia e l'Europa dovranno essere sempre attente a difendersi dall'invasione di merce importata a basso costo ma anche a bassa qualità. E il settore in cui i controlli dovranno essere più severi è ovviamente quello agro-alimentare.
Perché se si compra, ad esempio, una maglietta confezionata male da operai schiavizzati il massimo che può capitare è che il capo di abbigliamento si disfi la prima volta che si mette in lavatrice; se invece è il cibo che mangiamo che è avariato o contenente additivi proibiti e pericolosi per la salute, la faccenda è molto più seria.
Per questo i controlli sulla qualità della merce agro-alimentare d'importazione da Paesi extracomunitari dovranno essere sempre più severi e selettivi a tutela del consumatore. Per certi prodotti infatti, ora come ora, non si può far meno di ricorrere all'import dall'estero. Ce lo conferma il sottosegretario alle Politiche agricole Gianpaolo Dozzo, che cita per tutti l'esempio del pomodoro, di cui tradizionalmente gli italiani fanno larghissimo uso in cucina. «Per quanto riguarda questo ortaggio, non siamo autosufficienti e dobbiamo ricorrere all'importazione, inclusa la Cina. L'impegno italiano e comunitario sarà quindi quello di garantire che il prodotto importato sia perfettamente in regola con le nostre normative di sicurezza per il consumatore».
Il pomodoro d'importazione extracomunitaria, naturalmente, non riguarda il prodotto fresco, quello da insalata per intenderci, ma i semilavorati come i concentrati e le basi per i sughi pronti di produzione industriale. Come vedremo, però, anche se solo dall'anno prossimo, il consumatore avrà la possibilità di sapere se la salsa pronta che sta acquistando è davvero genuna "made in Italy".
«Esistono già leggi molto restrittive - spiega ancora l'on. Dozzo - sull'importazione di prodotti agro-alimentari non idonei alle normative europee. Ad esempio, da più di un anno sono state bloccate le importazioni di conigli dalla Cina, perché non rispettavano i limiti di sicurezza. Inoltre in questo caso la produzione italiana ed europea è più che sufficiente ai fabbisogni dei consumatori. Comunque i controlli su tutti i prodotti alimentari provenienti dalla Repubblica Popolare sono sempre molto severi».
Risale infatti al gennaio 2002 la notizia che molti animali commestibili importati dalla Cina, tra cui, oltre ai conigli, i gamberi, alcuni molluschi, i polli e farine di pesce usate per l'alimentazione animale, erano stati trattati con un potente antibiotico, il cloramfenicolo, per prevenirne malattie e per accelerarne la crescita. Il farmaco però è pericolosissimo per la salute umana, provocando allergie ma anche possibili tumori e mutazioni genetiche. La spregiudicatezza degli allevatori orientali in questo caso è stata punita con il blocco delle importazioni.
«Sono però ancora molti - riferisce ancora il sottosegretario Dozzo - i prodotti esteri su cui occorrerà il prima possibile mettersi al riparo. Nel settore lattiero-caseario non corriamo alcun pericolo: i formaggi e i latticini italiani ed europei non temono la concorrenza di nessuno. Invece dobbiamo temere per esempio l'importazione di prodotti orto-frutticoli dall'Africa settentrionale. E, soprattutto in questi ultimi tempi, di pollame e prodotti avicoli dal Brasile, che sta cominciando a farci una concorrenza spietata. Per proteggere la nostra economia e i nostri consumatori dovremo presto prendere delle contromisure».
La buona notizia per il consumatore, come accennato, arriverà nel prossimo anno quando per legge tutti i prodotti alimentari dovranno specificare nell'etichetta la completa tracciabilità dei suoi ingredienti, compreso il luogo di coltivazione (o di allevamento).
«Starà quindi alla scelta del consumatore - conclude Gianpaolo Dozzo - se comprare un prodotto "made in Europe" fin dall'origine, con tutte le garanzie di qualità e sicureza fornite dalla nostra legislazione, o se affidarsi a prodotti che potrebbero essere a rischio, ma almeno si sa da dove vengono».
Così, se per preparare il sugo pronto all'amatriciana, al di là che ottenga o meno il marchi ìo di Indicazione Geografica Tipica (vedi il servizio sottostante), l'azienda alimentare ha adoperato pomodoro proveniente dalla Cina o da altri Paesi dovrà specificarlo a chiare lettere sulla confezione. E il consumatore saprà se potrà gustare la ricetta originale oppure se si dovrà accontentare a suo rischio del concentrato "made in China".