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  1. #1
    Giu' la maschera!
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    Predefinito Europa verso Modello Americano? Editoriale dal Corriere

    Cari forumisti, vorrei sentire le vostre opinioni sulla seguente parte dell'editoriale di oggi dell'illustre Corriere della Sera:

    Interventi strutturali difficili ma obbligati


    BERLINO E PARIGI RITORNO ALLA REALTA’

    di TOMMASO PADOA-SCHIOPPA

    [taglio]

    Quando la corsa dell'economia americana cessò di far crescere tutti, le magagne di ciascuno divennero evidenti e il bisogno di curarle urgente. Francia e Germania si ritrovarono con disoccupazione e disavanzo pubblico pesanti; da severi maestri della stabilità divennero scolari senza il compito fatto.

    Non restavano che le riforme strutturali, eterno ritornello di quelle che Luigi Einaudi chiamava le sue prediche inutili: lasciar funzionare le leggi del mercato, limitando l'intervento pubblico a quanto strettamente richiesto dal loro funzionamento e dalla pubblica compassione.
    Nell'Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev'essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l'individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.
    Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l'apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l'individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato.


    Germania e Francia sono Paesi con forte struttura dello Stato, consapevoli di sé, determinati a contare nel mondo, sorretti da classi dirigenti attente all'interesse generale. In entrambe, il modello di società (lo stesso dell'Italia) ha bisogno di coraggiose correzioni, diverse e in qualche caso maggiori di quelle necessarie all'Italia. Le difficoltà sono notevolissime. Ma riesce difficile pensare che, imboccata la strada, i due Paesi non sappiano percorrerla con determinazione.

    www.corriere.it
    Mr. Hyde


  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Piùà interventista di bush, che regala l'energia ai suoi amici, non esiste...

    ==========

    PER LA SOVRANITA’ DEI POPOLI A DEFINIRE IL PROPRIO MODELLO SOCIALE
    CONTRO LA FAME, LA POVERTA’ E LE RAGIONI DELLA GUERRA


    Ci avviamo in maniera irrefrenabile verso la V Conferenza Ministeriale dell’OMC che si terrà fra l’8 e il 14 Settembre in Messico a Cancun. L’eufesismo con cui i potenti del mondo chiamano questo round negoziale, “il Round dello Sviluppo”, non riesce a nascondere le disastrose conseguenze che ha per i popoli del mondo un programma politico che promuove il neoliberismo economico più atroce.

    Il diritto dei popoli a definire il proprio modello di società e a dotarsi delle politiche più adeguate alla propria realtà ed ai propri obiettivi di benessere è travolto da un modello unico che spinge le privatizzazioni, la liberalizzazione e la mercantilizzazione di tutti i beni e le risorse, privando le persone di quote di libertà e capacità di decisione. Alcune minoranze sociali dei paesi sviluppati, specialmente i grandi centri finanziari e le grandi imprese multinazionali, sono gli unici grandi beneficiari di questo modello.

    Sostenere che il commercio internazionale sarà il motore per lo sviluppo e che la liberalizzazione sarà decisiva nella lotta contro la povertà è una grande menzogna senza nessuna base nella realtà. Nessun paese conosce il benessere senza una politica tendente a rafforzare la propria struttura economica e sociale interna ne dimenticando i meccanismi di redistribuzione del reddito e l’equità. Nessun popolo realizza il proprio benessere vendendo le proprie ricchezze e costruendo un’economia dipendente dall’esterno. Nessun popolo può guardare al futuro ignorando la necessità di assicurare la tutela ambientale.

    Noi organizzazioni di agricoltori, consumatori, ecologiste, non governative, sindacali e di base firmatarie di questo manifesto vogliamo nuovamente esprimere il nostro rifiuto di questa nuova Conferenza Ministeriale dell’OMC e del processo di rafforzamento e imposizione delle sue decisioni autocratiche che questa organizzazione senza legittimazione democratica sta tentando di imporre al mondo. E’ necessario fermare l’OMC per collocare anche il commercio internazionale nella giusta dimensione. Il commercio internazionale, improntato oggi all’abbattimento del controllo e della regolazione equitativa deli scambi, non è la formula più adeguata per risolvere il problema della povertà e dell’esclusione che colpisce il 70% dell’umanità.

    L’OMC si mantiene fuori del sistema delle Nazioni Unite e non risponde a nessuna altra istituzione internazionale pretendendo di essere al tempo stesso un potere esecutivo, legislativo e giudicante; per questo sarà sempre più svuotata di legittimazione democratica e non potrà in alcun modo dare soluzione ai problemi che dichiara di voler affrontare.

    Noi organizzazioni firmatarie di questo manifesto, in nome del nostro impegno di anni per un ambiente rurale vivo nel Nord come nel Sud del mondo, vogliamo sottolineare nuovamente il terribile impatto che l’OMC sta avendo su milioni di contadini e contadine, pescatori e pescatrici, indigeni, lavoratori rurali senza terra che sono oggi il 75% dei poveri e degli affamati del mondo. Invece di lottare contro la povertà, l’OMC con i suoi accordi moltiplica la fame e l’esclusione di milioni di persone dall’accesso a beni comuni come l’acqua, la terra, i pesci, i semi, le tecnologie e la conoscenza impedendo che il benessere dei propri paesi si fondi sul lavoro.

    Di fronte al V Round di negoziazioni che inizierà a Cancun, vogliamo anche esprimere il più forte rifiuto all’ampliamento delle materie e delle questioni che si vorrebbe approvare in questa occasione.

    Per questo e in maniera chiara affermiamo che , ad oggi, riconosciamo solo le Nazioni Unite come ambito internazionale adeguato ad occuparsi dei temi relativi all’agricoltura, l’allevamento, la pesca, l’alimentazione, i servizi, l’acqua, le norme del lavoro, la cultura e la gestione ambientale nel mondo e quello che chiediamo è la priorità della lotta alla fame ed alla povertà.

    Noi, organizzazioni firmatarie, chiediamo:

    Il blocco delle trattative commerciali dell’OMC in corso fin tanto che non si realizzi una valutazione sociale, di genere e ambientale degli accordi già adottati dal 1995.
    Riportare la discussione del commercio internazionale nell’ambito dell’ONU così che le norme commerciali siano assoggettate al rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e delle lavoratrici, visto che governi e compagnie internazionali cercano di realizzare vantaggi ingiusti per il commercio internazionale con la violazione di norme fondamentali del lavoro con gli accordi OIT.
    Per l’agricoltura
    - Che l’agricoltura e l’alimentazione escano definitivamente dall’OMC e che il suo trattamento sia dibattuto nella FAO (per. Es. nell’UNCDAD) come organismo specificamente destinato a questo tema dalle Nazioni Unite
    - La realizzazione di una Conferenza Internazionale per la Sovranità Alimentare come ambito politico di orientamento per l’agricoltura e l’alimentazione a livello globale.
    - Che gli stati mantengano il proprio effettivo diritto a proteggere, appoggiare e promuovere i propri sistemi nazionali di produzione agricola basati su modelli di produzione familiare e comunque sostenibili, diversificati, destinati a sostenere i mercati interni (come forma di lotta alla fame) e solidale con gli altri popoli.
    - Con queste premesse, rifiutiamo l’idea che l’accesso al mercato per come si sta proponendo in questo momento assuma la centralità del dibattito agrario.
    - L’eliminazione del dumping nelle esportazioni agricole. Il principio che deve reggere qualsiasi accordo agricolo internazionale deve essere che nessun prodotto può essere esportato a prezzi più bassi dei suoi reali costi di produzione.
    - Rivendichiamo la necessità di definire un Piano Internazionale di adeguamento dei prezzi dei prodotti agricoli di base e delle materie prime per remunerare in maniera giusta il lavoro di milioni di contadini e contadine, allevatori e pescatori del mondo.
    Per tutto questo invitiamo i cittadini e tutte le loro organizzazioni ad aggiungersi alla mobilitazione.

    Documento di adesione per la manifestazione contadina del 9 Settembre.

    L'accordo raggiunto in sede di Consiglio dei Ministri dell'UE delude le aspettative di un sostanziale cambiamento di prospettiva per la Politica Agricola Comunitaria, come da noi auspicato, verso la sicurezza e la qualità degli alimenti, la difesa del reddito e del lavoro agricolo, la tutela e la valorizzazione dell'ambiente rurale, il benessere degli animali.
    La riforma di medio termine dalla PAC, approvata a Lussemburgo il 26 giugno 2003 evidenzia chiaramente che sono stati totalmente trascurati alcuni settori agricoli, in particolar modo quello delle produzioni biologiche, il cui sostegno e' completamente delegato ai Piani di Sviluppo Rurale di ciascuna Regione. Sarà importante vedere come le Regioni recepiranno questo mandato. È ovvio che in Umbria è necessario un totale cambio di rotta rispetto alle politiche agricole messe in campo fino ad oggi. In Umbria, infatti, fare biologico, non è una scelta tecnica indirizzata dalla politica di sviluppo rurale della Regione verso un’agricoltura ecocompatipibile, ma è una questione di fortuna.
    L“aiuto” economico, nato come contributo integrativo diretto dell’UE per incrementare il reddito di tutti gli agricoltori che volessero intraprendere un’azione di tutela ambientale, è stato gestito dall’Assessorato in maniera diseguale dando tanto a pochi e poco a tanti. Considerando che, l’entità dei premi per azienda è proporzionale alla superficie, anche se esistono differenziazioni sensibili per coltura, non sbagliamo se affermiamo che nel 2002 poco meno del 40% delle risorse sono andate a meno del 6% dei beneficiari. La sproporzione, già evidente, è più chiara se analizziamo la superficie agricola utilizzata (SAU) che risulta essere di circa 33.000 ettari, pari ad oltre il 9% della superficie agricola totale. L’Umbria viene così collocata nei primi posti tra le Regioni italiane per SAU bio, e agli ultimi per quanto riguarda il numero di aziende agricole, infatti, i produttori sono poco più di 1300. Il cerchio si chiude analizzando la superficie media delle aziende biologiche umbre che è al di sopra di 20 ettari, circa tre volte superiore al corrispettivo per le aziende convenzionali e comunque al di sopra della dimensione media delle aziende biologiche a livello nazionale.
    Il nuovo bando sulla misura 2.1.2 (f) Misure Agroambientali per le Azioni (“a.1” riduzione dell'uso di concimi , “a.3” Introduzione/mantenimento dei metodi di agricoltura biologica, “a.4” conversione dei seminativi in prati e recupero dei pascoli esistenti e “a.5” avvicendamento con colture miglioratrici e con tecniche ecocompatibili) -annualità 2003- non cambia direzione rispetto alla politica fino ad oggi intrapresa dall’Assessorato competente.
    E’ sconcertante, nel bando, la ripartizione dei fondi tra le varie Azioni, in quanto su 2.335.000 Euro di risorse totali, 775.000 Euro sono destinate all’”a.1”, provando a far passare come ecocompatibile un’Azione che non ha nulla a che vedere con la salubrità dei prodotti e con salvaguardia del territorio, mentre i fondi destinati all'incentivazione del biologico risultano essere di soli 1.200.000 Euro. Tant’è che le richieste di contributo giunte all’ARUSIA, per l’Azione “a.3”, sono state oltre 460 e il 50% circa delle aziende finanziabili non riceveranno il contributo, pur svolgendo la stessa azione positiva per l’ambiente ed avendo assunto gli stessi impegni. Invece, per le altre Azioni Agroambientali sono stati previsti dei finanziamenti superiori alle richieste presentate dalle aziende.
    Noi crediamo che, chiunque in possesso di una sensibilità politica verso un’agricoltura di qualità sposterebbe tutte le risorse inutilizzate sull’azione “a.3”. Inoltre cercherebbe ulteriori risorse per garantire reddito a tutte le aziende biologiche e, nel caso non fosse possibile, di ridurre i premi ad ettaro per tutte le annualità, accontentando il maggior numero di aziende. Questo provvedimento contribuirebbe ad incrementare il numero di aziende che rispettano l’ambiente e producono prodotti di qualità all’interno di filiere tipiche dell’Umbria altrimenti non valorizzabili (cerealicola, zootecnica, leguminose da granella, etc ) e che attualmente trovano un interessante e sicuro mercato.
    Incomprensibile, da un punto di vista etico e politico, il taglio dei fondi per le aziende di superficie inferiore ai 3 Ha, soprattutto alla luce del notevole dinamismo e il ridotto assorbimento di risorse delle piccole aziende.
    Inoltre, nel bando in questione, la graduatoria per l’assegnazione dei fondi prevede punteggi più alti per le aziende che vogliono convertire al biologico. Paradossalmente, ci troviamo di fronte ad un'azione politica che da un lato finanzia le aziende che entrano nel circuito, e dall'altro lascia a sé stesse le aziende che hanno già intrapreso la via del biologico costringendole, di fatto, a ritornare ai vecchi metodi di produzione.
    Consideriamo, inoltre, il fatto che sono stati drasticamente tagliati i fondi all’agroambientale per il 2005 e 2006 con la tabella finanziaria della delibera della Giunta Regionale del 20.02.02 n.150 “modifiche al PSR 2000-2006”, rispetto alla primitiva tabella finanziaria del “PSR 2000-2006” della Giunta regionale n.1154 dell’11.10.2000. Per il 2005 si scende da € 12.112 a € 9.660 per l’agroambientale (Misura 2.1.2). Per il 2006 si scende da € 12.026 a € 8.396 sulla medesima Misura.
    Noi vogliamo un cambiamento di rotta nella logica concreta del PSR, che deve favorire si l’azienda efficiente e produttiva ma secondo un concetto più ampio dell’efficienza e produttività stessa, che implichi anche parametri territoriali, ambientali, umani e lavorativi (secondo principi di“multifunzionalità” sbandierati ampiamente nell’introduzione al PSR stesso).
    Ad esempio, significa prevedere anche per la piccola e media azienda efficiente e produttiva l’accesso ai finanziamenti per gli investimenti (Misura 1.1.1) il cui tetto massimo deve essere quindi ridotto da € 26.000 a € 10.000
    Significa anche predisporre per il settore agricolo la possibilità di autorizzare laboratori composti da un unico locale e polifunzionali, nonché deroghe sui materiali di rivestimento, una delle formulazioni più concrete per facilitare la pratica delle trasformazioni alimentari attuate dai piccoli e medi agricoltori. Oggi, infatti, tramite una Legge (283/62) nazionale vengono dettate le norme generali che regolano l'attività di manipolazione dei prodotti alimentari. Questa Legge è esclusivamente concepita per chi dispone di grandissime produzioni derivanti da monocolture intensive, mentre penalizza chi diversifica la produzione disponendo di quantità minori di prodotto. Accade quindi che, chi vuol imbottigliare il suo olio, il suo vino e magari fare anche delle marmellate, deve disporre almeno di tre laboratori comprensivi di bagno e antibagno!
    Il Dpr 327/80, Decreto di attuazione della legge 283/62, stabilisce le caratteristiche strutturali che devono avere i laboratori di trasformazione dei prodotti e L' art. 28, di detto decreto, prevede che le ASL, a loro discrezione, possono concedere delle deroghe particolari. E’ proprio a questo articolo che facciamo riferimento quando parliamo di laboratori semplificati composti da un unico locale e polifunzionali. Vogliamo che anche l’Umbria, come ad esempio la Toscana, si munisca di deroghe appropriate che permettano anche ai piccoli e medi produttori di trasformare i propri prodotti senza, per forza, rinunciare alla diversificazione della produzione.
    Noi crediamo che, una seria politica agroambientale deve porre al centro della sua proposta il metodo di agricoltura biologica e la piccola e media azienda come soggetto fondamentale per la tutela del territorio e della biodiversità.
    Per questo, contadini, braccianti, forze ambientaliste, partiti politici e singoli cittadini t’invitano a partecipare alla manifestazione contadina del 9 Settembre 2003.

  3. #3
    Giu' la maschera!
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    Predefinito

    Invece di copiare-incollare enciclopedie, perché non discuti il breve e conciso saggio che ho postato?
    Mr. Hyde


  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Europa verso Modello Americano? Editoriale dal Corriere

    In Origine Postato da damps
    Due considerazioni:

    1.
    Il titolo del thread è improprio.
    Padoa Schioppa non fa mai
    (nell'articolo postato)
    riferimento al modello americano....
    caso mai il suo riferimento è ad un'EUROPA
    più liberista.
    Ma un'Europa più liberista
    non vuol dire certo MODELLO AMERICANO.

    2.
    La visione della società di Padoa Schioppa
    è quella di un bravo banchiere,
    che non PER FORZA
    deve coincidere con la visione
    della gente e della politica.
    1. Ad esser pignoli, magari c'hai anche ragione.

    2. Ok ma non meniamo il can per l'aia. Tu sei d'accordo con i suggerimenti dell'articolo (ovvero un europa con uno stato più debole)?
    Mr. Hyde


  5. #5
    Giu' la maschera!
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Europa verso Modello Americano? Editoriale dal Corriere

    In Origine Postato da damps
    2.
    NO, non sono d'accordo
    perché non sono autolesionista...
    i vantaggi di risparmio
    sarebbero superati dagli svantaggi
    di ordine sociale e di ordine pubblico.

    Una società più garantita..
    TRA L'ALTRO...
    delinque meno...
    con tutti gli innumerevoli vantaggi
    economici per lo Stato.

    Caso mai... CASO MAI...
    si può parlare (PARLARE)
    nel caso delle pensioni
    dell'innalzamento dell'età
    pensionabile in un quadro
    di incentivi, come ha fatto
    Maroni.
    Ok. Consideriamo però che Francia e Germania si erano impegnate, con tutte le altre nazioni europee (che si sono fatte il mazzo per adempire), ad avere un deficit di spesa non supiore al 3%. Esse non sono riuscite a farlo a causa di mancanza di riforme, dunque rischiano di mettere serio dubbio sull'integrità europea.

    Per mantenere l'integrità economica europea, dovrebbero ridurre drasticamente stato sociale (visto che stanno anche abassando tasse per dare stimolo alle economie stagnanti).

    Quindi ti chiedo, secondo te il gioco vale la candela? Ovvero saresti disposto a perdere diritti sociali (benefici a corto termini) per mantenere la stabilità economica europea (con possibili benefici alla lunga)?
    Mr. Hyde


  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Europa verso Modello Americano? Editoriale dal Corriere

    In Origine Postato da damps
    2.
    NO, non sono d'accordo
    perché non sono autolesionista...
    i vantaggi di risparmio
    sarebbero superati dagli svantaggi
    di ordine sociale e di ordine pubblico.

    Una società più garantita..
    TRA L'ALTRO...
    delinque meno...
    con tutti gli innumerevoli vantaggi
    economici per lo Stato.

    Caso mai... CASO MAI...
    si può parlare (PARLARE)
    nel caso delle pensioni
    dell'innalzamento dell'età
    pensionabile in un quadro
    di incentivi, come ha fatto
    Maroni.
    E' chiaro che l'aumento del Liberismo deve andare di pari passo con un rafforzamento dell'apparato repressivo statale contro il crimine.

    Non a caso, di solito, i Liberisti sono anche fautori della mano forte (incluso la PENA DI MORTE) contro i delinquenti.

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Europa verso Modello Americano? Editoriale dal Corriere

    In Origine Postato da Il Condor
    E' chiaro che l'aumento del Liberismo deve andare di pari passo con un rafforzamento dell'apparato repressivo statale contro il crimine.

    Non a caso, di solito, i Liberisti sono anche fautori della mano forte (incluso la PENA DI MORTE) contro i delinquenti.
    Sono completamente d'accordo.
    Inoltre con spese inferiori si potrebbe in un certo periodo ridurre le tasse ( ) ed investire fondi nella lotta all'economia nera, che stando al corriere della sera di ieri (articolo citando uno studio dell'IMF) è la seconda più grande..fino ad UN TERZO DEL GDP UFFICIALE.
    Mr. Hyde


  8. #8
    Giu' la maschera!
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Europa verso Modello Americano? Editoriale dal Corriere

    In Origine Postato da damps
    Non fare di tutto un problema:
    MODELLO AMERICANO
    un solo argomento a sfavore
    dell'Europa spendacciona
    (il che è in parte vero, oggi)

    Il tutto non si può ridurre ad un solo
    argomento...
    del tutto poi controproducente
    per l'attuale MODELLO AMERICANO,
    quello bushiano...
    e tu DOVRESTI sapere il perché...

    perché l'attuale amministrazione
    americana sta attingendo a piene mani
    alla spesa pubblica.

    Lo fa per i suoi motivi,
    ma anche gli europei hanno i loro
    motivi...
    e quindi non vedo dicotomia
    tra i due MODELLI...
    anzi...
    l'Europa si è data una regolata
    (oggi non facile da conseguire)
    e gli States oggi non si regolano affatto...
    Infatti sono ferocemente contro le ciclopiche spese (da parte di Repubblicani!!!) USA.
    Ma restando all'europa, ti richiedo, secondo te il gioco vale la candela? Ovvero saresti disposto a perdere diritti sociali (benefici a corto termini) per mantenere la stabilità economica europea (con possibili benefici alla lunga)?
    Mr. Hyde


  9. #9
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    Predefinito

    Solo chi non è mai stato in Francia o Germania puo' definirli paesi europei. Se in que paesi non hai il colore della pelle come minimo caffelatte e il nasone storto, vieni considerato cittadino di serie D.

    Saluti romani

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Europa verso Modello Americano? Editoriale dal Corriere

    In Origine Postato da damps
    Tutto sta a vedere
    se il ciclo economico resta negativo...

    se migliora... anche i conti statali
    di Francia e Germania & Co. dovrebbero migliorare...
    in caso diverso... mi sa
    che si dovranno ritoccare LEGGERMENTE
    i parametri fissati per la spesa...

    e tu lo sai...
    che buona (NON TUTTA)
    colpa del trend economico negativo
    vien fuori dalle guerre (giuste o meno che siano)
    di Bush.
    Hey, è la prima volta in mesi che abbiamo una discussione civile.. Cerchiamo di tenerla tale...
    1. Ok, cosa ne pensi della seguente ipotesi: se il rallentamento franco-tedesco fosse CAUSATO da mancanza di flessibilità nel mercato del lavoro, dovuta in parte anche al rigido protezionismo del lavoratore...in questo caso cosa ne penseresti? Che ciclo di tempo ti sembra giusto aspettare per vedere (teniamo conto che sono in stagnazione da quasi un anno se non di piu)

    2. Beh oddio, non saprei con sicurezza. Noi siamo cresciuti dell'1.4 in seguito alla guerra (benché é possibile che la crescita sarebbe stata maggiore senza).
    Mr. Hyde


 

 
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