Strasburgo condanna l’Italia:
«Troppo potere mediatico nelle mani del premier»
di Sergio Sergi
DALL'INVIATO
STRASBURGO. Un voto che pesa. E che brucia, proprio perché espresso nel corso del semestre di presidenza italiana dell'Unione. Ancora una volta il Parlamento europeo ha censurato Berlusconi e il suo impero mediatico. Con un voto a larga maggioranza (contrari il Ppe e le destre), l'aula di Strasburgo ha puntato l'indice sulla situazione italiana. Il giudizio è secco: [B ]si "deplora" che il potere mediatico si concentri "nelle mani del presidente del Consiglio". E per di più "senza che sia stata adottata una normativa sul conflitto d'interessi"[/B]. Questa valutazione, che [B]richiama un precedente pronunciamento del Parlamento, questa volta ha assunto un significato duplice. É stata inserita nella relazione (curatore l'on. Fodè Silla, francese del gruppo Gue) che ogni anno valuta il rispetto dei diritti fondamentali nell'Unione, sulla base della "Carta" che finirà nella Costituzione, e soprattutto è arrivata nel pieno della presidenza Ue. Un fatto quantomeno "imbarazzante", ha commentato la presidente della Delegazione Ds, Pasqualina Napoletano. Tanto imbarazzante che il portavoce di Forza Italia, Giacomo Santini, si è rifugiato, dopo il voto, dietro la denuncia di una "pura propaganda politica" (i popolari e Forza Italia hanno votato contro l'intero rapporto finale). In effetti, il voto ha arrecato agli esponenti del centrodestra italiano non poco disagio perchè il Parlamento europeo non ha fatto altro che passare in rassegna la situazione europea e mettere in mora il fatto che l'Europa sia rimasta impotente di fronte alla "concentrazione del potere mediatico nelle mani di alcuni megagruppi". Le recenti iniziative dell'imprenditore Murdoch, hanno confermato le ripetute preoccupazioni espresse dall'assemblea dell'Unione, peraltro fatte proprie in un emendamento, approvato con largo margine e proposto dagli europarlamentari Demetrio Volcic (Ds-Pse) e Mariotto Segni (gruppo Uen), con il quale si invita la Commissione a darsi da fare per presentare, finalmente, una proposta di direttiva sul pluralismo dell'informazione.
Il voto del Parlamento ha reso più evidente l'esigenza di ripensare al disegno di legge Gasparri. La sottolineatura della situazione italiana, alle prese con il controllo dei media da parte dello stesso presidente del Consiglio e con l'irrisolto conflitto d'interessi, ha contribuito a riproporre l'esigenza di una vera riforma del settore radiotelevisivo. Fabrizio Morri, responsabile Informazione Ds, ha invitato il governo a "ritirare la Gasparri" e ad aprire un confronto su una vera riforma "conforme alle esigenze di pluralismo, concorrenza, innovazione come indicato dal capo dello Stato nel messaggio alle Camere". Per Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione della Margherita, il voto di Strasburgo ha "rimesso il dito nella piaga". Il voto è, dunque, un "chiaro invito a ritirare il disegno di legge Gasparri in attesa di una norma seria sul conflitto d'interessi". Per Vincenzo Vita, il Parlamento europeo ha messo in evidenza l'anomalia italiana perchè "manca il pluralismo e rimane aperta la questione del conflitto. Una situazione del genere "pone l'Italia sempre più lontana dal centro dello sviluppo nel campo tecnologico". A sua volta, l'on. Giuseppe Giulietti, portavoce dell'Associazione "Art. 21 liberi di...", ha auspicato che i tg concedano il "giusto spazio" alle notizie da Strasburgo. Giulietti si è augurato che "tutte le autorità di garanzia non si facciano intimidire e prendano spunto dal clamoroso e libero voto del Parlamento europeo per ricostruire una situazione di pari opportunità tra maggioranza e opposizione". Secondo Giulietti le "urla scomposte di Berlusconi sui magistrati hanno anche l'obiettivo di nascondere il voto del Parlamento. In ogni caso, ha osservato, "è la prima volta che un presidente di turno dell'Unione viene sanzionato così pesantemente".
La questione della concentrazione dei "media", per curiosa coincidenza, è stata affrontata nella stessa seduta da un secondo voto del Parlamento. L'aula di Strasburgo, infatti, ha approvato la relazione sullo stato di attuazione della direttiva "Tv senza frontiere" (curatore l'on. Roy Perry, britannico del gruppo Ppe). Anche in questo caso è stato ribadito che "il pluralismo nella telediffusione costituisce un'importante garanzia di democrazia e diversità culturale" e che la"crescente concentrazione di proprietà e di controllo delle tv e dei media di altro tipo", può "turbare il pluralismo e la democrazia". A questo rapporto è stato inserito un emendamento (ad iniziativa di Volcic e Segni), approvato dall'aula, con il quale si torna a chiedere alla Commissione un'iniziativa legislativa a livello europeo. Un passo che l'Associazione "Art. 21" è tornata a sollecitare ricordando l'esposto presentato a Bruxelles negli scorsi mesi.




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