Marxgrad (già Roma), Italia, 2023. Un’afosa mattinata di Dicembre.
“Buongiorno, Compagno Sub-Comandante!”, disse con militaresco ma antimperialista rispetto il portiere del Nuovo Palazzo del Nuovo Soviet di Nuovo Supremo. “Vai a cagare, Compagno KK!”, rispose altero l’uomo con la maschera da sommozzatore che stava attraversando l’atrio all’altezza della statua di Lenin, scrollandosi di dosso i fastidiosi moscerini che gli pigmentavano la maglietta bianca con su scritto: I love Crvena Zvezda. Il portiere, a dispetto della sua età, scattò felino in direzione della toilette: non che avesse il minimo stimolo fisiologico, ma il tono perentorio del Sub-Comandante Jury non ammetteva chiaramente replica alcuna. Il Sub-Comandante non era ancora arrivato all’altezza della statua di Mao quando chiuse dietro di sé la porta del minuscolo stanzino delegato allo scopo. Rimase seduto in silenzio sul wc fin quando sentì svanire su per le scale (gli ascensori erano stati aboliti perché troppo borghesi) il tipico scalpiccio delle pinne di Murmansk sul granito caucasico. Quindi si alzò e uscì, senza nemmeno tirarsi su i calzoni; d’altra parte non se li era nemmeno tirati giù, poiché nello stanzino non c’era spazio sufficiente per eseguire l’operazione, per l’ingombro generato dalle statue di D’Alema e Veltroni.
Circa venticinque minuti dopo il Sub-Comandante Jury stava percorrendo il corridoio del primo piano in fondo al quale era l’ingresso dell’ufficio del Compagno Commissario Montalbano. Nel frattempo anche la donna delle pulizie, incontrata su per le scale, era andata alla toilette. Ancora venti minuti e apriva la porta entrando deciso nel tetro ufficio del suo diretto superiore.
“Novità?”, chiese il corpulento capellone che sedeva dietro la scrivania di betulla siberiana, mentre si dilettava a dare brandelli di carne fascista geneticamente originale e certificata al Condor, incatenato e appollaiato su un trespolo di acciaio di Dnipropetrovsk forgiato a mò di mietitrebbia e martello pneumatico.
“Ancora nulla!”, replicò asettico il Sub-Comandante Jury. “Abbiamo sguinzagliato sulle sue tracce i nostri migliori agenti, il Compagno Brunik e il Compagno Drugo, ma il maledetto sembra essere svanito nel nulla. Anche l’infiltrato Mezzo-Compagno Barbanera non è riuscito a scoprire nulla… Ma prima o poi farà un passo vero, dopo averne fatti tanti di falsi!”, aggiunse, mentre si accomodava sulla poltrona da cui era stato eraso lo stemma pontificio, appoggiando sul parquet di Sverdlovsk le bombole d’ossigeno.
Da un angolo particolarmente buio della stanza si udì: “E’ un volpino. L’astuzia di certo non gli difetta! Ho decriptato tutti i segnali radio sospetti, ma non è venuto fuori alcunchè che ci possa portare a lui. Sarà un osso duro da seppellire!”.
“Lo so, Compagno Bojangles, lo so! Forse abbiamo perso troppo tempo a ridere di lui, quando invece dovevamo chiudere la pratica senza esitazioni. Insomma, l’errore è stato nostro: l’abbiamo sottovalutato”, replicò Jury senza minimamente scomporre la propria postura, lasciando così intendere al Comandante Bojangles che aveva già notato la sua presenza.
“Lo dobbiamo trovare e prendere! Assolutamente! E alla svelta! Dannato OBL!”, sbottò alterato Montalbano, spiaccicando un pezzo di fegato di Ferruccio sul muso dell’uccellaccio.
Dopo un attimo di proletario silenzio, il Sub-Comandante Jury sentenziò: “Non ci è mai sfuggito nessuno, Compagno Commissario: non ci sfuggirà neanche Osilvio Ber Luscon!”.
“Lo spero: il Compagno Supremo Pasquin0, sia lodato e ringraziato in ogni momento l’antidivino sacramento del suo nome e della sua diretta discendenza dal grande Josif Vissarionovic Dzugasvili, inizia a dar segni d’insofferenza!”, replicò cupo Montalbano, mentre il Condor tentava, invano, di evitare il polpaccio di George che gli volava incontro.
Cristo… anzi, Engels! Ma cos’era successo negli anni precedenti da riportare al comando i Rossi?
Salito al potere nel 2001, Silvio Berlusconi aveva ricreato un miracolo italiano. Anzi: in quanto Incarnazione Divina, aveva generato il Vero, Unico e Trino (Silvio, Paolo, lo stalliere) Miracolo Italiano. Iniziava l’età d’oro della nostra amata penisola…ma che dico d’oro! di platino! ma nemmeno! d’uranio impoverito!!! Erano gli anni in cui tutto andava bene, ma così bene, che il PIL saliva anche quando scendeva, le tasse scendevano anche quando salivano, l’inflazione era immobile anche quando sorpassava Schumacher in pieno rettifilo, e gli italiani ridevano così forte, ma così forte, da farsi venir giù le lacrime e da sembrare che piangessero. Ma non piangevano, sia ben chiaro! Ridevano di gusto! I terremoti non erano catastrofi, ma il mezzo che il Padre usava per dirGli dove realizzare le Grandi Opere. Così pure l’effetto serra, divinamente studiato con il Suo Amico George, era un escamotage per favorire i floricoltori italiani nei confronti dei concorrenti olandesi. Egli soltanto riuscì nella titanica impresa di far dire “grazie” anche alla celebre mamma che sull’uscio di casa ritira la spesa fatta dal figlio. Gli indici di disoccupazione salivano solo perché erano sempre di più gli italiani che non avevano bisogno di lavorare per vivere, ma che dovevano vivere per lavorare. Tutto girava sempre per il meglio, anche se gli ingranaggi grippavano! Arrestò l’immigrazione selvaggia, e quando gli italiani erano diventati ormai una rarità, le concesse l’amnistia. I reati diminuivano costantemente, e quando non ci furono più per niente, fece risparmiare un pacco di denaro pubblico ai contribuenti: cancellò infatti l’ormai inutile Potere Giudiziario mandando tutti i Magistrati a giustificare l’esistenza della Polizia Penitenziaria. Infine, nel 2009, cadde anche il solo privilegio naturale rimasto a far da diga al prepotente dilagare della felicità per tutti gli italiani: nel loro ultimo Gay-Pride, gli omo finalmente riconobbero anche agli etero il sacrosanto diritto di godere nel prenderlo in quel posto. Era l’apoteosi! Il Paradiso! E dovunque, per mari e Tremonti, le onde corte di Sua Emittenza irradiavano leucemica Felicità. Lo Spirito Santo si manifestava ora in multifrequenza: nato come Mediaset, poi con irresistibile ascesa diventato Mediaot, Medianov, Mediacent, Mediamil, fino ad assumere valenza metafisica quando trasfigurò in Mediatut, era il nuovo, inarrestabile Messaggero di Dio (ma anche Tempo di Dio, Corriere di Dio, Giornale di Dio… no, quest’ultimo no: non c’era diventato, c’era sempre stato). Non c’era modo di sfuggire all’Annunciazione! In verità un sadomasochista (tal Cciappas) provò a rinunciare alla Felicità scalando l’Everest, ma quando sfinito arrivò in vetta, la trovò occupata da un ripetitore con annesso maxi-schermo; si suicidò lasciandosi cadere a valle. Un altro (tal Seurosia) ci provò calandosi con uno scafandro nella Fossa delle Marianne, ma quando arrivò in fondo ci trovò una troupe di Rete4 che stava realizzando un servizio commemorativo su Jacques Cousteau; continuò a vagare per le profondità oceaniche finchè non incontrò la fame liberatrice di un enorme squalo bianco (lasciando così nel dubbio qualche fascista: ma era maschio o femmina?). Ci fu poi un caso che a più di uno fece pensare a una sorta di “eliminazione mirata”: uno stolto oppositore di Silvio (non esistevano oppositori intelligenti), denominato Sosunturzos, un giorno ricevette via poste italiane (e già gli presero a girare i testicoli!) un pacco contenente un libro con il Gennargentu in copertina e dal titolo: “Italiche bellezze”. Come aprì il pacco, esplose: non il pacco… Sosunturzos! Ma fu l’unico caso… anche perché tutti quelli che avevano pensato malignamente poi furono fininvestiti dalla Nemesi di Arcore, una nuova patologia molto ma molto selettiva, finendo in un burrone con l’autobus che li stava portando tutti in villeggiatura; e dire che quella vacanza l’avevano vinta a un concorso a cui nemmeno si ricordavano di aver partecipato! Cose che succedono! La vita è come una palla: una volta gira in un senso, l’altra volta pure. In realtà ci furono anche episodi repressivi: ma non si poteva permettere che demoniache devianze intralciassero il procedere soprannaturale della Felicità. In particolare si ricordano due casi di pubblica e spettacolare esecuzione. Il primo caso fu quello di un certo Frà Dolcino, un eretico che fu giustiziato dentro un’enorme vasca dove gli fecero colare addosso, fuso, tutto l’oro che nei secoli gli alti prelati avevano accumulato indebitamente e contro i precetti cristiani; il tutto guarnito, alla fine, dalle banconote padane delle quali Roma ladrona s’era furfantescamente appropriata nel periodo della Prima Repubblica. Naturalmente, terminata l’esecuzione, le banconote furono restituite a Roma ladrona con tanto di interessi a carico dei figli dei Celti a nord del Po, mentre l’oro fu restituito ai suoi illegittimi clerico-proprietari con la promessa che avrebbero ottenuto anche le fedi nuziali delle coppie padane che già si stavano requisendo. I resti calcinati del condannato vennero invece digitalizzati e diffusi in mondovisione da Mediatut, che per l’occasione riesumò anche tre reti folklo-rai-stiche; il dvd dell’esecuzione veniva inoltre inviato gratuitamente a chiunque ne facesse richiesta… e la fecero in molti… anzi, tutti! Il secondo caso fu invece quello di un certo Cilento Nazione, che durante l’ultima giornata della massima serie calcistica fu fatto aggrappare a un gancio e poi sollevato a cento metri di altezza. Da lì gli fecero assistere al rigore che poteva dare lo scudetto alla Salernitana. Come la palla entrò in rete, il condannato mollò la presa per esultare e precipitò in basso; magari qualcuno s’aspettava che precipitasse in alto, finendo in orbita geostazionaria, per poter poi affermare che Berlusconi aveva sconfitto anche la legge di gravità, ma i tempi ancora non erano maturi per tali prodigi. Naturalmente, dopo aver verificato che il condannato si era spiaccicato per bene sulla pista d’atletica, su indicazione di Galliani l’arbitrò parlottò un attimo con il guardalinee, per poi tornare sulle proprie decisioni annullando il goal e trasformando il rigore per la Salernitana in una punizione a favore della squadra avversaria. Nel frattempo un anatomopatologo aveva provveduto a identificare, nella poltiglia umana che testimoniava il punto d’impatto, la nuca del giustiziato: un solerte Funzionarinvest potette quindi procedere al “colpo di grazia”, poiché, si sappia, la pietà di Silvio non ammetteva ulteriori sofferenze. Il telepopolo approvò comunque la dolorosa necessità di eliminare gli ostacoli che si frapponevano tra sé e la Felicità, e anzi elogiò la determinazione dimostrata da Sua Emittenza, nonostante la grande sofferenza che Egli non riusciva a nascondere nel comminare le pene capitali. E infatti, come già detto, la Felicità arrivò!
Immagino, per quei pochi disgraziati che son giunti fin qui, che ora dovrei dire come avvenne il rivoluzionario passaggio al governo dei rossi.
Mò non mi viene; forse domani. Buonanotte.
Addenda: integrato con alcuni personaggi che non potevano non essere citati.




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