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Michele Salvati riesamina lo stato del “cantiere riformista”, che aveva proposto tempo fa senza successo e che ora invece viene rilanciato dall’incontro tra Romano Prodi e Massimo
D’Alema. Sostiene di farlo in piena sintonia con le riflessioni di Eugenio Scalfari sullo stesso tema, ma in questo commette una civetteria. Nel suo lungo articolo, infatti, Salvati parla in modo
diffuso delle possibilità di costruire una formazione riformista in grado di competere per la guida del paese senza citare neppure Silvio Berlusconi e considerando Forza Italia, nel nuovo scenario, il competitor naturale in un sistema che diventa “quasi bipartitico”.
Tutto ciò con i furori scalfariani non ha per la verità molto a che vedere.
L’andamento del ragionamento di Salvati, questa volta, è ottimistico. Comincia enunciando tutte le ragioni che fanno ritenere una “missione impossibile” la lista e poi il partito riformista con chi ci sta, e finisce poi per convincersi che, tutto sommato, si può invece fare. Rischia però di trascurare un pericolo, che ormai si profila con nettezza, quello che lista unica e partito unitario vengano giocati uno contro l’altro, invece che come una successione logica e temporale.
Se Francesco Rutelli vuole la lista ma non il partito e molti Ds l’esatto opposto, si va a una specie di disputa sul se sia nato prima l’uovo o la gallina, ovviamente inconcludente.
E’ meglio, sul piano della chiarezza, l’opposizione esplicita della vecchia guardia Dc della Campania (l’ultimo ridotto elettorale dei Popolari dopo la disfatta siciliana). Ciriaco De Mita ha minacciato, se va avanti il progetto di unificazione con i Ds, di “mettersi in
proprio”, e ora ha ricevuto l’appoggio di Nicola Mancino, mentre Gerardo Bianco era già da tempo su queste posizioni.
Salvati considera la “militanza e l’orgoglio di partito” dei Ds l’ostacolo più formidabile al successo del cantiere
riformista, e certo vede un problema reale.
Forse però bisognerebbe guardare anche dall’altra parte, dove la frustrazione degli ex dc può diventare anche più pericolosa.

Ferrara su il Foglio

saluti