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Discussione: L'insegnamento cileno

  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito L'insegnamento cileno

    11 settembre 1973 - 11 settembre 2003 il trentennale del golpe in Cile



    L’insegnamento cileno

    Negli anni ’60 si affermava in Cile il Partito Democratico Cristiano portatore della parola d’ordine "rivoluzione nella libertà" che tentava di incanalare su di sé la domanda di giustizia sociale delle masse operaie e contadine impoverite e di sviare il loro potenziale sostegno alle formazioni di sinistra, grazie ad una poderosa campagna anticomunista e antisocialista. Il programma iniziale, basato su riforma agraria e nazionalizzazione delle miniere di rame, si arenò progressivamente dimostrando la sua funzione strumentale. Le miniere rimasero nelle potenti mani delle multinazionali (Anaconda, Kenecott e Cerro de Pasco) e nelle campagne la riforma disattese la richiesta di terre dei contadini poveri.
    La disillusione fece crescere allora l’opposizione che, nel 1970 dopo grandi e significative battaglie sociali e sindacali, fu alla base della vittoria elettorale di "Unità Popolare", una coalizione capitanata dal medico socialista Salvador Allende, formata dal Partito Comunista, dal MAPU e dalla Sinistra Cristiana. Questo governo nazionalizzò senza alcun indennizzo le imprese che sfruttavano i giacimenti di rame (grande ricchezza del paese) o che operavano in altri settori strategici (circa 200 compagnie), statalizzò le banche private ed il commercio estero e diede impulso alla riforma agraria favorendo forme collettivizzate di produzione. Insomma una serie di misure da "socialismo di stato" realizzate sul filo della legalità costituzionale. Misure che prima ancora di poter dimostrare la loro valenza, incontrarono l’opposizione dei ceti possidenti che trovarono comprensione e sostegno nell’amministrazione USA, nel Pentagono, nella CIA e nelle multinazionali nordamericane, in particolare l’ITT. L’ultradestra si incaricò di fare il gioco sporco sovvenzionando gli scioperi nei trasporti che provocarono seri problemi di approvvigionamento nelle città mentre donne dell’alta e media borghesia davano vita a cortei con pentole e cucchiai per protestare contro la "fame". In un clima di provocazioni crescenti l’11 settembre 1973 si produceva il colpo di stato diretto dal generale Augusto Pinochet, nominato capo di stato maggiore dell’esercito, solo poco tempo prima, dallo stesso Allende, che confidava in lui, preoccupato com’era della tenuta "democratica" delle forze armate… Allende sarà poi ucciso, mentre resisteva con estrema coerenza e dignità, nel palazzo presidenziale della Moneda, attaccato da aerei e carri armati, e una repressione violentissima si abbatterà indistintamente su quanti, per lo più a mani nude, cercarono di resistere, sui militanti politici e sindacali della sinistra: migliaia furono gli incarcerati, i torturati, gli scomparsi, i fucilati sommariamente. Lo stadio di calcio di Santiago divenne il primo campo di concentramento operativo, simbolo di una barbarie testimoniata da fotografie che fecero il giro del mondo suscitando un’ondata di esecrazione e di mobilitazione generalizzata. Ci furono anche dei tentativi di organizzare colonne di combattenti pronte a partire per il Cile, nell’illusione di una nuova epopea spagnola. Ma il Cile non era la Spagna, e il movimento popolare cileno pur registrando la presenza significativa di militanti anarcosindacalisti nelle centrali operaie come di gruppi anarchici, era ampiamente influenzato dal legalitarismo riformista di marca socialista e stalinista. Un legalitarismo che fino all’ultimo impedì a Unidad Popular e al suo presidente di comprendere che un processo come quello iniziato, per compiersi doveva avere l’appoggio delle masse operaie e contadine in possesso di quelle armi che andavano sottratte alle forze armate. Attaccare il privilegio economico senza disarmare l’apparato statale, nella convinzione che l’autonomia del politico potesse condurre fino in fondo il processo di espropriazione giocando in punta di lama con i codicilli costituzionali, è stato il più grave errore allora compiuto. Errore che diede avvio poi a quella riflessione condotta in Italia da Enrico Berlinguer, segretario del PCI, sulla necessità del "compromesso storico" tra comunisti e democristiani, per governare il paese. Secondo il leader del PCI nemmeno la vittoria elettorale delle sinistre avrebbe potuto modificare l’assetto di potere esistente e solo un’alleanza con la DC avrebbe dato questi frutti. In realtà con questa scelta si escludeva ogni via sia pur minimamente rivoluzionaria, proprio nel momento in cui la spinta del ’68-’69 continuava a fare sentire i suoi effetti, si permetteva alla DC, già in grave crisi, di continuare a essere il centro politico del paese e a Craxi-Ghino di Tacco di condizionare, con una rappresentanza elettorale poco significativa, il quadro istituzionale. In sostanza il compromesso storico prendeva atto della crescente aggressività dell’imperialismo americano (colpo di stato in Grecia, strage di stato in Italia, colpo di stato in Cile) che si sarebbe poi ulteriormente manifestato con il sostegno alle dittature militari in Uruguay ed Argentina, dando però una risposta del tutto difensiva e liquidatoria di ogni processo di effettiva trasformazione sociale. Invece di radicalizzare il proprio impegno operando fino in fondo una scelta di classe, il PCI abbandonava di fatto questo terreno, trascinando alla sconfitta l’insieme della sinistra politica e sindacale italiana. La reazione movimentista e lottarmatista che ne seguì non riuscì (e nemmeno poteva) invertire le rotta ed anzi accelerò di fatto il processo di integrazione di un Partito che si fece stato e punta di lancia della repressione (vedi 7 aprile e dintorni).
    Per chi visse quegli anni la data dell’undici settembre non può lasciare indifferenti. Essa, al pari del 12 dicembre 1969, segna un punto di non ritorno. E non solo per le emozioni che gli Inti Illimani hanno saputo suscitare, quanto per la determinazione a seguire un percorso di giustizia sociale che solo un processo autenticamente rivoluzionario può garantire. Oggi come allora.
    M. V.

    Umanità Nova n. 27 del 2 settembre 2003 pag 1

    www.ecn.org/uenne

  2. #2
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    Il Cile è stato il maggior esempio di arroganza statunitense, un paese che finalmente poteva andare bene, strozzato da migliaia e migliaia di dollari che cessarono di entrare nelle casse di Santiago e da un esercito ultrafinanziato dagli yankee.

    Berlinguer forse ebbe troppa paura, era chiaro che in Italia una cosa come in Cile non sarebbe mai successa perchè, a differenza del Cile, a sinistra si aveva un PCI molto legato alla storia democratica del paese perchè aveva contribuito alla liberazione, il PSI era un partito (per lo meno ai tempi di Nenni e Martino) molto legato alla legalità e al rispetto delle politiche sociali, la Democrazia Cristiana non era certo il partito perfetto, anzi, ma non aveva mai alzato i toni per quanto riguardava la democrazia e, tra i tanti difetti, si può dire che il 90% dei democristiani di allora non avrebbe mai appoggiato un colpo di stato, anche in caso di governo socialcomunista, poi si avevano partiti minori di grande rispettabilità come il PRI e il PSDI che, da sinistra liberale, avrebbero certo detto no ad un governo comunista, ma non avrebbero mai e poi mai avvallato un colpo di stato militare.
    Perfino nella destra moderata (PLI) c'erano critiche sull'intervento yankee in Cile....
    Questo dimostra che solo i militari e i fasci del MSI avevano in mente colpi di stato in italia...e berlinguer fece perdere qualcosina al partito, che più tardi, "grazie" ad Achille Occhetto, si rivelò un totale oblio di un ideale di democrazia, libertà e socialismo che oggi ha conservato di sicuro i primi due termini, ma il terzo sta sbiadendo sempre di più.
    Che senso ha la vita se entri senza chiederlo ed esci senza volerlo?
    Jim Morrison

  3. #3
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    In Origine Postato da enricopdci
    Il Cile è stato il maggior esempio di arroganza statunitense, un paese che finalmente poteva andare bene,
    Intendi dire "un paese dove FORSE il socialismo poteva andare bene", ovvero una speculazione basata su solo tu sai cosa.

    Per il resto, il Cile E' un paese dove ORA si sta BENE, che vi piaccia o no ma i fatti sono questi. Vedere per credere.

    Hyde.

    Edit: prima che voi sinistri mi saltiate addosso: non rispondete con banalissimi "vatti a vedere le fosse comuni"..e cliche` varie.

    NON condono tali atti. Quello che v`invito a vedere sono gli standard di vita della maggior parte (MILIONI di persone) di cileni.
    Mr. Hyde


  4. #4
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    Allende faceva gli interessi della politica internazionale sovietica e non quelli del popolo cileno.

  5. #5
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    Hyde giustifica gli omicidi del capitalismo come stalin giustificava i suoi.

    Stessa pasta, compagno Beria.

  6. #6
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    In Origine Postato da yurj
    Hyde giustifica gli omicidi del capitalismo come stalin giustificava i suoi.

    Stessa pasta, compagno Beria.
    Yuri non legge. te lo rimetto, magari stavolta lo capisci:

    NON condono tali atti. Quello che v`invito a vedere sono gli standard di vita della maggior parte (MILIONI di persone) di cileni.
    Mr. Hyde


  7. #7
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    hyde, non credo che sia merito di Pinochet l'attuale situazione del cile, il merito lo attribuirei al primo presidente democraticamente eletto che attuò riforme giuste che limitavano i poteri delle multinazionali nelle imprese del rame..
    Non ricordo il suo nome, so che era della sinistra del Partido Democratico Cristiano.
    Tra l'altro era il figlio di un ex presidente che fu assassinato durante la dittatura di Pinochet.
    Che senso ha la vita se entri senza chiederlo ed esci senza volerlo?
    Jim Morrison

  8. #8
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    Ma per Beria l'economia funziona con i forni... quelli per bruciare i cadaveri.

    L'obiezione gli e' gia' stata fatta, ma lui non ascolta, ripete come un pappagallo le ricette che gli hanno insegnato alla "Scuola delle Americhe".

  9. #9
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    qualunque nazione andrebbe "bene" se fosse foraggiata dagli americani .

  10. #10
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    In Origine Postato da enricopdci
    hyde, non credo che sia merito di Pinochet l'attuale situazione del cile, il merito lo attribuirei al primo presidente democraticamente eletto che attuò riforme giuste che limitavano i poteri delle multinazionali nelle imprese del rame..
    Non ricordo il suo nome, so che era della sinistra del Partido Democratico Cristiano.
    Tra l'altro era il figlio di un ex presidente che fu assassinato durante la dittatura di Pinochet.

    ENrico, da quello che ricordo con Pinochet vennero attuate varie riforme strutturali sotto la guida di Friedman (il nobel ultra liberista) e il gruppo di Chicago.
    Parte del capitale iniziale fu finanziato grazie alle miniere/risorse per poi espandere altrove fino a portare il Cile a livelli economici ammirabili. Difatti durante la crisi argentina (quando gli argentini defaulted sul debito) il Cile e Messico furono gli unici paesi laggiu' a non subire contrazioni ingenti.
    Mr. Hyde


 

 
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