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    Orazio Coclite
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    Predefinito "Dietro la "potente lobby ebraica" degli usa c'è qualcun altro" di John Kleeves

    "Dietro la "potente lobby ebraica" degli usa c'è qualcun altro"
    di John Kleeves



    Mi rendo conto che una opinione sugli ebrei espressa dal prof. Mark Weber è degna della massima considerazione. Il professor Weber infatti è statunitense ( è nato nel 1951 a Portland in Oregon ) e vive negli USA, dove come si sa esiste una forte comunità ebraica, ed il più cospicuo oggetto dei suoi studi, se non l'unico, sono proprio gli ebrei dato che Weber - direttore di un Institute for Historical Review in California - è uno degli storici più impegnati nel diffondere il cosiddetto revisionismo dell'Olocausto. Così Weber di ebrei se ne intende.

    Ma ciò non significa che al riguardo debba sempre trovarsi dalla parte della verità, come effettivamente si è trovato per l'argomento dell'Olocausto. Secondo me infatti il prof. Weber sta diffondendo un'altra nozione sugli ebrei che questa volta è falsa : l'idea che la minoranza ebraica degli USA sia potentissima e che attraverso la sua lobby condizioni pesantemente la politica del governo federale, specie quella estera e va da sé quella mediorientale, sino al punto da essere quasi una eminenza grigia, un padrone occulto che manovra l'ignaro Paese per i suoi esclusivi interessi. Questo è il senso di un suo recente scritto intitolato A Look at the " Powerful Jewish Lobby " ( Un'occhiata alla " potente lobby ebraica " ), condensato sul quotidiano Rinascita del 20 luglio 2003 e che io appunto intendo contestare.


    Statistiche ebraiche


    L'idea dell'onnipotenza ebraica negli USA parte dalla constatazione che la minoranza ebraica, numericamente esigua, domina o è spropositatamente rappresentata in tutti i settori chiave del Paese, essendo giunta a tali esiti per suoi particolari meriti o capacità. Nell'articolo citato Weber fornisce i dati quantitativi del " presenzialismo " ebraico negli USA :

    - Gli ebrei dominano nell'economia, dice : " .. Gli ebrei hanno giocato un ruolo centrale nella finanza americana durante gli anni Ottanta e sono stati i maggiori beneficiari di fusioni e riorganizzazioni economiche. Oggi, sebbene appena il 2% della popolazione sia ebraica, quasi la metà dei suoi miliardari è ebrea.. ".

    - Essi sono più che presenti nell'establishment nazionale : " .. Gli ebrei sono meno del 3% della popolazione nazionale ma comprendono l'11% di quello che gli studi definiscono l'elite nazionale. Inoltre gli ebrei costituiscono più del 25% delle elite giornalistica e editoriale, più del 17% dei leader di importanti organizzazioni di volontariato ed interesse pubblico e più del 15% degli alti ranghi dell'amministrazione statale.. ".

    - Essi più che dominano il settore intellettuale : " .. Durante gli ultimi tre decenni gli ebrei negli USA hanno superato il 50% tra i maggiori 200 intellettuali, il 20% tra i professori nelle università più prestigiose, il 40% tra i soci dei maggiori studi legali a New York e Washington, il 59% dei direttori, scrittori e dei produttori delle 50 maggiori pellicole cinematografiche dal 1965 al 1982, e il 58% dei direttori, scrittori e produttori in due o più serie televisive di prima serata.. ".

    - Essi influenzano pesantemente i meccanismi elettorali : " .. L'influenza dell'ebraismo americano a Washington è largamente sproporzionata rispetto alle dimensioni della comunità, ammettono i leader ebrei e americani. Ma così è l'ammontare della somma di denaro che essi elargiscono per le campagne.. gli ebrei hanno da soli contribuito con il 50% dei fondi per la campagna di rielezione del presidente Bill Clinton del 1996.. ".

    - Essi sono i padroni incontrastati di Hollywood : " .. Nei settori chiave dei media, specialmente negli studi cinematografici di Hollywood, gli ebrei sono così numericamente dominanti che definire questi affari sotto controllo ebreo è poco più che un'osservazione statistica. Hollywood alla fine del ventesimo secolo è ancora un'industria con una pronunciata coloritura etnica. Praticamente tutti i capi delle produzioni cinematografiche sono ebrei. Scrittori, produttori, e anche i meno evoluti direttori sono in larga maggioranza ebrei - un recente studio ha mostrato come superino il 59% tra i produttori di film a budget più elevato.. ". E' riportata anche una affermazione fatta dall'attore Marlon Brando nel 1996 : " Hollywood è governata dagli ebrei ".


    Balle ebraiche


    Innanzitutto, si tratta di dati numerici sicuramente soggettivi, e molto probabilmente nella generalità sensibilmente esagerati. Sistemiamo prima la questione della numerosità della minoranza ebraica negli USA, assunta una volta al 2% e un'altra al 3% : secondo le statistiche demografiche ufficiali USA essa è attorno al 3%. Quindi diciamo che quei dati sopra riportati sono delle citazioni tratte da Weber di altri autori, ed esattamente : del professore di Scienze Politiche Benjamin Ginsberg ; degli scrittori Seymour Lipset e Earl Raab, autori del libro Jews and the New American Scene del 1995 ; di un membro non specificato della Conference of Presidents of Major American Jewish Organizations ( Federazione dei Presidenti delle maggiori organizzazioni ebraico-americane ) ; dell'editore Jonathan J. Goldberg.

    Sono tutti degli ebrei, anche Lipset. In pratica l'unica fonte delle citazioni riportate da Weber che non è un autore o una personalità ebraica è Marlon Brando. Ciò non dimostra che quei dati sono per forza gonfiati, ma che è probabile che lo siano, perché quando si viene all'influenza ebraica negli USA, lo Stato più potente della terra, ogni ebreo diventa un millantatore, proprio come un arabo che descrive il suo cammello. In più, si tratta di dati che per loro natura sono aleatori e opinabili. Come si fa a valutare i " 200 maggiori intellettuali " degli USA ? E come si fa a circoscrivere con tanta esattezza ( 11%, 25% ! ) l'" elite nazionale " o l' " elite giornalistica e editoriale " ? E con che criterio vengono stabiliti i " maggiori studi legali a New York e a Washington " ? E perché considerare solo New York e Washington e non anche Philadelphia e Boston, e altre mille città ? E perché considerare solo gli studi legali e non anche gli studi medici, di ingegneria, di co!
    nsulenza aziendale eccetera ?

    E come si fa a dire che " quasi la metà dei miliardari statunitensi sono ebrei " ? Questa affermazione odora più di terrorismo ideologico che di vanagloria semitica. Già è difficile assegnare la qualifica di miliardario ( in che periodo ? qual'è la " ricchezza " minima richiesta ? come è calcolata, in valori mobiliari, immobiliari, entrambi ? considerando solo il reddito ? valutando gli immobili a valore di acquisto, di mercato, di realizzo ? considerando o no la parte della moglie ? calcolando solo le attività o anche i debiti ? e in ogni caso dove prendere questi dati ? ), ed associarvi la religione rende la compilazione di un elenco impossibile, tanto che credo che neanche l'IRS o l'FBI ne possiedano uno. Vance Packard, l'autore del famoso I persuasori occulti del 1958, ha scritto un libro appositamente sui miliardari statunitensi, The Ultra Rich del 1989, per il quale ha personalmente intervistato 30 miliardari scelti fra i più rappresentativi della categoria : non ha da!
    to importanza alla religione dei soggetti, ma il fatto è che solo di uno ha detto che era ebreo ( Lazlo Tauber ), mentre si potrebbe arguire dai cognomi che forse altri due o tre lo sono ( Melvin Simon, Samuel LeFrak e forse Ewing Kauffman ). Si tratterebbe di 3-4 su 30, pari al 10-13%. Per combinazione, è circa la stessa percentuale con la quale da qualche decennio gli ebrei sono presenti nel Senato federale, un organismo cui sono eletti quasi soltanto dei veri e puri miliardari, come i senatori Edward Kennedy e John D. Rockefeller stanno a esemplificare : su 100 Senatori quelli di religione ebraica sono sempre 10 o 11, forse qualche biennio anche 13. E questa dovrebbe essere la vera percentuale dei miliardari ebrei sul totale nazionale statunitense : diciamo del 10%. Un valore di ben 5 volte inferiore a quello accreditato da Weber.

    Anche così si tratta di una percentuale più che tripla rispetto al 3%. Sì, e infatti io non nego che gli ebrei negli USA siano presenti - in certi settori in vista - più della loro quota nella popolazione : nego che lo siano al livello dei numeri proposti da Weber. E soprattutto io valuto questo " presenzialismo " ebraico negli USA secondo un'ottica assai diversa da quella di Weber, che evidentemente accetta il postulato - oramai un assioma - della superiore intelligenza ebraica. E' l'ottica che ho esposto in una speciale Appendice al mio libro sugli USA Un Paese pericoloso del 1999, che praticamente qui mi trovo per sommi capi a riassumere.


    Un popolo di secondo piano


    E' un'ottica storica, psicologica, politica. Gli ebrei sono di natura un popolo seminomade, che vive in simbiosi e in parassitismo economici coi popoli stanziali, che va a cercare là dove sono, migrando ( già nel 140 a.C., tre secoli prima della Diaspora, gli Oracoli sibillini scrivevano che " tutte le terre e tutti i mari sono pieni di ebrei " ). Da quando sono stati individuati come popolo specifico - circa 3.700 anni fa - hanno mostrato sempre le stesse caratteristiche, sia di indole che di intelletto. L'indole è quella notoria nel mondo, quell'indole " da ebreo " che non richiede commenti. L'intelletto è quello tipico dei " poveri di spirito ", tendente a chiusura, ottusità, conformismo, con poca capacità di logica e poca immaginazione, e singolarmente privo di attitudini artistiche, con il tutto che fu dimostrato subito. Già Apollonio Milone, retore a Rodi verso il 100 a.C., diceva che gli ebrei sono " i più inetti dei barbari, gli unici che non abbiano portato una qual!
    che invenzione al mondo ", opinione ribadita da Celso nel Discorso vero del 180 d.C. : " Non si può certo sostenere che i giudei siano una nazione antichissima e di grande saggezza, alla stregua degli egizi, degli assiri, degli indiani, dei persiani, degli odrisi, dei samotraci, degli eleusini ... I giudei sono schiavi fuggiti dall'Egitto, i quali non sono mai riusciti a fare nulla di considerevole e non sono mai stati tenuti in alcun conto o considerazione ". Neanche il Nazareno ( che forse era il Maestro di Luce del monastero esseno di Qumran ) li considerava delle aquile e li definì " uomini di dura cervice ". In effetti, sugli ebrei potremmo ricordare alcuni fatti notevoli :

    - Volendo costruire un " bel " tempio a Gerusalemme re Salomone ricorse agli architetti e agli artigiani fenici, che gli inviò dietro lauto compenso il re Hiram di Tiro mentre gli ebrei fornirono la mano d'opera ( sorse così nel 953 a.C. il famoso Tempio di Gerusalemme, distrutto nel 70 d.C. da Tito e di cui ora rimane solo il Muro del pianto ).

    - La religione ebraica ha vietato la fabbricazione di " idoli " e altre statue o immagini semplicemente perché gli ebrei non le sapevano fare e sfiguravano di fronte ai loro vicini fenici, siriani ed egiziani per non parlare dei greci.

    - Il Pentateuco è in buona parte una scopiazzatura clamorosa di miti e legislazioni di altri popoli, specie di sumeri e babilonesi.

    - Il Talmud invece è una creazione originale ebraica, composta fra I e il VI secolo d.C., e qualunque goy ( non ebreo ) che abbia la ventura di leggerne almeno un libro non può fare a meno di interrogarsi sull'età mentale degli estensori : infatti, chi prende sul serio il Talmud, e cioè lo considera dal punto di vista ideologico, o è un ebreo o non lo ha letto.

    Questi seminomadi, così intellettualmente sguarniti, ma pervicacemente determinati a mantenere la loro identità, ovunque andarono assunsero sempre lo stesso ruolo sociale. Non possessori di terre, sradicati, stranieri, formavano la feccia della plebe dedicandosi al commercio al minuto, spesso ambulante, e ad ogni basso espediente : ovunque fornivano lenoni e prostitute, usurai e ladri, kapò sicari e mercenari, trafficanti di schiavi e di merci proibite o " sporche " ; per Giovenale i mendicanti di Roma erano tutti ebrei. Lo status di alieno e di emarginato aveva però anche vantaggi : quando si apriva un settore economico nuovo gli ebrei erano i più pronti a coglierlo, perché i meno legati a situazioni consolidate e soddisfacenti. Inoltre gli ebrei ovunque - come già notato da Tacito - formavano comunità molto strette e in costante contatto con tutte le altre negli altri Paesi ; formavano una rete, che si scambiava informazioni e possibilità economiche.

    Da non trascurare, il loro culto dei libri sacri, la Torah e il Talmud, che li spingeva all'alfabetizzazione e ad una considerazione per i libri generalmente superiore ai locali. Così capitava che diversi ebrei in ogni comunità diventassero molto ricchi e il ritratto economico delle comunità ebraiche era sempre uguale : una miseria diffusa, un ceto medio striminzito basato su professioni esotiche e " colte ", e poi delle punte di ricchezza notevoli, anche molto notevoli.

    Neanche l'Europa dell'Ottocento, quando nasceva il mito della " ricchezza ebraica ", faceva eccezione : " I Rotschild - scrive l'ebreo Riccardo Calimani - colpirono l'immaginazione... ma... per un Rotschild in Francia c'erano mille e mille mendicanti e in Polonia addirittura le masse ebraiche erano poverissime " ( Storia dell'ebreo errante, Rusconi 1995, pag.459 ).

    C'era sempre anche un'altra cosa molto importante. Facilmente gli ebrei venivano strumentalizzati dal Potere. Essi erano sempre in opposizione al popolo dei locali e benedicevano le occasioni di opprimerlo impunemente, specie se contemporaneamente c'era da guadagnare, e così il Potere poteva contare sugli ebrei per compiti impopolari. Lo fece in molte occasioni. In Egitto, ad esempio, all'epoca della dominazione degli Hyksos furono gli ebrei locali, che vivevano nella valle di Goshen, ad essere gli amministratori intermediari, in pratica ad esigere tasse e balzelli.

    Ogni volta che territori mesopotamici dell'Impero Bizantino venivano conquistati da vicini, prima i persiani e poi gli arabi, gli ebrei locali si mettevano sempre a disposizione per " gestire " i sottomessi. Durante il Medioevo, specie nei suoi primi secoli, gli ebrei furono gli unici quasi a poter fornire pregiate merci orientali ai potenti, arricchendosi ( al solito, solo alcuni di loro ) e opprimendo il popolo praticando l'usura e ricercando gli incarichi di collettori di tasse, che ottennero ampiamente nella Spagna dominata dagli arabi, totalmente nei territori ucraini e cosacchi del regno di Polonia, e in vari gradi in altri luoghi e nei vari tempi.

    Tutto ciò era una strumentalizzazione perché quei ruoli erano remunerativi, sì, ma anche pericolosi perché comportavano una provocazione a delle masse popolari che potevano reagire brutalmente. Il Potere usava gli ebrei come schermo e come parafulmine, per celare la propria responsabilità in politiche da lui senz'altro create e per dirigere l'odio popolare verso una categoria che sembrava fatta apposta, odiosa per natura com'era ; lungi dall'ingelosirsi, esso gioiva al diffondersi della convinzione dello " strapotere " ebraico nel Paese, e volentieri metteva gli ebrei sul piedistallo - un piedistallo situato sulla bocca del vulcano.

    Gli ebrei da parte loro non sembra che abbiano in realtà mai avuto una visione chiara di queste situazioni, vuoi per propri limiti intellettuali, vuoi perché incapaci di resistere alla vanità solleticata dalla loro illusoria potenza e sicuramente anche al piacere di tormentare i locali. Così subirono una dopo l'altra tutta quella serie di vendette da parte di praticamente tutti i popoli in mezzo ai quali vissero, vendette che loro hanno sempre chiamato " persecuzioni ". Con riferimento solo agli esempi fatti :

    - Dopo la cacciata degli Hyksos furono maltrattati dagli egiziani ( sembra che furono resi giuridicamente schiavi, adibiti alle costruzioni ), sino a che o furono cacciati o riuscirono a fuggire in Palestina.

    - Subirono ricorrenti punizioni sia da parte di popolazioni locali dell'Impero Bizantino ( ad esempio, il pogrom di Ctesifonte ) che da parte della burocrazia, che fra l'altro non accettò mai un ebreo a Corte, benché gli ebrei costituissero il 20% della popolazione dell'Impero.

    - La prima crociata fu l'occasione per i popolani europei di regolare i conti con i loro ebrei, le cui comunità furono assalite e spesso sterminate in Francia e Germania dai volontari guidati da Guillaume Le Carpentier e da Emicho di Leisingen, atti che in Inghilterra si verificheranno nella terza crociata ( 1189-1192 ), per ricomparire in Germania nel 1336-38 con gli stermini degli Armleder.

    - In Spagna la reconquista andò di pari passo con la punizione degli ebrei " collaborazionisti ", sino a culminare nella espulsione totale e generalizzata degli ebrei dalla Spagna e anche dal Portogallo nel 1492 ( l'anno della scoperta dell'America, ma gli ebrei espulsi non vi andarono perché espressamente interdetti ).

    - Alla fine, preceduta dal sintomatico pogrom antiebraico di Posen del 1576 ( ripetuto pochi anni dopo ), ci fu nel grande regno di Polonia la rivolta dei cosacchi di Bogdan Chmielniski del 1648, che radendo al suolo 700 comunità e facendo direttamente almeno 100.000 morti eliminarono ogni traccia di ebrei dalla parte orientale del regno, in pratica l'Ucraina.

    Ebbene, queste cose considerate, è facile vedere come negli Stati Uniti con gli ebrei non si sia suonata nessuna musica nuova.


    L'American Way non è cosa ebraica


    Tanto per cominciare, gli ebrei non hanno avuto alcuna parte nella creazione della realtà statunitense, la quale si è formata nei suoi tratti caratteristici senza di loro. Pochissimi ebrei risiedevano nelle tredici colonie ; penso che nessun ebreo partecipò alla guerra di Indipendenza ( certamente nessun ebreo fu tra i caduti in battaglia, né fu tra i 56 firmatari della Dichiarazione di Indipendenza, né fu tra gli estensori della Costituzione ) ; quasi nessuno, e forse nessuno, partecipò alla guerra del 1812 contro la Gran Bretagna ; pochissimi parteciparono alla " Conquista del West " e alle concomitanti prese di possesso nell'America Centrale che seguivano le ricorrenti invasioni di marines ; numeri trascurabili di ebrei combatterono la Guerra di Secessione, circa equamente divisi fra il Nord e il Sud. Gli ebrei cominciarono ad arrivare in numeri significativi negli USA a partire dal 1880 ( nelle ondate europee arrivate nel 1827 e nel 1847 c'erano ogni volta solo qualche c!
    entinaio di ebrei ), ed è solo da allora che per gli USA si comincerà a parlare di una minoranza ebraica, quella che appunto ora è del 3%. E per il 1880 gli USA erano già ampiamente " fatti ", da ogni punto di vista : era fissata la geografia, la filosofia di vita ( american way of life ) ossia la mentalità nazionale, i meccanismi della politica interna, le mire e le prassi della politica estera. Ciò che si può dire degli USA di oggi lo si poteva tranquillamente dire nel 1880, anzi da molto ma molto prima. In effetti gli USA hanno avuto una adolescenza fulminea : nati nel 1630 con l'inizio dell'immigrazione massiccia dei Puritani, entro la Guerra di Indipendenza hanno compiuto tutti gli aggiustamenti che dovevano fare, del resto limitati a tecnicismi e sovrastrutture nel campo politico e religioso, e poi non sono più cambiati. Ricordo giusto tre fatti tra i tanti significativi :

    - La strategia statunitense di attaccare la Russia con una guerra nelle pianure centrali dell'Asia, la strategia che ha cominciato ad essere attuata proprio in questi ultimi anni con l'occupazione dell'Afganistan e dell'Iraq, è stata enunciata per la prima volta niente di meno che nel 1862, esattamente dal Segretario di Stato del presidente Lincoln, William H. Seward, lo stesso che pochi anni dopo avrebbe condotto l'acquisto dell'Alaska.

    - La politica, la qualità della società e il carattere degli USA e degli statunitensi che emergono dal celebre Democracy in America di Alexis De Tocqueville, scritto nel 1835, sono incontrovertibilmente gli stessi di oggi, nulla di essenziale vi si è aggiunto o modificato nel frattempo.

    - La Costituzione attuale è precisamente ancora quella del 1787, avendo subito in più di due secoli solo 26 modifiche, gli Emendamenti, i primi dieci dei quali approvati tutti in una volta nel 1791 ( il Bill of Rights ), gli altri riguardanti più che altro norme parlamentari tecniche, e l'ultimo nel 1971 per portare il voto a 18 anni.

    Gli ebrei dunque non hanno influenzato la genesi della realtà statunitense, non hanno contribuito a costruirla, a renderla quello che è. Gli USA sono come sono indipendentemente dagli ebrei. Questo, nel bene e nel male, è un dato di fatto, dimostrato storicamente.

    D'altra parte non si può negare che ci siano molte somiglianze e punti di contatto tra il modo di essere statunitense e il modo di essere ebraico, tra l'american way e l'ebreitudine ( come il materialismo, l'attaccamento al danaro, la fraudolenza, molto altro ). Come si spiegano ? Non c'è nessun problema : è escluso ogni rapporto di causa e effetto e si tratta solo di un parallelismo. E' il parallelismo che deriva dal fatto che entrambi i popoli hanno una religione basata sul Vecchio Testamento, la cui idea centrale è che Dio premia sulla terra i propri prediletti facendoli diventare ricchi, molto più ricchi degli altri. E' un'idea di incredibile fecondità, e cioè con molte e molto ramificate implicazioni, che tende a imporre tutto un modo di vedere la vita sociale e quindi tutto un modo di essere, una personalità : la personalità appunto " da ebreo ".

    Ecco, gli statunitensi sono portati dalla sovrastruttura della loro religione ad avvicinarsi a quella personalità ; mantengono poi dei tratti autonomi, dovuti alle loro diverse esperienze e a una diversa etnicità, cosa che d'altra parte vale anche per gli ebrei, che in più hanno nel loro bagaglio culturale un testo come il Talmud. Per quanto riguarda il Vecchio Testamento come religione degli statunitensi non ci si deve meravigliare : l'american way è una creazione calvinista e il calvinismo nonostante sostenga a parole di considerare tutta la Bibbia compreso quindi il Nuovo Testamento e la figura di Gesù, nella realtà si basa soltanto sul Vecchio Testamento. E do a questo punto per scontata la nozione che negli USA non si è mai verificata nessuna melting pot , che non si è mai verificata colà nessuna mescolanza culturale ( anche i matrimoni misti sono sempre stati pochi ) ; negli USA c'è sempre stato un gruppo dominante, sempre lo stesso, e ciò che si è verificato è l'impos!
    izione a tutti della prospettiva politica e culturale del medesimo, che è il gruppo dei bianchi anglosassoni e protestanti, i cosiddetti WASP ( White Anglo-Saxon Protestants ), il gruppo fondato dai Puritani, che come si sa erano dei calvinisti.

    Tra statunitensi ed ebrei dunque c'è solo un parallelismo, sono due binari che corrono vicini ma non si toccano. Gli statunitensi sono come sono indipendentemente dai loro ebrei, che sono arrivati negli USA a fatti compiuti.


    La " scoperta " degli ebrei da parte del Potere USA


    Per quanto riguarda il " successo " della minoranza ebraica negli USA occorre sapere che le cose non sono sempre andate come oggi. C'è stato uno spartiacque, un anno che ha segnato un cambiamento radicale : il 1967.

    Prima del 1967 gli ebrei statunitensi - percentualmente solo poco meno numerosi di adesso - erano una minoranza discriminata, emarginata, disprezzata e anche povera quasi come quella nera, ed infatti le battaglie per i diritti civili degli anni Sessanta videro gli ebrei fianco a fianco con i neri di Martin Luther King. La situazione domestica di discriminazione verso gli ebrei, e cioè di... antisemitismo, fu segnalata anche da Hollywood, negli ultimi sprazzi di quello splendido filone realista nato negli anni Trenta e di fatto messo poi fuori legge dal Congresso : possiamo ricordare The House I Live In, un cortometraggio prodotto dalla RKO nel 1945 ; Gentleman's Agreement del 1947 ( Barriera invisibile ), di Elia Kazan con John Garfield e Gregory Peck ; il celebre Crossfire sempre del 1947 ( Odio implacabile ) di Edward Dmytryk con Robert Mitchum. Se non ci fossero stati i neri e i portoricani, gli ebrei sarebbero stati in quel periodo lo strato in assoluto più povero della !
    popolazione USA, la solita feccia della plebe ; in effetti nel sottobosco malavitoso gli ebrei abbondavano, sino a condividere quasi con gli italiani il monopolio della criminalità organizzata ( significativamente il braccio destro di Lucky Luciano era l'ebreo Meyer Lansky ). E questa solita misera minoranza ebraica, per il solito meccanismo detto, presentava il solito non trascurabile numero di ricchissimi.

    Negli USA, fra l'altro, di quel solito meccanismo che fa scaturire fortune dalla misera massa ebraica si ebbe una dimostrazione macroscopica, esemplare : Hollywood. Si dice spesso che " Hollywood " è " cosa ebraica " ; come visto anche Marlon Brando ama ripeterlo. Lo si dice perché effettivamente furono gli ebrei a fondare l'industria cinematografica statunitense ( " Hollywood " ), mantenendone poi il monopolio o quasi per decenni. E perché furono proprio gli ebrei a fondare Hollywood ? Dobbiamo immaginare l'industria cinematografica statunitense agli albori, negli anni a cavallo del 1900. Era cosa nuova e incerta, basata su attività umane che non richiedevano specializzazioni o cognizioni particolari ; per contro i guadagni potevano essere enormi. Era la tipica situazione adatta a calamitare elementi sradicati, senza arte né parte, e disposti a rischiare, specie se confortati da dritte precise arrivate da amici o parenti residenti nella Francia dei fratelli Lumiere : perfet!
    ta per gli ebrei. Difatti furono loro ad impegnarsi tra i primi nel nuovo settore, sino quasi a saturarlo tramite quel loro consolidato nepotismo etnico ( un ebreo tira l'altro ), e di conseguenza anche le fortune che mano a mano germogliavano dal nuovo business ( il show business ) erano in maggioranza appannaggio di ebrei : si pensi che le cosiddette Majors di Hollywood, cioè le otto case di produzione più grandi, quelle che producevano il 65% dei film e il 100% dei cinegiornali, che controllavano l'80% delle sale di prima visione, che manovravano l'80% dei capitali investiti nel cinema e che incassavano il 95% dei noleggi ( MGM, RKO, UA, Universal, Paramount, 20th Century Fox e Warner Bros ), erano tutte di proprietà stretta di ebrei, gli stessi che le avevano del resto fondate. E sono proprio questi uomini, ed i loro direttori di produzione, a dimostrare come nella presenza ebraica a Hollywood non c'entrassero nulla il genio o altre particolari capacità, ma si trattasse !
    solo di un gioco di opportunità, di disponibilità e di camarilla etnica : non erano approdati nella nascente industria del cinema provenendo da alte posizioni professionali o dirigenziali, testimoni di buone predisposizioni intellettuali, ma provenendo da... un negozio di pelletterie ( Adolph Zuckor ), un deposito di robivecchi ( Louis B. Mayer ), un banco di frutta e verdura ( Nicholas Shenk ), l'ufficio contabilità di un macello ( Carl Laemmle ). Quelli erano gli uomini che poi entrarono nel mito come i maghi dello star system, e stelle loro stessi.

    Le cose per gli ebrei statunitensi cambiarono a partire dal 1967. Cosa era successo in quell'anno ? Si era svolta la guerra dei Sei Giorni, un evento apparentemente irrilevante o di modesta portata regionale che invece aveva avuto per gli USA un significato speciale : la scoperta del grande ruolo pro USA che Israele poteva ricoprire nel Medioriente. In effetti dopo quell'anno gli USA, che solo nel 1956 con Eisenhower avevano fatto sloggiare Israele dal Sinai senza tanti complimenti, cambiarono immediatamente politica ed in breve tempo divennero i grandi protettori dello stato ebraico, i garanti della sua esistenza.

    Ciò portò ad un riesame generale dei rapporti con l'ebraismo. L'antisemitismo domestico tradizionale andava finalmente contrastato : non si poteva essere contemporaneamente protettori di Israele e antisemiti. Per l'estero ci si accorse del valore politico dell'Olocausto : c'era un popolo innocente, che i malvagi nazisti ( ma leggi : i malvagi della " Vecchia Europa " ) avevano tentato di sterminare arrivando a farne fuori ben sei milioni con camere a gas e forni crematori, e chi all'ultimo momento aveva sventato il piano ed ora vegliava sugli scampati erano gli USA.

    Bel colpo : gli USA avevano proprio bisogno di vantare qualche merito morale di fronte al mondo, dopo il discredito di cui li aveva coperti la guerra del Vietnam. C'era poi tutta una serie di cose cattive che il Potere USA continuava e avrebbe continuato a fare, anche in casa ma soprattutto all'estero, per le quali sarebbe stato ottimo poter incolpare qualcun altro : gli ebrei erano proprio perfetti.

    In breve, nel 1967 negli USA si era ripetuto ciò che con gli ebrei era spesso capitato : un Potere nazionale AVEVA SCOPERTO LA LORO UTILITA', e cominciava ad usarli, fingendo DI ESSERNE SUCCUBE. Iniziava così il periodo che dura tuttora, quello del grande " successo " ebraico negli USA.

    Il Potere, specie attraverso i mass media, che sono a sua disposizione e che come si sa stabiliscono la scala dei " valori " per il grande pubblico, scoraggiò il tradizionale antisemitismo statunitense, che scomparve da ogni occasione ufficiale e pubblica e si affievolì di molto nelle sfere del privato. Significativamente però, a dimostrazione del suo radicamento, l'antisemitismo certo diminuì ma non scomparve del tutto dalla società privata statunitense, neanche dalla sua elite del danaro, quella che secondo Weber dovrebbe essere in maggiore familiarità con gli ebrei.

    A Vance Packard, sempre nel suo libro già citato The Ultra Rich, capita di raccontare alcuni episodi significativi in merito, relativi praticamente ai nostri anni : nel consiglio municipale di Palm Beach, una delle residenze predilette dei miliardari statunitensi, il primo consigliere ebreo è stato ammesso solo nel 1984 ; nel 1989 sempre a Palm Beach si stava ancora discutendo se ammettere ebrei nei più prestigiosi circoli, il Balneare, il Tennis, il Golf Club ; il miliardario Leonard Samuel Shoen, fondatore della U-Haul dei traslochi, si distingueva oltre che per la ricchezza anche per gli incerti nella sua vita privata, fra i quali c'era il fatto che il suo nome sembrava ebreo e ciò gli precludeva molte porte ( Shoen invece aveva madre svizzera e padre scozzese, entrambi cattolici ).

    In ogni caso, gli ebrei cominciarono a trovare porte spalancate ad ogni passo. Occupavano posti nelle Università, nelle redazioni della grande stampa e delle televisioni, nei consigli di amministrazione di società finanziarie e di altri servizi, negli studi legali di certe città, balzavano alla ribalta come scrittori, intellettuali, economisti ; in breve, effettivamente, si moltiplicavano in tutti quei settori nominati da Weber, anche se non in quelle percentuali. Come al solito essi erano introdotti in quei posti o lanciati al successo culturale da altri ebrei già piazzati, per il ben noto nepotismo etnico, ma ecco, tutto era diventato più facile, scorrevole, quasi scontato. Ha fatto eccezione Hollywood, citata davvero a sproposito da Weber fra i capisaldi del successo ebraico : qui infatti la percentuale di addetti ebrei è da lui ( cioè da J.J. Goldberg ) posta al 59%, un valore lusinghiero solo apparentemente perché nei tempi iniziali era dell'ordine dell'80-90% . Proporz!
    ionalmente quindi la presenza ebraica a Hollywood è diminuita dagli inizi ; forse dopo il 1967 la tendenza al calo, cioè a quella sostituzione di ebrei con elementi WASP che si è effettivamente verificata nel tempo a Hollywood, è diminuita o si è fermata, ma questo non può essere definito un successo. Specie se, secondo valutazioni che trovo più credibili, attualmente la quota di ebrei a Hollywood non è del 59 o del 60%, ma di meno del 30%.

    Tutto ciò era ed è di fatto agevolato dal Potere negli USA, che è un Potere esclusivamente WASP, allo scopo di fare credere che gli USA sono condizionati dai loro ebrei : chi non apprezza le politiche USA incolperà i loro ebrei, o gli ebrei in generale. Non è un vantaggio da poco per gli USA : gli europei, i latinoamericani, e in breve quasi tutti i popoli del mondo odiano la politica estera USA ma non mettono definitivamente all'indice questo Paese anche perché attribuiscono - magari silenziosamente - la sua malvagità ai suoi ebrei. Si pensi al mondo arabo, martoriato da decenni da un Israele cui danno via libera gli USA : lo scudo ebraico ha evitato e sta certamente evitando agli USA le ritorsioni e i rovesci politici nella regione che questi meriterebbero.

    Così essendo, sarebbe logico che gli USA ammannissero la loro politica estera col numero più alto possibile di volti ebraici. Lo fanno, difatti : chi non sa che la politica estera statunitense è fissata da esperti quali Kissinger, Brezinski, Albright, dei quali è nota l'etnia-religione ? E chi non scorge la presenza al Dipartimento di Stato di elementi come Abrahms, Perle, Wolfowitz, ebrei notori anch'essi ? Tutti sanno e tutti scorgono e ciò è quanto quel puro WASP dello Zio Sam vuole.

    L'Olocausto fa comodo agli USA per i motivi propagandistici detti. Non è rovinoso per loro se è drasticamente ridimensionato dalla tesi revisionista ( 3/400mila morti di tifo e stenti in campi di lavoro ) : sarebbero sempre dei ben intenzionati, ingannati dalle false vittime. Ma certamente il suo trionfo è preferibile. In effetti, sull'Olocausto si è cominciato a spingere davvero a partire dal 1967 e chi lo ha fatto davvero sono stati gli USA. Certo, esso era alimentato dagli ebrei e dalle loro associazioni, di varie nazionalità, ma il danaro per tutti sostanzialmente proveniva dagli USA, così come da loro erano forniti i potenti canali di comunicazione mediatica : erano loro, cioè il Potere che li regola, a muovere tutto dietro le quinte. Ultimamente l'Olocausto - come ha denunciato anche l'ebreo statunitense Norman Finkelstein ( L'industria dell'Olocausto, Rizzoli 2002 ) - sembra essere diventato un'industria, o un sistema di estorsione, per pompare soldi in tasche ebraich!
    e : associazioni di sopravvissuti ai lager fanno cause per risarcimento danni a governi, banche, industrie ed enti vari europei ostensibilmente a suo tempo compromessi e strappano sentenze o compromessi per importi multimiliardari, che intascano. Anche qua ci sono gli USA dietro : nessun governo, tribunale o industria dell'Europa darebbe un soldo a questi individui se non in seguito alla prospettiva di dover subire ritorsioni da parte della potenza che oggigiorno tutto può e nulla teme, che sono gli USA e non Israele. USA che hanno anche interesse a tenere l'Europa sotto pressione, diciamo pure sotto ricatto. E non è neanche certa la destinazione dei risarcimenti : sopravvissuti ed eredi sembra che non intaschino mai niente e probabilmente le cifre dopo qualche giro finiscono in Israele, ma solo per alleviare il peso assistenziale autoimpostosi dallo Zio Sam.

    Tutto ciò si riversò anche all'estero, nei Paesi sotto la dominazione o l'influenza statunitense ( come l'Italia ). Gli ebrei di quei luoghi cominciarono a prendere posti e lustro come mai prima, diventando sempre più visibili nei giornali, nelle televisioni, in libreria : improvvisamente erano diventati " intelligenti ", grumi di genio in nazioni avvolte nella tenebra mentale, in popoli di cavernicoli. I premi Nobel, che come si sa sono sempre stati assegnati per via politica, a seconda di chi e di come fa comodo, dopo il 1967 cominciarono a trovare sempre più facile la strada verso personalità ebraiche statunitensi - è ovvio - ma non ignorarono neanche gli ebrei di altre nazionalità, perché in fin dei conti l'idea era che a prevalere più che gli ebrei statunitensi erano gli ebrei in sé stessi. Si arrivò così con i Nobel ad autentiche farse, a rendere questo concorso una parodia della sua stessa parodia ( mi riferisco di sicuro al comico " Premio Ignobel " ), come quando ne!
    l 2002 il Premio per la letteratura fu assegnato all'ebreo ungherese Imre Kertesz, evento significativamente segnalato dal prof. Claudio Mutti con un articolo intitolato " Se questo è un Nobel " ( Rinascita 15/10/2002 ).


    Il vero " peso " degli ebrei negli USA


    In conclusione, il successo che Weber attribuisce agli ebrei statunitensi è un successo artificioso ; è iniziato solo nel 1967, ed è stato dovuto ad una decisione precisa del Potere USA, motivato dalle concrete considerazioni sopra esposte.

    La " particolare intelligenza " o anche solo il " particolare talento per gli affari " degli ebrei non c'entra nulla : fosse stato per i loro meriti gli ebrei statunitensi sarebbero sempre rimasti ai livelli antecedenti il 1967, e cioè alla vera base della piramide sociale, poco sopra i neri ed i portoricani e circa alla pari con i paisà italiani. Cioè, avrebbero tenuto le posizioni circa sempre tenute nei Paesi ospiti dell'Europa, dell'Africa settentrionale e dell'Asia, nessuno dei quali si è mai fatto mettere sotto dai propri ebrei per via di " meriti ". Negli USA poi bisogna ricordare che a dominare sono i WASP, un gruppo che mediamente, dal punto di vista dell'efficienza intellettuale, ha ben poco da invidiare a chiunque. Credere, come gli ebrei statunitensi certamente credono vista la spensieratezza con cui divorano il banchetto messogli sotto il naso, che una minoranza come la loro possa prendere il sopravvento su un tale gruppo è solo un'altra dimostrazione di quella !
    dabbenaggine di fondo che effettivamente lungo i tempi ed i luoghi si è spesso evidenziata.

    La " potente lobby ebraica " che fa il bello e il cattivo tempo negli USA e ne condiziona o addirittura stabilisce le politiche estere è un mito. Gli ebrei contano poco negli USA ; contano poco in quelli di oggi, hanno contato poco in quelli di ieri, e tanto meno hanno contato in quelli di prima del 1967. Il governo USA non ha mai attuato alcuna politica né effettuato alcuna azione di rilievo che fosse solo nell'interesse degli ebrei statunitensi o di Israele e NON ANCHE nel suo. L'appoggio degli USA a Israele non è stato né un sentimentalismo verso le " vittime dell'Olocausto " né il frutto della pressione della lobby ebraica negli USA : è stato puro American Interest, una strategia scelta dagli USA per contribuire al controllo del Medioriente e del suo petrolio. Le estorsioni a danno di Paesi europei che sono state denunciate da Finkelstein hanno esiti positivi per i querelanti perché così vogliono gli USA, certamente, ma gli USA così vogliono perché la cosa fa comodo anch!
    e a loro, per i motivi detti sopra. Le leggi liberticide che alcuni Paesi europei, con l'indignazione dei loro stessi popoli, hanno adottato contro il revisionismo dell'Olocausto non vedono solo ebrei e Israele come beneficiari, ma anche gli USA, i quali gongolano del diffondersi in Europa dell'idea dello strapotere ebraico.

    La stessa Hollywood, dove pure gli ebrei sono sempre stati tanto numerosi, per decenni addirittura la maggioranza, non ha mai prodotto niente - e intendo NON UN FILM - che fosse SOLTANTO nell'interesse ebraico e CONTRO quello statunitense. Questo perché Hollywood è sempre stata controllata in qualche modo dal Potere USA, che si è sempre reso conto delle sue potenzialità politiche e che non ha mai permesso - ebrei o non ebrei - la diffusione di " messaggi " non conformi. Nei primi anni il controllo fu eseguito informalmente tramite le Producers' Associations ( associazioni di produttori, di vari tipi ), quindi nel 1930 tramite il regolamento scritto detto Codice Hays, ed infine nel 1953 affidato alla Agenzia federale USIA ( United States Information Agency ), in pratica il Ministero della Propaganda degli USA ( vedi John Kleeves, I Divi di Stato, Il Settimo Sigillo, Roma 1999 ). Così, per esempio, l'" ebrea " Hollywood non ha mai realizzato un film non dico incentrato, ma nea!
    nche vagamente ispirato allo spirito del Talmud. Avrebbe potuto farlo, perché questo è il vero e peculiare spirito ebraico e qualunque ebreo ne desidera l'esaltazione pubblica, ma non lo ha mai fatto, perché ? Perché esso urta i non ebrei, compresi certo i WASP, e così nessun ebreo di Hollywood ha mai osato produrre una tale pellicola, perché Hollywood non è " governata dagli ebrei " come dice Marlon Brando, ma anche lei come tutti negli USA dipende dal Potere USA. Il signor Steven Spielberg, ebreo, non confeziona tanti film pieni zeppi di propaganda ebraica occulta e palese perché così vuole lui per servire le sue cause ; lo fa perché ciò gli è PERMESSO e spesso addirittura COMMISSIONATO dal Potere, il quale segue i suoi propri scopi. Spielberg non è un " buon ebreo " ; è un buon persuasore occulto nel campo del cinema, che fa ciò che i padroni vogliono. Infatti, confeziona anche film pieni zeppi di propaganda statunitense, di American Way.

    Si potrebbe continuare con altri esempi, ma il concetto ormai dovrebbe essere chiaro : tutto ciò che gli USA fanno per ebrei e Israele lo fanno perché fa comodo anche a loro stessi, e non perché sono plagiati dagli ebrei. Questo semmai lo fanno credere. Negli USA una lobby ebraica esiste ma la sua potenza è apparente ; essa si agita e tramite i suoi sforzi ottiene solo cose che già si era deciso che era conveniente concederle. Essa esiste, ma c'è qualcuno dietro che la sostiene, innalzandola proprio come una maschera, qualcuno che di ebreo non ha niente : il Potere USA, sempre stato monopolio WASP.

    Ma anche io come Weber voglio cercare di dare una veste " scientifica " alle mie valutazioni sugli ebrei statunitensi, anche io voglio suffragare il tutto con dei numeri, delle statistiche. Ho detto prima che gli ebrei statunitensi contano " poco " ; ebbene, quanto è questo " poco " ?

    E' presto detto. Weber ha riportato tante statistiche atte a dimostrare l'influenza degli ebrei sulla società statunitense : ebrei tot percento dei " 200 massimi intellettuali ", tot percento della " elite del Paese ", eccetera. Ma a pensarci sarebbe bastato un dato solo : la quota del reddito totale nazionale di cui è titolare la minoranza ebraica. In un Paese come gli USA, dove ciò che conta è solo il danaro, ad ogni livello a cominciare da quello politico, questa dovrebbe essere la misura esatta della sua forza politica, non è vero ? Eppure, fra i tanti proposti da Weber proprio questo dato manca. Ma bene, rimediamo subito dicendo che :

    la minoranza ebraica statunitense, che numericamente costituisce circa il 3% del totale della popolazione, rappresenta circa il 7% del totale del reddito nazionale.

    E a dimostrazione che negli USA il danaro davvero è tutto e misura e stabilisce tutte le cose, comprese quelle politiche, si può constatare come questa - circa il 7 % - sia circa anche la percentuale degli ebrei eletti al Congresso federale, il supremo organo politico degli USA, anche questo - a pensarci - un dato non fornito da Weber. Nel 1999, l'ultima volta che ho fatto il calcolo, gli ebrei erano 11 su 100 al Senato e 25 su 435 alla Camera dei Rappresentanti, cioè in totale 36 su 535 pari al 6,7%, la stessa percentuale circa del ventennio precedente e che dovrebbe essersi confermata anche in questo anno 2003 dopo i rinnovi parziali del 2000 e del 2002. Il fatto che la percentuale di ebrei è più alta al Senato riflette quanto già segnalato dietro, che i senatori sono tutti miliardari e gli ebrei presentano più miliardari di quanto spetterebbe alla ricchezza media del gruppo.

    Questo è dunque il vero " peso " della minoranza ebraica USA e della sua " potente lobby " : su di una scala di 100 esso è di 7. Non mi pare molto, anzi mi pare poco. Quasi niente, direi.

    John Kleeves

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  2. #2
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    affus lo legge e poi urla "NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! I MIEI PADRONI ! I MIEI PADRONIPADRONI PADRONI" dopo di che stramazza esanime al suolo.

  3. #3
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    Azz, non mi dite che si son comprati pure il buon Kleeves?

  4. #4
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    In origine postato da Otto Rahn
    Azz, non mi dite che si son comprati pure il buon Kleeves?
    Mah.. non lo so... dopotutto non dice che i giudei sono anime candide ma, praticamente, solo che secondo lui gli ebrei sono il braccio e gli ameriCANI la mente, e non il contrario... Non mi sembra si sia sputtanato fortemente.
    Ave atque Vale
    Iron

  5. #5
    suum cuique
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    In origine postato da Iron81
    Mah.. non lo so... dopotutto non dice che i giudei sono anime candide ma, praticamente, solo che secondo lui gli ebrei sono il braccio e gli ameriCANI la mente, e non il contrario... Non mi sembra si sia sputtanato fortemente.
    Ave atque Vale
    Iron
    Non dico che si sia sputtanato tuttavia la sua analisi non mi quadra totalmente.
    Da approfondire.

    Vale

  6. #6
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    se dici che gli ebrei sono speciali e comandano il mondo sei antisemita
    se dici che gli ebrei non sono speciali e non comandano il mondo sei antisemita
    se dici che il talmud è un libro satanico sei antisemita
    se dici che il talmud è pieno di cretinate sei antisemita
    qualunque cosa fai ,dovunque te ne vai comunque antisemita tu sarai..

 

 

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