Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Un rigurgito d'orgoglio del Corriere?

    Oltre il limite di FRANCESCO MERLO

    Troppe volte ci capita di pensare che Berlusconi faccia la satira di se stesso e si autoriduca a macchietta. Almeno due volte la settimana infatti si caricaturizza da solo con involontarie autodenigrazioni. Se continua così, in mancanza di riforme, di grandi opere, di efficienti scuole di Stato, di rilancio dell'economia, di sport e di talento, presto di lui potrebbe restare, come materia di studio e di pietas , solo un modello di autoannichilimento. Insomma sta accadendo quel che Montanelli aveva preannunciato sul Corriere : Berlusconi si sta consumando e sbriciolando da sé. Ecco perché, nel giorno in cui Berlusconi ha detto che i giudici sono matti e ha aggiunto che Montanelli e Biagi sono stati sempre invidiosi di lui, la cosa che più ci manca è la risposta di Montanelli. Ci manca la sapienza di chi comprende che l'insulto insensato e l'ingiuria sguaiata nascondono sempre debolezza, malessere, inadeguatezza, forse tragedia.

    Nessuno di noi conosce Berlusconi come lo conosceva Montanelli. Solo lui avrebbe capito, allarmato, da quale pozzo di disperazione affiori l'idea infantile che un re invidi un valletto, un gigante un nano, che un monumento della storia d'Italia, il quale aveva rifiutato anche il seggio di senatore a vita, abbia desiderato, fosse pure una volta, di indossare i tacchi e la pelata di un parvenu della politica.
    E perché mai Enzo Biagi dovrebbe invidiare un improvvisatore del quale non si possono invidiare né la cultura né l'intelligenza né l'eleganza ma solo il danaro, problematicamente accumulato? Secondo noi, Montanelli oggi non rimprovererebbe a Berlusconi neppure il cattivo gusto di avere insultato un morto. Berlusconi infatti - ci perdonino tutti i suoi forsennati detrattori che tanto gli somigliano - sicuramente non è una iena, ma un visionario, la cui originaria naïveté e la cui proverbiale leggerezza stanno degradandosi in grottesco, come il trucco sfatto sul viso di un clown. Dunque Berlusconi attacca il morto perché lo vede vivo, lo teme vivo e, di nuovo, confonde la libertà di giudizio con l'invidia.

    Anche l'idea che i giudici siano matti, oltre che un'ossessione da imputato, è un autogol da imputato. Il giudice matto non esiste, e la convinzione che ci sia una tabe psichica che motivi i dottori in Legge verso la magistratura non è buona neppure per la letteratura da «scemeggiato» tv. Si conoscono infatti giudici corrotti, moralmente o politicamente, giudici eroi, giudici per bene, giudici quaquaraquà, ma il giudice pazzo è una categoria solo berlusconiana, come appunto l'invidia di Biagi e Montanelli; è una categoria che rimanda ad altro, che significa altro.

    Significa che per Berlusconi il Diritto frequenta, o meglio - viste le precisazioni del disperato portavoce Bonaiuti - costeggia la follia.
    Una persona che informa la sua vita al rispetto del Diritto non è normale, come pensa di essere Berlusconi, ma folle o quanto meno maniaco, come non pensa di essere Berlusconi. La legge è fatta per essere amministrata da dissennati e gli italiani che si fidano dei giudici pazzi sono poveri idioti.
    Come si vede, siamo oltre la satira più impietosa. Nessuna Sabina Guzzanti sarebbe arrivata a tanto. C'è una tale assenza di misura da spingerci non all'indignazione ma alla commiserazione, la stessa provata per Robert De Niro che, pugile per forza, dopo l'incontro si finisce dissanguandosi nelle toilettes.


    Sottoscrivo (quasi) tutto.

  2. #2
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    Insomma, neppure il Corriere crede alla smentita del portavoce del premier Paolo Bonaiuti che puntualmente, ieri sera, ha sostenuto che le frasi di Berlusconi siano state distorte da una cattiva traduzione dall'inglese? A smentire la smentita c'è la frase originale sui giudici matti, tratta dal Foglio di oggi, che pubblica l'intervista integrale dello Spectator in inglese: "These judges are mad twice over! First, because they are politically that way, and second, because they are mad anyway. To do that job you neeed to be mentally disturbed, you need psychic disturbances. If they do that job it is because they are antropologicamente different! That is why I am in the process to reform everything".

    E neanche la smentita della smentita della smentita di oggi; quella riportata "a zerbino" dal Pionati appena pochi minuti fa, rende meno cruda l'opinione di Merlo
    Che, di nuovo, sottoscrivo.

  3. #3
    Viva la piadina!!!
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    ups

  4. #4
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Insomma, neppure il Corriere crede alla smentita del portavoce del premier Paolo Bonaiuti che puntualmente, ieri sera, ha sostenuto che le frasi di Berlusconi siano state distorte da una cattiva traduzione dall'inglese? A smentire la smentita c'è la frase originale sui giudici matti, tratta dal Foglio di oggi, che pubblica l'intervista integrale dello Spectator in inglese: "These judges are mad twice over! First, because they are politically that way, and second, because they are mad anyway. To do that job you neeed to be mentally disturbed, you need psychic disturbances. If they do that job it is because they are antropologicamente different! That is why I am in the process to reform everything".

    E neanche la smentita della smentita della smentita di oggi; quella riportata "a zerbino" dal Pionati appena pochi minuti fa, rende meno cruda l'opinione di Merlo
    Che, di nuovo, sottoscrivo.
    Questo e´quello che pensa il giornalista che ha scritto l´articolo in questione:

    da www.corriere.it

    http://www.corriere.it/edicola/index...LITICA&doc=FAR

    "IL PERSONAGGIO / Il cronista-scrittore inglese (sua una biografia di Mussolini) vive a Predappio: ammiro moltissimo il Cavaliere, sognavo di parlargli


    Farrell e l’intervista-scoop: dopo quella frase ridevamo tutti. Mi spiace se avrà guai

    «Il premier mi ha invitato dopo che ho fatto arrabbiare Celli per un articolo». Al colloquio ha partecipato anche un collega dello «Spectator»


    DAL NOSTRO INVIATO
    PREDAPPIO (Forlì) - Sono passati otto giorni, ma Nicholas Farrell, quando ne parla, sembra essere ancora là con la testa. Villa Certosa, Porto Rotondo, vista mozzafiato sul mare, piscina imperiale, foresta di cactus e orizzonti da brividi. Sono le 7 di sera. Da due ore, Farrell e il direttore del magazine inglese The Spectator , Boris Johnson, che è pure deputato conservatore, sono immersi in amabile conversazione-intervista con Silvio Berlusconi. «Ad un certo punto - ricorda Farrell -, gli facciamo la domanda sui magistrati e il premier, sfoderando uno dei suoi larghi sorrisi, parte con questa storia dei giudici matti e disturbati mentalmente e antropologicamente diversi. Io, che un po’ conosco la politica italiana, capisco al volo che la cosa è grossa. Ma scoppio a ridere, è stato più forte di me. Avreste dovuto vedere la mimica di Berlusconi... Grande, grandissimo comunicatore... E quel tono tra il canzonatorio e il serio... Quando poi ha pronunciato quel "disturbati mentalmente", allora la risata è diventata generale». Che mercoledì, quel mercoledì ventisette agosto. Tutti a ridere a Villa Certosa, mentre il fruscio del registratore fissava su nastro quelle memorabili ore. Rideva Farrell, lo stesso Berlusconi, l’interprete-assistente, «assente Bonaiuti». Tutti felici, tranne Johnson. «Ma solo perché sa poco di italiano...».
    Otto giorni dopo, cioè adesso, Farrell, dimostrando di conoscere l’Italia meno di quanto sostiene, naviga tra il divertito stupore e un imbarazzo che pare sincero di fronte al pandemonio scatenato dalle frasi berlusconiane. Perché questo inglese di Canterbury, lungo e magro come un chiodo, 44 anni, un passato da inviato per il Daily e per il Sunday , un presente da scrittore a Predappio, paese natale di Mussolini di cui ha anche scritto una discussa biografia, oltre che editorialista de La Voce di Rimini , di tutto potrà essere accusato, tranne che di essere il solito britannico snob e pregiudizialmente antiberlusconiano. Anzi, sperando che nessuno dei due si offenda, verrebbe da definirlo una sorta di Emilio Fede d’Oltremanica. Non che anche Farrell pianti bandierine: «Io odio la politica, non ho mai votato in vita mia e, se proprio volete un’etichetta, datemi dell’anarchico thatcheriano».
    Però, quando parla del Cavaliere, superlativi ed enfasi gli vengono spontanei: «Lo ammiro moltissimo, è un grandissimo modernizzatore. Una forza del bene e non, come molti italiani lo dipingono, del male. Sì, ricorda un po’ il Grande Gatsby, ma nel senso in cui Scott Fitzgerald intendeva il personaggio quando disse: "Sei migliore della dannata stragrande maggioranza di loro...". Ecco, Berlusconi è uno che parla con il cuore». Di fronte a cotanta ammirazione, ci si aspetterebbe da Farrell una morbida retromarcia, almeno sulla frase dei giudici matti, un parziale allineamento alla precisazione di Palazzo Chigi che parla di «affermazioni sul filo del paradosso». Macché. Spiega, puntiglioso: «Forse un premier non dovrebbe usare un linguaggio così forte, ma non ho avvertito alcuna cattiveria nelle sue parole. Una battuta... Mi dispiace averlo messo nei guai. Ma l’ha detto...». Quella sera il Cavaliere, confessa Farrell, ha anche detto altre cose, che però non sono state pubblicate: «Capita che nelle interviste ci sia una parte ufficiosa... Ma la frase sui giudici non era tra queste». E pensare che questo inglese di Canterbury, che d’estate gira per Predappio con un panama bianco in testa e d’inverno con un cappello nero a tese larghe «che mi fa sentire prete», osannato dai nostalgici per la sua biografia sul Duce, «ma non posso essere fascista: sono inglese», da mesi sognava di intervistare il Cavaliere e, se non fosse stato per una storica arrabbiatura di Pier Luigi Celli, ex direttore generale Rai e fratello di uno degli editori de La Voce di Rimini , mai ci sarebbe riuscito.
    Pare sia andata così. Nella sua rubrica settimanale sul giornale romagnolo, intitolata «Zuppa inglese», Farrel scrive che il conflitto d’interessi in realtà non esiste «perché Berlusconi, pur essendo proprietario di alcuni media, in realtà non li controlla». Insorge la sinistra. E non solo. «Pier Luigi Celli è tra i più arrabbiati - racconta il giornalista -, e in un lungo articolo su La Voce di Rimini , mi manda in sostanza a dire: "Stupido inglese, non sai e quindi stai zitto"...». La storia arriva alle orecchie del premier, che si incuriosisce. E il 27 agosto si aprono le porte di Villa Certosa. Per Farrell, tanto basta. Scrolla le spalle, per la prima volta infastidito: «Il resto è solo teatrino...». Lo dice sempre anche il Cavaliere.

    Francesco Alberti


    Politica "

  5. #5
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    Predefinito Re: Un rigurgito d'orgoglio del Corriere?

    In Origine Postato da MrBojangles
    Oltre il limite di FRANCESCO MERLO

    Troppe volte ci capita di pensare che Berlusconi faccia la satira di se stesso e si autoriduca a macchietta. Almeno due volte la settimana infatti si caricaturizza da solo con involontarie autodenigrazioni. Se continua così, in mancanza di riforme, di grandi opere, di efficienti scuole di Stato, di rilancio dell'economia, di sport e di talento, presto di lui potrebbe restare, come materia di studio e di pietas , solo un modello di autoannichilimento. Insomma sta accadendo quel che Montanelli aveva preannunciato sul Corriere : Berlusconi si sta consumando e sbriciolando da sé. Ecco perché, nel giorno in cui Berlusconi ha detto che i giudici sono matti e ha aggiunto che Montanelli e Biagi sono stati sempre invidiosi di lui, la cosa che più ci manca è la risposta di Montanelli. Ci manca la sapienza di chi comprende che l'insulto insensato e l'ingiuria sguaiata nascondono sempre debolezza, malessere, inadeguatezza, forse tragedia.

    Nessuno di noi conosce Berlusconi come lo conosceva Montanelli. Solo lui avrebbe capito, allarmato, da quale pozzo di disperazione affiori l'idea infantile che un re invidi un valletto, un gigante un nano, che un monumento della storia d'Italia, il quale aveva rifiutato anche il seggio di senatore a vita, abbia desiderato, fosse pure una volta, di indossare i tacchi e la pelata di un parvenu della politica.
    E perché mai Enzo Biagi dovrebbe invidiare un improvvisatore del quale non si possono invidiare né la cultura né l'intelligenza né l'eleganza ma solo il danaro, problematicamente accumulato? Secondo noi, Montanelli oggi non rimprovererebbe a Berlusconi neppure il cattivo gusto di avere insultato un morto. Berlusconi infatti - ci perdonino tutti i suoi forsennati detrattori che tanto gli somigliano - sicuramente non è una iena, ma un visionario, la cui originaria naïveté e la cui proverbiale leggerezza stanno degradandosi in grottesco, come il trucco sfatto sul viso di un clown. Dunque Berlusconi attacca il morto perché lo vede vivo, lo teme vivo e, di nuovo, confonde la libertà di giudizio con l'invidia.

    Anche l'idea che i giudici siano matti, oltre che un'ossessione da imputato, è un autogol da imputato. Il giudice matto non esiste, e la convinzione che ci sia una tabe psichica che motivi i dottori in Legge verso la magistratura non è buona neppure per la letteratura da «scemeggiato» tv. Si conoscono infatti giudici corrotti, moralmente o politicamente, giudici eroi, giudici per bene, giudici quaquaraquà, ma il giudice pazzo è una categoria solo berlusconiana, come appunto l'invidia di Biagi e Montanelli; è una categoria che rimanda ad altro, che significa altro.

    Significa che per Berlusconi il Diritto frequenta, o meglio - viste le precisazioni del disperato portavoce Bonaiuti - costeggia la follia.
    Una persona che informa la sua vita al rispetto del Diritto non è normale, come pensa di essere Berlusconi, ma folle o quanto meno maniaco, come non pensa di essere Berlusconi. La legge è fatta per essere amministrata da dissennati e gli italiani che si fidano dei giudici pazzi sono poveri idioti.
    Come si vede, siamo oltre la satira più impietosa. Nessuna Sabina Guzzanti sarebbe arrivata a tanto. C'è una tale assenza di misura da spingerci non all'indignazione ma alla commiserazione, la stessa provata per Robert De Niro che, pugile per forza, dopo l'incontro si finisce dissanguandosi nelle toilettes.


    Sottoscrivo (quasi) tutto.






    Mi viene un dubbio : "Commiserazione", perchè è matto e si sa i matti soffrono?

    E dimissioni urgenti no?

  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Un rigurgito d'orgoglio del Corriere?

    In Origine Postato da afam
    Mi viene un dubbio : "Commiserazione", perchè è matto e si sa i matti soffrono?

    E dimissioni urgenti no?
    Sarei VERAMENTE interessato ad un tuo commento qui....

    http://www.politicaonline.net/forum/...0&pagenumber=2

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Un rigurgito d'orgoglio del Corriere?

    In Origine Postato da MrBojangles
    Sarei VERAMENTE interessato ad un tuo commento qui....

    http://www.politicaonline.net/forum/...0&pagenumber=2




    Ho letto. Ma, data la mia età, è bene che mi esima dal sentire PFB.

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Un rigurgito d'orgoglio del Corriere?

    In Origine Postato da afam
    Ho letto. Ma, data la mia età, è bene che mi esima dal sentire PFB.

    Questa è la migliore della stagione...(baci)

    Sono sicuro, però, che a te non ti censurerebbe. Oggi, poco fa, credo abbia superato se stesso ed ogni immaginabile limite della decenza; ha censurato brunik.
    Un "collega" moderatore; in spregio all'IMMODIFICABILITA' delle opinioni connesse alla "funzione".
    Roba che se "lo sapesse" POL; capace che lo radia!!


 

 

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