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    Predefinito Giappone:costruiti robot bruco per individuare i sopravvissuti ai terremoti

    Un robot bruco per le vittime dei terremoti

    In Giappone sono stati realizzati due prototipi telecomandati, in grado di scavare tra le macerie e individuare i sopravvissuti alle devastazioni sismiche


    TOKYO – Dal Giappone arriva una nuova speranza per salvare i sopravvissuti ai terremoti: due diversi modelli di robot a forma di bruco, in grado di scavare e localizzare le persone sepolte dalle macerie.

    Il professor Fumitoshi Matsuno, del dipartimento di ingegneria meccanica dell'università di Tokyo, ha costruito un prototipo, chiamato Kohga in onore di un celebre guerriero ninja, lungo due metri, con l'aspetto e l'andatura di un bruco; grazie a una telecamera frontale, chi lo controlla a distanza è in grado di vedere quello che si trova davanti. “Può muoversi negli spazi stretti e il suo corpo, lungo e sottile, ha la capacità di distribuire il peso in modo da non provocare altri crolli”, ha spiegato Matsuno.

    Il robot può essere smontato in dieci pezzi, è telecomandato e funziona a batterie, che, però, durano solo 30 minuti. “Più a lungo durano le pile, più pesano. E' stato necessario trovare un compromesso”.

    Anche l’università delle scienze di Kyoto ha realizzato il proprio prototipo, con caratteristiche e funzioni simili: il secondo robot, di nome Moira, è lungo 1,4 metri e pesa 18 chili, e può anch'esso aprirsi la strada tra le macerie.

    (19 SETTEMBRE 2003, ORE 17:00)


  2. #2
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    Predefinito Terremoti: origine e formazione-1

    OS’E’ IL TERREMOTO

    I terremoti sono fenomeni naturali che fanno parte del complicato funzionamento della terra; la maggior parte di essi avviene in fasce ristrette e ben definite del globo. Le fasce dove avvengono i terremoti sono state utilizzate per definire i bordi delle placche o zolle in cui, secondo la teoria della tettonica a zolle, si pensa sia suddivisa la parte più esterna della terra chiamata litosfera. Secondo questa teoria i terremoti si verificano ai bordi delle zolle, le quali, a seconda dei casi, tendono con moto lentissimo ad avvicinarsi, allontanarsi, oppure a scorrere l'una accanto all'altra. I movimenti delle zolle provocano notevoli deformazioni negli strati più esterni della terra. I terremoti distruttivi, localizzati di solito a profondità non superiori a qualche decina di chilometri, si producono quando, a seguito di queste deformazioni, si verificano rotture di limitate porzioni della crosta che costituisce la parte più superficiale della litosfera.






  3. #3
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    Predefinito Terremoti: origine e formazione-2

    E' quindi errato credere che i terremoti siano dovuti a sprofondamento di enormi cavità sotterranee, come ancora si sente dire in alcune occasioni o come si legge in qualche libro di testo; è errato credere che i terremoti siano la conseguenza diretta dell'estrazione di idrocarburi dal sottosuolo; è inoltre errato interpretare i terremoti come conseguenza diretta di attività vulcaniche, nelle zone in cui sono presenti vulcani esiste, in generale, una notevole attività sismica ed entrambe queste manifestazioni sono collegate alla particolare dinamica delle zolle in quelle aree; è errata la convinzione popolare che eventi meteorologici inconsueti, come il vento caldo o particolari congiunzioni astrali, siano precursori di terremoti anche di forte intensità.



    Il volume di roccia da cui si è originata la frattura e quindi la propagazione delle onde sismiche, prende il nome di fuoco; per semplificazione, l'ubicazione della zona 'sorgente' si assimila ad un punto denominato ipocentro. Il suo corrispondente sulla superficie terrestre si chiama epicentro. Raramente un terremoto si presenta come un fatto isolato. Esso può essere preceduto da piccoli movimenti tellurici ed è quasi sempre seguito da scosse tanto numerose quanto più intenso è il terremoto. Queste scosse vengono definite “repliche” e non “scosse di assestamento”.

    Nell’evento sismico vengono generati sei tipi di onde, due di essi sono classificate onde di volume e si propagano all’interno della Terra; gli altri quattro sono dette onde di superficie.

    Le onde di volume sono ulteriormente classificate in primarie o di compressione (onde P) e secondarie o trasversali (onde S); le primarie provocano un’oscillazione delle particelle della roccia in direzione coincidente con la direzione di propagazione, mentre le onde secondarie provocano un’oscillazione perpendicolare alla propagazione. Le onde P viaggiano sempre a velocità maggiore delle onde S e pertanto vengono percepite per prime alle stazioni di osservazione.





    Una delle prime teorie scientifiche moderne sull’origine dei terremoti, fu avanzata nel 1859 dall’ingegnere irlandese Robert Mallet, forse basandosi sulla propria conoscenza del comportamento dei materiali da costruzione sottoposti a tensione, Mallet ipotizzò che i terremoti si verificassero per improvviso rilascio di energia elastica da parte delle rocce sotto sforzo meccanico o per improvvisa fratturazione delle stesse.

    Dopo il 1870, il sismologo inglese John Milne ideò il precursore del moderno sismografo: un semplice pendolo con ago, sospeso su una lastra di vetro annerita. Il sismografo moderno fu inventato all’inizio del XX secolo dal sismologo russo Boris Golitzyn. Il suo dispositivo utilizzava un pendolo magnetico sospeso tra i poli di un elettromagnete.


  4. #4
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    Predefinito Terremoti: origine e formazione-3

    TIPI DI TERREMOTI E LORO LOCALIZZAZIONE

    Attualmente sono riconosciute tre classi generali di terremoti:

    · di origine tettonica

    · di origine vulcanica

    · di origine artificiale

    I terremoti di origine tettonica sono di gran lunga i più devastanti e sono legati ai movimenti e le tensioni che si sviluppano per i movimenti delle zolle litosferiche che compongono la crosta terrestre, la maggior parte dei terremoti tettonici si verifica infatti al margine di queste zolle, in zone che vedono lo scorrimento laterale di due zolle (come nel caso della faglia di San Andreas, in California) oppure il loro accavallamento (quando una zolla si inabissa al di sotto di un’altra, nel cosiddetto processo di subduzione).

    I terremoti di subduzione costituiscono quasi la metà degli eventi sismici più distruttivi e liberano circa il 75% di tutta l’energia sismica. Essi sono concentrati lungo il cosiddetto “anello di fuoco” del Pacifico che segna i confini tra le piattaforme che si trovano sotto l’Oceano Pacifico e quelle che si trovano al di sotto dei continenti circostanti.

    I terremoti tettonici non compresi nell’”anello di fuoco” si verificano:


    lungo le dorsali medio-oceaniche, centri di espansione dei fondali oceanici, numerosi ma di scarsa intensità, rappresentano solamente il 5% dell’energia sismica terrestre


    nella fascia che dal Mediterraneo, passando per il Mar Caspio, arriva all’Himalaya e al Golfo del Bengala, liberano circa il 15% dell’energia sismica e hanno spesso devastato intere zone delle Nazioni che si trovano lungo quest’asse.

    Un’altra categoria di terremoti tettonici comprende i rari ma distruttivi eventi che si sviluppano in zone lontane dai margini delle zolle, il principale esempio è dato dalle scosse che nel 1811 e 1812 colpirono il Missouri, modificando il corso del Mississippi e facendosi sentire fino a 1.500 Km di distanza. I geologi ritengono che tali tipi di terremoto siano il primo sintomo di un movimento di lacerazione della crosta continentale, come quello che in Africa ha dato origine alla Rift Valley.

    I terremoti di origine vulcanica sono raramente molto intensi e distruttivi, ma hanno particolare interesse perché tendono a preannunciare incombenti eruzioni vulcaniche, come è accaduto nelle settimane precedenti l’eruzione nel maggio 1980 del Mount Saint Helens, nello stato di Washington. Tali terremoti si verificano quando il magma sale verso la superficie, riempiendo le camere magmatiche che alimentano il vulcano.

    I terremoti artificiali si possono indurre con diverse attività, estrazione e iniezione di fluidi dal sottosuolo e soprattutto con esplosioni atomiche sotterranee.


    Altra pericolosa conseguenza dei terremoti è la liquefazione dei suoli, a volte i terreni di riporto (alluvionali o morenici) possono in conseguenza delle scosse, perdere coesione e comportarsi come sabbie mobili, inghiottendo interi edifici, come accade nel terremoto di San Francisco nel 1906.

    I sismologhi, per catalogare i terremoti usano misurarne l’intensità (o magnitudo) e l’entità, cioè i danni che il sisma provoca.

    Per misurare l’intensità di un terremoto viene usata la Scala Richter, dal nome del sismologo Charles Francis Richter, logaritmica espressa in 9 gradi di magnitudo; un terremoto di grado 7 è dieci volte più potente di uno di magnitudo 6, cento volte più potente di uno di magnitudo 5, mille volte di uno di grado 4 e così via. Si valuta che ogni anno si verificano nel mondo circa 800 terremoti di magnitudo compresa fra 5 e 6, circa 50.000 di magnitudo fra 3 e 4, e uno solo tra 8 e 9. Teoricamente la scala Richter non ha limite superiore, ma fino al 1979 si pensava che un terremoto di magnitudo 8,5 fosse il più potente possibile, ulteriori perfezionamenti degli strumenti e dei metodi di studio hanno portato a raffinare la scala e attualmente il limite considerato è 9,5.

    La scala Mercalli, introdotta all’inizio del XX secolo dal sismologo italiano Giuseppe Mercalli, è suddivisa in dodici gradi e valuta l’intensità della scossa facendo riferimento ai danni provocati dal sisma, il grado Mercalli assegnato al terremoto dipende quindi dalle caratteristiche del luogo in cui viene effettuata la misurazione e dalla natura delle strutture e dei materiali con cui sono costruite. Su questa scala il I grado viene assegnato agli eventi strumentali, mentre il XII causa distruzioni totali.


 

 

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